mercoledì 11 novembre 2020

Le indulgenze per i defunti in tempo di pandemia


La pioggia, la nebbia, i defunti e l'indulgenza a novembre
 

A causa della pandemia, l’indulgenza plenaria per i defunti si potrà lucrare in tutto il mese di novembre


Ho vissuto in paesi tropicali fra Asia ed Africa per più di vent’anni ed ogni volta che il calendario segnava novembre ringraziavo il Signore per essere lontano dall’Europa. 

Novembre, il mese dei morti

Questo assioma interiorizzato nella sua accezione più negativa mi ha accompagnato per lungo tempo, e forse accompagna anche tanti di voi. Novembre si associa alla morte, a quelle giornate grigie in cui non vedi mai il sole, caratterizzate da una pioggerellina fitta e continua, con le luci dei lampioni che cominciano ad accendersi sempre più presto. La sensazione melanconica di una natura che lentamente si racchiude su sé stessa.

Eppure, in quest’anno surreale dove nulla più sembra essere uguale a prima, anche il mese di novembre ci sta sorprendendo. Giornate calde, sole e il contrasto assordante fra una natura che non vuole cedere, che vuole restare viva e sorridente ed il susseguirsi dei contagi da Covid-19, le lunghe, fredde ed interminabili litanie di numeri e statistiche che ogni giorno sembrano volerci far sprofondare nella tristezza.

È come se dal cielo ci stessero dicendo: “Alza la testa, respira, lasciati avvolgere dal dono della vita.”

Mai come ora abbiamo bisogno di vita e di speranza, mai come ora anche novembre può e deve diventare il mese della vita. Una vita terrena da vivere con fede e speranza ed una vita eterna da donare ad uno dei nostri cari defunti in paradiso.

Quest'anno, infatti, a causa delle attuali contingenze dovute alla pandemia da “covid-19”, Papa Francesco ha stabilito che le Indulgenze plenarie per i fedeli defunti vengano prorogate per tutto il mese di novembre.

Visita un cimitero a novembre per lucrare un'indulgenza plenaria

Ma cosa è l’indulgenza plenaria per i defunti?

Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Gv 8,7

Chi può dirsi senza peccato? I peccati non solo distruggono o feriscono la nostra comunione con Dio, il rapporto di fiducia fra noi e Dio e ci escludono dalla vita eterna, ma compromettono anche il nostro equilibrio interiore e il nostro rapporto con le altre creature.

Per un risanamento totale, non basta il pentimento, non basta la remissione della colpa mediante il sacramento della Confessione, occorre riparare il disordine provocato, pertanto il peccato deve essere espiato o sulla terra con preghiere, penitenze e opere di pietà volontarie o in Purgatorio.

L’indulgenza plenaria è uno dei mezzi per ottenere la remissione di tutta la pena, l'abbraccio di Dio. Cancellano la pena generata dal peccato e sono il segno tangibile di misericordia e amore.

Non essere troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato. Sir 5,5

La via per il Paradiso

Questo significa che seguendo la consuetudine codificata che di solito si applica dal 1 all’8 novembre, possiamo richiedere e lucrare l’indulgenza plenaria, per l’anima di un nostro caro defunto.

Perché indugiare allora? C’è un’anima che sta aspettando le tue preghiere.

Visita un cimitero e prega, anche solo mentalmente, per i defunti. Visita una chiesa o un oratorio e recita un Padre nostro e un Credo. Accostati al Sacramento della Riconciliazione. Ricevi la comunione eucaristica. Prega secondo le intenzioni del Santo Padre, pregando un Padre nostro e un’Ave Maria.

Come può ottenerla chi non può uscire di casa?

Gli anziani, i malati e tutti coloro che per gravi motivi non possono uscire di casa, ad esempio a causa di restrizioni imposte dall’autorità competente per il tempo di pandemia, potrà conseguire l'indulgenza pregando davanti ad un'immagine di nostro Signore o della Beata Vergine, pregando ad esempio Lodi e i Vespri dell’Ufficio dei Defunti, il Rosario Mariano, la Coroncina della Divina Misericordia, altre preghiere per i defunti più care ai fedeli, o si intrattengano nella lettura meditata di uno dei brani evangelici proposti dalla liturgia dei defunti, o compiano un’opera di misericordia offrendo a Dio i dolori e i disagi della propria vita.

In questo periodo di difficoltà, non possiamo abbandonarci allo sconforto, ma siamo chiamati a ravvivare la nostra certezza nella gloria e nella beatitudine eterna. Chiediamo con umiltà e fiducia il perdono per quanti ci hanno lasciati, per le loro piccole o grandi mancanze, e rinnoviamo il nostro impegno di fede.

Un papà ateo che perse sua figlia quando era ancora adolescente disse: “Se esiste il Paradiso lei ora è là. Ed io voglio andare con lei.” Divenne un servo fedele del Signore e visse il resto della sua vita nella certezza di quell’incontro.

In fondo il Paradiso è la casa dei servi fedeli e tutti un giorno potremmo vivere felici nella luce di Dio a condizione di aver creduto non solo a parole, ma anche nelle opere.

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