martedì 29 settembre 2020

I nonni sono gli Angeli Custodi della Famiglia

 

Il 2 ottobre, memoria liturgica degli Angeli Custodi, è la Festa dei Nonni

Il 2 ottobre, memoria liturgica degli Angeli Custodi, è la Festa dei Nonni. Il giorno giusto per fermarci a pensare a loro come gli "angeli custodi della Famiglia" 

I nonni hanno un ruolo insostituibile e importante nelle famiglie. Ma qual è il loro ruolo nella famiglia oggi? Come possono trasmettere ai loro nipoti la loro vita di fede, la cultura e i valori familiari?

Papa Benedetto XVI nel 2008 ricordava “Chi può dimenticare la presenza e la testimonianza dei propri nonni?”. Pochi anni dopo Papa Francesco al capitolo 5 dell’Amoris Laetitia scrive: “Una famiglia che non rispetta e non ha cura dei suoi nonni, che sono la sua memoria viva, è una famiglia disintegrata; invece una famiglia che ricorda è una famiglia che ha futuro.”

I nonni di ieri

In passato, i nonni occupavano un posto essenziale nelle famiglie, condividendone spesso la casa. L’aspettativa di vita era decisamente più breve rispetto ad oggi, e si gustava la fortuna di poter godere di una nonna o un nonno, venerati perché rari.

Dal mio canto mi posso ritenere fortunato. Ho vissuto la mia infanzia con quattro nonni ed una bis-nonna fra Roma e le Marche, ed oggi, mente scrivo mi gusto ancora la presenza di due nonnine rispettivamente di novantanove e novantasei anni. Sono cresciuto ascoltando i racconti della vita di un tempo relativamente recente, ma oramai lontanissimo. Il tris-nonno che fu il primo nel paese ad acquistare un’automobile, la seconda guerra mondiale con i racconti dei nonni al fronte e delle nonne fra bombardamenti e rastrellamenti, la vita di campagna, la Roma della dolce vita…

Altro continente, altra cultura, altra situazione, ma per Diane la stessa gioia nel ricordare i momenti trascorsi con i nonni. I sandwich preparati dal nonno paterno, i racconti, la casa della nonna materna dove tutti i fine settimana si ritrovavano a giocare tutti i cugini, i rosari in famiglia…


I nonni sono i testimoni di un amore che dura per sempre


La famiglia oggi

Oggi i nonni sono più numerosi di una volta, ma le generazioni non vivono più sotto lo stesso tetto e il modello di famiglia è sconvolto.

Se in passato, infatti, nella famiglia allargata i bambini vivevano fin da subito in un gruppo, in una piccola comunità dove il rispetto generazionale era di casa, tanto che l’obbedienza ai genitori e ai nonni non veniva mai messa in discussione, al giorno d'oggi in una società dove le nuove tipologie di famiglia (separate, divorziate, allargate, multietniche, monoparentali…) presentano rapporti così complessi che i bambini spesso faticano comprendere fino in fondo, dove le relazioni stabili e durature sono continuamente messe in discussione e minacciate e dove la crisi non è solo economica, ma soprattutto educativa, è necessario avere testimoni credibili in grado di garantire il passaggio già difficile da una generazione tradizionale a una postmoderna.

Già perché il moderno è stato risucchiato dalla voragine del nulla basato sull'individualismo e sull'autoaffermazione che hanno fatto da leva per scardinare tutti i valori tradizionali creando una società postmoderna con famiglie sempre più piccole, sempre più differenziate e sempre più sole.


I nonni regalano ai nipoti il dono più prezioso: il tempo


L'importanza dei nonni

Oggi più che mai abbiamo bisogno di nonni che non mollino, di nonni che sappiano essere quelle travi portanti che sostengono la famiglia, impedendone il crollo e la distruzione.

Non private i vostri figli della gioia di vivere i loro nonni, perché i nonni portano in loro un intero mondo. Sono memorie lontane, ricordi passati che per il bambino hanno i colori dell’incanto e della fiaba, ma soprattutto, in questo nostro presente, sono forse gli unici in grado di regalare ai piccoli nipoti il dono più prezioso della vita: il tempo.

sabato 26 settembre 2020

Egli rispose: "Sì, signore" ma non vi andò

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 21,28-32 27 Settembre 2020


La Parola

Mt. 21, 28-32

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Parola del Signore


Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna


Il Commento 

Quando Marco sentì questa parabola in chiesa domenica mattina, il suo cuore si fece pesante. Il giorno prima durante il picnic di famiglia, suo fratello Luca era stato fortemente rimproverato dai genitori, mentre lui mentendo se l’era cavata.

Marco e suo fratello stavano giocando a nascondino con i loro cugini mentre erano al parco. Il sole stava tramontando, e la mamma li chiamò per rassettare il tavolo da pic-nic per poi partire.

"Certo, mamma." Rispose Marco, ma poi continuò a giocare senza curarsi di aiutare.

Quando il sole era oramai tramontato, il papà di Marco li chiamò. "Andiamo è ora di tornare a casa!" Arrivato alla macchina, Marco trovò tutti in silenzio e capì immediatamente che suo fratello era nei guai. A metà strada, il padre di Marco finalmente parlò con Luca. "Perché mi hai detto "No" davanti a nonna e nonno quando ti ho chiesto di pulire il tavolo?" chiese arrabbiato. Luca era seduto, lo sguardo perso sul finestrino e rimase in silenzio. Infine mormorò: "L’ho pulito il tavolo." Ma nessuno sembrava aver ascoltato quelle parole.

In chiesa, Marco sentì la parabola e pensò a suo fratello. Luca domenica fece davvero quello che il padre gli aveva chiesto di fare. Ma Marco no e finse facendo finta di nulla.

Sulla via di casa, Marco raccontò alla famiglia la verità. Si scusò con i genitori per non aver obbedito e con Luca per aver taciuto.

Ancora una volta, in macchina regnava il silenzio fino a quando il padre di Marco disse: "Sono orgoglioso di te per esserti scusato, Marco. Ma, come puoi farti perdonare per quello che hai fatto ieri?"

"Andiamo tutti al cinema. Pagherò io con i soldi della mia paghetta. Luca scegli tu il film.” disse Marco.
Questa idea mise tutti d’accordo.

Come il figlio più giovane della parabola, Marco accettò di fare il suo lavoro, ma in realtà non fece nulla. Suo fratello invece fece arrabbiare i suoi genitori con il suo rifiuto, ma poi fece il suo lavoro, proprio come il figlio maggiore. Alla fine, fu Luca ad obbedire ai genitori.


Bambini nascosti in una baracca in campagna


L'Impegno

Dio vuole che noi facciamo ciò che ci chiede. Possiamo essere come il figlio maggiore, dire "No!" ma poi cambiare idea. Oppure, possiamo essere come il figlio minore, dire "Sì", ma non fare nulla. 

La scelta migliore è dire "Sì" a Dio e fare ciò che Lui vuole.

Domanda conclusiva: A volte è difficile obbedire ai vostri genitori e agli insegnanti? Che cosa potete fare per renderlo più facile? Ricorda, ogni volta che fai qualcosa di buono per gli altri, stai facendo quello che Dio vuole che tu faccia.

venerdì 25 settembre 2020

Sai che musica ascoltano i tuoi figli?


Chi sono gli idoli dei nostri figli? Che canzoni ascoltano?

Chi sono i loro idoli? Di cosa parlano le canzoni che ascoltano?
C'è un universo musicale che viaggia solo online e che ogni genitore dovrebbe conoscere

Papà, mamma sentite se vi piace questa canzone!

Ha nove anni, è seduto sul sedile posteriore della macchina insieme al fratello mentre rientriamo da un breve viaggio, chiede il telefono della mamma per farci ascoltare una canzone del cantante preferito della sua compagna di scuola.

Parte la canzone, un rap, o meglio, un trap, generi che non sopporto. Ascolto un po’ il ritmo ripetitivo, le parole ambigue e sento che c’è qualcosa che non va. “Spegni che non mi piace proprio”, lui non è contento ma obbedisce. Chiedo il nome del cantante e finisce lì.

Il giorno dopo sono in ufficio, pausa pranzo, e decido di capirci un po’ di più. Digito il nome sulla tastiera, e cercando nei siti giusti mi si apre un mondo.

tha Supreme - il cartoon in felpa viola

Il progetto artistico più seguito dai bambini maschi dagli 11 ai 13 anni è tha Supreme. Lo chiamo progetto artistico perché in realtà nessuno ha mai visto il volto di questo ragazzo, classe 2001, sconosciuto o quasi a chi ha più di 25 anni, ma a quanto pare molto noto ai bambini dalle scuole elementari o primarie che dir si voglia. Tha Supreme si presenta nei video come un personaggio di un cartone animato. Il suo avatar è un ragazzino con la felpa viola, le scarpe di due colori diversi, un po’ santo con l’aureola e un po’ demonio con le corna. Sembra faccia il beatmaker da quando aveva 12 anni, che abbia lasciato la scuola a 15 per fare musica, e che poi a 16 anni Salmo l’abbia voluto come producer per “Perdonami”.

E se conoscete chi è Salmo e cosa canta nelle sue canzoni, questo dovrebbe già bastare per far suonare tutti gli allarmi. Se avete tempo e voglia andate a cercare i testi delle sue canzoni e troverete maschilismo, attacchi alla chiesa, satanismo, droga e chiaramente tutto il panorama di parolacce e riferimenti sessuali espliciti che potete immaginare.


tha supreme il cartoon in felpa viola

Ma torniamo a tha Supreme: il personaggio è misterioso, non rilascia quasi mai interviste, e le informazioni che si trovano su di lui provengono da articoli che sono praticamente tutti uguali. Sono scritti quasi tutti in modo simile, e dicono più o meno le stesse cose, tanto che sembrano praticamente presi e incollati da una cartella stampa.

I temi delle canzoni

Un progetto artistico che ha al centro temi quali la droga e il sesso. Certo anche negli anni settanta c’è stata l’ondata del “sesso, droga & rock’n’roll”, ma il pubblico di riferimento di quella cultura e di quella musica non erano certo i bambini delle elementari.

La canzone di punta di tha Supreme si intitola «blun7 a swishland» dove «swishland» è il mondo immaginario in cui lui si immedesima dopo aver fumato, in cui si ritrova immerso nel produrre la sua musica (cf genius.com). In questa canzone racconta di come si prepara una massiccia dose fumo psicotropo «il blunt», svuotando un sigaro detto «swisher», e riempiendolo interamente di cannabis.

La droga è il suo mondo. I video di «m8nstar» e «blun7 a swishland» hanno nel fumo il loro asse narrativo, e spinelli e pasticche compaiono in praticamente ogni video. In una storia Instagram, fa vedere ai suoi fans che per fare musica usa la cosiddetta «purple drank», una droga ricreativa composta da una mistura a base di sciroppo per la tosse con codeina e una bibita gassata. Peccato che a luglio scorso due quindicenni di Terni sono morti proprio per un errore nella preparazione di questa sostanza conosciuta grazie al mondo del Trap.

In «parano1a k1d» invece la donna-ragazza, bella e mansueta come una «cagnolina», si può avere mettendosi in fila aspettando il proprio turno: «tu vuoi quella carina, cagnolina, oh, peccato che debba prima fare la fila, tipo show».

Il marketing

Ma la macchina da guerra che lavora al progetto artistico tha Supreme non si ferma. I suoi marketing managers conoscono bene il mondo dei media di oggi: la pubblicità online e le storie Instagram sono superate. Bisogna che i “followers”, ma anche, e soprattutto, chi non ancora non conosce il personaggio, si trovi dinanzi a qualcosa di più tangibile, messo in bella vista perché diventi la moda del momento. Ecco allora l’idea di piazzare due enormi statue del cartoon un po’angelo e un po’ demone al centro di due stazioni ferroviarie importanti come Roma e Milano, dove transitano un numero immenso e variegato di persone: dal pendolare al giovane adulto, dall'uomo di mezz'età all'adolescente, quest’ultimo magari arrivato lì proprio per potersi fare una foto con la statua che rappresenta il suo idolo del momento.

Non ci scandalizziamo o spaventiamo poi se i giovanissimi volano sul pianeta swishland con un blun7 tra le dita.

Trap God e gli altri

Ma attenzione, tha Supreme non è l’unico prodotto di questo tipo di cultura che si sta cercando di imporre ai nostri figli. Prendetevi un po’ di tempo per leggere alcuni testi delle canzoni dei vari Ghali, Sfera Ebbasta, Junior Cally o Skioffi, giusto per citarne alcuni.


junior cally, skioffi, sfera ebbasta, ghali, progetti artistici con contenuti blasfemi

E soffermatevi attentamente su Trap God. Prodotto da un certo Young $atana, ha pubblicato il suo secondo album intitolato «Street Cinemv», che segue di una ventina di mesi l'album di esordio che ha per titolo una bestemmia. Pochi ammettono di conoscerlo, ma moltissimi lo ascoltano, tanto è vero che proprio il brano che ha una bestemmia per titolo è stato in cima alla classifica di Spotify-viral. Questo progetto artistico si connota per contenuti ben più forti: stupri, incesti, bestemmie, armi, sesso e minori, satanismo dichiarato, droga.

Ricordate l’episodio assurto agli onori della cronaca nazionale a giugno scorso quando un gruppo di amici ha prenotato dei tavoli presso la discoteca Kursaal di Lignano Sabbiadoro dando come nome di riconoscimento «Centro stupri», presentandosi in discoteca con le relative magliette e postando le immagini della serata sui Social? Il Questore di Udine ha sospeso per 15 giorni l'attività della discoteca per avere ammesso ed accettato una prenotazione a nome «Centro Stupri». I ragazzi che hanno organizzato la festa hanno detto «non è quello che pensiamo davvero» e «siamo mortificati, ci dissociamo totalmente da quello che abbiamo scritto e detto».

Apriamo gli occhi e le orecchie

Questa giustificazione però assomiglia terribilmente alla giustificazione sostenuta da alcuni nei confronti di questi progetti artistici di cui stiamo parlando.

Non fa alcuna differenza se un bambino o un adolescente ascolti questo tipo di prodotti perché ne condivide i contenuti o perché vuole riderci sopra con gli amici: le parole formano il pensiero, e questi lavori musicali vanno presi terribilmente sul serio perché, riescono ad aprire in maniera straordinariamente efficace strade nuove nell'immaginario dei ragazzi creando percorsi culturali che possono trasformare l’inaccettabile in accettabile sia per abitudine, per noia o semplicemente perché così fan tutti. 

venerdì 18 settembre 2020

Quello che è giusto ve lo darò

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 20,1-16 21 Settembre 2020

La Parola

Mt. 20, 1-16

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono.

Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto.

Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.

Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.

Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore


Andate anche voi a lavorare nella vigna


Il Commento 

"Non è giusto!" Hai mai detto queste parole? Sii onesto, ora! Forse tuo fratello o tua sorella sono stati invitati ad andare ai film con un amico e non sei stato invitato. Qual è stata la tua reazione? "Non è giusto! Perché non posso andare anche io?"

Forse un giorno sei rientrato a casa da scuola e sei corso davanti alla TV per guardare il tuo programma preferito, ma la mamma ti ha bloccato: "Non puoi guardare la TV fino a quando non avrai finito i compiti".

"Dai mamma, non è giusto! Quando avrò terminato i compiti, il mio programma preferito sarà finito!"

Quando diciamo: "Non è giusto!" di solito significa che qualcosa non sta andando come vogliamo o che vogliamo qualcosa che qualcun'altro ha.

Vi proponiamo un esperimento: prendete un foglio di carta pulito e iniziate a scrivere "non è giusto quando" e poi scrivere qualcosa che vi è accaduto che non pensavate fosse giusto.

Nel brano del Vangelo di domenica, Gesù racconta la storia di un proprietario terriero che stava assumendo uomini per lavorare nella sua vigna. Ne ingaggiò alcuni al mattino presto, alcuni nel bel mezzo della giornata, e alcuni poco prima di sera.

Al momento di pagare i lavoratori, li pagò tutti allo stesso modo. Provate ad indovinare che cosa dissero i lavoratori che erano stati assunti la mattina presto. Esatto, gridarono: "Ehi! Non è giusto! Avete pagato i lavoratori che hanno lavorato solo un'ora come quelli di noi che hanno lavorato tutto il giorno."

Il proprietario della vigna disse: "Non sono ingiusto con te. Ti ho pagato quello che avevamo concordato. Non credi che ho il diritto di fare ciò che voglio con i miei soldi? Sei forse geloso perché sono generoso?"

La domanda di oggi è questa: "Dio è giusto?" Certo che lo è! Ma c’è di più. La Bibbia ci dice che è più che giusto, la Bibbia ci dice che "Dio è amore". Dio ci ama perché noi lo amiamo?" No, la Bibbia dice: "Questo è vero amore, che noi lo amiamo o no, Egli ci ha amati e ha mandato e sacrificato suo Figlio per rimetterci i nostri peccati." WOW! Questo non è giusto, questo è amore.

Ci sono persone che vivono la maggior parte della loro vita nel peccato. Non servono il Signore. Poi, poco prima che la loro vita giunga al termine, ripongono la loro fiducia in Gesù e lo accolgono come loro Salvatore. Qual è la loro ricompensa? La loro ricompensa è la stessa di chi ha servito il Signore per tutta la loro vita, la vita eterna in Paradiso.


La Bibbia è parola di vita e d'amore

L'Impegno

È giusto? Se ottenessimo ciò che è giusto, nessuno di noi andrebbe in Paradiso. Sono contento che Dio non mi dia ciò che è giusto, ma mi dà il suo amore e la sua grazia, nonostante ciò che mi meriti!

Padre, ti ringraziamo per averci amati così tanto da mandare il tuo unico Figlio a donarci la vita eterna, e ci impegniamo ad amarti come tu ci ami e a non lamentarci mai.

martedì 15 settembre 2020

La famiglia ha bisogno di ricominciare da Cristo



A Loreto il Pellegrinaggio delle Famiglie per la Famiglia

Sabato 12 Settembre la Basilica di Loreto si è riempita di colori. Erano i colori dei fazzoletti sventolati dalle famiglie arrivate da tante regioni del centro-nord per la tredicesima edizione del Pellegrinaggio nazionale delle Famiglie per la Famiglia promosso dal Rinnovamento nello Spirito Santo. Un evento che quest’anno si è svolto con modalità diverse. Innanzitutto perché ha avuto luogo in due santuari mariani, Pompei e Loreto. In secondo luogo perché le normative in vigore contro la pandemia non hanno permesso lo svolgimento di un pellegrinaggio fisico e così le famiglie si sono ritrovate a Pompei per la recita del Santo Rosario della Famiglia, e a Loreto dove sono stati proclamati l’atto di affidamento delle famiglie alla Santa Famiglia di Nazareth e l’atto di affidamento dei bambini e ragazzi a Maria alla vigilia del nuovo anno scolastico, seguiti dalla celebrazione eucaristica presieduta dall'Arcivescovo di Loreto Mons. Fabio dal Cin.

La famiglia nel progetto di Dio

“La famiglia è il prolungamento dell’abbraccio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e proprio da quest’amore divino derivano le relazioni familiari di amore, di accoglienza, di pazienza, di perdono, di sacrificio, di dedizione, fino all'eroismo.” Con queste parole l’Arcivescovo ha esortato tutti i componenti della famiglia a superare la tentazione dell’individualismo per trovare sempre forme nuove per esprimere l’amore, la sincerità nelle relazioni, l’attenzione all'altro, fino al dono totale di sé stessi.

Atto di Affidamento Bambini
Mons. Dal Cin ha poi ricordato a tutti che “La Santa Casa di Nazareth, custodisce la memoria sempre viva della famiglia di Nazareth, ed è il messaggio di speranza che ci dice che la famiglia è mossa da una forza interiore impressa da Dio, che nessuna condizione sociale o civile potrà mai soffocare.” Non possiamo osservare la famiglia posando lo sguardo solo sulle statistiche che parlano della fine della famiglia, del declino della famiglia, soffermandoci sulla paura di sposarsi, sulla paura di avere figli, di impegnarsi per sempre. Non possiamo porci davanti alla famiglia come accanto ad una persona malata, perché la famiglia nel grande disegno di Dio, è già dotata di un’energia divina che è scaturita dallo Spirito donato da Gesù sulla croce, che è vivo in ogni famiglia e che dona forze straordinarie di riabilitazione, di risanamento, di ripartenza che sono invincibili perché sono animate dallo spirito del Cristo risorto.

Il perdono

E tra queste forze c’è la forza del perdono.

“Potremmo dire così del Vangelo di questa sera.” - ha continuato l’Arcivescovo – “Quante volte Signore bisogna perdonarsi in famiglia? E il Signore ci risponde: non sette, ma settanta volte sette, cioè sempre. Perché senza perdono la famiglia non regge. Perché? Perché non esiste la famiglia perfetta. Non esistono genitori perfetti, e non esistono nemmeno figli perfetti. La fragilità appartiene a tutti. Pertanto non esiste un matrimonio sano o una famiglia sana senza l’esercizio quotidiano del perdono.”

Il perdono ci pone di fronte ad una scelta: vale di più il legame che ho con te marito, con te moglie, con te genitore, con te figlio, o vale di più il torto subito? Dobbiamo essere capaci di vincere con la grazia di Dio la fatica del perdono.

Ripartire da Cristo

Abbiamo una guida, un esempio da seguire: Gesù.
Dopo essere stato umiliato, offeso, accusato ingiustamente, messo a morte e abbandonato, è ritornato dai suoi discepoli, perché il legame con loro era più importante. E allora quando facciamo fatica a perdonare, soprattutto in famiglia, contempliamo le piaghe del Cristo crocefisso, e chiediamo il dono dello Spirito che dalla croce si sprigiona perché ciascuno di noi sia capace di perdono.

La famiglia è per sé stessa una scuola di perdono. Non lasciamo mai finire la giornata senza chiederci scusa, senza fare la pace fra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle…

“Abbiamo tutti di bisogno ripartire, ecco si riparte dal perdono, dal perdono ricevuto da Cristo. Ricominciare da Cristo. Anche la famiglia ha bisogno di ricominciare da Cristo, l’unico e necessario salvatore della famiglia.”

Video dell'evento di Pompei

Video dell'evento di Loreto

ph@Silvio Terranova

venerdì 11 settembre 2020

Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette

 


La Parola

Mt. 18, 21-35

Dal Vangelo secondo Matteo

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: «Restituisci quello che devi!». Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò». Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore



Il Commento 

Questa è una domenica davvero speciale! Perché Gesù ci racconta una storia per svelarci qualcosa di suo Padre! E ci indica una scorciatoia verso il Paradiso!

La parabola del Re che decide di regolare i conti con i suoi servi assomiglia molto a tante storie che succedono nella nostra vita di tutti i giorni.

Sara e Alice sono sorelle. Sara è la sorella maggiore, quella responsabile. Tiene sempre la sua camera pulita, è ordinata ed organizzata anche nel gioco.

Alice è la sorella minore, quella senza regole. La sua stanza è sempre un caos, ed in quel caos perde sempre tutto e non aiuta mai nelle faccende di casa.

Quando Alice non riesce a trovare ciò che vuole nella sua stanza, di solito va "a prenderlo in prestito" nella camera di Sara.

E così succede che ogni volta che Sara non trova qualcosa nella sua stanza, chiede ad Alice: "L'hai preso tu?"

"Sì", risponde Alice, disinteressata.

"Sai dove è adesso?" Chiede Sara.

"No", risponde Alice.

Sara si arrabbia sempre così tanto per le cose "prese in prestito", da Alice e si lamenta continuamente con sua madre che puntualmente porta le due ragazze nella stanza di Alice dove la costringe riordinare la sua camera e a restituire tutto quello che ha preso dalla stanza della sorella. Molte volte Sara si è vista restituire cose che non si era nemmeno accorta che le mancassero. Imbarazzata davanti alla mamma, Alice si scusa e promette di non "prendere più in prestito" nulla da Sara senza permesso. Ma Alice non ha mai mantenuto questa promessa e questa scena si è ripetuta tante, troppe volte.




Un giorno, mentre Sara stava facendo i compiti la sua penna ha esaurito l'inchiostro. Poiché in casa non c’era nessuno, ha deciso di "prendere in prestito" una penna da Alice. Quando Alice è arrivata a casa, si è seduta per fare i suoi compiti, ma non riusciva a trovare la penna che sapeva di aver lasciato proprio sulla sua scrivania. Dopo aver girovagato per la casa, Alice entrò nella stanza di Sara e chiese: "Hai visto la mia penna?"

"Sì," le rispose Sara, "La sto usando per i miei compiti".

"Come hai osato entrare nella mia stanza!" esplose Alice. "Dammela subito!"

"Lasciami finire," rispose Sara.

Quando la mamma delle ragazze rientrò a casa, le sentì subito litigare. Corse al piano di sopra e si trovò davanti ad una scena che non avrebbe mai immaginato di vedere. Alice era arrabbiata con Sara per aver "preso in prestito" la sua penna.

"Ridalle la penna, Sara" disse la mamma a voce bassa. Le ragazze sapevano che con la mamma non si scherzava. In silenzio Sara diede la penna ad Alice.

Poi, la mamma si rivolse ad Alice. "Quante volte hai preso in prestito qualcosa da Sara, solo per perderlo nella tua stanza? Quante volte abbiamo accettato le tue scuse? Ho perso il conto. Ma, ora, ti arrabbi perché Sara ha preso la tua penna? È solo una penna! Non potresti imparare dai tuoi errori e perdonare tua sorella?"

A volte siamo come Alice. Siamo egoisti, ma poi, quando subiamo un torto, non siamo capaci di perdonare. A volte siamo invece come Sara. Siamo generosi, ma quando qualcuno si approfitta di noi, e ci ferisce, non siamo capaci di perdonare.


L'Impegno

Raccontando la parabola del re misericordioso e del funzionario avaro, Gesù ci vuole dare un messaggio. Perdona!

Quante volte abbiamo ferito gli altri, i nostri genitori, i nostri familiari, i nostri amici. E ci hanno perdonato. Ora ci hanno fatto del male. Gesù vuole che ricordiamo che siamo stati perdonati e ci chiede di perdonare gli altri.

venerdì 4 settembre 2020

Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello

 


La Parola

Mt. 18, 15-20

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore

 

Il Commento

La parola chiave del Vangelo di domenica è Fratello.

Quanto è importante avere un fratello o una sorella nella propria vita! Ci sono vicini, ci danno sostegno, la nostra forza viene moltiplicata quando agiamo insieme.
I fratelli possono capirsi più facilmente, ma è altrettanto facile litigare e la stessa cosa succede con i nostri migliori amici. Sembra quasi che ogni ragione è buona per litigare: i giochi da usare, i compiti da fare, le parole e i gesti di mamma e papà che sembrano privilegiare l’uno o l’altro…
Ma in poco tempo si fa pace: è più bello stare insieme che essere soli, tornare a sorridere piuttosto che tenere il broncio, aiutarsi piuttosto che odiarsi.

Gesù oggi ci dice che litigare, anche se non è bello, è normale. Noi donne, uomini, ragazze e  ragazzi non siamo perfetti come Lui, facciamo degli errori, a volte forse senza neanche rendercene conto e ci capita di fare del male agli altri, ai nostri fratelli, alle nostre sorelle, agli amici e di essere feriti dal loro comportamento, dalle loro parole.

Ma il Signore oggi ci chiede di fare un passo avanti, anzi di fare il primo passo. Ci dice «va’» che significa: non importa se ti senti ferito, tradito o offeso, va incontro alla persona che ti ha fatto un torto, costruisci la pace. Chi perdona è costruttore di pace. Capiremo che dal confronto pacifico vinciamo sempre tutti, tanto che chi non ha un fratello dovrebbe adottarne almeno uno tra gli amici!

L'Impegno

Questa settimana prendiamoci l’impegno di a parlarci ed ascoltarci a vicenda, per capire il punto di vista e i sentimenti dell’altro/a.