martedì 30 marzo 2021

Anche voi dovrete lavarvi i piedi gli uni gli altri

Giovedì Santo

La famiglia, il luogo della lavanda dei piedi quotidiana

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 13,3-17)

«Gesù […] si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i piedi!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo! […]

Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica».

L'istituzione dell'Eucarestia

L'ultima cena

Il gesto della lavanda dei piedi è il momento centrale delle celebrazioni del Giovedì Santo, il momento in cui Gesù si fa servo dei suoi discepoli, si mette al loro servizio.

Un gesto quasi scandaloso all’epoca, tanto che Pietro cercò di rifiutarsi, e che in qualche modo ci impressiona ancora oggi quando il parroco sull’altare depone le vesti, si cinge la vita con un asciugamano e comincia a lavare i piedi ai suoi parrocchiani.

Un gesto che Gesù accompagna con delle parole chiare: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”.

Gesù aveva fatto del servizio agli altri la sua missione. Si era fatto uomo per portare la salvezza a tutti gli uomini. Eppure, fino a quel momento, fino a quel gesto neppure Pietro lo aveva capito fino in fondo.

Il sacerdote consacra la sua vita a Dio per mettersi al servizio dei fratelli e delle sorelle, là dove sarà chiamato a farlo. Eppure, nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie, troppe volte ce ne dimentichiamo e cadiamo nel giudizio, seminiamo zizzania, ci dimentichiamo che quel sacerdote è prima di tutto un uomo con tutti i suoi limiti e i suoi difetti, proprio come noi.

Famiglia luogo di servizio

Eppure chi meglio di noi dovrebbe conoscere a fondo il significato di quel gesto e di quelle parole pronunciate da Gesù?

Lavarsi i piedi gli uni gli altri è il gesto quotidiano che si ripete in ogni famiglia. È ciò che tiene unita una coppia, viva la famiglia, eterno un matrimonio.

Non può esistere matrimonio se i coniugi non hanno imparato a “lavarsi i piedi l’un l’altro” e non può esistere una famiglia se i genitori non sono stati capaci di testimoniare e trasferire questo gesto d’amore ai loro figli.

Ogni gesto fatto per l’altro in una coppia e in una famiglia è una lavanda dei piedi, ciò che cambia è l’atteggiamento con cui lo facciamo. Possiamo farlo in modo distratto, per obbligo, o peggio ancora a volte quasi per dispetto. Oppure possiamo decidere di compiere ogni nostro gesto di servizio a partire proprio da quelli che compiamo fra le mura domestiche, con lo stesso amore e la stessa tenerezza che Gesù dedicò ai suoi discepoli durante l’ultima cena. E non dimentichiamo che fra loro c’era anche colui che da lì a breve l’avrebbe tradito.

La lavanda dei piedi

Cari padri, giovedì sera allora, prima di iniziare la cena, prendete una brocca e riempitela d’acqua, prendete anche un asciugamano e una bacinella, fate sedere la vostra famiglia e ripetete con amore ed umiltà il gesto di Gesù.

La cena ebraica

Questo gesto ci aiuterà a ricordarci che il nostro ruolo di padri è sì di guida, ma prima di tutto di servizio, ci permetterà di guardare a nostra moglie e ai nostri figli dal basso, e ci darà la possibilità di accarezzare i loro piedi, di prenderci cura di quella parte del corpo che sostiene le persone che più amiamo.


Se poi avrete voglia di ripercorrere insieme i momenti principali dell’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli, potete cliccare sulla foto e scaricare la guida che abbiamo preparato per voi.

Buon Giovedì Santo

 

venerdì 26 marzo 2021

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mc. 11, 1-10 - Domenica delle Palme - Anno B - 28 Marzo 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

(Mc 11,1-10)

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: "Perché fate questo?", rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito"».

Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.

Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:

«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».

Parola del Signore.

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Il Commento

Sapete perché questa domenica si chiama così?

Dovete sapere che già presso gli egizi e poi anche presso i greci e i romani la palma, grazie alla sua vitalità e alle sue proprietà, era simbolo di immortalità e di vittoria.

In Israele, poi, in occasione della festività di Sukkot, la “festa delle Capanne”, gli ebrei arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione cantando ed invocando “Osanna” e sventolando il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi legati insieme con un filo d’ erba. La palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’ innalza verso il cielo, e il salice, le cui foglie ricordano la bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio.

La festa delle capanne era la celebrazione della liberazione dall’ Egitto dopo il passaggio del mar Rosso. Il popolo era vissuto per quarant’ anni sotto delle tende, nelle capanne; e secondo la tradizione, il Messia atteso si sarebbe manifestato proprio durante questa festa.

Oggi celebriamo la Domenica delle Palme. Ricordiamo l’entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme. In questa città così importante per il popolo di Israele sono arrivate tante persone per celebrare il ricordo della loro Pasqua, e quando arriva Gesù, tutti lo accolgono come Messia e lo acclamano agitando rami di palma e gridando: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.

Quest’anno per molti di noi sarà una Domenica delle Palme diversa, un po’ come successe l’anno scorso. Non ci saranno processioni per le vie del nostro paese o del nostro quartiere, ma se non altro potremo essere tutti in chiesa per celebrare insieme.

Con la Domenica delle Palme, inizia la Settimana Santa. In questo video abbiamo ascoltato solo il brano che si legge durante la benedizione delle palme, ma il brano del Vangelo della liturgia ci presenta la vita vissuta da Gesù durante tutta la settimana di passione, dalla gioia dell’ingresso a Gerusalemme, alla triste e orrenda morte inchiodato a una croce. Dalla tranquillità alla confusione, dalla serenità all'angoscia. Questa settimana vivremo il triduo, tre giorni in cui rivivremo ancora quanto abbiamo ascoltato oggi ma molto più intensamente e, finalmente, domenica faremo festa! Festeggeremo il Re dei Re!

Quante volte abbiamo sentito questa parola oggi…
Pilato lo chiama più volte «il re dei Giudei»; anche i soldati romani dopo avergli messo sul capo la corona di spine lo salutano dicendo «Salve, re dei Giudei», e infine, la scritta con il motivo della sua condanna sopra la croce diceva: «Il re dei Giudei».

Certo l’immagine che abbiamo di un re nella nostra mente è un po’ diversa.

Il Re ha una corona d’oro, mentre la corona di Gesù è fatta di spine.

Il Re cavalca un cavallo, mentre Gesù entra a Gerusalemme a cavallo di un asino.

Il Re vive in un castello lussuoso, mentre sappiamo che Gesù è nato in una stalla.

Il Re ha molti servitori, ma Gesù durante l’ultima cena ha deposto gli abiti della festa, si è cinto con un asciugamano e ha lavato i piedi ai suoi amici, diventando Lui il servo dei suoi discepoli.

Il Re è circondato da tante persone, consiglieri, giullari, cavalieri, dame e servitori. Gesù invece ha pochi amici, uno di loro lo ha addirittura tradito per poche monete; il suo migliore amico ha giurato di non conoscerlo; mentre si ritira per pregare, anche i migliori amici si addormentano anziché vegliare con lui; e poi, sotto la croce, quasi tutti lo abbandonano.

Il Re proclama le leggi e tutti lo ascoltano. Gesù durante la sua passione non viene ascoltato ma soltanto offeso, dice solo poche parole, ma dice la Verità. Il popolo però non lo vuole ascoltare e grida più forte per non sentirlo.

Il Re veste abiti sontuosi e siede su un trono comodo e lussuoso. Gesù è innalzato su una croce, nudo, sanguinante e dolorante.

Il Re ha tutto ciò che vuole. Gesù ha dato sé stesso per la nostra salvezza.

Quante differenze! E sono sicuro che voi ne avete trovate ancora di più. Visto così Gesù non sembra affatto un Re, eppure Gesù è IL RE DEI RE.

Quando il Re muore, ha un successore che eredita il suo trono e le sue ricchezze. Gesù è morto ma poi è risorto e vive ancora, e il suo regno non finisce mai.

Con Gesù ha vinto la vita e non la morte, la resurrezione e non il sepolcro, la gioia e non la disperazione!

L'Impegno

Gesù oggi ci chiede di fare una scelta, di sceglierlo come il Re della nostra vita. Camminiamo con lui questa settimana, giorno dopo giorno. Accompagniamolo nel suo cammino verso la croce, restiamogli vicini nei momenti più difficili e se in questo tempo gli permetteremo di entrare nel nostro cuore e di regnare sulla nostra vita, alla fine di questo cammino, potremo davvero gioire con lui nel giorno della resurrezione così come giova la folla a Gerusalemme nella prima Domenica delle Palme.

Buona festa

 


mercoledì 24 marzo 2021

Rallegrati, piena di grazia!

25 Marzo solennità dell'Annunciazione di nostro Signore

In questo giorno di festa queste parole risuonano ancora all’interno della Santa Casa

Papa Francesco due anni fa, scelse proprio il 25 Marzo, il giorno della solennità dell’Annunciazione del Signore per compiere la sua prima visita da pellegrino a Loreto.

Noi che abbiamo avuto la grazia di essere presenti, abbiamo fisse nella mente quelle immagini, scolpite nel cuore le sue parole.

Le parole dell’angelo Gabriele a Maria: «Rallegrati, piena di grazia» (Lc 1,28), risuonano in modo singolare in questo Santuario, luogo privilegiato per contemplare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Qui, infatti, sono custodite le mura che, secondo la tradizione, provengono da Nazaret, dove la Vergine Santa pronunciò il suo “sì”, diventando la madre di Gesù. Da quando quella che è denominata la “casa di Maria” è diventata presenza venerata e amata su questo colle, la Madre di Dio non cessa di ottenere benefici spirituali in coloro che, con fede e devozione, vengono qui a sostare in preghiera. Tra questi oggi mi metto anch’io, e ringrazio Dio che me lo ha concesso proprio nella festa dell’Annunciazione.”

Papa Francesco prega nella Santa Casa a Loreto

Il momento decisivo

Il brano del Vangelo di Luca che ascoltiamo oggi, ci racconta il momento decisivo della storia, quello per così dire più rivoluzionario”, come lo ha definito il Pontefice. È il momento in cui tutto cambia, in cui la storia si capovolge e Dio si abbassa”, decide di entrare nella storia dell’uomo, con il suo stile, con il suo immenso amore. Dio ci ama così tanto da abbassarsi al nostro livello, ci sorprende e ci sconvolge. Ci conferma ancora una volta che per compiere meraviglie nella nostra vita, per portarci la salvezza, ha comunque bisogno del nostro sì. Così come in quel villaggio sperduto 2021 anni fa, ebbe bisogno del sì di Maria. Il sì, che cambiò la storia dell’umanità.

Parola per parola

Proviamo a rileggere il brano del Vangelo di Luca e soffermiamoci a pensare parola per parola, a cosa è successo quel giorno a una ragazza sedicenne, in un villaggio della Galilea che forse nessuno neppure conosceva.

Papa Francesco a Loreto, volle individuare nel racconto tre momenti essenziali che evidenziano la dinamica della vocazione.

L’ascolto

Il primo momento è quello dell’ascolto, manifestato da quelle parole dell’angelo: «Non temere Maria, […] concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (vv. 30-31). È sempre Dio che prende l’iniziativa. Lui ci precede, Lui si fa strada nella nostra vita, ci chiama per offrirci in dono il suo amore, per mostrarci il suo disegno sulla nostra vita personale e sociale. A noi è richiesto solo di essere pronti e disponibili ad ascoltare e accogliere la voce di Dio, che però non si riconosce nel frastuono della nostra società e nell’agitazione in cui troppo spesso viviamo la quotidianità. La giovane Maria, nel segreto della sua camera, faceva spazio all’ascolto di Dio con la preghiera.

Il discernimento

Il secondo momento è il discernimento, espresso nelle parole di Maria: «Come avverrà questo?» (v. 34). Maria non dubita; la sua domanda non esprime una mancanza di fede, ma il suo desiderio di scoprire le “sorprese” di Dio. Maria è attenta a cercare di capire il progetto di Dio sulla sua vita, a conoscerlo in tutte le sue sfaccettature, in modo da rendere più responsabile e più completa la propria collaborazione. Se vogliamo collaborare all’opera di Dio, dobbiamo avere l’atteggiamento del discepolo: mettere a disposizione la nostra povertà e la nostra piccolezza con umiltà e con la consapevolezza che sarà Lui a trasformare tutto in ricchezza e abbondanza.

La decisione

Il terzo passaggio è poi la decisione, ed è esplicitato dalla risposta di Maria all’angelo: «Avvenga per me secondo la tua parola» (v. 38). “Il suo “sì” al progetto di salvezza di Dio, attuato per mezzo dell’Incarnazione, è la consegna a Lui di tutta la propria vita. È il “sì” della fiducia piena e della disponibilità totale alla volontà di Dio” (Papa Francesco). Maria è il modello di ogni cristiano, la sua risposta alla chiamata di Dio è l’esempio che deve ispirare ognuno di noi nel rispondere alla chiamata alla propria vocazione.

Già perché rispondere alla vocazione non significa solamente entrare in seminario o in un monastero, ma saper rispondere al progetto d’amore che Dio ha per noi, per la nostra vita. Significa donarsi completamente in tutto ciò che si è chiamati a vivere quotidianamente facendo della nostra vita una testimonianza d’amore, portando Gesù là dove siamo, proprio come fece Maria. Nel nostro matrimonio, nella nostra famiglia, nei luoghi di lavoro, a scuola, nel nostro impegno sociale o politico, nell’arte, dovunque siamo chiamati a operare con i doni che lo Spirito Santo ci ha elargito.

Le pareti della Santa Casa di Nazareth a Loreto

Famiglia sogno di Dio

E per noi è stato proprio così: nel momento in cui ci siamo veramente messi all’ascolto di quello che il Signore suggeriva ai nostri cuori, abbiamo capito che nonostante le nostre fragilità, il nostro passato, la nostra miseria, Lui ci stava chiamando come coppia a mettere a frutto la nostra vocazione, e che il fatto che ci avesse ripescato dalle acque in burrasca in cui eravamo naufragati e ci avesse portato a Loreto, a due passi dal Santuario che custodisce la Santa Casa dell’Incarnazione non era affatto un caso, ma parte del suo grande progetto d’amore per noi.

Nella casa di Nazareth, Maria ha vissuto come figlia, fidanzata, sposa e madre la molteplicità delle relazioni familiari. Ed è proprio con le mani e la fronte appoggiata su quei freddi mattoni della Santa Casa che abbiamo consegnato nelle mani del Signore la nostra coppia, il nostro sacramento, consacrando il nostro tempo a riscoprire il disegno tracciato da Dio per la famiglia, a diffondere il “sogno di Dio per la sua creatura diletta: vederla realizzata nell’unione di amore tra uomo e donna; felice nel cammino comune, feconda nella donazione reciproca” (Papa Francesco).

La nostra missione

Oggi festeggiamo il primo compleanno di questa nostra umile creatura. Dodici mesi in cui abbiamo cercato a modo nostro di ribadire la grandezza, l’insostituibilità e la bellezza della famiglia a servizio della vita e della società, affiancando testimonianze di vita a riflessioni sui vari temi che attraversano la vita di una famiglia. Abbiamo creato un canale YouTube dove potrete trovare ogni settimana l’audio dei nostri articoli ed una sezione video interamente dedicata ai bambini e ai ragazzi con dei brevi commenti al vangelo della domenica. Camminiamo a piccoli passi, cercando sempre di mantenere la rotta, lasciandoci guidare da Lui, dalla stella polare.



venerdì 19 marzo 2021

Cosa avrebbe fatto San Giuseppe, se fosse vissuto in questo tempo?

Un anno dedicato a San Giuseppe

Dialogo fra un padre e San Giuseppe su famiglia e pandemia 

Vivendo a Loreto, abbiamo la grazia di poter andare spesso a pregare fra le mura della Santa Casa, toccando quei mattoni che sono stati testimoni della vita della Santa Famiglia. Nel silenzio di quel luogo sacro, con la mano appoggiata sui freddi mattoni, mi rivolgo spesso a San Giuseppe, l’uomo che senza voler capire, ha lasciato completamente le redini della sua vita nelle mani di Dio.

Chiedo a lui la forza del silenzio, per saper tacere quando invece l’impeto irrazionale mi porterebbe ad arrabbiarmi fuori misura e a dire cose che in realtà non penso. Chiedo a lui l’umiltà che mi consenta di mettere da parte il mio io, per far spazio alla volontà del Signore, al suo progetto d’amore per me, per il nostro matrimonio, per i nostri figli. E chiedo a lui la saggezza e la capacità di guardare sempre a mia moglie e ai miei figli con quello sguardo d’amore che lui ha sempre avuto per Gesù e Maria. Gli parlo, mi confido, chiedo consigli, soprattutto nei momenti più difficili delle relazioni familiari.

Le tre pareti originali della Santa Casa di Nazareth a Loreto

Domenica in zona rossa

Domenica scorsa mi sono svegliato presto, il cane aveva bisogno di uscire, e sono rimasto in piedi a preparare la colazione. Mentre trafficavo con pancakes ed arance da spremere, ho iniziato a pensare ad un’ennesima domenica da passare chiusi in casa, in zona rossa, con una figlia grande che non vedo da quasi due mesi e due ragazzi chiusi in casa davanti agli schermi di questi computer da troppo tempo.

Li vedo perdere lentamente l’interesse per ogni cosa. Stanno perdendo l’entusiasmo, la voglia di fare, di creare, persino di uscire di casa. Questo incubo dura da troppo tempo, stiamo rubando loro il tempo più bello, quello più importante per la loro crescita. Hanno bisogno di interagire, incontrarsi, scontrarsi, innamorarsi, confrontarsi. E invece li abbiamo rinchiusi fra quattro mura davanti ad una scatola che pretende di istruirli, stiamo trasformando le loro relazioni in messaggi di testo, le loro emozioni in emoticon, le loro esperienze in informazioni dettate da un mondo irreale.

Il dialogo

Alzo gli occhi e gli chiedo: "San Giuseppe, ma se tu fossi vissuto in questo tempo, cosa avresti fatto?"

La prima risposta che mi viene in mente è: “Sarei scappato, come sono scappato in Egitto per salvare Gesù bambino”. Già, scappare, ma questo io l’ho già fatto. Sono scappato dal Rwanda con Valentina durante la guerra per portarla in salvo ricominciando da zero. Ho messo la famiglia su un aereo e li ho portati fuori dal paese in cui vivevamo nel 2013, quando qualcuno ha deciso di appropriarsi di tutto quello che avevamo costruito con il nostro lavoro e i nostri sacrifici passando anche sopra i nostri corpi se necessario. Ho abbandonato tutto ancora una volta per il bene di tutti noi. E abbiamo ricominciato.

Ma lui continua a parlare: “Sì, ma poi sono tornato…”
È vero, hai seguito le indicazioni di Dio e hai portato Gesù a Nazareth, perché si compisse la profezia. Gli hai insegnato a camminare, a lavorare, ad essere un uomo. L’hai cresciuto in sapienza, età e grazia, tenendolo per mano.

E io, cosa posso fare?
“Fai come me, non farti troppe domande, fai sempre del tuo meglio, e lascia fare a Dio”.
San Giuseppe l'uomo dei sogni

Mi viene in mente la figura di San Giuseppe dormiente, l’uomo dei sogni con i piedi ben piantati per terra. Era proprio nei sogni che Dio gli parlava. Un’immagine che suggerisce appunto la calma e la volontà di San Giuseppe di “dormirci su”, di non prendere decisioni avventate, di lasciarsi guidare, e lasciar fare a Dio che a suo tempo compie ciò che è meglio per noi.

San Giuseppe si è affidato completamente a Dio, gli ha donato la sua vita, e ha avuto la grazia, il privilegio e l’onore di crescere il figlio di Dio, di essere la sua prima guida su questa terra, di tenerlo fra le braccia, di coccolarlo, di giocarci. La santa famiglia non era certo ricca, ma non mancava loro nulla, perché avevano l’Amore e Dio non ha fatto mai mancare loro la sua Provvidenza.

La risposta

E io, mi fido ancora di questo Amore, credo davvero alla Provvidenza? Ecco la risposta, ecco la guida: “Affidati”. Che non significa, fregatene, perché tanto ci pensa Dio, ma significa non essere ansioso. Tutti sbagliamo, tutti diciamo e facciamo cose di cui ci pentiamo.

San Giuseppe ci insegna ad amare e a donarci. Amare senza condizioni nostra moglie, proteggere e difendere la nostra famiglia, essere un esempio di fede e integrità per i nostri figli. Donare noi stessi, il nostro tempo, il nostro amore, le nostre attenzioni, anche i nostri difetti, perché vedendoli e riconoscendoli, i nostri figli capiscano che anche un uomo a volte può essere fragile, anche un uomo può avere momenti di debolezza, anche un padre può sbagliare.

L’impegno

Cari padri, in questo anno dedicato a San Giuseppe, nel giorno della sua festa, prendiamoci questo impegno: quando saremo assaliti dai “perché” e dai “se”, fermiamoci, volgiamo lo sguardo a lui, e riascoltiamo le parole di Gesù: «Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». Mt. 6, 31-33

Buona festa


giovedì 18 marzo 2021

La parabola del chicco di grano

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Gv. 12, 20-33 - V Domenica di Quaresima Anno B - 21 Marzo 2021 

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv. 12, 20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore

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Il Commento

Oggi vi raccontiamo una storia che probabilmente conoscete già, una storia che contiene un segreto, quella del piccolo chicco di grano. Lo chiameremo Sid.

Sid era un piccolo chicco di grano che se ne stava in una cesta insieme a tanti altri piccoli chicchi di grano. Un giorno il contadino prese la cesta ed andò nel campo a seminare. Sid si svegliò di soprassalto insieme a tutti i suoi fratelli, la cesta si stava muovendo e si rese conto che qualcuno li stava portando fuori dal granaio. Si ritrovarono presto all’aria aperta e in men che non si dica, erano tutti a terra.

Sid fu molto fortunato, si ritrovò in una zolla di terra molto soffice, calda e sicura. Era proprio felice della sua nuova casa. Le giornate passavano velocemente e diventavano sempre meno calde. Un giorno Sid, nascosto al fresco nella sua zolla, iniziò a sentire anche uno strano rumore che aumentava sempre più: era la pioggia che, un po' alla volta, si trasformava in un grande acquazzone.

La felicità provata per quella nuova casa che sembrava così accogliente era sparita. Ora era fradicio, congelato e solo. Chissà dove erano i suoi fratellini...

Sid iniziò a pensare che fosse tutto finito, che la sua vita non fosse servita a niente: attorno a lui c'era solo terra e per di più bagnata! Stava per marcire e in quel momento si sentì morire.

Si addormentò, e nel sogno, sentì una voce: "Non aver paura, tu sei stato creato per un motivo ben preciso. Ora stai soffrendo tanto, ma stai certo che da questo tuo soffrire ben presto nasceranno molti frutti".

Sid credeva di essere già morto. Si svegliò impaurito... Perché era lì? Che senso aveva la sua vita? E che frutti avrebbe potuto dare lui così solo e disperato?

Poi, un mattino di primavera sentì degli strani formicoli... Dal fondo del suo guscio stavano uscendo delle "zampette", mentre dalla parte superiore usciva un piccolo germoglio che un po' alla volta si allungò sempre più e... pluf... bucò la terra. Che bello vedere finalmente il sole!

Era proprio lui, ed era tornato a vivere! Inoltre, non era più solo. Intorno a lui c’erano tanti altri piccoli germogli: erano tutti i suoi fratellini. La sua gioia era così grande che se non avesse avuto le radici a trattenerlo, avrebbe iniziato a saltare qua e là come un grillo!

Col passare dei giorni diventò sempre più robusto e si trasformò in una bellissima spiga color oro. Era proprio bello! E anche i suoi fratellini erano belli come lui!

Nel vangelo di oggi, Gesù si paragona ad un chicco di grano, ad una cosa piccolissima...

La scena narrata nel racconto, avviene solo pochi giorni prima che Gesù fosse crocefisso. Lui sapeva che sarebbe morto sulla croce e avrebbe potuto chiedere al Padre di salvarlo. Ma non lo fece, perché era venuto sulla terra per portare molto frutto.

Anche Lui, come il chicco di grano, è caduto in terra nella sua passione e morte ma poi, con la sua risurrezione, ha portato frutti grandissimi: la salvezza per tutti gli uomini.

La frase del vangelo di oggi «Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo, se invece muore produce molto frutto» è così vera!!! Se sotto quella zolla di terra il chicco di grano non avesse dato la sua vita marcendo, non sarebbe potuto germogliare e non avrebbe potuto diventare spiga. Sarebbe ancora là tutto solo, triste, infreddolito, rinsecchito e la sua vita non avrebbe avuto nessun senso.

L'Impegno

Ma allora io cosa devo fare?

Gesù oggi ti chiede di avere il coraggio di far morire quella parte di te che non si comporta bene, quella parte di te che non lo vuole seguire. Lui ti chiede di avere il coraggio di donare tutto a Lui con amore: il tuo tempo, le tue capacità, i tuoi successi o insuccessi, i tuoi sacrifici, i tuoi... tutto!

La via per portare frutto ce la indica la vita stessa di Gesù, il suo modo di comportarsi, di voler bene, di impegnarsi, di pensare, di preoccuparsi degli altri: Gesù ha vissuto sempre amando gli uomini più di sé stesso, fino alla croce. Ha avuto paura, come ognuno di noi. Lo sentiamo dire «adesso l’anima mia è turbata». Ma non scappa, si affida all'amore di suo Padre.

Anche voi allora, donatevi con gioia nella certezza che Dio, attraverso di voi, compie "grandi cose".

Questo è il segreto del chicco di grano che dona la vita per dare frutto!

Buona domenica 

venerdì 12 marzo 2021

Gesù e Nicodemo

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Gv. 3,14-21 - IV Domenica di Quaresima Anno B - 14 Marzo 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore

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Il Commento

Vi piace ricevere regali? Ma certamente! Non riesco ad immaginare che esista qualcuno a cui non piace riceverli.

Ma se dandovi questo pacco vi chiedessi cinque euro, sarebbe ancora un regalo? Certamente no, perché se per ricevere qualcosa devi pagare o dare qualcosa in cambio, allora non è più un regalo. Quando qualcuno ti fa un dono, non ti costa niente, non devi nulla in cambio, arriva senza condizioni. Ed è proprio questo che lo fa essere un regalo.

Quale è stato il regalo più bello che hai ricevuto? La tua prima bici? la playstation? O magari il tuo peluche o la tua bambola preferita. Ognuno di noi è diverso, ed ognuno di noi ha un desiderio, qualcosa che lo farebbe davvero felice. Il regalo perfetto. Oggi però voglio parlarvi di un dono che è senza dubbio il regalo più grande che sia mai stato donato.

Di che dono sto parlando? Del dono della vita eterna. È il dono di Dio ed è donato a tutti coloro che vogliono riceverlo.

Il Vangelo di oggi ci presenta Gesù che parla con un suo amico, Nicodèmo, un fariseo membro del Sinedrio che iniziò ad avvicinarsi a Gesù di nascosto, per paura di essere giudicato dalla gente, ma che divenne poi un suo discepolo. Gesù gli parla d’amore, di un amore immenso. «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».

Quel "chiunque" siamo noi, sei tu, sono io. Il regalo più grande che sia mai stato donato è per te, è per me.

Quando qualcuno ti fa un regalo, non è mai educato chiedere quanto è costato, ma in questo caso, il Vangelo di oggi ci dice quanto è costato questo dono di Dio, e credimi, è costato davvero tanto. Per farci questo dono Dio ha dovuto pagare con la vita del suo unico Figlio. Riesci ad immaginare quanto grande sia l'amore di Dio per noi da fargli decidere di mandare sulla terra il suo unico Figlio a morire sulla croce perché noi potessimo avere la vita eterna? E riesci ad immaginare quanto può averci amato Gesù per accettare di morire su quella croce per donarci la vita eterna?

Che regalo grande... la vita eterna... e l'unica cosa che dobbiamo fare per ricevere questo regalo è di credere ed accettare Gesù come Signore e Salvatore della nostra vita.

L'abbraccio di Gesù

L'Impegno

La croce è il simbolo del cristianesimo proprio perché è lì che Gesù ha manifestato tutto il suo amore per noi. Quando alziamo gli occhi e guardiamo la croce non dovremmo pensare “quanto ha sofferto!” ma dovremmo esclamare “quanto mi ha amato!”

La frase su cui dobbiamo riflettere questa settimana è proprio questa: «“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito»”. Mettiamo al posto del “mondo” il nostro nome: «Dio ha tanto amato Paolo da dare il suo Figlio unigenito». Ci sentiremo al sicuro, protetti, abbracciati da braccia grandi e calde.

Ecco quanto valiamo: Dio ha dato la vita per noi, per te! Dio ti ama fino a morire per te!

Tu vali la vita di Dio!

Buona domenica

martedì 9 marzo 2021

Qual è il decalogo della vostra coppia?

I 10 comandamenti del matrimonio

Ogni coppia ha il suo decalogo, ma come viviamo le regole che ci diamo nel nostro rapporto di coppia?

La liturgia della quarta domenica di quaresima, nella prima lettura tratta dal libro dell'Esodo, ci ha presentato il decalogo. Dieci parole che ci interrogano personalmente, ma che troppo spesso vengono erroneamente interpretate come obblighi.

Queste dieci parole di saggezza pronunciate da Dio sul monte Sinai, non servono a stabilire ciò che è bene e ciò che è male, ciò che lecito e ciò che non lo è, ma vanno a fissare il motivo di fondo del nostro legame personale con Dio. Se ci fermiamo alle regole, non riusciremo mai a capire il valore che le sottende, non riusciremo mai a capire e a vivere il nostro rapporto con Dio. Non riusciremo a riconoscerlo come Padre, ma lo vedremo sempre e solo come un giudice, nella misura in cui io creatura, figlio e peccatore, rispondo o non rispondo alle sue regole.

Senza regole non può esistere una relazione

Anche il legame di coppia è fatto di regole, e anche tante. Ogni coppia ha il suo decalogo, che non sono un insieme di obblighi da rispettare, ma parole d'amore e di tenerezza, senza le quali non esisterebbe il legame. Sono le regole dettate dall'amore stesso, che ancora una volta non servono a stabilire ciò che è lecito e ciò che non lo è, ma che fanno emergere il valore di fondo che sta alla base del rapporto. Anche nella coppia, se ci fermiamo alle regole, la relazione diventa una prigione, una lista sterile di cose da fare o non fare, dove il rispetto, l'amore, il noi sparisce.

Tanto è vero che quando si litiga, quando il legame inizia a vacillare, le prime ad emergere sono proprio le regole, e da amanti ci trasformiamo in calcolatori. Tu hai fatto questo e quello, io non ho fatto questo e quell'altro. Tu avresti dovuto fare o dire questa cosa... Quando perdiamo il valore che è alla base del nostro legame d'amore, restano solo gli schemi. Sterili, freddi, calcolatori.

Ecco perché è importate mantenere vivo e rinnovare sempre il nostro legame. Il legame personale con Dio, che non ci giudica, ma che ci ama come un Padre, ed il legame fra noi due, in ogni circostanza, anche nelle più difficili, anche quando subentrano le difficoltà, la sofferenza.

Dare la vita per amore

Rinnoviamo il significato che diamo a quel ti amo”, appoggiando lo sguardo sulla croce, su Colui che ha portato l’amore fino al sacrificio della vita, perché se guardiamo alla croce come l’esaltazione della sofferenza, allora non solo non riusciremo mai a capire a fondo il nostro rapporto con Dio, ma nemmeno quello con il nostro coniuge. Se quella croce che non deve mancare in nessuna casa mi dice invece «guarda fino a che punto io ti amo», allora capisco.

Guarda quanto ti amo

Capisco l’importanza della presenza di Gesù nella mia vita e nella nostra vita insieme. La presenza di chi mi guarda negli occhi da quella croce e mi dice: «Io sono presente nella tua vita, perché sono venuto sulla terra, ho vissuto sulla mia pelle quei pensieri, quei sentimenti, quelle situazioni che tu stai vivendo. Ed ho amato».

Prendi e mangia

«Prendi e mangia, questo è il mio corpo». Quante volte nella coppia ci diciamo questa frase. Prendi e mangia. Nella sessualità, ma non solo. Tutte le volte che mi dono al mio coniuge, che faccio dono della mia vita, con amore io dico «Prendi e mangia», e alimento l’amore, alimento il “noi”.

Ma se prendo senza gioia, se mangio con voracità, se non rispondo come sposo, come sposa a quel gesto d’amore, che cosa resta? Il vuoto.

È capitato. Lo abbiamo sperimentato. Lo abbiamo sentito nel profondo della nostra anima, ma dobbiamo trovare la forza per trasformarlo in un punto di partenza.

Per riuscire in questo noi sposi cristiani abbiamo un’arma in più, una bomba d’amore e d’energia. Lo Spirito Santo effuso da Gesù sulla croce in punto di morte, nel momento in cui ha donato il suo corpo e la sua vita per noi, effuso sulla nostra unione nel giorno delle nozze. Se pregato, invocato, bramato, diventa quel fuoco, quell’energia capace di trasformare il nostro amore terreno, in amore trinitario, di farci vivere l’esperienza dell’amore di Dio nella nostra unione sponsale.

Dobbiamo solo deciderci. Deciderci per Dio e deciderci per il nostro “noi”, senza obblighi, solo con l’amore e con la forza dello Spirito Santo.

venerdì 5 marzo 2021

Gesù scaccia i mercanti dal tempio

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Gv. 2,13-25 - III Domenica di Quaresima Anno B - 7 Marzo 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 2,13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.

Parola del Signore

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Il Commento

L’inverno sta finendo e la primavera è oramai dietro l’angolo. Le giornate si allungano, le temperature si alzano e la natura inizia a risvegliarsi. Gli alberi da frutto sono in fiore, così come le mimose. I prati si riempiono di margherite, e tutto ci sembra più bello, pieno di luce. Le finestre delle case cominciano a spalancarsi dopo un inverno in cui le abbiamo tenute chiuse per bene, e tante persone iniziano a fare le pulizie di primavera.

Hai mai aiutato la mamma nelle pulizie di primavera?

Io ricordo ancora quelle domeniche… scopa, paletta, panno da spolvero, bastone e straccio per il pavimento. Il mio compito era quello di pulire i vetri. Carta di giornale, vetril e tanto olio di gomito, magari con un bel sottofondo musicale.

La primavera è il momento ideale per dare una bella ripulita alla casa, per farle cambiare aria e per liberarci di tutte quelle cose che non ci servono più.

Il Vangelo di oggi ci parla di quel giorno in cui anche Gesù decise di fare a suo modo le pulizie di primavera.

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù decise di andare a Gerusalemme. Quando arriva si reca subito al tempio. Entrando si trova davanti una scena incredibile, non può credere ai suoi occhi.  Nell’area del tempio ci sono mercanti di ogni genere. Chi vende pecore, chi buoi, chi colombe da usare per i sacrifici nel tempio. Ci sono poi dei piccoli tavoli dove i cambiavalute, una specie di banchieri, scambiano le monete straniere con quelle ebraiche per le persone che vengono da lontano. Sembra di essere in un vero mercato piuttosto che in un tempio.

A Gesù tutto questo non piace proprio. Si arrabbia così tanto che arriva a farsi una frusta di cordicelle e scaccia tutti fuori dal tempio, con le loro pecore e i loro buoi. Rovescia i tavoli dei cambiavalute e getta tutto il denaro a terra. Va poi dai venditori di colombe e dice loro: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

Sì, direi proprio che Gesù quel giorno fece le pulizie di primavera al tempio.

Tutta questa confusione, soprattutto il mercato, fa davvero arrabbiare Gesù, perché si accorge che le persone che sono nel tempio hanno dimenticato il vero senso della Pasqua.

Oggi nella prima lettura abbiamo sentito come il popolo di Israele, aveva ricevuto da Dio dei buoni orientamenti. Li conosciamo come i dieci comandamenti, ma la Bibbia non parla di obblighi, anzi: queste dieci parole di saggezza che Dio pronuncia per il suo popolo, sono piene d’amore e di tenerezza!

Sono un invito, un consiglio, un’indicazione per vivere nella felicità! Non si tratta di cose impossibili o difficili: sono un sentiero che tutti possono percorrere, con semplicità. Vivere le dieci parole è il modo più facile per restare fedeli al patto d’amore con Dio.

Dieci parole che servono anche a noi oggi per dire a Dio che lo amiamo e per imparare ad essere persone leali, vere, rispettose della vita e della dignità di ogni essere umano.

Gesù vuole far capire, alle gente radunata al tempio quel giorno, che Dio ama chi si prende cura dell'altro, perché quello che viene fatto al più piccolo dei fratelli è come se venisse fatto a lui. Per questo motivo scaccia venditori e compratori.

La gente offre sacrifici, spende soldi per Dio, ma tutto questo non piace al Signore... Gesù si arrabbia perché non si può comprare Dio!

Non si può, e mi raccomando non fatelo mai, dire a Dio: siccome io ho fatto questo per te adesso tu devi fare questo per me. Siccome io ho comprato la candela e l'ho accesa tu mi devi fare il miracolo che ti chiedo.

Non si può fare della preghiera o delle buone azioni un "mercato" per comprare la protezione di Dio, o per convincerlo a fare quello che dico io.

Gesù ci chiede di pulire il nostro cuore

L'Impegno

Dio è amore... e l'amore si può solo chiedere... come fa uno che chiede l'elemosina…

L'amore si può solo offrire, donare, regalare...

Oggi allora guardiamo al Tempio come se fosse il nostro cuore. Riusciremo a vedere Gesù che si arrabbia esattamente come si arrabbia qualcuno che ci vuole bene quando vede che stiamo facendo, pensando o desiderando qualcosa che non è bene per noi.

In questa domenica di quaresima che ci prepara alla grande festa di Pasqua, Gesù ci chiede di guardarci dentro, e di cercare di capire con il suo aiuto, con la preghiera, se c’è qualcosa in noi che ha bisogno di essere pulito, cambiato. Che ne dite, ci sono delle zone del vostro cuore in cui Gesù ha bisogno di fare le pulizie di primavera cacciando via tutto quello che è solo apparenza esterna e non ci fa ascoltare la sua voce? Beh, nel mio cuore ce ne sono, e questa settimana cercherò di fare un po’ di pulizia…

Buona domenica e… buone pulizie

lunedì 1 marzo 2021

La trasfigurazione degli sposi

La trasfigurazione degli sposi

La trasfigurazione degli sposi ha inizio nella celebrazione del matrimonio e continua nella vita quotidiana

Il vangelo della seconda domenica del tempo di Quaresima, ci ha proposto ieri la trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor.

«Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro» (Mc. 9,2).

Proviamo a calare per un attimo quest’immagine, quest’icona, nel matrimonio cristiano, nella vita degli sposi.

Facciamo memoria e ricordiamo da dove è partito il nostro cammino coniugale. Proviamo a far riaffiorare i ricordi della messa del nostro matrimonio. Prima di lasciare la chiesa, il sacerdote ci ha benedetti con la formula della quarta preghiera di benedizione degli sposi: «Ora, Padre, guarda N. e N., che si affidano a te: trasfigura quest’opera che hai iniziato in loro rendila segno della tua carità. Scenda la tua benedizione su questi sposi, perché segnati col fuoco del tuo Spirito, diventino vangelo vivo tra gli uomini».

Insieme sulla montagna

E abbiamo iniziato il nostro cammino…

Con il sacramento del matrimonio, Gesù «prende con sé» lo sposo e la sposa e li conduce su un alto monte, per far vedere loro la gloria di Dio, per mostrare loro quella gloria, quella meraviglia a volte nascosta che Dio stesso ha contemplato in loro, dopo averli creati: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona». (Gen. 1,31)

Siamo una cosa molto buona. Siamo immagine di Dio, che ci ha «fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore ci ha coronato». (Cfr. Sal. 8,6)

Si la coppia di sposi è una meraviglia

Ma chi noi due? Con la nostra vita incasinata? Con il lavoro, lo stress, la pandemia, i figli grandi, piccoli, i nipoti. E poi con le nostre liti, il nervosismo, i momenti di buio e vuoto che a volte durano davvero troppo. Ma siamo proprio sicuri che la nostra coppia, la nostra famiglia sia davvero così meravigliosa?

Sì, voi siete una meraviglia! Con tutti i vostri difetti, i vostri nei, le vostre incertezze, e se davvero non riuscite a vederlo, se davvero vi guardate intorno e non riuscite a vedere altro che i vostri difetti, allora è arrivato il momento di fermarsi. Perché come diceva il grande scienziato Einstein quando si perde la meraviglia è come se si fosse morti, come se non si vedesse più nulla.

Contemplare il paradiso

Fermarsi e salire di nuovo sul monte

Prendetevi del tempo per voi. Don Carlo Rocchetta parla di una regola d’oro: 15 minuti al giorno, un’ora a settimana, un giorno al mese, una settimana l’anno. È il tempo per la coppia, è quel tempo in cui ci fermiamo, e insieme saliamo di nuovo sul monte Tabor, ma stavolta siamo noi che chiediamo a Gesù di venire con noi.

Fermiamoci e prendiamoci il tempo per guardarci negli occhi, per chiederci “come stai?”, per fare memoria di un’emozione vissuta insieme, per pregare insieme, per amarci, per tornare ad essere uno nella carne e nello spirito.

Perché noi sposi in fin dei conti siamo un po’ come Pietro, Giacomo e Giovanni. Loro vivevano con Gesù ogni minuto della loro giornata, lo avevano sempre accanto, ma nell’esperienza della trasfigurazione hanno sperimentato la meraviglia, hanno capito che stavano vivendo qualcosa di straordinario, qualcosa che non erano stati in grado di comprendere fino a quel momento. Gesù era sempre lo stesso, ma lì sul monte lo avevano finalmente visto in tutta la sua magnificenza.

Abbiamo bisogno di fermarci e salire sul monte per sperimentare la meraviglia della nostra vita di coppia, per renderci conto che stiamo vivendo qualcosa di straordinario, che magari non abbiamo ancora capito fino in fondo. Il nostro coniuge, il nostro matrimonio è sempre lo stesso, ma potremmo finalmente osservarlo, ammirarlo, gustarlo in tutta la sua magnificenza.

Perché la trasfigurazione, alla fine, è stato anche questo per i discepoli: rimanere per qualche istante immersi in quella Luce e gustare quella Bellezza senza dover per forza capire tutto.