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sabato 23 ottobre 2021

Gesù e Bartimeo

 

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore.

Gesù e Bartimeo

Il Commento

Oggi vorrei raccontarvi la storia di Tommaso.

Tommaso è un bambino di dodici anni, vivace e sportivo. Un giorno, mentre si divertiva con gli amici a fare delle acrobazie con la bici, perse il controllo. Cadendo i suoi occhiali si ruppero e alcune piccole schegge di vetro gli entrarono negli occhi. I dottori dell’ospedale fecero un ottimo lavoro, ma Tommaso dovette stare con gli occhi bendati per diversi giorni.

Si ritrovò di colpo nel buio. Non poteva guardare la TV, giocare con la playstation o leggere. Non poteva vedere i visi dei suoi genitori, i fiori del giardino, i giochi nella sua camera. Tutto quello che poteva fare era starsene seduto sul suo letto.

Iniziò ad ascoltare la radio, ma si annoiava velocemente, la mamma gli faceva ascoltare degli audiolibri, ma dopo un po’ si addormentava. Gli amici venivano a trovarlo, ma l’unica cosa che Tommaso desiderava era di poter togliere le bende e tornare a vedere. Si annoiava, ma più si annoiava, più si innervosiva, tanto che anche gli amici smisero di venirlo a trovare per provare a giocare con lui.

Una sera, solo e triste nel suo letto, iniziò a pregare: “Gesù, aiutami, fammi tornare a vedere.” Con quella preghiera, Tommaso ritrovò un po’ di pace nel suo cuore, e con la pace un po’ di pazienza. Il Signore ascoltò la sua preghiera e lo aiutò a calmarsi. Ogni volta che si sentiva agitato, Tommaso si rivolgeva a Gesù con una preghiera e il suo cuore si tranquillizzava. 

Finalmente arrivò il giorno tanto atteso. L’infermiere gli tolse le bende e Tommaso aprì gli occhi. Inizialmente gli sembrava che il mondo fosse tutto sfocato, ma poi la vista ritornò normale. Tommaso era felice, aveva voglia di correre e saltare, abbracciò i suoi genitori e nel suo cuore ringraziò Gesù per averlo accompagnato in quei giorni bui ed avergli donato tanta pace e tanta pazienza.

Questa domenica l’evangelista Marco ci racconta un miracolo di Gesù, ci parla di un uomo che per la prima parte della sua vita ci vedeva, poi aveva perduto la vista e per la sua fede in Gesù alla fine viene guarito. 

Si tratta di un brano molto breve, ma ricco di dettagli importanti.

Per prima cosa i nomi: quando i Vangeli raccontano i miracoli, spesso dicono in modo vago “un uomo”, “una donna”. Mentre qui abbiamo nome e cognome: Bartimeo, figlio di Timeo. Nella città di Gerico queste persone dovevano essere ben conosciute, ecco perché Marco ci dà questi particolari. Ai lettori del suo tempo, l’evangelista sta dicendo: si tratta proprio di quel Bartimeo cieco che conoscete anche voi! È proprio lui, non un altro!

Bartimeo, siede lungo la strada a chiedere l’elemosina, come ogni giorno: l’essere cieco non gli permette di lavorare e quindi vive grazie alla carità della gente. D’improvviso, sente un vociare di folla e domanda: “Cosa sta succedendo?” Gli rispondono: “Sta passando Gesù di Nazaret”. Bartimeo comincia a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”

Nei giorni precedenti, mentre Gesù era in città, Bartimeo deve aver sentito parlare del Rabbi di Nazareth dalla gente che andava e veniva; può darsi che anche lui sia riuscito ad ascoltarlo, almeno una volta, mentre insegnava e annunciava il Vangelo. Nel suo cuore sono germogliate la fiducia e la speranza che proprio questo Maestro possa restituirgli la vista perduta. Perciò cerca in tutti i modi di attirare la sua attenzione. 

I discepoli e le persone intorno, cercano di farlo tacere, ma Bartimeo grida ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”

Lo chiama Figlio di Davide testimoniando così di riconoscerlo come il Messia, l’inviato di Dio che da secoli il popolo di Israele attendeva. Un cieco, riesce a vedere quello che gli altri non vedono.

Lo chiama per nome. Molti si rivolgono a Gesù chiamandolo Maestro, ma Bartimeo non ha paura di usare il nome proprio di Gesù, come si fa con qualcuno che si ama, come si fa con un amico.

Infine, il cieco di Gerico invoca: Abbi pietà di me! nella certezza che Gesù e lui solo può aiutarlo, guarirlo, salvarlo. Per questo grida con tutte le sue forze.

Gesù sente questa voce che chiama tra la folla e invita i discepoli a far avvicinare il cieco. L’evangelista Marco ci dice che Bartimeo balza in piedi pieno di gioia, getta via il mantello e si avvicina a Gesù.

Anche questo è un dettaglio importante: il mantello era prezioso per tutti al tempo di Gesù, ma ancora di più per chi era povero o per chi, come Bartimeo, era costretto a mendicare. Il mantello serviva a coprire il corpo durante il giorno, a riparare dal freddo e dal vento, e di notte si trasformava in coperta per dormire. Era un oggetto importante e nessuno lo lasciava incustodito. 

Ora che sono di fronte, il Maestro gli domanda: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”

Sembra una domanda inutile, è evidente qual è il problema di Bartimeo! Che bisogno c’è di chiedere?

Questa domanda invece è molto importante, perché indica ancora una volta la tenerezza di Gesù che ha così rispetto per ogni persona che non compie il miracolo fino a quando Bartimeo stesso non gli esprime la sua richiesta.

E il cieco risponde con commozione e sincerità: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. Ora non lo chiama più per nome, non lo chiama Figlio di Davide, ma Rabbunì, che vuol dire: Maestro mio; usa parole tenere, affettuose, familiari.

“E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.”

Bartimeo ha dimostrato una grande fede ed è stata proprio questa sua fiducia profonda a rendere possibile l’azione dello Spirito. Ma quello che Bartimeo ha ricevuto è molto di più della vista, ora che ci vede di nuovo abbandona per sempre il suo cantuccio lungo la strada, dove sedeva a mendicare: non sarà più “il cieco che chiedeva l’elemosina”, d’ora in avanti sarà un discepolo del Maestro.

Gesù e Bartimeo

L'Impegno

Bartimeo e il nostro Tommaso hanno perso la vista, erano accecati. Ma quante volte anche noi perdiamo la vista senza rendercene conto, quante volte anche noi ‘siamo accecati dalla rabbia’, ‘siamo accecati dalla gelosia per un amichetto o un’amichetta o per nostro fratello o nostra sorella’. Quante volte ‘siamo accecati dalla voglia di comprare la nuova playstation o quelle scarpe di marca o quel giubbotto che va di moda e non vogliamo capire che mamma e papà non possono comprarceli’. Quante volte ‘siamo accecati dal pensare solo a noi stessi’.

Questa settimana allora fermiamoci a riflettere e chiediamoci: che cosa è che mi rende cieco

Una volta che l’avremo capito, ci renderemo conto che come succedeva per Tommaso, quella nostra cecità ci rende nervosi, ci toglie la pace e potremmo ascoltare la voce di Gesù che cammina accanto a noi e ci chiede “Che cosa vuoi che io faccia per te?”.

Se come Tommaso e Bartimeo, avrai il coraggio di dire nel tuo cuore: “Figlio di Davide abbi pietà di me”, allora anche a te Gesù potrà dare una vista nuova! 

Buona domenica


domenica 17 ottobre 2021

Voi non sapete quello che chiedete

 

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore.

Il regno più bello

Il Commento

Provate a chiudere gli occhi, e pensate a un regno.

Come ve lo immaginate? Certamente bello, ricco, con un bel castello e tante stanze luminose, con giardini, piscine, parchi, saloni per le feste, e poi la sala del trono dove il re siede per ricevere i suoi ospiti, e ai lati del seggio reale vi sono le poltrone per i dignitari di corte, quelle più vicine al trono sono per i personaggi più importanti, e man mano che ci si allontana dal trono il posto è per i meno importanti.

Tutti coloro che vivono in questo regno sono a servizio del Re. Lui comanda, ordina, e tutti gli altri eseguono i suoi comandi.

Dove passa il re tutto deve essere ordinato, profumato, luminoso. Per questo il Regno è pieno di servitori e di domestici che hanno come unico scopo quello di servire il re e il suo regno.

Leggendo il brano del Vangelo di oggi sembrerebbe che quando Gesù parlava del Regno dei cieli, i discepoli, immaginavano proprio un regno così. Solo in questo modo si spiega il motivo per cui i due fratelli chiedono di avere il posto dei più alti dignitari di corte. Giacomo e Giovanni vogliono occupare il primo posto accanto a Gesù quando sarà Re sul trono dell’eternità. Si sono messi d’accordo e hanno deciso che è meglio mettere le mani avanti e assicurarsi fin da subito i posti migliori: uno a destra e l’altro a sinistra del Signore.

Giacomo e Giovanni non avevano ancora capito. Portavano ancora nel cuore le discussioni e le liti delle settimane scorse su chi di loro fosse il più grande, ed erano talmente concentrati su se stessi da non avere ancora capito l’annuncio che il maestro aveva già fatto loro per ben tre volte: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». 

Non avevano ancora capito che Gesù è il Figlio di Dio!

Loro e tutti i Dodici, sono convinti che Gesù sia il Cristo, il Messia atteso da secoli. Colui che restaurerà il Regno d'Israele, che sarà ancora più grande e potente di com'era al tempo di Re Davide. Quindi, dal loro punto di vista, vale la pena osare e chiedere subito ciò che tanto sta loro a cuore: sedere alla destra ed alla sinistra del trono, essere i consiglieri, i primi ministri, i più nobili tra i nobili del regno, che presto tornerà a risplendere.

Gesù rispose loro con pazienza: “Voi non sapete quello che chiedete!”

Fermiamoci un attimo a pensare. Dopotutto Giovanni e Giacomo avevano lasciato tutto per seguire il Maestro, da mesi ed anni oramai condividevano con il Signore la fatica di una vita randagia, le incertezze del cammino, le pressioni della folla, le ostilità dei farisei... Insomma, stavano facendo tanto, per lui. Gli avevano messo a disposizione la loro vita, la loro giovinezza: si meritavano sicuramente qualcosa in cambio!

Quante volte anche noi abbiamo fatto un ragionamento del genere? Quante volte abbiamo immaginato il rapporto con Dio come un contratto di affari o di lavoro. Dal momento che ho ricevuto il Battesimo, ora io e Dio abbiamo un legame. Quindi, Signore: io vengo a Messa tutte le domeniche, dico le preghiere ogni giorno, rispetto la Quaresima, partecipo alle raccolte della parrocchia e persino alle processioni, e tu, Dio, mi devi trattare da privilegiato: qualche piccolo miracolo a richiesta, nessun problema di salute, nessun lutto nella mia famiglia, tranquillità a scuola o sul lavoro... e naturalmente, un posto assicurato in Paradiso.

Una sorta di scambio, che però non ha nulla a che vedere con la vita del Vangelo.

Voi non sapete quello che chiedete!”

Ascoltiamo insieme come continua la risposta del Signore.
“Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?”
Bere il calice, per il popolo ebraico, significa accettare di morire.
Il battesimo poi, significa immersione, e anche questa immagine simboleggia la morte.
Con il battesimo, infatti, noi moriamo con Cristo. Ma non moriamo mica fisicamente!!
Muore solo tutto ciò che di brutto c’è in noi, muore cioè l’uomo “vecchio”… e poi, proprio assieme a Gesù, risorgiamo ad una vita nuova, ad una vita “per sempre”: rinasciamo come uomini “nuovi”.

Gesù, sa che il primo trono su cui sta per salire è la croce e usando queste espressioni, afferma che stare vicini a lui nella gloria significa essere capaci di seguirlo anche nei momenti più difficili, di bere lo stesso calice, di accogliere lo stesso battesimo.

Quanto era lontano il cuore dei discepoli dal loro maestro, e quanto lontano ancora è il nostro cuore. Gesù oggi vuole aiutarci a capire, vuole cambiare il nostro cuore.

E lo fa raccontandoci del suo Regno dove tutto è davvero diverso dai regni degli uomini che cercano solo potere. Nel regno di Dio non sono le persone a mettersi a servizio del re, ma è il Re in persona, è Dio stesso che si fa servitore di tutti, al punto da dare la propria vita in riscatto di molti. 

Sapete cos’è il riscatto?

Il riscatto era il prezzo che si doveva pagare per liberare una persona dalla schiavitù. Il prezzo del riscatto era in oro e argento. Gesù ci riscatta donando la sua vita. Con la sua vita, riscatta noi che schiavi di pensieri sbagliati, di desideri di ricchezza e di denaro, di egoismi, di divisioni, di liti, di rancori, di violenza. Viene a cercare noi lontani da Dio, lontani dal Padre.

Gesù ci rende buoni

L'Impegno

Ma perché? Perché Gesù ha fatto tutto questo per noi? Per farci diventare buoni? Generosi? Altruisti? No, sarebbe troppo poco!

Il suo gesto di amore ci dona la grazia di essere molto di più di quanto chiedevano Giacomo e Giovanni che volevano essere dignitari del re. Gesù ci offre un dono più grande: ci riporta al Padre, ci rende famiglia di Dio. Ci fa anche noi Re!

Re di un Regno dove tutto è capovolto! Un Regno dove siamo chiamati a regnare come lui: il più grande si faccia ultimo e il più importante si faccia servo. Proprio come ha fatto Gesù.

Padre buono aiutaci a vivere come Gesù donando la nostra vita e il nostro tempo al servizio degli altri.

Buona Domenica!


sabato 9 ottobre 2021

Vendi quello che hai e seguimi


La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 10,17-30

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"».

Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Parola del Signore.

Davvero bravi

Il Commento

Qual’è quella cosa in cui siete bravissimi? Alcuni di voi praticano uno sport, magari il calcio, altri suonano uno strumento, altri ancora sono bravissimi a disegnare. Ma se vi chiedessi: siete bravi abbastanza per giocare con la nazionale, o per suonare in una band famosa, o perchè un vostro disegno venga esposto in un museo?

Ognuno di noi è bravo in qualcosa, ma la domanda è: siamo abbastanza bravi? 

Il giovane di cui ci parla Marco nel Vangelo di oggi aveva lo stesso dubbio.

Un giorno, un giovane uomo corse incontro a Gesù, mentre era ancora in viaggio con i suoi Apostoli, si lasciò cadere ai suoi piedi e gli rivolse una domanda precisa: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”

Era emozionato, aveva il fiatone, ma era anche pieno d’entusiasmo, finalmente aveva la possibilità di trovarsi davanti al Maestro e di porgli quella domanda che gli pesava così tanto sul cuore.

Gesù gli disse: «Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"».

“Allora sono bravo” rispose il giovane. “Maestro, tutto questo già lo faccio, l’ho sempre fatto da quando ero ragazzo! Rispetto i comandamenti fin da quando ero piccolo!”

Quanto ci assomiglia questo giovane! 

Anche noi giorno dopo giorno, ci sforziamo di vivere i comandamenti di Dio. E in moltissimi casi ci riusciamo pure abbastanza bene. In fondo, anche noi, come il ragazzo che sta parlando con Gesù, non uccidiamo, non rubiamo, non inganniamo, non siamo dei traditori, rispettiamo i nostri genitori… Direi che siamo abbastanza bravi, no?

È quello che ha pensato tante volte anche il giovane che stava di fronte al Rabbi, ma nel suo cuore aveva ancora qualche dubbio, sentiva che c’era qualcos’altro, un di più, che ancora non aveva capito, ma di cui avvertiva la presenza. Per questo interrogò con tanto slancio il Maestro.

Gesù si commosse profondamente davanti a questo giovane desideroso di vivere secondo il cuore di Dio, e rilanciò. Gli propose di fare un passo in più, quel passo in più che il giovane aveva già avvertito nel suo cuore senza capirlo. Gli fa una proposta grande e decisiva: Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi»”. Gesù lo invita ad unirsi a loro, lo invita a diventare uno degli Apostoli. Vieni e Seguimi!

MA… c’è un grossissimo MA a questo punto del Vangelo. Prima di questo invito, il Signore pone una condizione, l'unica condizione necessaria per essere pronto ad entrare nella vita eterna: “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri." E' come se Gesù gli stesse dicendo: "Sei bravo, ma non abbastanza. Puoi fare di più."

Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Ascoltando il brano del vangelo ci verrebbe da pensare che in fondo quel giovane era una brava persona, e infatti lo era, ma essere bravo non era abbastanza per entrare nel Regno di Dio. Forse il giovane si aspettava di sentirsi dire:”Quello che fai va bene, è più che sufficiente!”. Oppure: “Sei anche troppo bravo… oltre a tutto quello che fai vai anche a pregare alla Sinagoga!”.

Quel giovane non aveva capito che, per Gesù, si possiede solo quello che si dona. Il motivo per cui il giovane ricco non potè entrare nel Regno di Dio, non era la sua ricchezza, ma il fatto che egli amasse il denaro e la ricchezza più di Dio. Se uno vuole entrare nel Regno di Dio, deve mettere Dio al primo posto nella sua vita. 

Rispetto

L'Impegno

Se ci fermiamo un momento in silenzio, sono sicuro che ognuno di noi si accorgerà di avere legato il proprio cuore ad alcuni oggetti, non importa quanto preziosi: questi sono le nostre ricchezze, questi hanno preso il primo posto nella nostra vita. Conosco bambini e ragazzi che mai e poi mai sarebbero disposti non dico a regalare, ma neppure a condividere la loro playstation, altri che vivono in simbiosi con il loro cellulare. Oggetti che sono diventati per loro troppo importanti al punto di essere convinti che sarebbe impossibile farne a meno. Ma questi sono solo due esempi tra i tanti. E per te? Qual'è la tua ricchezza a cui non saresti capace di rinunciare? 

Il Signore, nel suo infinito amore, fissa ed ama anche ciascuno di voi proprio in questo momento, e vi dice: “Vendi tutto quello che hai e seguimi!”.

Cosa significa questa frase? Che dovete andare dai vostri genitori e dire loro di vendere e regalare ogni cosa? No.

Questo invito lo fa ad ognuno di voi personalmente: vi chiede di lasciare tutto. Ma lasciare cosa?

Lasciare il”bambino vecchio, la bambina vecchia” che è in voi, cioè l’orgoglio, l’egoismo, i capricci, le invidie, la voglia di prendere in giro i vostri compagni più deboli… vi chiede anche di lasciare, di provare a distaccarvi dalle cose alle quali siete troppo legati e che vi rendono schiavi.

Dio vi chiede di diventare “bambini nuovi, bambine nuove”, vi chiede cioè di donare diventando sempre più capaci di condividere tutta la ricchezza che possedete.

Lo so, adesso vi starete chiedendo: ma noi bambini e ragazzi che cosa potremmo donare?

Il vostro tempo usandolo anche per aiutare chi ne ha bisogno iniziando dalla vostra famiglia, o per andare a trovare persone sole.

Le vostre capacità aiutando un compagno che fa più fatica di voi nello svolgere i compiti.

Il vostro amore dando gratuitamente senza aspettarvi niente in cambio. 

La vostra gioia, il vostro entusiasmo cercando di trasmetterli a chi ha bisogno di essere incoraggiato.

Donate voi stessi: ecco il bene più grande che avete.

“Avrete cento volte tanto”, vi dice Gesù.   

È difficile? Può darsi, ma non impossibile se ci affidiamo al Signore e lo preghiamo di aiutarci a diventare delle persone migliori, proprio come Lui ci vuole.! Ce lo dice il Vangelo stesso: “Gesù, guardandoli in faccia, disse: … tutto è possibile a Dio.”

Caro Gesù aiutaci a darti sempre il primo posto nella nostra vita. Amen.

Buona domenica


venerdì 1 ottobre 2021

Lasciate che i bambini vengano a me

 


La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 10,2-16

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall'inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Parola del Signore.

Le coccole più belle

Il Commento

Il Vangelo di questa domenica è come se fosse diviso in due parti distinte: c'è una prima parte, piuttosto lunga, che è rivolta ai grandi, agli adulti, perché parla di questioni che riguardano il matrimonio e il divorzio. La seconda parte, invece, ha per protagonisti i bambini ed è rivolta proprio a tutti.

Siccome credo che siate troppo giovani per essere già alle prese con il matrimonio, penso sarete d'accordo con me se oggi concentriamo la nostra attenzione sulla seconda parte del brano che abbiamo ascoltato poco fa.

Rileggiamola insieme: Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Questo passo del Vangelo ci mostra come anche gli Apostoli a volte commettevano degli errori.

L'evangelista Marco ci racconta che la gente porta a Gesù dei bambini. Non sono bambini malati, che hanno bisogno di essere guariti, sono bambini normalissimi, esattamente come voi: con tanta voglia di giocare, con il cuore generoso, i vostri sorrisi, i vostri capricci. Ma se sono bambini normali, perché i loro genitori, i loro nonni, i loro zii, i loro amici li portano da Gesù?

Il Vangelo lo dice molto chiaramente: li portano dal Signore perché li tocchi, perché li accarezzi. Non stanno chiedendo segni, non vogliono miracoli o prodigi: chiedono solo una carezza, una coccola.

A chi non piacciono le coccole? A me tantissimo! Mi piace farle e mi piace riceverle. Sono un modo per dire che ci si vuole bene, senza bisogno di usare le parole. Basta un gesto: lo stare abbracciati, una carezza leggera sui capelli, una mano che sfiora le spalle, o le braccia, facendoci sentire amati e al sicuro.

Quando siamo un po' tristi, basta una una coccola che ci consola e subito torna il sorriso. Se siamo ammalati, le coccole ci danno un forza in più e ci aiutano a guarire. Se siamo preoccupati o spaventati, una carezza rassicurante ci fa capire che non c'è motivo di aver paura, che andrà tutto bene.

Se è così bello scambiarsi le coccole in famiglia, pensate a quanto meraviglioso possa essere il venire coccolati e accarezzati dall'amore di Gesù. Le sue coccole fanno bene al cuore, ma anche all'anima, e i genitori di quei bambini lo sapevano bene, ecco perché li portavano dal Maestro.

Ma i discepoli erano innervositi dalla presenza di quella gente, e soprattutto erano infastiditi dai bambini, erano convinti che tutti quei bambini che parlavano, ridevano e si muovevano in giro, avessero potuto dare fastidio a Gesù. Rimproverarono i genitori, ma Gesù li fece smettere. Sembra che il modo di pensare degli apostoli sia completamente capovolto rispetto quello di Gesù, proprio come la mia Bibbia. Il Signore vuole che i bambini si avvicinino a Lui, è contento che gli stiano intorno.

Gesù prende i bambini in braccio, li fa sedere sulle sue ginocchia, li accarezza piano, posa le mani sul loro capo e li benedice. Poi, rivolgendosi ai suo discepoli e a tutti gli adulti presenti, dice loro che solo chi accoglie il Regno di Dio come lo accoglie un bambino, entrerà in esso. 

Capito ragazzi? Gesù oggi ci ha detto che solo i bambini conoscono il modo giusto per accogliere il suo Regno! Dice che potete essere i nostri maestri, che dovete insegnarci ad accogliere il Regno di Dio. 

Ma che cosa possiamo imparare noi adulti da voi bambini?

Prima di tutto, possiamo imparare la gioia, l'allegria: il sorriso fiorisce più facilmente sul volto dei bambini che su quello dei grandi. Voi bambini quando ridete scaldate i cuori. E sapete rallegrarvi anche per cose molto piccole e semplici.

Un'altra cosa che noi grandi possiamo imparare dai voi bambini è la capacità di stupirsi e meravigliarsi, di fronte ad ogni sorpresa, di fronte alle cose belle che ci sono nella natura, tra gli animali, tra le persone...

La gioia e la capacità di stupirsi, di guardare il mondo con occhi che sanno incantarsi di fronte alla bellezza, sono due atteggiamenti indispensabili per entrare nel Regno. E noi adulti da questo punto di vista abbiamo molto da imparare da voi.

Mamma prega

L'Impegno

Cari adulti, mamme, papà, fermiamoci un momento in silenzio e chiediamo allo Spirito Santo di aiutarci a ritrovare la gioia e la capacità di stupirci per gustare appieno la vita ed essere capaci di accogliere il Regno di Dio.

E voi ragazzi, durante questa settimana, prima di dormire, provate a sentirvi al posto dei bambini di cui ci ha parlato il Vangelo oggi; chiudete gli occhi e sentitevi abbracciati da Gesù, sulle sue ginocchia, coccolati da Lui... 

Raccontategli la vostra giornata, confidategli cosa vi preoccupa e poi addormentatevi sereni nel suo Amore.

Buona domenica


sabato 25 settembre 2021

Chi non è contro di noi è per noi


La Parola


Dal Vangelo secondo Marco

Mc 9,38-43.45.47-48

 

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.

Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».


Parola del Signore.


Il Commento

Sapete cos'è un club? Sono un gruppo di persone che hanno in comune un interesse e che si incontrano di tanto in tanto. Ci sono tantissimi club anche per ragazzi e ragazze. Quando ero piccolo, c'era il club delle giovani marmotte, ora ci sono i Boy Scouts e le Coccinelle, i club dei tifosi di una squadra di calcio, i fan club degli artisti famosi, i club di lettura. Sono sicuro che molti di voi sono iscritti ad un club o magari fanno parte di una squadra di calcio, di basket, o di ginnastica artistica. Una cosa che accomuna i club e le squadre, è che tutti hanno una divisa, o una t-shirt, o un cappellino, o un distintivo che li caratterizza, qualcosa da indossare che indica appunto che quella persona fa parte di quel club o di quella squadra, e chi la indossa ne va fiero. 

I primi seguaci di Gesù si sentivano proprio così. Pensavano di appartenere a un club davvero speciale. Erano solo in dodici ed erano così fieri di far parte della squadra di Gesù. Nel nome di Gesù guarivano gli ammalati e annunciavano il Vangelo parlando del Regno di Dio. Un giorno gli Apostoli videro qualcosa che proprio non riuscivano a digerire. Lì a Cafarnao, c'era un uomo che, pur non appartenendo al loro gruppo, pur non essendo uno che seguiva il Rabbi giorno dopo giorno, andava in giro ad annunciare il Vangelo e allontanava i demoni, il nemico, il diavolo, invocando il nome di Gesù. Verrebbe da pensare che gli Apostoli fossero contenti di vedere altre persone compiere del bene nel nome di Gesù, e invece no, quell'uomo non faceva parte del loro gruppo speciale, del loro club e secondo loro non avrebbe dovuto continuare. 


Mi sembra quasi di sentire in sottofondo tante altre voci che somigliano a quella dell'apostolo Giovanni: non è della nostra classe! non è del nostro gruppo! Non è della nostra parrocchia! Non è della nostra città e neppure della nostra Nazione!

Vi è mai capitato di sentire gente che ragiona così?


Quell'uomo non era un apostolo, eppure donava amore nel nome di Gesù, insegnava nel nome di Gesù, compiva dei miracoli nel nome di Gesù. 

Il Signore di fronte all’indignazione di Giovanni e degli altri Apostoli rispose: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi”.

Avete capito cosa significa questa frase? Gesù ha detto loro: “Ma no, ma no, non impedite a nessuno di annunciare il Vangelo, non impedite a nessuno di fare del bene nel mio nome. Non fissatevi con questa mania di distinguervi dagli altri, come se, a parte voi, il resto fossero tutti sbagliati, tutti nemici!... Pensateci un istante: come può essere possibile che qualcuno compia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me! Se ha ricevuto la forza dello Spirito Santo in risposta alle sue preghiere, fino al punto di compiere un miracolo, non può essere considerato un avversario!”


Chiaro, vero? Questo ragionamento lo comprendiamo perfettamente: uno che compie miracoli nel nome di Gesù, come potrebbe essere un suo nemico? Come potrebbe essere un nostro avversario?

Il miracolo è il segno che Dio è in mezzo a noi col suo amore, quell'amore che noi dobbiamo a nostra volta donare per capire che è attraverso di noi che passa il miracolo di Dio per gli altri. Il miracolo è fare la felicità degli altri. Quando è stata l'ultima volta che hai reso felice qualcuno donando amore? Ecco quel giorno anche tu hai fatto un piccolo miracolo. 


no al bullismo

L'Impegno

Le parole di Gesù oggi dovrebbero farci riflettere su una cosa: quelli che facilmente chiamiamo “quelli là” sono proprio dei nemici? Quelli che non sono “del nostro gruppo”, sono proprio così diversi da noi? Non è che magari ci assomigliano? Magari hanno la nostra stessa voglia di giocare, di divertirsi? Forse anche loro ascoltano ogni domenica il Vangelo a Messa, e si sforzano come noi di vivere secondo il cuore di Dio, e magari potrebbero diventare dei nuovi amici.

In questa settimana, proviamo a tenere il cuore aperto e il cervello acceso, per riconoscere le occasioni in cui ci verrebbe spontaneo dividere il mondo tra “noi” e “gli altri”.

In quelle situazioni, proviamo a pensare che siamo tutti amati, senza distinzioni, dall’unico Padre Buono e che potremmo essere amici, invece che avversari. 

Che ne dite, si può fare? Proviamoci, allora!


Buona domenica


venerdì 17 settembre 2021

Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.

Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Parola del Signore.

Il pesce più bello

Il Commento 

Conoscete la storia del "Pesce Arcobaleno"? era il pesce più bello di tutti i mari e di tutti gli oceani. Le sue scaglie colorate erano di tutte le sfumature possibili di blu, verde e viola, con scaglie argentate che brillavano qua e là. Era davvero bellissimo, ma era anche un po' egocentrico ed egoista ed era convinto di essere troppo bello per giocare con gli altri pesci.

Un giorno, un piccolo pesciolino blu gli si avvicinò e gli chiese se poteva avere una delle sue bellissime scaglie, ma il pesce arcobaleno rifiutò. Il suo egoismo lo rendeva antipatico a tutti. Non era solo il più bel pesce dell'oceano, era anche il più solo e il più triste.

Parlò del suo problema con la stella marina e questa gli consigliò di andare a parlare con il saggio polpo. Il polpo gli disse che se voleva essere felice, avrebbe dovuto donare una delle sue bellissime scaglie ad ogni pesce dell'oceano. Il pesce arcobaleno non poteva nemmeno immaginare di privarsi delle sue belle scaglie.

Dopo qualche giorno, il pesciolino blu andò di nuovo a chiedergli una delle sue scaglie. Il pesce arcobaleno esitò per qualche istante, ma poi si staccò una scaglia e la diede al pesciolino blu. Quando gli altri pesci si accorsero di quanto era accaduto, nuotarono tutti di corsa verso il pesce arcobaleno e lo circondarono chiedendo tutti una delle sue bellissime scaglie. In pochissimo tempo il pesce arcobaleno donò tutte le sue scaglie eccetto una e si rese conto che se anche non era più il più bel pesce dell'oceano, ora era più felice che mai.

Questa storia ci ricorda un po’ quello che abbiamo ascoltato nel racconto del Vangelo di oggi.

Gesù stava viaggiando con i Dodici. Lungo la strada ripeteva loro quello che aveva già detto la scorsa settimana: parlava della sua Passione, spiegava che cosa gli sarebbe successo tra poco tempo: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». 

Il Signore parlava delle sofferenze che avrebbe dovuto affrontare, si confidava con loro, ma gli Apostoli non capivano fino in fondo, intuirono che si trattava di un argomento triste, amaro, doloroso, ma avevano paura di chiedere spiegazioni o chiarimenti.

Così continuarono a camminare restando un po’ indietro rispetto a Gesù e a conversare fra loro; prima sottovoce, poi in maniera sempre più accesa, finché la conversazione non diventò una vera e propria discussione.

Chi vuole essere il primo

Il Signore dapprima li lasciò parlare, non intervenne, poi domandò loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?»

La risposta degli Apostoli fu il silenzio: non avevano il coraggio di parlare, si vergognavano di rispondere, tanto più che erano sicuri che il loro Maestro conoscesse perfettamente l’argomento dei loro discorsi: volevano stabilire delle graduatorie, decidere chi fosse il più bravo tra loro, il più importante, chi avesse più potere!

Gesù disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

Immaginate lo stupore degli Apostoli quando ascoltarono queste parole, proprio come successe al pesce arcobaleno dopo aver parlato con il polpo. 

Gesù inverte tutto quello che normalmente si pensa. Loro volevano sentirsi dire che avrebbero avuto una posizione molto importante nel suo regno e invece il Maestro disse loro di diventare servitori.

Cerchiamo di capire, Gesù dice che per essere felice, devi farti servo di tutti... questa poi.....servo? È bello essere servi? 

Pensateci bene... ascoltate la parola… servo… servo è colui che serve. Qual e’ il contrario? Colui che non serve, cioè colui che è inutile, che non è utile a nessuno. 

Ora si comincia a capire... Gesù si fa utile per tutti, si fa servo di tutti, servitore dell’umanità e dice a tutti di fare la stessa cosa.  

Ma io come posso “servire” oggi? Chiedetelo, fate domande a Gesù, non abbiate paura come ebbero gli apostoli quella volta. Voi bambini siete sempre fantastici a fare domande, chiedete ai grandi, e chiedete a Gesù... e Lui in un modo o nell’altro vi risponderà! Non abbiate timore!

Un’ultima cosa… vi ricordate come finisce questo Vangelo, cosa fa Gesù? Fa un gesto di tenerezza… preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Gesù prende un bimbo e lo abbraccia! Avrebbe ottenuto la stessa attenzione dagli apostoli anche solo indicando il bambino, invece no… lo abbraccia…


Preghiamo

L'Impegno

Bambini, ragazzi, adulti tutti, oggi questo vangelo ci dice di smettere di fare i confronti, dal voler sempre superare gli altri, la vita con Gesù non è fatta di competizione, per capire Gesù non occorre essere i più bravi, i più belli, i più’…

Bisogna invece servire gli altri, occorre lasciarsi abbracciare da Gesù, dalla sua tenerezza… e questo lo possono fare tutti… anche un bambino.

Pensate a quanti musi lunghi, sbuffamenti, parole scocciate, porte sbattute ed altro ancora, sappiamo tirare fuori quando qualcuno ci chiede qualcosa che non abbiamo voglia di fare! Pensate a come, tante volte, pretendiamo che mamma e papà siano a nostro servizio, senza mai collaborare, neppure tenendo in ordine il nostro zaino, i nostri giochi, i nostri libri…

Ecco, queste sono tutte occasioni preziose per essere “servi” secondo il cuore di Dio.

Allora fermiamoci un istante a riflettere, a pensare alla nostra vita, per scegliere, in questa settimana, cosa vogliamo fare per allenarci ad essere “gli ultimi di tutti e i servi di tutti”, così da essere primi nel Regno di Dio.

Caro Gesù, aiutaci a ricordare che per essere i primi, dobbiamo essere pronti a servire.

Caro Gesù, ti ringraziamo per il tuo amore per noi bambini. Mentre cresciamo, aiutaci a ricordare che per essere grandi ai tuoi occhi, dobbiamo sempre venire a te come bambini.

Dio Padre, donaci un cuore da servitore, un cuore come quello di Gesù.

Amen!

Buona domenica

 


domenica 13 giugno 2021

La Parabola del Granello di Senape

 

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore 

La parabola del granello di senape

Il Commento

Avete mai visto un granello di senape? Guardate come sono piccoli. Sono i semi più piccoli che io abbia mai visto. Un granello di senape è così piccolo che se per caso lo stesse tenendo in mano e vi cadesse, probabilmente non riuscireste più a trovarlo. Eppure, nonostante sia così piccolo, il seme della senape, quando viene piantato da vita ad una pianta così grande che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra. Forse potremmo provare anche noi, è semplice e divertente. Basta prendere un vasetto, riempirlo con un po' di terra, e piantarci dentro qualche semino. Dopo qualche giorno cominceranno ad uscire i primi germogli, e se ci impegneremo ad innaffiarlo e a posizionarlo nell'ambiente più adatto, vedremo come da una cosa così piccola nascerà qualcosa di meraviglioso. 

Nel vangelo di oggi Gesù, usando una parabola, paragona il Regno di Dio proprio ad un granello di senape.

Cosa ci vuole dire il Signore con questa immagine? Pensateci un attimo. Quando Gesù iniziò il suo ministero terreno, dopo essere stato battezzato da Giovanni, era solo. La Bibbia ci racconta che Gesù passando lungo il mare di Galilea vide due pescatori, Simone e Andrea suo fratello mentre gettavano le reti in mare.  "Venite dietro a me" disse loro Gesù. E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre videro altri due fratelli, Giacomo e Giovanni mentre riparavano le loro reti. Gesù li chiamò e anche loro lasciarono le reti e lo seguirono. Uno ad uno, Gesù chiamò personalmente tutti i suoi discepoli fino a che diventarono dodici. Erano pochi, ma poi Gesù li inviò a proclamare il Vangelo e loro portarono altri discepoli, e così, lentamente il Regno di Dio è cresciuto fino ad arrivare agli estremi confini della terra.

Gesù ha seminato la sua Parola, qualcosa di piccolissimo, come il granello di senape, l'ha seminata nel cuore dei discepoli, nel nostro cuore e in tutto il mondo, e il Regno che ne fiorisce è così grande che non si può nemmeno misurare.

Purtroppo però ci sono anche semi che fanno crescere quelle che chiamiamo ebracce, piante che non danno frutto e che piano piano tolgono spazio, aria e terreno alle piante buone.

Succede anche con noi. A volte lasciamo crescere nel nostro cuore semi cattivi come l'egoismo, la critica, il rancore. Comportamenti negativi che oltre ad essere un male per noi, sono un cattivo esempio anche per gli altri che purtroppo non porta buoni frutti.

Contro l'egoismo

L'Impegno

In questo tempo di vacanza, allora, cerchiamo di diventare seminatori del Regno di Dio. Ad esempio non escludendo nessuno nel gioco, dandoci da fare per aiutare la mamma e il papà, e poi... fate lavorare voi la vostra fantasia!

Mettete tutto il vostro impegno affinché tutti i semi buoni che avete nel vostro cuore crescano e non permettete, per nessuna ragione al mondo, che anche uno solo di essi muoia. 

Buona domenica e Buone Vacanze a tutti!

 

venerdì 4 giugno 2021

Corpus Domini

 


La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 14,12-16.22-26

Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».

I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Parola del Signore

La favola dello spaventapasseri

Il Commento

Oggi vorremmo raccontarvi una storia che probabilmente avrete già ascoltato, una storia che contiene un segreto, la favola dello Spaventapasseri 

Una giorno un cardellino fu ferito a un’ala da un cacciatore. Per qualche tempo riuscì a sopravvivere con quello che trovava per terra. Poi, terribile e gelido, arrivò l’inverno.

Un freddo mattino, cercando qualcosa da mettere nel becco, il cardellino si posò su uno spaventapasseri. Era uno spaventapasseri molto distinto ed era amico di tutti gli uccelli che giravano nei paraggi. Aveva il corpo di paglia ed era vestito con un vecchio abito da cerimonia; la testa era una grossa zucca arancione; i denti erano fatti con granelli di mais; per naso aveva una carota e due noci per occhi.

Che ti capita, cardellino? Chiese lo spaventapasseri, gentile come sempre.

“Va male - sospirò il cardellino - il freddo mi sta uccidendo e non ho un rifugio. Per non parlare del cibo! Penso che non rivedrò la primavera”.

“Non aver paura!” - disse lo spaventapasseri - “Rifugiati qui sotto la giacca. La mia paglia è asciutta e calda”.

Così il cardellino trovò una casa nel cuore di paglia dello spaventapasseri. Restava il problema del cibo. Era sempre più difficile per il cardellino trovare bacche o semi. Un giorno in cui tutto rabbrividiva sotto il velo gelido della brina, lo spaventapasseri disse dolcemente al cardellino:

"Cardellino, mangia i miei denti: sono ottimi granelli di mais".

“Ma tu resterai senza bocca!” disse il cardellino.

“Sembrerò molto più saggio!” rispose.

Lo spaventapasseri rimase senza bocca, ma era contento che il suo piccolo amico vivesse. E gli sorrideva con gli occhi di noce. Dopo qualche giorno fu la volta del naso di carota.

“Mangialo, è ricco di vitamine”, diceva lo spaventapasseri al cardellino.

Toccò poi alle noci che servivano da occhi. “Mi basteranno i tuoi racconti”, diceva lui.

Infine lo spaventapasseri offrì al cardellino anche la zucca che gli faceva da testa.

Quando arrivò la primavera, lo spaventapasseri non c’era più. Ma il cardellino era vivo e spiccò il volo nel cielo azzurro.

Lo spaventapasseri ha amato così tanto da dare la sua vita per il cardellino... è una favola inventata da un signore che si chiama Bruno Ferrero, ma che ci fa capire fino a che punto può arrivare l’amore.

Fino a che punto è arrivato l’amore di Gesù per noi? Fino al punto da morire in croce per farci spiccare il volo, per darci la possibilità di vivere per sempre con lui.

Oggi festeggiamo la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, una solennità che ci fa tornare un po’ indietro dal punto di vista cronologico…

Infatti, dopo aver celebrato l’Ascensione del Signore, il dono della discesa dello Spirito Santo con la Pentecoste, e la solennità della Santissima Trinità, il Vangelo di oggi, ci riporta a quando Gesù era ancora in terra prima della sua passione, morte e risurrezione, ci riporta all’Ultima Cena, al Giovedì Santo, al momento in cui il Signore anticipa il dono della sua vita offrendosi ai suoi apostoli come pane e vino.

Noi siamo talmente abituati a sentir parlare dell’Eucaristia che quasi ci sembra una cosa normale, eppure il pane portato all’altare, anche se ha l’aspetto, il gusto, la forma di pane, è trasformato dallo Spirito Santo nel Corpo di Cristo, e in ogni Eucaristia si rinnova il sacrificio di Gesù: in ogni Eucaristia, cioè, Gesù muore e risorge per noi. Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, Gesù è fra noi, risorto, vivo. Non è “come se ci fosse”. Lui c’è, è presente in noi, è presente in mezzo a noi.

Quando mangiamo il cibo comune, il nostro organismo lo trasforma in proteine, vitamine, energia, nutrimento per il nostro corpo. Ogni volta che “mangiamo” quella particola, quel piccolo pezzetto di pane, Gesù è vivo in carne ed ossa dentro di noi: non è un simbolo, è una presenza vera e reale, è Lui che trasforma noi, che trasforma la nostra vita. Ci trasforma in Lui, ci aiuta a diventare come Lui, a pensare come Lui, ad amare come Lui. 

Il Corpo e il Sangue di Cristo

L'Impegno

Alcuni di voi riceveranno Gesù Eucaristia per la prima volta proprio in questo bellissimo giorno. Allora, quando il sacerdote pronuncerà la preghiera di consacrazione, che trasforma il pane ed il vino in Corpo e Sangue di Gesù, tenete i vostri occhi e il vostro cuore puntati là, sull’altare dove si compie il sacrificio più grande di tutta la storia: Cristo che dà la vita per amore.

E, dopo aver fatto la comunione, una volta ritornati al vostro posto, approfittate di quei momenti così belli in cui Gesù vi parla. Non lo sentirete con le orecchie, ma lo sentirete con il vostro cuore.

Con la comunione Gesù viene a vivere dentro di voi. Non abbiate paura, quindi, ed ogni volta che vi trovate davanti a situazioni difficili o a decisioni da prendere, in ogni azione della giornata, fatevi questa domanda: ”Cosa farebbe Gesù, ora, al posto mio?”.

Se lo ascolterete nel segreto del vostro cuore, piano piano la vostra vita cambierà, sarà orientata verso il bene e il bello, sarà una vita in piena comunione con Lui.

Buona domenica e buon incontro con Gesù.