mercoledì 20 gennaio 2021

Genitore 1

La famiglia indefinita

In un momento storico in cui i bambini e i ragazzi stanno pagando più di tutti gli effetti della pandemia, si è pensato bene di togliergli anche il padre e la madre

È notizia di questi giorni che in piena pandemia, con le scuole superiori ancora in didattica a distanza, i ragazzi chiusi in casa davanti ai computer, le famiglie divise fra l’incubo dello smart working e della perdita di troppi posti di lavoro, e i figli a cui sono state tolte tutte le occasioni di incontro e socializzazione, la ministra degli interni abbia reputato importantissimo abolire di nuovo le diciture “padre” e “madre” dalle carte d’identità e dai documenti dei minori di 14 anni o sui moduli d’iscrizione a scuola.

Maschio e Femmina li creò

Proprio in questo periodo Diane ed io stiamo leggendo il capitolo dedicato al sesto giorno della creazione del libro di Don Fabio Rosini: L’Arte di ricominciare, nella parte in cui commenta il versetto della benedizione. Dopo avere creato l’uomo a sua immagine, “maschio e femmina li creò”, “Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra».

Siate fecondi e moltiplicatevi. Ognuno di noi nella sua vita compie un viaggio che lo porta dall’essere figlio a padre, da figlia a madre. Diventare padre è il traguardo naturale della maturità maschile, come diventare madre è la compiutezza dell’evoluzione femminile.

“Madre” e “Padre” sono il nome di due relazioni

Quando un bambino nasce, la prima cosa che fa è piangere disperatamente per attirare l’attenzione di qualcuno che lo prenda in braccio, lo culli e lo nutra. Uno dei misteri più grandi della vita è vedere un neonato che per nove mesi si è nutrito attraverso il cordone ombelicale e ha vissuto immerso nella placenta, attaccarsi al seno della mamma e poppare come se lo avesse sempre fatto. 

La tenerezza di un neonato che cerca la sua mamma

L’evoluzione del bambino si basa sull’attaccamento alla mamma, su quel rapporto che nasce nella simbiosi che le due vite sperimentano durante i nove mesi della gestazione. Appena nato il bambino vuole la mamma, vuole quella donna che lo ha formato nel suo grembo, di cui conosce già la voce.

Una donna diventa madre già dal momento del concepimento. Per un uomo invece diventare padre è un processo.

Il padre è la persona che ha il compito biologico, di proteggere madre e bambino nei primi anni di vita quando il bambino è attaccato alla mamma e senza la sua presenza in natura non sarebbe nemmeno in grado di sopravvivere, e poi ha il compito di rompere questo rapporto madre-bambino per permettere al bambino di crescere.

I primi passi

C’è un famoso dipinto di Vincent Van Gogh, “I primi passi”, che rappresenta in modo vivo questa relazione.

Opera di Vincent Van Gogh sulla famiglia

L’opera ritrae una scena domestica, ambientata in un paesaggio rurale. Sullo sfondo si intravede una casa, sinonimo di vita, di sicurezza, di famiglia. La scena si svolge all’interno di un orto delimitato da uno steccato sul quale sono stesi alcuni panni bianchi, mossi da un soffio di vento.

L’artista non ha scelto di ambientare la scena su un comodo pavimento, né in un giardino, ma in un orto, su un terreno certamente un po’ accidentato ma anche lavorato e reso fertile in cui i frutti si coltivano attraverso un’attenta cura, lasciando loro il tempo necessario per la naturale maturazione.

Una donna chinata sorregge il suo piccolo, raffigurato con le braccia tese verso il padre. L’uomo vestito da contadino, è inginocchiato e ha le braccia protese in avanti per accogliere il bambino che sta muovendo i primi passi verso di lui. Il padre lascia a terra gli attrezzi da lavoro, e si abbassa all’altezza del figlio per incoraggiarlo e per favorirne l’arrivo.

Dei tre, solo il volto del figlioletto è visibile: mostra gioia, vitalità, fiducia. Il bambino è trattenuto dalla forza e dalla rassicurante tenerezza della mamma. Il padre lo sta attirando a sé e il figlio ha le braccia protese verso di lui, desideroso di chiudere lo spazio tra di loro. Le braccia aperte del padre donano al figlio quella fiducia che nasce dalla certezza che, alla fine del tentativo dei suoi primi passi autonomi, ci saranno la sicurezza e un abbraccio affettuoso. Un andare verso che crescendo diventerà un andare oltre.

Il mondo ha bisogno di padri

Un bambino ha bisogno di un padre che sia d’esempio, di un riferimento da imitare e di una madre che lo ami per diventare sicuro di sé e crescere sereno.

In un libro lo psicologo Roberto Marchesini scrive:

Il mondo ha bisogno di padri
Il padre, come ha scritto Sigmud Freud (1856-1939) padre della psicoanalisi, è colui che pone un limite; la madre eliminerebbe ogni ostacolo sulla strada del figlio; il padre testimonia che c’è qualcosa di più importante di sé, per la madre nulla è più importante del figlio; il padre insegna a soffrire, la madre prenderebbe su di se ogni infelicità del figlio; il padre educa a pagare, la madre vorrebbe estinguere con la vita ogni debito del figlio; il padre ricorda la rinuncia, la madre sogna che al figlio venga risparmiata ogni privazione; per la madre la vita del figlio è sacra, per il padre la vita va resa sacra (sacrificata) per gli altri, o per qualcosa di ancora più sacro; la madre dà la vita, il padre ha il compito sgradevole ma necessario di ripetere “ricordati che devi morire”. La madre insegna a vivere, il padre insegna a morire dopo aver dato uno scopo alla propria vita, e quindi essere vissuti con onore. Se non c’è nulla per cui valga la pena di spendere la vita, questo è ciò che vale la vita: nulla. Quanti giovani muoiono per il nulla, ossia dopo una serata di vuoto divertimento. Quanti dei suicidi dei nostri adolescenti e giovani sono la reazione di chi non sa come comportarsi di fronte a un fallimento. Quanti omicidi di giovani donne sono causati da un “no” detto a chi non ne aveva mai sentito uno, e che pensava che ogni suo desiderio fosse un ordine per gli altri”.

I diritti dei bambini

Sembra che qualcuno sia invece convinto che cambiando il linguaggio, cambi anche la realtà. Possiamo anche nasconderci dietro la lotta contro le discriminazioni, inventarci forme di ingegneria sociale ed applicarle all’anagrafica, ma le parole non potranno mai cambiare la verità. Un bimbo è figlio di un padre e di una madre, anche quelli orfani, quelli ottenuti tramite l’acquisto di seme da uno sconosciuto, e persino quelli comprati con l’utero in affitto.

Ricordo che quando ero piccolo sui documenti dei minori come sui libretti delle giustificazioni c’era la dicitura “padre, madre o chi ne fa le veci”. Chiesi a mia madre cosa significasse “chi ne fa le veci” e ricordo ancora la tenerezza con cui mi spiegò che ci sono bambini che purtroppo non hanno una mamma ed un papà e che quindi hanno qualcun altro che si occupa di loro, magari i nonni o gli zii.

Quando noi adulti parliamo in modo chiaro i bambini capiscono benissimo e la verità non produce mai discriminazione, nemmeno nei confronti dei minori che hanno subito la ferita della perdita di un genitore.

È ora di smetterla di utilizzare i bambini come oggetti delle speculazioni ideologiche degli adulti e capire che sono invece loro i soggetti portatori di diritti che devono essere difesi.

Di questo alla fine dei nostri giorni, ce ne chiederà conto l’unico Genitore 1: “Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. Mt. 18,6

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