venerdì 30 aprile 2021

Io sono la vite vera

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,1-8


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Parola del Signore.


Restate in me e darete frutto

Il Commento


Avete mai visto una vite? Non questa, ma la pianta. E’ un albero piccolo, basso con dei rami che sembrano dei sottili filamenti verdi, i tralci che portano il frutto e si legano al tronco della vite perché altrimenti crollerebbero e la nostra buona uva non riuscirebbe a nascere.


Ora pensate a cosa succede ad un ramo che viene spezzato da un albero. Si secca e muore. La stessa cosa succede ad un tralcio che viene spezzato dalla vite. Si secca, muore e non produce più uva. Diventa utile solo come legna da ardere.


Gesù nel Vangelo di oggi usa un’immagine semplice. Ci dice: "Io sono la vera vite, voi siete i tralci. Se rimarrete in me darete molto frutto, ma senza di me non potete fare nulla."


Gesù vuole che noi produciamo frutti. Frutti buoni come gentilezza, generosità, amicizia. Ma soprattutto vuole che amiamo il nostro prossimo così come Lui ci ama. 

Lo so, non è facile, abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno del suo aiuto. Come il tralcio  ha bisogno di restare collegato alla vite per produrre frutti, tu ed io dobbiamo restare collegati a Gesù per crescere e produrre i buoni frutti che Dio si aspetta da noi. Ma se ci allontaniamo da Gesù, le nostre foglie inizieranno ad appassire per poi morire e noi non saremo più in grado di produrre alcun frutto.


Gesù stesso paragona il suo rapporto con noi all'immagine della vite e dei tralci. Il tralcio, che porta frutto, Dio Padre lo pota perché il frutto sia più abbondante. Non dobbiamo, quindi, scoraggiarci di fronte alle difficoltà e alle sofferenze: esse servono per farci crescere bene. Gesù desidera restare collegato,  in comunione con ognuno di noi, per cui non dobbiamo sentirci mai abbandonati.


Il filo invisibile che ci permette di restare «in connessione» con Dio è la preghiera, e la forza che stabilisce questa connessione è lo Spirito Santo, che è Amore. Apriamoci allora a lui con la preghiera.


Preghiamo lo Spirito Santo

L'Impegno


Signore Gesù, non è semplice «connettersi» con te, e riconoscere la tua Voce tra le tante voci che ascolto ogni giorno. Spesso mi fermo a sentire solo ciò che mi piace e rimango «scollegato» da te. Le mie parole e i miei gesti non sempre esprimono vita, amore, gioia, anzi, tante volte, offendono e arrecano sofferenza agli altri.


Aiutami, Signore Gesù, a comprendere il tuo grande amore per me, a prendermi del tempo per «collegarmi» con te, ascoltare la tua Parola, celebrare e accogliere il tuo dono nella Messa, per lasciarti vivere in me ed essere, ogni giorno, testimone della tua tenerezza.


mercoledì 28 aprile 2021

Il Rosario a Maggio da 30 Santuari del mondo

La preghiera del Rosario in famiglia

Il mondo invocherà Maria durante tutto il prossimo mese di maggio con il rosario quotidiano 


Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio”. Questo è il tema scelto da Papa Francesco per la maratona di preghiera per invocare la fine della pandemia che coinvolgerà in modo speciale 30 Santuari del mondo con la recita del Rosario durante tutto il mese di maggio. Un atto di affidamento a Maria, la madre che Gesù ci ha regalato dalla croce affinché non fossimo mai soli, colei che alle nozze di Cana era attenta ai bisogni degli sposi e che continua a stare attenta a noi anche oggi. Soprattutto nei momenti difficili. Il Santo Padre ci invita a rivolgerci a Maria, perché accolga questa domanda come una madre che sa ciò di cui noi abbiamo bisogno, e interceda presso Dio per il suo popolo. 


Il Rosario sarà recitato ogni giorno alle 18.00 e trasmesso in diretta sui canali ufficiali della Santa Sede. Papa Francesco aprirà personalmente la preghiera primo maggio e la concluderà il 31 maggio. 


Il Rosario il 9 Maggio a Loreto


Fra i santuari scelti dal Santo Padre per questa iniziativa c'è anche il Santuario della Santa Casa di Loreto, che ospiterà la preghiera Domenica 9 Maggio. Come disse il nostro Arcivescovo Mons. Fabio Dal Cin lo scorso anno in occasione della recita del santo Rosario il 30 Maggio in collegamento con il Papa e con molti altri santuari del mondo, "continuare questa preghiera anche dalla Santa Casa è un grande messaggio, perché la Casa di Maria è la casa di tutti i figli di Dio, è la casa di tutta l'umanità; è la casa aperta a tutti i popoli e credo che proprio in questo momento, che avvertiamo che da soli non possiamo realizzare il bene ma dobbiamo essere uniti con gli altri, questo grande messaggio di unità ci aiuta tutti, ci apre tutti ad essere un cuor solo e un'anima sola." 


Santuario Santa Casa

Nessuno si salva da solo


Sono trascorsi dodici mesi, ma queste parole dell'Arcivescovo di Loreto sono più che mai attuali. In questo lungo periodo di pandemia abbiamo forse finalmente capito che nessuno si salva da solo, che abbiamo bisogno di agire, pensare e pregare in unità. Abbiamo bisogno di riscoprire il valore della comunione, della comunità, ripartendo proprio dalle quelle più piccole, dalle nostre famiglie, luoghi dove siamo tornati, a volte anche forzatamente, a vivere e a condividere. Non è stato facile, non ci eravamo più abituati. Abbiamo dovuto toglierci le maschere e farle togliere a chi ci stava accanto, e a volte quello che abbiamo trovato non ci è piaciuto. ma se ci crede davvero, la famiglia ha in sé la forza per ripartire, per ricominciare. Lo Spirito Santo effuso sugli sposi nel giorno delle nozze, è quella forza d'amore che se pregato ed invocato ci aiuta a vincere il mondo. 


Lasciamoci allora coinvolgere dallo Spirito Santo in questa iniziativa, e prendiamoci questo tempo. Si tratta di trovare meno di mezzora al giorno, per unirci alla Chiesa che prega, per invocare la fine di questa pandemia che sta uccidendo il corpo e l'anima, che sta annientando comunione e comunità, che ci sta isolando nel nostro piccolo mondo. Dovunque tu sia, da sabato primo maggio, alle 18.00 fermati, se puoi prendi in mano una corona del Rosario e prega. Prega con tutta la chiesa, ma soprattutto prega con chi ti sta accanto, con il tuo coniuge, con i tuoi figli, con i tuoi genitori, con i tuoi amici, con i tuoi colleghi. 


Maggio mese del Rosario

Pregare il rosario in famiglia


Se ti sembra una sfida, accettala. Porta la potenza della preghiera del Rosario nella tua famiglia, magari a piccoli passi, magari in punta di piedi. Recitare il rosario in famiglia significa meditare e rivivere l'amore di Maria, nostra madre per Gesù, e questo ci renderà ancora più uniti e ci aiuterà a superare ogni prova. 






venerdì 23 aprile 2021

Io sono il buon pastore

A piccoli passi...
Un breve commento per avvicinare bambini e ragazzi al Vangelo della domenica

La parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 10,11-18


In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.


Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.


Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


Parola del Signore


Il pastore e le sue pecore


Il Commento

Sapete cos’è un pastore? Ma certo che lo sapete. Il pastore è colui che si prende cura delle pecore. 

E sapete cos'è un vincastro? È un bastone di salice curvato nella sommità che risultava essere molto utile al pastore. Se una pecora prendeva una direzione sbagliata, il pastore poteva accompagnarla nel gregge usando il vincastro. Serviva al pastore, sia per difendere se stesso e il gregge dagli assalti dei briganti e dei lupi, sia come sostegno per se stesso e gli agnelli ancora piccoli, quando camminavano e pascolavano sui terreni impervi. Il pastore è la persona che si prende cura del gregge, che è responsabile delle sue pecore.


Per noi, oggi, non è così facile immaginare la vita di un pastore: è un'esperienza lontana da noi e probabilmente sappiamo poco di come vive un pastore, perciò abbiamo deciso di raccontarvi una breve storia per capire cosa significa occuparsi degli altri.


Alessia è una ragazza di 13 anni. La scorsa estate decise di comprarsi un monopattino elettrico, e così pensò bene di iniziare a fare la pet-sitter. Si sarebbe presa cura degli animali domestici delle persone che andavano in vacanza. avrebbe portato a passeggio i cani, avrebbe fatto loro il bagno, pulito le gabbie degli uccellini, dato loro il cibo, insomma tutto ciò di cui avrebbero avuto bisogno. Nel suo quartiere c’erano tanti animali domestici e l’idea le sembrò perfetta.


E fu proprio così. Quando i suoi vicini seppero della sua intenzione, il suo telefono iniziò a squillare e la lista delle prenotazioni iniziò a riempirsi. Prima ancora di rendersene conto si trovò con tutta l’estate prenotata.


Il primo giorno si dovette occupare di cinque animali. Portare a passeggio il cane della signora Rossi, prendersi cura del gatto della famiglia Bianchi, poi andare dai Gracchi in fondo alla via per pulire la gabbia degli uccellini e far loro cibo e acqua. La sua migliore amica poi, le aveva lasciato una tartaruga, e per ultimo c’era il criceto dei Magrini e bisognava far attenzione che non scappasse mentre lei puliva la gabbia.


Alessia era stremata. Aveva impiegato mezza giornata per un lavoro che pensava le prendesse solo un paio d’ore. Diede un’occhiata all’agenda della settimana e si accorse che ogni giorno era così pieno di impegni. Non era affatto divertente.


“Non pensavo che prendersi cura degli animali fosse così difficile” disse alla mamma, “c’è tanto lavoro e tanta responsabilità!”


Alessia non mollò, lavorò duro per tutta l’estate e alla fine non solo guadagnò abbastanza per comprarsi il monopattino elettrico, ma tutti quegli animali domestici diventarono un po’ anche i suoi e ognuno di loro aveva trovato un posto nel suo cuore.


L’amore e l’attenzione che Alessia donava agli animali fu subito notato da tutto il vicinato. Alcuni le chiesero di prenotarsi già per l’anno successivo e tutti iniziarono a chiamarla la "Pet Girl."


Nel Vangelo di oggi Gesù ci dice che Lui è il "Buon Pastore," perché, proprio come Alessia, ama le sue pecore. Ha dato tutto se stesso per loro, fino a donare la sua stessa vita, fino a morire per il suo gregge, per ognuno di noi. 


La certezza più bella, per noi, è sapere di far parte proprio di quel gregge, di essere anche noi tra le pecore amate, conosciute, difese dal Buon Pastore.


Preghiamo insieme

L'impegno

Ci sentiamo così, ogni giorno, pecorelle circondate dalla tenerezza del nostro Pastore Gesù? Fermiamoci un istante e, nel silenzio del cuore, preghiamo:

Gesù, mio Pastore,

fa che nei momenti difficili, io ricordi di essere sempre protetto dalla forza del tuo Spirito.

Gesù, mio Pastore,

fa che nei giorni tristi, risuoni dentro il mio cuore la tua voce che consola e sostiene.

Gesù, mio Pastore,

quando mi sento solo e spaventato, conducimi tu, con dolcezza, perché ogni mio passo sia dietro di te, al sicuro da ogni male, nella certezza che tu mi vuoi infinitamente bene, fino ad offrire la tua vita per me!


Amen


giovedì 22 aprile 2021

Gli sposi diventano santi vivendo le nozze

Breve riflessione sulla bellezza del matrimonio dopo 15 anni di vita da sposati


Lunedì sera Diane ed io abbiamo seguito l’incontro di pastorale familiare online proposto dalla diocesi di Loreto con Don Carlo Rocchetta. Dopo la bella e intensa catechesi sulla spiritualità coniugale e familiare, ci siamo divisi in stanze virtuali per qualche minuto di condivisione. La stanza virtuale doveva essere composta da tre coppie, ma una delle tre aveva microfono e video spenti e così abbiamo iniziato a dialogare con una coppia di Agrigento.

Dopo qualche minuto si accende anche la terza finestra ed appaiono i visi belli e sorridenti di una coppia con qualche primavera alle spalle. Non ricordo i loro nomi, sono veramente pessimo quanto a memoria per i nomi, ma non dimenticherò mai i loro visi.


Loreto Family

 

Sono di Livorno, sposati da un tot di anni, con sei figli e tanti nipotini. La figlia maggiore ha 46 anni e il figlio più piccolo ne ha 30. L’amore che sgorgava dai loro occhi, i loro sorrisi e le loro parole sono state la testimonianza viva di quanto ascoltato fino a quel momento. A nulla valgono le belle catechesi, i bei discorsi se poi non riusciamo a toccare con mano, a guardare negli occhi, il frutto di una vita di coppia vissuta con Gesù, guidata dallo Spirito, in cammino verso Dio Padre.


Se è vero che come ci diceva Don Carlo Rocchetta una coppia diventa ciò che celebra, ecco allora che negli sguardi e nelle parole intrise di tenerezza di quei coniugi si riconosceva l’amore trinitario che è accoglienza, dono e condivisione.


Ho guardato Diane, il suo viso stanco dopo una giornata intensa, ho pensato a noi due, a tutte le esperienze fatte insieme, alle nostre gioie, alle nostre sofferenze, ai nostri figli, e a quanto sarebbe bello invecchiare insieme così, come quella coppia di nonni di Livorno.


Oggi il nostro cammino matrimoniale compie 15 anni. Abbiamo attraversato diversi guadi, alcuni con l’acqua che arrivava alla gola. Abbiamo imparato a risceglierci, riscoprirci, riamarci ogni giorno. Stiamo crescendo insieme amandoci, donandoci l’uno all’altra. Diane mi sta aiutando a diventare più uomo, giorno dopo giorno, e lo stesso cerco di fare io, far diventare mia moglie più donna, ogni giorno di più. Non la donna che voglio io, ma la donna stupenda che il Signore ha scelto per me, quella creatura meravigliosa che lui ha pensato e creato nel segreto.



Il che non significa perfetta, ma perfetta per me, perché insieme possiamo diventare specchio positivo l’uno dell’altra, immagine della Santa Trinità.


Oggi celebriamo noi stessi, il sogno di Dio che si riflette nel nostro sogno di una famiglia che cammina sulle orme di Cristo, che si ciba della preghiera, della Parola e dell'Eucaristia, pane e vino che ci aiuta a camminare. Il sogno di una coppia che ha scoperto la forza unificante dello Spirito Santo, che continua a cadere, a volte a farsi anche male, ma che continua a prendersi cura l’uno dell’altra con tenerezza, dove uno si fa medico dell’altra e non giudice, dove cerchiamo di prenderci cura delle ferite dell’altro, quelle appena aperte e quelle che non si sono mai rimarginate.


E ci prendiamo un impegno. Cercheremo di fare ogni giorno più nostro l’ABC della tenerezza di coppia di cui parla Don Carlo Rocchetta. Di cosa si tratta? E’ davvero semplice

Abbracci - Baci - Carezze


Provate anche voi… funziona davvero.


venerdì 16 aprile 2021

Di questo voi siete testimoni

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Lc. 24, 35-48 - Non sono un fantasma - III domenica di Pasqua - Anno B - 18 Aprile 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Parola del Signore

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Il Commento

Sapete chi è un testimone? Un testimone è una persona che potrebbe aver visto un incidente o essere stato presente durante un crimine e che viene chiamato appunto a testimoniare in tribunale durante i processi. Ci sono testimoni che si presentano volontariamente ed altri che vengono chiamati direttamente dalla corte.

Anche se non siete mai stati testimoni di qualcosa, avrete sicuramente visto alla TV dei film in cui qualcuno è chiamato al tribunale come testimone. Avrete visto che gli chiedono di appoggiare la mano sinistra sulla Bibbia e con la mano destra alzata devono giurare di dire tutta la verità, solo la verità, nient’altro che la verità. Dopodiché il giudice comincia a porre delle domande su quello che il testimone possa aver visto o ascoltato per aiutarlo a decidere se l’imputato è colpevole o innocente.

Non c’è nulla da temere quando si è chiamati a testimoniare, l’importante è dire sempre la verità.

Nel Vangelo di oggi, abbiamo visto Gesù parlare con i suoi discepoli dopo essere risorto dalla morte. I discepoli non avevano ancora ben capito cosa fosse la resurrezione, e anche se potevano vederlo e parlare con lui, pensavano di parlare con un fantasma. In realtà avevano tutti un po’ paura.

"Perché siete spaventati e perché dubitate?" Chiede loro Gesù. "Guardate le mie mani e i miei piedi. Toccatemi. Un fantasma non ha carne ed ossa." Poi chiese loro, "Avete qualcosa da mangiare?" Gli diedero un po’ di pesce. Lui lo prese e lo mangiò per mostrare loro che non era un fantasma. Dopo tutto i fantasmi non mangiano.

I discepoli capirono che Gesù era risorto, era tornato in vita, e passarono quasi tutto il mese successivo con Lui. Gesù li aiutò a capire le Scritture. disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni e dovete raccontare tutto quello che avete visto».

Dopo che Gesù ascese al cielo, quegli stessi discepoli andarono in tutto il mondo a raccontare a tutti di Gesù, della sua crocifissione, della sua morte, e della sua resurrezione. Non si fermarono mai.

Gesù ci chiama ad essere suoi testimoni

L'Impegno

Gesù oggi sta chiamando anche noi ad essere testimoni, si proprio tu ed io. Non abbiamo nessun motivo do aver paura. Tutto quello che Gesù ci chiede è di raccontare agli altri ciò che Lui ha fatto per noi, come ci ha cambiato la vita. Vuole che raccontiamo a tutti come sia morto e poi risorto dalla morte perché noi potessimo avere la vita eterna.

Che ne dite? Siete pronti a testimoniare per Gesù? A diventare suoi testimoni nelle vostre famiglie, con i vostri amici, nel mondo?

Padre, noi ti ringraziamo per aver mandato il tuo unico figlio Gesù a perdonare i nostri peccati e a donarci la vita eterna. Aiutaci ad essere testimoni fedeli di tutto ciò che Lui ha fatto per noi.

Amen

Buona domenica

 

lunedì 12 aprile 2021

Misericordia sei tu

"L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia"

Ieri, mentre la Parola ci metteva di fronte alle nostre piccole e grandi incredulità, alle nostre debolezze nella fede, facendoci sentire tutti un po’ come Tommaso, in tutte le chiese del mondo si è celebrata la festa della Divina Misericordia, istituita da Giovanni Paolo II nel 1992 che la fissò nella domenica dopo la Pasqua, quando si legge il Vangelo di San Giovanni che descrive l’apparizione di Gesù risorto nel Cenacolo e l’istituzione del sacramento della penitenza (Gv. 20, 19-29). A volerla, secondo le visioni avute da suor Faustina Kowalska, la religiosa polacca canonizzata da Wojtyla nel 2000, fu Gesù stesso.

Pace a voi 

È Gesù che entra nella nostra vita anche quando ci ostiniamo a tenere le porte del cuore ben serrate; è Lui che con infinita tenerezza ci guarda negli occhi e ci dice “Pace a voi”. Non fa domande, non rivanga il nostro passato, non sottolinea i nostri errori, i nostri peccati, non giudica, ma ci mostra le sue mani bucate e ripete con amore “Pace a voi”.

Si è lasciato arrestare, insultare, flagellare, inchiodare ad una croce. Ha lasciato che lo uccidessero come l’ultimo dei briganti, solo, abbandonato da tutti. Ha patito la sua passione, ci ha amato fino alla morte, ed è risorto proprio per questo, per donarci la sua Pace.

Ma noi cosa ne abbiamo fatto di quella pace? A partire proprio dalla nostra coppia, dalla nostra famiglia. Riusciamo a vivere nella pace?

Disse Gesù a Suor Faustina: "L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia" (Diario, p. 132).

Adoriamo il Signore

La preghiera alla Divina Misericordia 

E allora iniziamo fin da ora, come sposi, come genitori, come figli, a rivolgerci con fiducia alla divina misericordia, e trasformiamo la nostra lettura in preghiera.

Misericordia Gesù, per tutte quelle volte che ti ho offeso, per tutte le volte che ho fatto del male a me stesso, e agli altri, pur essendo consapevole delle mie azioni.

Misericordia Gesù, per le mie mancanze come sposo, per le mie debolezze, per il mio orgoglio, la mia testardaggine, per tutti i miei piccoli e grandi tradimenti, per tutte le volte che non ho amato la mia sposa come tu la ami, per tutte le volte che i miei occhi e i miei pensieri si sono persi in altri volti, si sono sporcati con immagini pornografiche.

Misericordia Gesù, per le mie mancanze come sposa, per quando mi faccio prendere dalla frenesia delle cose di casa e non ascolto il mio sposo, per tutte quelle volte che dedicando me stessa ai figli ho trascurato lui, per quando metto la mia famiglia d’origine prima del noi, per quando lo critico con cattiveria e non riesco a guardarlo con amore come lo guardi tu.

Misericordia Gesù, per tutte quelle volte che non sono stato genitore, per quando non ho saputo ascoltare il grido d’aiuto dei miei figli, per quando ho lasciato che il nervosismo e la stanchezza prendessero il sopravvento sull’amore, per quando li ho feriti con le mie parole, o con le mie azioni, per quando ho alzato le mani, per quando non sono stato capace di dare loro una carezza.

Misericordia Gesù per tutte quelle volte che non sono stato un buon figlio, per le mie ribellioni, per il mio egoismo, per quel “ti voglio bene” non detto, per quella telefonata non fatta, per la solitudine in cui ho lasciato i miei genitori, per non esserci stato quando c’era bisogno di me.

Misericordia Gesù per tutte le famiglie dilaniate dalla violenza, per quei mariti che non sanno amare, per quegli uomini che non sono mai riusciti a diventare padri, per tutte le donne umiliate e violentate anche fra le mura domestiche, per i tanti figli abbandonati a sé stessi, per i bambini abortiti. Misericordia Gesù per tutte le donne che vivono nella paura o nel rimorso, per chi è costretto a vendersi sulle strade, per chi una strada non la trova più.

Misericordia Gesù

Pace a te 

Il Signore è venuto per salvarci, ed è ancora qui oggi, davanti a te che bussa alla porta del tuo cuore, e dice “Pace a te”. Apri il tuo cuore, lascia entrare la sua misericordia, offri a Lui tutto quello che rende i tuoi passi pesanti, che ti blocca sulla soglia del Suo cuore. Non avere paura e non giudicarti, Lui ti aspetta nel sacramento della riconciliazione per donarti la Sua Pace e continuare a camminare con te.


venerdì 9 aprile 2021

Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Gv. 20, 19-31 - L'incredulità di Tommaso - II domenica di Pasqua - Anno B - 11 Aprile 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 20,19-31


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.


Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».


Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».


Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


Parola del Signore


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Il Commento

Vi piacciono le classifiche? L’altro giorno sentivo per radio la classifica dei dieci brani più ascoltati nella settimana e mi è venuto in mente che esistono tante classifiche. I dieci film più visti, le dieci città da visitare, le dieci isole più belle. Praticamente esiste una classifica per qualunque cosa ci venga in mente.


Così oggi vorrei proporvi una nuova classifica: “I dieci motivi per NON perdere la messa della domenica”.


Ogni domenica ci troviamo con lo stesso dilemma: svegliarsi ed andare a messa invece che restare a casa a giocare, o magari andare a fare una passeggiata o al mare.


Ecco oggi vorremmo darvi dieci motivi per NON perdere la messa domenicale sperando che vi aiutino a prendere una decisione.


10. Gelato al cioccolato prima della messa  (Ok scherzavo!)


9. Incontrare i compagni di catechismo 


8. Cantare le lodi al Signore


7. Ascoltare l’omelia del parroco


6. Ricevere il supporto degli altri ed essere di supporto per gli altri


5. Capire la Bibbia


4. Pregare gli uni per gli altri 


3. Crescere nella fede


2. Saltare una messa rende più semplice saltare quella della domenica successiva e così via


E al primo posto della classifica dei motivi per cui NON perdere la messa domenicale c’è... 


1. Sicuramente ti perderai qualcosa di speciale che DIO ha preparato per TE! 


Che cosa sarà questo qualcosa di speciale? Bene, il Vangelo di oggi potrebbe aiutarci a capirlo.


Era la domenica dopo che Gesù fu crocifisso e i suoi discepoli erano riuniti in una stanza chiusa. Stavano insieme in quella stanza chiusa perché avevano paura dei Giudei. Il Vangelo ci dice che anche se le porte erano chiuse, Gesù entrò nella  stanza e stette in mezzo a loro. Quando i discepoli videro Gesù furono felicissimi. 


Tommaso, uno dei discepoli, non era nella stanza quando Gesù appari loro. Non sappiamo dove fosse, forse era andato a pescare o a farsi una passeggiata, o magari aveva deciso di restarsene a casa. Quando gli altri discepoli lo incontrarono gli dissero che avevano incontrato Gesù, ma lui non credette alle loro parole. «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo»  Disse Tommaso.


Una settimana dopo, i discepoli si trovavano di nuovo tutti insieme nella stessa stanza e questa volta Tommaso era con loro. Accadde esattamente la stessa cosa. Anche se le porte erano chiuse, Gesù venne e stette in mezzo a loro. Si voltò verso Tommaso e disse:  «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!


Tommaso non ebbe bisogno di toccare le ferite provocate dai chiodi della croce o la ferita ancora aperta sul suo costato. Si inginocchiò davanti a Gesù è disse “Mio Signore e mio Dio!”


Non essere incredulo

L'Impegno


Prima di tornare al cielo da suo Padre, Gesù disse ai suoi discepoli  che quando due o tre si riuniscono nel suo nome, Lui è presente con loro. Ogni settimana noi tutti ci riuniamo nel Suo nome in chiesa per pregarlo ed adorarlo. Perciò, avete capito cosa ci perdiamo se non andiamo in chiesa la domenica? Ci perdiamo esattamente quello che perse Tommaso, la possibilità di stare con Gesù!


Oggi allora prendiamoci questo impegno. Mettiamo Gesù al primo posto della nostra classifica delle cose importanti da fare la domenica, per non correre il rischio di perderci l’incontro personale che Gesù ha preparato per noi.


Santa domenica 


martedì 6 aprile 2021

La coppia testimone della resurrezione

La oppia testimonia la resurrezione

La gioia con cui affrontiamo la vita testimonia la resurrezione di Cristo 


Alleluia! Gesù è risorto!

Già da sabato sera questo grido di gioia è risuonato in tutte le chiese. Un’acclamazione di giubilo che deriva da un antichissimo uso ebraico che vuol dire “lode a Dio” e che è diventato abituale nel linguaggio della Chiesa per esprimere la gioia di lodare il Signore, specialmente nel tempo pasquale.

Un grido di gioia che però in alcuni casi è rimasto mezzo soffocato all’interno delle pareti di quelle chiese. Quanti di noi hanno veramente portato a casa la gioia della resurrezione? Quanti di noi sono riusciti a trasmetterla? Basta dare un’occhiata ai messaggi d’auguri che ci siamo scambiati, magari appena usciti dalla chiesa, con il cellulare in mano. Ti auguro una felice Pasqua. Serena Pasqua a te e famiglia. Messaggini con foto primaverili con fiori, pulcini ed ovetti…

In questi di giorni di Pasqua, siamo riusciti a comunicare a tutti la gioia di Cristo risorto che ha vinto la morte e il peccato, o a volte ci siamo sentiti esagerati, e magari ci siamo anche vergognati, preferendo frasi di circostanza alla testimonianza della gioia e della fede?

Il sepolcro vuoto 

Dio è morto

“Se la vostra fede vi rende beati, datevi da conoscere come beati! Se la lieta novella della vostra Bibbia vi stesse scritta in faccia, non avreste bisogno di imporre così rigidamente la fede. (Friedrich W. Nietzsche Umano, troppo umano 1878).

Partendo da queste provocazioni, il filosofo Friedrich W. Nietzsche, arrivò a dichiarare che “Dio è stato ucciso nell’indifferenza e nella disattenzione con la furbizia e il compiacimento dell’uomo mediocre. Dio è morto tra uomini addomesticati e vili, senza la tragedia che l’enormità del fatto avrebbe dovuto comportare”.

Ma come, direte voi, siamo nella settimana di Pasqua e parliamo della morte di Dio?

La Pasqua mistero di morte e di vita

Ebbene sì, perché la Pasqua è un mistero di morte e di vita, di croce e di risurrezione, saldamente impastate insieme. Noi crediamo che Cristo è morto e risorto, ma troppo spesso viviamo, agiamo e parliamo come se i primi a non esserne completamente convinti siamo proprio noi. Non portiamo stampata in faccia la gioia della resurrezione, la Buona Novella della Bibbia. Non testimoniamo con la vita la nostra fede nella salvezza.

Rischiamo di cadere in quella che Papa Francesco nell’Evangeli Gaudium chiama la psicologia della tomba, “che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo. Delusi dalla realtà, dalla chiesa o da sé stessi, vivono la costante tentazione di attaccarsi a una tristezza dolciastra, senza speranza, che si impadronisce del cuore.”

E così non siamo capaci di trasmettere al mondo la gioia di essere figli amati di un Dio Padre e diventiamo complici di un pensiero e di una società che sta lentamente uccidendo Dio, così come sta lentamente e inesorabilmente uccidendo la famiglia perché noi sposi cristiani non riusciamo a testimoniarne la bellezza. 

Noi due come i discepoli di Emmaus

La coppia a Emmaus
Troppe volte camminiamo nei nostri matrimoni con lo stesso passo che avevano i discepoli di Emmaus. Tristi e delusi, da una relazione di amore coniugale, così fresca e scoppiettante all’inizio ma che si è poi ingiallita con il tempo, appesantita e affossata dalla stanchezza che diventa una scusa per non pregare, dalle critiche, dalla ricerca di spazi e tempi di libertà, dai progetti non più condivisi, dal sarcasmo, dai silenzi e da una lunga serie di eccetera che racconterebbe la storia di ogni coppia.

Eppure il Risorto cammina con i discepoli di Emmaus, così come cammina con noi; è venuto ad abitare con noi, nella nostra casa nel giorno delle nostre nozze, e non ci ha mai abbandonato. È per questo che le parole dell’angelo alle donne oggi sono anche per noi: “Non abbiate paura!”

Non temete il peso delle vostre fragilità, non temete la stanchezza, quel buio che a volte vi avvolge come la morte. Non temete se il vino sembra essere finito; continuate a riempire le giare con l’acqua delle vostre debolezze, dei vostri difetti e dei vostri limiti, consapevoli che a fare il vino buono ci pensa Lui.

Se noi coppie cristiane camminiamo con Gesù, se ci facciamo guidare dallo Spirito, allora anche noi potremo dire «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via?». E potremo riprendere a camminare insieme senza indugio con quel fuoco vivo nel cuore che riaccende il nostro amore, che fa risplendere i nostri volti così che chi incrocerà il nostro sguardo, o ci vedrà insieme potrà dire: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!».

Buon cammino