venerdì 29 ottobre 2021

Amerai il tuo prossimo come te stesso

 

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 12,28b-34 

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Parola del Signore.

Ama il prossimo tuo

Il Commento

Vi piace giocare? Penso proprio di sì… Quando ero piccolo il mio gioco da tavolo preferito era il Risiko. Oramai sono grande, ma mi diverto ancora a giocare con i miei figli, con la mia famiglia e anche con gli amici. Giochiamo a calcio, a carte, e d’inverno a volte ci sediamo tutti intorno a un bel gioco da tavolo.  Ogni gioco ha le sue regole ed è importantissimo che ognuno le conosca per poter giocare. 

Avete mai provato a giocare con qualcuno che non rispetta le regole? E voi, le seguite sempre le regole del gioco? 

Anche nella vita ci sono delle regole da seguire, e sono tutte scritte in questo libro. Per vivere felici è importante seguire le regole di vita che il Signore ci ha donato.

Questa settimana ce lo ricorda la voce di Mosè, che nella prima lettura si rivolge al popolo con queste parole: “Ascolta, Israele!”

Ma che cosa deve ascoltare il popolo di Israele? I comandamenti di Dio: ascoltarli e metterli in pratica.

E perché? Perché il popolo d’Israele dovrebbe fare quanto gli viene comandato da Dio? Per paura? Per dimostrare che sono bravi? Nooo! Sentite come prosegue Mosè: “perché tu sia felice”!!!

Il Padre buono ci dà le sue leggi da seguire per questo splendido motivo: per essere felici, perché possiamo trovare la piena felicità.

Non sono regole che vogliono umiliarci, costringerci o sottometterci… sono regole che ci danno la felicità!

E che sono racchiuse in una sola parola: Ama!

“Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”.

Per essere felici, l’unica strada possibile è amare.

E nel brano del Vangelo di questa settimana, tratto dal racconto di Marco, Gesù rispondendo a un dottore della legge aggiunge un’altra regola, la seconda per importanza. Amerai il prossimo tuo come te stesso. Ama.

Ora immaginiamo per un attimo di essere anche noi tra la folla che sta ascoltando Gesù: facciamoci spazio, per metterci davanti e vedere che cosa accade.

Uno degli scribi, un uomo esperto in tutto ciò che riguarda la religione, ha ascoltato Gesù parlare e insegnare e ne è rimasto colpito. Così gli pone una domanda importante: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”

Non è una domanda a trabocchetto, non sta cercando di mettere Gesù in difficoltà: questo scriba è sinceramente interessato ad ascoltare la risposta di Gesù, vuole capire quale è secondo lui l’insegnamento più importante della Scrittura.

Il Signore Gesù, che conosce cosa c’è nel cuore di ciascuno, sente la sete di verità di questo scriba e risponde, citando proprio il passo del Deuteronomio che abbiamo letto oggi: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.”

E poi aggiunge il modo concreto di mostrare questo amore per Dio: “E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi”

Gesù non lascia dubbi: non ci sono comandamenti più importanti di questi. Non ci sono scorciatoie per raggiungere il Regno di Dio: questa è l’unica via. Non possiamo dire di amare il Signore se non amiamo il prossimo.

Solo amando il prossimo, l’amore per Dio diventa visibile, diventa vivo.

Gesù usa un metro di misura molto chiaro: ama il prossimo come te stesso. Ama gli altri con la cura che hai verso di te e come tu stesso vorresti essere amato da chi è accanto a te.

Ama il prossimo tuo

L'Impegno

Ma torniamo a noi. Abbiamo detto che anche noi siamo in mezzo alla folla che ammira il maestro, anche noi abbiamo ascoltato le parole di Gesù. Allora, fermiamoci un istante e 

proviamo a pensare: che cosa significano per noi queste parole di Gesù? Restiamo qualche momento in silenzio e proviamo a pensare al modo concreto in cui possiamo amare, nella nostra quotidianità, nella settimana che ci sta davanti.

Pensiamo ai nostri genitori, ai fratelli, ai compagni di scuola, agli insegnanti, agli amici con cui passiamo il tempo libero… sono tutti il nostro prossimo…

Come vogliamo amarli? Come possiamo amarli con tutta la mente, tutte le forze, tutto il cuore e tutta l’anima?

Ciascuno decida nel segreto del suo cuore, sapendo che questo è il modo più vero per manifestare il nostro amore per Dio. 

E durante questa settimana, mettete in pratica il vostro proposito, mettete in circolo l’amore. Iniziando proprio dal momento della sveglia al mattino, ringraziando il Signore per questo nuovo giorno e amando durante tutta la giornata, proprio come vorremmo essere amati. Con gli stessi sorrisi, con le stesse coccole, con le stesse parole. Così la sera quando sarete nel vostro letto, stanchi per la giornata passata ma felici per aver tanto amato, Gesù dirà anche a voi come allo scriba: Non sei lontano dal Regno di Dio! E con il cuore felice potrete dormire sereni!

Buona domenica


martedì 26 ottobre 2021

Cosa vuoi che io faccia per te?

Cosa vuoi che io faccia per te

Noi sposi come Bartimeo, non più ciechi e poveri, ma liberi e apostoli del suo amore 

Il Vangelo di domenica ci ha riproposto la frase che Gesù rivolse nel brano di domenica scorsa a Giacomo e Giovanni: «Che cosa volete che io faccia per voi?».

Questa volta il Signore si rivolge a Bartimeo, il cieco di Gerico che lo sente passare fra la folla e lo invoca: «Gesù, Figlio di Davide abbi pietà di me». Non ha paura di disturbare Gesù con la sua preghiera. Bartimeo grida anche se tutti sono sordi, compresi gli apostoli. Grida anche se molta gente intorno a lui gli dice di tacere, di portare pazienza, di arrendersi. Grida, e solo Gesù lo sente, lo ascolta, lo vede e interviene.

Il Mantello

Così Bartimeo corre anche se non vede, lascia il mantello, abbandona cioè tutte le sue sicurezze per riporre tutta la sua fiducia in Gesù. E sente quella voce piena di tenerezza che gli parla al cuore e gli chiede: “Cosa vuoi che io faccia per te?”.

La voce del Signore, è la voce dello Sposo che viene sempre incontro ai nostri bisogni, che è sempre pronto a servire, a farsi uno con noi, ed ogni volta che ci avviciniamo a lui ci chiede: “Cosa vuoi che io faccia per te?”.

Più che sulla nostra richiesta, più che sul miracolo in sé, questo brano e questa domanda mi hanno fatto riflettere sulla tenerezza e sull’attenzione di Gesù per Bartimeo. Si ferma, si volta e chiede “Cosa vuoi che io faccia per te?”.

Cosa vuoi che io faccia per te

Bartimeo siamo noi sposi

Oggi questa domanda il Signore la rivolge a noi sposi, oggi Bartimeo siamo noi. Noi sposi che abbiamo visto nascere e crescere il nostro amore, la nostra relazione e che poi lentamente, ci siamo lasciati accecare dal nostro orgoglio, dalle ferite che ci siamo inferti a vicenda, dal nostro lavoro, dalla routine quotidiana. Noi coniugi che ci teniamo stretti il mantello delle nostre sicurezze, che a volte non sono più nemmeno condivise. Ognuno il suo mantello, ognuno il suo cantuccio dove sedersi ed elemosinare un po’ d’amore, un po’ d’attenzione. Noi genitori che nel frastuono della vita, stentiamo a riconoscere il volto del Signore che ci cammina affianco.

L’evangelista Marco ci dice che dobbiamo solo trovare la forza di riconoscerlo, anche in mezzo alla folla, anche in mezzo alla confusione che attanaglia la nostra vita. Che dobbiamo avere il coraggio di alzarci, anche se molta gente intorno a noi ci dice di tacere, di portare pazienza, di arrenderci. Che dobbiamo abbandonare il nostro mantello, le nostre certezze, e scavalcare tutto ciò che cercherà di essere d’ostacolo al nostro incontro con il Salvatore. E così anche noi potremo trovarci faccia a faccia con il Signore e ascoltare quella voce che con amore e tenerezza ci chiede “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. 

Rabbuni, Maestro nostro, che noi possiamo tornare a vedere di nuovo.

E aprendo gli occhi vi stupirete nel vedere che di fronte a voi c’è il vostro coniuge, che lo sguardo pieno di tenerezza di Gesù è quello di tuo marito, di tua moglie, che il Signore vi ha donato una vista nuova, uno sguardo nuovo con cui guardarvi l’un l’altra e domandarvi con amore “Che cosa vuoi che io faccia per te?”.

Buon cammino


sabato 23 ottobre 2021

Gesù e Bartimeo

 

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore.

Gesù e Bartimeo

Il Commento

Oggi vorrei raccontarvi la storia di Tommaso.

Tommaso è un bambino di dodici anni, vivace e sportivo. Un giorno, mentre si divertiva con gli amici a fare delle acrobazie con la bici, perse il controllo. Cadendo i suoi occhiali si ruppero e alcune piccole schegge di vetro gli entrarono negli occhi. I dottori dell’ospedale fecero un ottimo lavoro, ma Tommaso dovette stare con gli occhi bendati per diversi giorni.

Si ritrovò di colpo nel buio. Non poteva guardare la TV, giocare con la playstation o leggere. Non poteva vedere i visi dei suoi genitori, i fiori del giardino, i giochi nella sua camera. Tutto quello che poteva fare era starsene seduto sul suo letto.

Iniziò ad ascoltare la radio, ma si annoiava velocemente, la mamma gli faceva ascoltare degli audiolibri, ma dopo un po’ si addormentava. Gli amici venivano a trovarlo, ma l’unica cosa che Tommaso desiderava era di poter togliere le bende e tornare a vedere. Si annoiava, ma più si annoiava, più si innervosiva, tanto che anche gli amici smisero di venirlo a trovare per provare a giocare con lui.

Una sera, solo e triste nel suo letto, iniziò a pregare: “Gesù, aiutami, fammi tornare a vedere.” Con quella preghiera, Tommaso ritrovò un po’ di pace nel suo cuore, e con la pace un po’ di pazienza. Il Signore ascoltò la sua preghiera e lo aiutò a calmarsi. Ogni volta che si sentiva agitato, Tommaso si rivolgeva a Gesù con una preghiera e il suo cuore si tranquillizzava. 

Finalmente arrivò il giorno tanto atteso. L’infermiere gli tolse le bende e Tommaso aprì gli occhi. Inizialmente gli sembrava che il mondo fosse tutto sfocato, ma poi la vista ritornò normale. Tommaso era felice, aveva voglia di correre e saltare, abbracciò i suoi genitori e nel suo cuore ringraziò Gesù per averlo accompagnato in quei giorni bui ed avergli donato tanta pace e tanta pazienza.

Questa domenica l’evangelista Marco ci racconta un miracolo di Gesù, ci parla di un uomo che per la prima parte della sua vita ci vedeva, poi aveva perduto la vista e per la sua fede in Gesù alla fine viene guarito. 

Si tratta di un brano molto breve, ma ricco di dettagli importanti.

Per prima cosa i nomi: quando i Vangeli raccontano i miracoli, spesso dicono in modo vago “un uomo”, “una donna”. Mentre qui abbiamo nome e cognome: Bartimeo, figlio di Timeo. Nella città di Gerico queste persone dovevano essere ben conosciute, ecco perché Marco ci dà questi particolari. Ai lettori del suo tempo, l’evangelista sta dicendo: si tratta proprio di quel Bartimeo cieco che conoscete anche voi! È proprio lui, non un altro!

Bartimeo, siede lungo la strada a chiedere l’elemosina, come ogni giorno: l’essere cieco non gli permette di lavorare e quindi vive grazie alla carità della gente. D’improvviso, sente un vociare di folla e domanda: “Cosa sta succedendo?” Gli rispondono: “Sta passando Gesù di Nazaret”. Bartimeo comincia a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”

Nei giorni precedenti, mentre Gesù era in città, Bartimeo deve aver sentito parlare del Rabbi di Nazareth dalla gente che andava e veniva; può darsi che anche lui sia riuscito ad ascoltarlo, almeno una volta, mentre insegnava e annunciava il Vangelo. Nel suo cuore sono germogliate la fiducia e la speranza che proprio questo Maestro possa restituirgli la vista perduta. Perciò cerca in tutti i modi di attirare la sua attenzione. 

I discepoli e le persone intorno, cercano di farlo tacere, ma Bartimeo grida ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”

Lo chiama Figlio di Davide testimoniando così di riconoscerlo come il Messia, l’inviato di Dio che da secoli il popolo di Israele attendeva. Un cieco, riesce a vedere quello che gli altri non vedono.

Lo chiama per nome. Molti si rivolgono a Gesù chiamandolo Maestro, ma Bartimeo non ha paura di usare il nome proprio di Gesù, come si fa con qualcuno che si ama, come si fa con un amico.

Infine, il cieco di Gerico invoca: Abbi pietà di me! nella certezza che Gesù e lui solo può aiutarlo, guarirlo, salvarlo. Per questo grida con tutte le sue forze.

Gesù sente questa voce che chiama tra la folla e invita i discepoli a far avvicinare il cieco. L’evangelista Marco ci dice che Bartimeo balza in piedi pieno di gioia, getta via il mantello e si avvicina a Gesù.

Anche questo è un dettaglio importante: il mantello era prezioso per tutti al tempo di Gesù, ma ancora di più per chi era povero o per chi, come Bartimeo, era costretto a mendicare. Il mantello serviva a coprire il corpo durante il giorno, a riparare dal freddo e dal vento, e di notte si trasformava in coperta per dormire. Era un oggetto importante e nessuno lo lasciava incustodito. 

Ora che sono di fronte, il Maestro gli domanda: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”

Sembra una domanda inutile, è evidente qual è il problema di Bartimeo! Che bisogno c’è di chiedere?

Questa domanda invece è molto importante, perché indica ancora una volta la tenerezza di Gesù che ha così rispetto per ogni persona che non compie il miracolo fino a quando Bartimeo stesso non gli esprime la sua richiesta.

E il cieco risponde con commozione e sincerità: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. Ora non lo chiama più per nome, non lo chiama Figlio di Davide, ma Rabbunì, che vuol dire: Maestro mio; usa parole tenere, affettuose, familiari.

“E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.”

Bartimeo ha dimostrato una grande fede ed è stata proprio questa sua fiducia profonda a rendere possibile l’azione dello Spirito. Ma quello che Bartimeo ha ricevuto è molto di più della vista, ora che ci vede di nuovo abbandona per sempre il suo cantuccio lungo la strada, dove sedeva a mendicare: non sarà più “il cieco che chiedeva l’elemosina”, d’ora in avanti sarà un discepolo del Maestro.

Gesù e Bartimeo

L'Impegno

Bartimeo e il nostro Tommaso hanno perso la vista, erano accecati. Ma quante volte anche noi perdiamo la vista senza rendercene conto, quante volte anche noi ‘siamo accecati dalla rabbia’, ‘siamo accecati dalla gelosia per un amichetto o un’amichetta o per nostro fratello o nostra sorella’. Quante volte ‘siamo accecati dalla voglia di comprare la nuova playstation o quelle scarpe di marca o quel giubbotto che va di moda e non vogliamo capire che mamma e papà non possono comprarceli’. Quante volte ‘siamo accecati dal pensare solo a noi stessi’.

Questa settimana allora fermiamoci a riflettere e chiediamoci: che cosa è che mi rende cieco

Una volta che l’avremo capito, ci renderemo conto che come succedeva per Tommaso, quella nostra cecità ci rende nervosi, ci toglie la pace e potremmo ascoltare la voce di Gesù che cammina accanto a noi e ci chiede “Che cosa vuoi che io faccia per te?”.

Se come Tommaso e Bartimeo, avrai il coraggio di dire nel tuo cuore: “Figlio di Davide abbi pietà di me”, allora anche a te Gesù potrà dare una vista nuova! 

Buona domenica


domenica 17 ottobre 2021

Voi non sapete quello che chiedete

 

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore.

Il regno più bello

Il Commento

Provate a chiudere gli occhi, e pensate a un regno.

Come ve lo immaginate? Certamente bello, ricco, con un bel castello e tante stanze luminose, con giardini, piscine, parchi, saloni per le feste, e poi la sala del trono dove il re siede per ricevere i suoi ospiti, e ai lati del seggio reale vi sono le poltrone per i dignitari di corte, quelle più vicine al trono sono per i personaggi più importanti, e man mano che ci si allontana dal trono il posto è per i meno importanti.

Tutti coloro che vivono in questo regno sono a servizio del Re. Lui comanda, ordina, e tutti gli altri eseguono i suoi comandi.

Dove passa il re tutto deve essere ordinato, profumato, luminoso. Per questo il Regno è pieno di servitori e di domestici che hanno come unico scopo quello di servire il re e il suo regno.

Leggendo il brano del Vangelo di oggi sembrerebbe che quando Gesù parlava del Regno dei cieli, i discepoli, immaginavano proprio un regno così. Solo in questo modo si spiega il motivo per cui i due fratelli chiedono di avere il posto dei più alti dignitari di corte. Giacomo e Giovanni vogliono occupare il primo posto accanto a Gesù quando sarà Re sul trono dell’eternità. Si sono messi d’accordo e hanno deciso che è meglio mettere le mani avanti e assicurarsi fin da subito i posti migliori: uno a destra e l’altro a sinistra del Signore.

Giacomo e Giovanni non avevano ancora capito. Portavano ancora nel cuore le discussioni e le liti delle settimane scorse su chi di loro fosse il più grande, ed erano talmente concentrati su se stessi da non avere ancora capito l’annuncio che il maestro aveva già fatto loro per ben tre volte: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». 

Non avevano ancora capito che Gesù è il Figlio di Dio!

Loro e tutti i Dodici, sono convinti che Gesù sia il Cristo, il Messia atteso da secoli. Colui che restaurerà il Regno d'Israele, che sarà ancora più grande e potente di com'era al tempo di Re Davide. Quindi, dal loro punto di vista, vale la pena osare e chiedere subito ciò che tanto sta loro a cuore: sedere alla destra ed alla sinistra del trono, essere i consiglieri, i primi ministri, i più nobili tra i nobili del regno, che presto tornerà a risplendere.

Gesù rispose loro con pazienza: “Voi non sapete quello che chiedete!”

Fermiamoci un attimo a pensare. Dopotutto Giovanni e Giacomo avevano lasciato tutto per seguire il Maestro, da mesi ed anni oramai condividevano con il Signore la fatica di una vita randagia, le incertezze del cammino, le pressioni della folla, le ostilità dei farisei... Insomma, stavano facendo tanto, per lui. Gli avevano messo a disposizione la loro vita, la loro giovinezza: si meritavano sicuramente qualcosa in cambio!

Quante volte anche noi abbiamo fatto un ragionamento del genere? Quante volte abbiamo immaginato il rapporto con Dio come un contratto di affari o di lavoro. Dal momento che ho ricevuto il Battesimo, ora io e Dio abbiamo un legame. Quindi, Signore: io vengo a Messa tutte le domeniche, dico le preghiere ogni giorno, rispetto la Quaresima, partecipo alle raccolte della parrocchia e persino alle processioni, e tu, Dio, mi devi trattare da privilegiato: qualche piccolo miracolo a richiesta, nessun problema di salute, nessun lutto nella mia famiglia, tranquillità a scuola o sul lavoro... e naturalmente, un posto assicurato in Paradiso.

Una sorta di scambio, che però non ha nulla a che vedere con la vita del Vangelo.

Voi non sapete quello che chiedete!”

Ascoltiamo insieme come continua la risposta del Signore.
“Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?”
Bere il calice, per il popolo ebraico, significa accettare di morire.
Il battesimo poi, significa immersione, e anche questa immagine simboleggia la morte.
Con il battesimo, infatti, noi moriamo con Cristo. Ma non moriamo mica fisicamente!!
Muore solo tutto ciò che di brutto c’è in noi, muore cioè l’uomo “vecchio”… e poi, proprio assieme a Gesù, risorgiamo ad una vita nuova, ad una vita “per sempre”: rinasciamo come uomini “nuovi”.

Gesù, sa che il primo trono su cui sta per salire è la croce e usando queste espressioni, afferma che stare vicini a lui nella gloria significa essere capaci di seguirlo anche nei momenti più difficili, di bere lo stesso calice, di accogliere lo stesso battesimo.

Quanto era lontano il cuore dei discepoli dal loro maestro, e quanto lontano ancora è il nostro cuore. Gesù oggi vuole aiutarci a capire, vuole cambiare il nostro cuore.

E lo fa raccontandoci del suo Regno dove tutto è davvero diverso dai regni degli uomini che cercano solo potere. Nel regno di Dio non sono le persone a mettersi a servizio del re, ma è il Re in persona, è Dio stesso che si fa servitore di tutti, al punto da dare la propria vita in riscatto di molti. 

Sapete cos’è il riscatto?

Il riscatto era il prezzo che si doveva pagare per liberare una persona dalla schiavitù. Il prezzo del riscatto era in oro e argento. Gesù ci riscatta donando la sua vita. Con la sua vita, riscatta noi che schiavi di pensieri sbagliati, di desideri di ricchezza e di denaro, di egoismi, di divisioni, di liti, di rancori, di violenza. Viene a cercare noi lontani da Dio, lontani dal Padre.

Gesù ci rende buoni

L'Impegno

Ma perché? Perché Gesù ha fatto tutto questo per noi? Per farci diventare buoni? Generosi? Altruisti? No, sarebbe troppo poco!

Il suo gesto di amore ci dona la grazia di essere molto di più di quanto chiedevano Giacomo e Giovanni che volevano essere dignitari del re. Gesù ci offre un dono più grande: ci riporta al Padre, ci rende famiglia di Dio. Ci fa anche noi Re!

Re di un Regno dove tutto è capovolto! Un Regno dove siamo chiamati a regnare come lui: il più grande si faccia ultimo e il più importante si faccia servo. Proprio come ha fatto Gesù.

Padre buono aiutaci a vivere come Gesù donando la nostra vita e il nostro tempo al servizio degli altri.

Buona Domenica!


venerdì 15 ottobre 2021

I doni dello Spirito Santo: La Scienza


Continua il nostro viaggio alla scoperta dei Magnifici Sette

In questo periodo stiamo imparando a conoscere i doni dello Spirito Santo.

Dopo aver capito che abbiamo bisogno delle Sante Paure e che dobbiamo fare memoria di quanto Dio ci amato per riversare questo amore sugli altri, oggi parliamo del dono della Scienza.


Conoscere per esperienza


Quando si parla di scienza, ci viene subito in mente la capacità dell'uomo di conoscere ciò che lo circonda, di scoprire le leggi che regolano la vita e l'universo. La scienza che viene dallo Spirito Santo però non ha a che fare con la conoscenza umana. Se la Scienza di cui parliamo oggi fosse erudizione, non sarebbe per tutti, mentre lo Spirito Santo lo possiamo ricevere tutti, anche coloro che non hanno studiato, anche chi non sa né leggere né scrivere.


Conoscere per esperienza


Scienza in ebraico significa "conoscere per esperienza", ed è usato anche per esprimere l'atto di unione di un uomo ed una donna. 

Scienza significa conoscere in profondità, saper cogliere lo spessore delle cose, conoscere tutto in base al fine ultimo, a ciò che realmente conta, ed è il contrario di superficialità.


San Filippo Neri, spiegando la Scienza, usava opporla alla lussuria. La lussuria è infatti l'apice della superficialità. Una persona lussuriosa guarda se stesso e gli altri solamente per ciò che appare, senza conoscere, senza andare in profondità, senza andare all'essenza di ciò che è la persona. Il lussurioso guarda solo al corpo che diventa così strumento di desiderio, di piacere, di competizione. ma tu, io, non siamo un corpo, siamo persone.

Se la Scienza non ci donasse di saper cogliere il senso, la bellezza delle cose, allora saremmo tutti dei superficiali. Invece quando guardiamo con gli occhi dello Spirito, scopriamo come ogni cosa ci parla di Dio e del suo amore. Lo Spirito ci porta a ringraziare e lodare il Signore e a riconoscere che tutto ciò che abbiamo e siamo è un dono inestimabile, un segno del suo infinito amore.

In realtà non esistono persone superficiali, ma persone che hanno paura di andare oltre, di entrare nel profondo delle cose.


Dio ti ama perché ti conosce


Dio ti ama perché ti conosce


Dentro ogni persona, dentro di te, c'è una bellezza infinita. 

Il primo capitolo del libro della Genesi ci racconta come durante la creazione, Dio si compiace della sua opera e al termine di ogni giornata è scritto: "Dio vide che era cosa buona" (Gen. 1, 12.18.21.25)

Quando poi Egli finì di creare l'uomo non disse "che era cosa buona", ma disse "che era cosa molto buona". (Gen. 1,31)

Dio ti ama perché ti conosce davvero, sa chi sei, sa quanto sei bella, quanto sei bello. Ti conosce e ti ama.


Se lasci lo Spirito Santo entrare nel tuo cuore, vedrai la bellezza delle persone, vedrai che tutti sono molto belli, vedrai la bellezza anche nella tribolazione, anche in una pandemia.


Nessuno ci ha detto che la vita è facile, ma è bella! Nessuno ti dice che le persone sono facili, ma sono belle!


Se apriamo il cuore al dono della Scienza e iniziamo a vedere tutto come lo vede Dio, se arriviamo a capire quella bellezza straordinaria che il creatore vede in ogni persona e in ogni cosa, cambierà tutto.


Buon cammino

sabato 9 ottobre 2021

Vendi quello che hai e seguimi


La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 10,17-30

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"».

Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Parola del Signore.

Davvero bravi

Il Commento

Qual’è quella cosa in cui siete bravissimi? Alcuni di voi praticano uno sport, magari il calcio, altri suonano uno strumento, altri ancora sono bravissimi a disegnare. Ma se vi chiedessi: siete bravi abbastanza per giocare con la nazionale, o per suonare in una band famosa, o perchè un vostro disegno venga esposto in un museo?

Ognuno di noi è bravo in qualcosa, ma la domanda è: siamo abbastanza bravi? 

Il giovane di cui ci parla Marco nel Vangelo di oggi aveva lo stesso dubbio.

Un giorno, un giovane uomo corse incontro a Gesù, mentre era ancora in viaggio con i suoi Apostoli, si lasciò cadere ai suoi piedi e gli rivolse una domanda precisa: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”

Era emozionato, aveva il fiatone, ma era anche pieno d’entusiasmo, finalmente aveva la possibilità di trovarsi davanti al Maestro e di porgli quella domanda che gli pesava così tanto sul cuore.

Gesù gli disse: «Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"».

“Allora sono bravo” rispose il giovane. “Maestro, tutto questo già lo faccio, l’ho sempre fatto da quando ero ragazzo! Rispetto i comandamenti fin da quando ero piccolo!”

Quanto ci assomiglia questo giovane! 

Anche noi giorno dopo giorno, ci sforziamo di vivere i comandamenti di Dio. E in moltissimi casi ci riusciamo pure abbastanza bene. In fondo, anche noi, come il ragazzo che sta parlando con Gesù, non uccidiamo, non rubiamo, non inganniamo, non siamo dei traditori, rispettiamo i nostri genitori… Direi che siamo abbastanza bravi, no?

È quello che ha pensato tante volte anche il giovane che stava di fronte al Rabbi, ma nel suo cuore aveva ancora qualche dubbio, sentiva che c’era qualcos’altro, un di più, che ancora non aveva capito, ma di cui avvertiva la presenza. Per questo interrogò con tanto slancio il Maestro.

Gesù si commosse profondamente davanti a questo giovane desideroso di vivere secondo il cuore di Dio, e rilanciò. Gli propose di fare un passo in più, quel passo in più che il giovane aveva già avvertito nel suo cuore senza capirlo. Gli fa una proposta grande e decisiva: Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi»”. Gesù lo invita ad unirsi a loro, lo invita a diventare uno degli Apostoli. Vieni e Seguimi!

MA… c’è un grossissimo MA a questo punto del Vangelo. Prima di questo invito, il Signore pone una condizione, l'unica condizione necessaria per essere pronto ad entrare nella vita eterna: “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri." E' come se Gesù gli stesse dicendo: "Sei bravo, ma non abbastanza. Puoi fare di più."

Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Ascoltando il brano del vangelo ci verrebbe da pensare che in fondo quel giovane era una brava persona, e infatti lo era, ma essere bravo non era abbastanza per entrare nel Regno di Dio. Forse il giovane si aspettava di sentirsi dire:”Quello che fai va bene, è più che sufficiente!”. Oppure: “Sei anche troppo bravo… oltre a tutto quello che fai vai anche a pregare alla Sinagoga!”.

Quel giovane non aveva capito che, per Gesù, si possiede solo quello che si dona. Il motivo per cui il giovane ricco non potè entrare nel Regno di Dio, non era la sua ricchezza, ma il fatto che egli amasse il denaro e la ricchezza più di Dio. Se uno vuole entrare nel Regno di Dio, deve mettere Dio al primo posto nella sua vita. 

Rispetto

L'Impegno

Se ci fermiamo un momento in silenzio, sono sicuro che ognuno di noi si accorgerà di avere legato il proprio cuore ad alcuni oggetti, non importa quanto preziosi: questi sono le nostre ricchezze, questi hanno preso il primo posto nella nostra vita. Conosco bambini e ragazzi che mai e poi mai sarebbero disposti non dico a regalare, ma neppure a condividere la loro playstation, altri che vivono in simbiosi con il loro cellulare. Oggetti che sono diventati per loro troppo importanti al punto di essere convinti che sarebbe impossibile farne a meno. Ma questi sono solo due esempi tra i tanti. E per te? Qual'è la tua ricchezza a cui non saresti capace di rinunciare? 

Il Signore, nel suo infinito amore, fissa ed ama anche ciascuno di voi proprio in questo momento, e vi dice: “Vendi tutto quello che hai e seguimi!”.

Cosa significa questa frase? Che dovete andare dai vostri genitori e dire loro di vendere e regalare ogni cosa? No.

Questo invito lo fa ad ognuno di voi personalmente: vi chiede di lasciare tutto. Ma lasciare cosa?

Lasciare il”bambino vecchio, la bambina vecchia” che è in voi, cioè l’orgoglio, l’egoismo, i capricci, le invidie, la voglia di prendere in giro i vostri compagni più deboli… vi chiede anche di lasciare, di provare a distaccarvi dalle cose alle quali siete troppo legati e che vi rendono schiavi.

Dio vi chiede di diventare “bambini nuovi, bambine nuove”, vi chiede cioè di donare diventando sempre più capaci di condividere tutta la ricchezza che possedete.

Lo so, adesso vi starete chiedendo: ma noi bambini e ragazzi che cosa potremmo donare?

Il vostro tempo usandolo anche per aiutare chi ne ha bisogno iniziando dalla vostra famiglia, o per andare a trovare persone sole.

Le vostre capacità aiutando un compagno che fa più fatica di voi nello svolgere i compiti.

Il vostro amore dando gratuitamente senza aspettarvi niente in cambio. 

La vostra gioia, il vostro entusiasmo cercando di trasmetterli a chi ha bisogno di essere incoraggiato.

Donate voi stessi: ecco il bene più grande che avete.

“Avrete cento volte tanto”, vi dice Gesù.   

È difficile? Può darsi, ma non impossibile se ci affidiamo al Signore e lo preghiamo di aiutarci a diventare delle persone migliori, proprio come Lui ci vuole.! Ce lo dice il Vangelo stesso: “Gesù, guardandoli in faccia, disse: … tutto è possibile a Dio.”

Caro Gesù aiutaci a darti sempre il primo posto nella nostra vita. Amen.

Buona domenica


venerdì 1 ottobre 2021

Lasciate che i bambini vengano a me

 


La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 10,2-16

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall'inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Parola del Signore.

Le coccole più belle

Il Commento

Il Vangelo di questa domenica è come se fosse diviso in due parti distinte: c'è una prima parte, piuttosto lunga, che è rivolta ai grandi, agli adulti, perché parla di questioni che riguardano il matrimonio e il divorzio. La seconda parte, invece, ha per protagonisti i bambini ed è rivolta proprio a tutti.

Siccome credo che siate troppo giovani per essere già alle prese con il matrimonio, penso sarete d'accordo con me se oggi concentriamo la nostra attenzione sulla seconda parte del brano che abbiamo ascoltato poco fa.

Rileggiamola insieme: Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Questo passo del Vangelo ci mostra come anche gli Apostoli a volte commettevano degli errori.

L'evangelista Marco ci racconta che la gente porta a Gesù dei bambini. Non sono bambini malati, che hanno bisogno di essere guariti, sono bambini normalissimi, esattamente come voi: con tanta voglia di giocare, con il cuore generoso, i vostri sorrisi, i vostri capricci. Ma se sono bambini normali, perché i loro genitori, i loro nonni, i loro zii, i loro amici li portano da Gesù?

Il Vangelo lo dice molto chiaramente: li portano dal Signore perché li tocchi, perché li accarezzi. Non stanno chiedendo segni, non vogliono miracoli o prodigi: chiedono solo una carezza, una coccola.

A chi non piacciono le coccole? A me tantissimo! Mi piace farle e mi piace riceverle. Sono un modo per dire che ci si vuole bene, senza bisogno di usare le parole. Basta un gesto: lo stare abbracciati, una carezza leggera sui capelli, una mano che sfiora le spalle, o le braccia, facendoci sentire amati e al sicuro.

Quando siamo un po' tristi, basta una una coccola che ci consola e subito torna il sorriso. Se siamo ammalati, le coccole ci danno un forza in più e ci aiutano a guarire. Se siamo preoccupati o spaventati, una carezza rassicurante ci fa capire che non c'è motivo di aver paura, che andrà tutto bene.

Se è così bello scambiarsi le coccole in famiglia, pensate a quanto meraviglioso possa essere il venire coccolati e accarezzati dall'amore di Gesù. Le sue coccole fanno bene al cuore, ma anche all'anima, e i genitori di quei bambini lo sapevano bene, ecco perché li portavano dal Maestro.

Ma i discepoli erano innervositi dalla presenza di quella gente, e soprattutto erano infastiditi dai bambini, erano convinti che tutti quei bambini che parlavano, ridevano e si muovevano in giro, avessero potuto dare fastidio a Gesù. Rimproverarono i genitori, ma Gesù li fece smettere. Sembra che il modo di pensare degli apostoli sia completamente capovolto rispetto quello di Gesù, proprio come la mia Bibbia. Il Signore vuole che i bambini si avvicinino a Lui, è contento che gli stiano intorno.

Gesù prende i bambini in braccio, li fa sedere sulle sue ginocchia, li accarezza piano, posa le mani sul loro capo e li benedice. Poi, rivolgendosi ai suo discepoli e a tutti gli adulti presenti, dice loro che solo chi accoglie il Regno di Dio come lo accoglie un bambino, entrerà in esso. 

Capito ragazzi? Gesù oggi ci ha detto che solo i bambini conoscono il modo giusto per accogliere il suo Regno! Dice che potete essere i nostri maestri, che dovete insegnarci ad accogliere il Regno di Dio. 

Ma che cosa possiamo imparare noi adulti da voi bambini?

Prima di tutto, possiamo imparare la gioia, l'allegria: il sorriso fiorisce più facilmente sul volto dei bambini che su quello dei grandi. Voi bambini quando ridete scaldate i cuori. E sapete rallegrarvi anche per cose molto piccole e semplici.

Un'altra cosa che noi grandi possiamo imparare dai voi bambini è la capacità di stupirsi e meravigliarsi, di fronte ad ogni sorpresa, di fronte alle cose belle che ci sono nella natura, tra gli animali, tra le persone...

La gioia e la capacità di stupirsi, di guardare il mondo con occhi che sanno incantarsi di fronte alla bellezza, sono due atteggiamenti indispensabili per entrare nel Regno. E noi adulti da questo punto di vista abbiamo molto da imparare da voi.

Mamma prega

L'Impegno

Cari adulti, mamme, papà, fermiamoci un momento in silenzio e chiediamo allo Spirito Santo di aiutarci a ritrovare la gioia e la capacità di stupirci per gustare appieno la vita ed essere capaci di accogliere il Regno di Dio.

E voi ragazzi, durante questa settimana, prima di dormire, provate a sentirvi al posto dei bambini di cui ci ha parlato il Vangelo oggi; chiudete gli occhi e sentitevi abbracciati da Gesù, sulle sue ginocchia, coccolati da Lui... 

Raccontategli la vostra giornata, confidategli cosa vi preoccupa e poi addormentatevi sereni nel suo Amore.

Buona domenica