lunedì 30 novembre 2020

Aspettiamo un bambino, aspettiamo Gesù

 
Non hai tempo per leggere l'articolo? Clicca per ascoltarlo

Prepariamoci alle venuta di Gesù Bambino nella nostra vita di coppia

L’ Avvento è l’inizio di un tempo di grazia che ci prepara e ci conduce alla nascita di un bambino.

Un tempo che ogni coppia che è stata benedetta dalla nascita di un figlio ha vissuto per nove mesi. Un tempo d’attesa e di preparazione. Vi ricordate quel periodo? O forse lo state vivendo proprio ora.

Sono mesi di riflessione, di preparazione, pieni di gioia, ma anche di ansie, di preoccupazioni.
Sta succedendo proprio a noi? Saremo pronti? Come cambierà la nostra vita? Quante domande, quanti pensieri.

In quei mesi il rapporto fra marito e moglie cambia completamente, quella pancia che cresce lentamente, giorno dopo giorno, diventa il centro di tutte le attenzioni, il tema delle nostre conversazioni, in coppia, con gli amici, con i colleghi.

Aspettiamo un bambino

Ecco, Diane ed io, ora aspettiamo un bambino, dobbiamo prepararci ad accogliere nella nostra vita un bambino speciale, Dio che ancora una volta viene a nascere nella nostra coppia nella nostra famiglia, per cambiarla, per salvarla.

Sta succedendo proprio a noi? Saremo pronti? Come cambierà la nostra vita?

Ebbene sì, sta succedendo a noi, così come sta succedendo a voi. Il Signore vuole venire a nascere, anzi a rinascere nella nostra, nella vostra coppia, e ci chiede di prepararci, perché ha intenzione di fare di noi due, di voi due un prodigio.

In questo senso la liturgia della prima domenica d'Avvento parla chiaro, la Parola illumina il cammino.

Figli di un Dio Padre

“Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti… Ma Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.”

Nella prima lettura il profeta Isaia ci ricorda che ognuno di noi è prima di tutto un figlio amato, una figlia amata. Che siamo stati plasmati con amore dalle mani di Dio padre, che ci ha donato questa vita per la nostra felicità, ma che ci ha resi liberi anche di allontanarci da Lui, di rinnegarlo, perché il suo grande ed infinito amore non conosce costrizione.

Un papà gioca sulla spiaggia con i suoi due figli

Ed ecco quindi il primo richiamo come figlio, come figlia, come persona, a cogliere questo tempo come un momento in cui il Padre ci chiama a tornare alla sua casa, a tornare alla nostra casa. Un periodo in cui ci sta chiedendo di abbandonare tutto quello che ci sta allontanando dal nostro coniuge, tutte le distrazioni, tutte le tentazioni. È questo il momento di dire basta, e di ritornare a casa. Basta con l’ossessione per il lavoro e la carriera, basta le ore trascorse davanti allo smartphone fra chat, social, e shopping online, basta con la TV accesa a tavola che toglie spazio al dialogo, basta con la pornografia.

Testimoni dell’amore di Cristo

“La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!”

Nella seconda lettura, San Paolo ci ricorda invece che nel sacramento del matrimonio abbiamo ricevuto il dono dei doni, lo Spirito Santo, che effuso sulla nostra unione ha ricolmato la nostra coppia di carismi rendendoci testimoni dell’amore di Cristo. L’effusione dello Spirito Santo è ciò che deve rendere salda fino alla fine la promessa che ci siamo scambiati davanti al Signore nel giorno delle nostre nozze, perché ci dona la forza di essere irreprensibili nei nostri comportamenti, nella nostra vita.

Come non riconoscere tutti i carismi che il Signore ha donato alla nostra coppia? Forse li abbiamo sotterrati in qualche angolo recondito della nostra anima, in un momento in cui ci siamo sentiti feriti, traditi, scartati. Abbiamo lasciato che il dolore, il rancore e forse anche l’indifferenza prendessero il sopravvento sull’entusiasmo, sulla fiducia, sull’amore.

Ecco, l’Avvento deve essere quel periodo in cui riscopriamo i doni del nostro sacramento, le qualità del nostro coniuge, e ci impegniamo a mettere a frutto i nostri carismi così da poter diventare insieme veri testimoni dell’amore di Cristo. Un percorso che può sembrare difficile, tortuoso e pieno di ombre, ma su cui la Parola getta luce.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino

Vegliate

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Come faccio a dire basta a tutto quello che mi sta allontanando da casa, dal mio coniuge? Come faccio a riscoprire la bellezza del mio matrimonio, a dargli nuova linfa, a tornare a vivere con mia moglie, con mio marito la complicità, la fiducia reciproca, l’amore pieno e travolgente che ha caratterizzato i momenti più belli della nostra vita insieme?

Ce lo ha spiegato il vangelo della prima domenica d'Avvento. Vegliate. Svegliatevi. Ma svegliatevi davvero!

Tante coppie si sono a ridotte a vivere la loro vita matrimoniale come quelle persone che hanno bisogno di tempo la mattina prima cominciare a connettere. Ci sono, hanno gli occhi aperti, magari parlano anche, ma non sono svegli. Si trovano in quello stato semicomatoso in cui sentono ma non ascoltano, mugugnano ma non parlano, si lavano e si vestono, ma non si prendono cura di sé stessi, la vita intorno a loro accade senza che se ne interessino affatto.

Svegliamoci! Facciamo in modo che quando il Signore passa non ci trovi addormentati! 
Ma quando passa il Signore nella mia vita di coppia? Sempre! Perché nel momento in cui vi siete sposati Lui è uscito dalla chiesa con voi ed è venuto a vivere a casa vostra.

E allora ogni momento che abbiamo sprecato è un’occasione che abbiamo perso per accoglierlo nella nostra coppia. Ogni volta che abbiamo fatto vincere l’orgoglio, l’egoismo, la violenza, lo abbiamo buttato fuori di casa. Ogni volta che non ci siamo stati quando accadevano cose importanti, quando l’altro aveva bisogno di noi, quando ci siamo chiusi nei nostri silenzi, abbiamo rifiutato la sua presenza.

La prima lettura ci diceva che “Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.”

Ma il Signore sta alla porta e bussa. Vuole entrare, vuole che lo facciamo tornare a vivere nella nostra coppia, e lo vuole fare nel più dolce e delicato dei modi, nascendo come un bambino.

Viviamo questo periodo d'Avvento in coppia, rubiamo alla vita frenetica il tempo per guardarci negli occhi, per parlarci, per pregare insieme e per prepararci ad accogliere Gesù Bambino che viene ancora una volta a vivere in mezzo a noi.

Camminiamo insieme. Il matrimonio è la strada che Dio ci ha preparato per arrivare al Cielo.

Buon Avvento

Nessun commento:

Posta un commento