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venerdì 7 maggio 2021

Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,9-17


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.


Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.


Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Parola del Signore


L'amore del Padre

Il Commento


Ricordate l’invito che ci fece Gesù la settimana scorsa? “Rimanete in me”


Con le sue parole abbiamo capito quanto è importante restare connessi con il Signore e saper riconoscere la sua voce, e che da soli non possiamo fare nulla.


Nel Vangelo di oggi Gesù continua il discorso iniziato domenica scorsa ed aggiunge qualcosa in più, ci dice “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”.

Praticamente Gesù ci sta dicendo che ama ciascuno di noi dello stesso amore con cui Lui, che è il Figlio Unigenito, è amato da Dio Padre.


Pensate ai vostri papà e alle vostre mamme, pensate a quanto bene vi vogliono considerando tutto quello che ogni giorno fanno per voi, i loro sacrifici, le loro cure, le loro preoccupazioni. Tutto per darvi una vita la più serena possibile…

Gesù, proprio come i vostri papà e le vostre mamme non sta dicendo: “Vi voglio bene perché siete bravi, perché siete buoni, perché mi obbedite...” No, Lui ci ama comunque, ci ama in ogni caso! Ci ama di un amore immenso, un amore divino.


Noi non sempre ci rendiamo conto di questo amore perché il nostro cuore e la nostra mente sono spesso distratti dalle cose che danno la gioia che passa subito, non la gioia che dura per sempre, che è la gioia di Gesù!


"Rimanete nel mio amore".


Se davvero rimanessimo nell'amore, tutto funzionerebbe a meraviglia: non ci sarebbero più né forti né deboli, né ricchi né poveri, non ci sarebbero più né emarginati né prepotenti... il mondo sarebbe veramente come Dio lo ha pensato nel momento della Creazione. La pace regnerebbe ovunque, e la sofferenza non esisterebbe più. 


Il Signore ci chiede di impegnarci affinché il suo Regno di gioia sia realtà già da ora, in questa nostra terra, e lo chiede in modo particolare a voi bambini, perché siete voi la nuova giovane umanità che può cambiare il mondo, che può ri-costruirlo secondo il modello di Gesù!


Ora vi starete chiedendo “Come possiamo fare, come si fa a rimanere nell’amore di Gesù?”


Rimanere nell’amore di Gesù significa rimanere nell’amore dei nostri genitori, dei fratelli, degli amici, di tutti coloro che ci sono cari, di tutti coloro con cui condividiamo le nostre giornate.


Bastano due piccoli passi. Il primo è riconoscere di essere amati: troppo spesso quasi non ci accorgiamo di quanto siamo amati! Tutto quello che di bello e buono c’è nella nostra vita ci sembra giusto ed ovvio e quindi finiamo col dare poca importanza a cose che invece sono preziosissime! 


Quindi, per rimanere nell’amore, bisogna allenarsi a riconoscere i gesti, le situazioni e le parole, che ci fanno sentire circondati dall’amore, immersi nell’amore! 


I gesti come la carezza della mamma che ci sveglia al mattino... il sorriso di papà all’uscita di scuola, in mezzo alle facce di tutti gli altri genitori... il profumo della cena che arriva fino al divano... vestiti caldi, asciutti e puliti da indossare dopo una doccia... le lenzuola fresche per sogni bellissimi... il bacio della buonanotte… e tanti tanti altri ancora.


E le parole che fanno circolare l’amore: ti voglio bene... grazie... sono contento per te... ti chiedo scusa... facciamo pace... proviamo insieme... che bravo che sei...non ti scoraggiare... mi fido di te... sei prezioso...


Ecco, riconoscere quanto amore c’è nella nostra vita, quanta ricchezza di affetto, di doni, di gioia, abbiamo ogni giorno, è il primo passo per rimanere nell’amore di Gesù e ci prepara per il secondo passo: dire e dare l’amore. 


Gesù ci chiama a dire e a dare amore. E io come faccio a dire e dare amore?


Provate a dire l’amore con le parole gentili e affettuose. Non c’è da aver paura o vergogna a dire con sincerità “ti voglio bene” ai genitori, ai fratelli, alle sorelle, agli amici...


Provate a dire l’amore con le parole di incoraggiamento verso chi è sfiduciato, chi ha l’impressione di non riuscire, di non farcela.


Provate a dire l’amore con le parole di conforto per chi è solo, triste, ammalato, preoccupato.


Provate a dire l’amore con le parole di lode rivolte con semplicità a chiunque le merita: al compagno che è andato bene a un’interrogazione, all’amico che ha segnato un bel goal, all’amica per il suo saggio di danza, alla mamma per la buonissima pasta al forno, al papà per la bici che ha riparato così bene...


Ci sono tantissimi modi per dire l’amore e sono sicuro che ognuno di voi può trovarne di nuovi!


Ma non dimentichiamo che possiamo anche dare l’amore, con gesti semplici, come aiutare in casa, offrendo il perdono a chi ci ha fatto del male, portando pazienza verso chi ci sta un po’ antipatico, impegnandoci a fondo nei nostri doveri di scuola, obbedendo ai genitori, comportandoci con rispetto verso tutti, mettendo in comune una merenda, un gioco… 


Due bimbi e la macchina


L'Impegno


Se ci alleniamo a riconoscere l’amore presente nella nostra vita e se non ci stanchiamo di dire e dare l’amore ogni giorno, possiamo essere certi che sapremo rimanere nell’amore di Gesù e saremo testimoni di questo amore vero, profondo e in fin dei conti così semplice da realizzare, ma che ha la forza di cambiare il mondo.


Allora, siete pronti a diventare testimoni dell’amore di Gesù?


Vi dico un segreto che vi aiuterà a riuscirci. In ogni circostanza o situazione in cui dovete fare una scelta ponetevi questa domanda: "Come si comporterebbe ora Gesù?”.


Sono sicuro che troverete dentro di voi la risposta giusta e che sarete voi a portare luce e amore in questo mondo, proprio come vi chiede Gesù.


Buona domenica


venerdì 30 aprile 2021

Io sono la vite vera

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,1-8


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Parola del Signore.


Restate in me e darete frutto

Il Commento


Avete mai visto una vite? Non questa, ma la pianta. E’ un albero piccolo, basso con dei rami che sembrano dei sottili filamenti verdi, i tralci che portano il frutto e si legano al tronco della vite perché altrimenti crollerebbero e la nostra buona uva non riuscirebbe a nascere.


Ora pensate a cosa succede ad un ramo che viene spezzato da un albero. Si secca e muore. La stessa cosa succede ad un tralcio che viene spezzato dalla vite. Si secca, muore e non produce più uva. Diventa utile solo come legna da ardere.


Gesù nel Vangelo di oggi usa un’immagine semplice. Ci dice: "Io sono la vera vite, voi siete i tralci. Se rimarrete in me darete molto frutto, ma senza di me non potete fare nulla."


Gesù vuole che noi produciamo frutti. Frutti buoni come gentilezza, generosità, amicizia. Ma soprattutto vuole che amiamo il nostro prossimo così come Lui ci ama. 

Lo so, non è facile, abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno del suo aiuto. Come il tralcio  ha bisogno di restare collegato alla vite per produrre frutti, tu ed io dobbiamo restare collegati a Gesù per crescere e produrre i buoni frutti che Dio si aspetta da noi. Ma se ci allontaniamo da Gesù, le nostre foglie inizieranno ad appassire per poi morire e noi non saremo più in grado di produrre alcun frutto.


Gesù stesso paragona il suo rapporto con noi all'immagine della vite e dei tralci. Il tralcio, che porta frutto, Dio Padre lo pota perché il frutto sia più abbondante. Non dobbiamo, quindi, scoraggiarci di fronte alle difficoltà e alle sofferenze: esse servono per farci crescere bene. Gesù desidera restare collegato,  in comunione con ognuno di noi, per cui non dobbiamo sentirci mai abbandonati.


Il filo invisibile che ci permette di restare «in connessione» con Dio è la preghiera, e la forza che stabilisce questa connessione è lo Spirito Santo, che è Amore. Apriamoci allora a lui con la preghiera.


Preghiamo lo Spirito Santo

L'Impegno


Signore Gesù, non è semplice «connettersi» con te, e riconoscere la tua Voce tra le tante voci che ascolto ogni giorno. Spesso mi fermo a sentire solo ciò che mi piace e rimango «scollegato» da te. Le mie parole e i miei gesti non sempre esprimono vita, amore, gioia, anzi, tante volte, offendono e arrecano sofferenza agli altri.


Aiutami, Signore Gesù, a comprendere il tuo grande amore per me, a prendermi del tempo per «collegarmi» con te, ascoltare la tua Parola, celebrare e accogliere il tuo dono nella Messa, per lasciarti vivere in me ed essere, ogni giorno, testimone della tua tenerezza.


venerdì 23 aprile 2021

Io sono il buon pastore

A piccoli passi...
Un breve commento per avvicinare bambini e ragazzi al Vangelo della domenica

La parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 10,11-18


In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.


Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.


Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


Parola del Signore


Il pastore e le sue pecore


Il Commento

Sapete cos’è un pastore? Ma certo che lo sapete. Il pastore è colui che si prende cura delle pecore. 

E sapete cos'è un vincastro? È un bastone di salice curvato nella sommità che risultava essere molto utile al pastore. Se una pecora prendeva una direzione sbagliata, il pastore poteva accompagnarla nel gregge usando il vincastro. Serviva al pastore, sia per difendere se stesso e il gregge dagli assalti dei briganti e dei lupi, sia come sostegno per se stesso e gli agnelli ancora piccoli, quando camminavano e pascolavano sui terreni impervi. Il pastore è la persona che si prende cura del gregge, che è responsabile delle sue pecore.


Per noi, oggi, non è così facile immaginare la vita di un pastore: è un'esperienza lontana da noi e probabilmente sappiamo poco di come vive un pastore, perciò abbiamo deciso di raccontarvi una breve storia per capire cosa significa occuparsi degli altri.


Alessia è una ragazza di 13 anni. La scorsa estate decise di comprarsi un monopattino elettrico, e così pensò bene di iniziare a fare la pet-sitter. Si sarebbe presa cura degli animali domestici delle persone che andavano in vacanza. avrebbe portato a passeggio i cani, avrebbe fatto loro il bagno, pulito le gabbie degli uccellini, dato loro il cibo, insomma tutto ciò di cui avrebbero avuto bisogno. Nel suo quartiere c’erano tanti animali domestici e l’idea le sembrò perfetta.


E fu proprio così. Quando i suoi vicini seppero della sua intenzione, il suo telefono iniziò a squillare e la lista delle prenotazioni iniziò a riempirsi. Prima ancora di rendersene conto si trovò con tutta l’estate prenotata.


Il primo giorno si dovette occupare di cinque animali. Portare a passeggio il cane della signora Rossi, prendersi cura del gatto della famiglia Bianchi, poi andare dai Gracchi in fondo alla via per pulire la gabbia degli uccellini e far loro cibo e acqua. La sua migliore amica poi, le aveva lasciato una tartaruga, e per ultimo c’era il criceto dei Magrini e bisognava far attenzione che non scappasse mentre lei puliva la gabbia.


Alessia era stremata. Aveva impiegato mezza giornata per un lavoro che pensava le prendesse solo un paio d’ore. Diede un’occhiata all’agenda della settimana e si accorse che ogni giorno era così pieno di impegni. Non era affatto divertente.


“Non pensavo che prendersi cura degli animali fosse così difficile” disse alla mamma, “c’è tanto lavoro e tanta responsabilità!”


Alessia non mollò, lavorò duro per tutta l’estate e alla fine non solo guadagnò abbastanza per comprarsi il monopattino elettrico, ma tutti quegli animali domestici diventarono un po’ anche i suoi e ognuno di loro aveva trovato un posto nel suo cuore.


L’amore e l’attenzione che Alessia donava agli animali fu subito notato da tutto il vicinato. Alcuni le chiesero di prenotarsi già per l’anno successivo e tutti iniziarono a chiamarla la "Pet Girl."


Nel Vangelo di oggi Gesù ci dice che Lui è il "Buon Pastore," perché, proprio come Alessia, ama le sue pecore. Ha dato tutto se stesso per loro, fino a donare la sua stessa vita, fino a morire per il suo gregge, per ognuno di noi. 


La certezza più bella, per noi, è sapere di far parte proprio di quel gregge, di essere anche noi tra le pecore amate, conosciute, difese dal Buon Pastore.


Preghiamo insieme

L'impegno

Ci sentiamo così, ogni giorno, pecorelle circondate dalla tenerezza del nostro Pastore Gesù? Fermiamoci un istante e, nel silenzio del cuore, preghiamo:

Gesù, mio Pastore,

fa che nei momenti difficili, io ricordi di essere sempre protetto dalla forza del tuo Spirito.

Gesù, mio Pastore,

fa che nei giorni tristi, risuoni dentro il mio cuore la tua voce che consola e sostiene.

Gesù, mio Pastore,

quando mi sento solo e spaventato, conducimi tu, con dolcezza, perché ogni mio passo sia dietro di te, al sicuro da ogni male, nella certezza che tu mi vuoi infinitamente bene, fino ad offrire la tua vita per me!


Amen


venerdì 16 aprile 2021

Di questo voi siete testimoni

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Lc. 24, 35-48 - Non sono un fantasma - III domenica di Pasqua - Anno B - 18 Aprile 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Parola del Signore

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Il Commento

Sapete chi è un testimone? Un testimone è una persona che potrebbe aver visto un incidente o essere stato presente durante un crimine e che viene chiamato appunto a testimoniare in tribunale durante i processi. Ci sono testimoni che si presentano volontariamente ed altri che vengono chiamati direttamente dalla corte.

Anche se non siete mai stati testimoni di qualcosa, avrete sicuramente visto alla TV dei film in cui qualcuno è chiamato al tribunale come testimone. Avrete visto che gli chiedono di appoggiare la mano sinistra sulla Bibbia e con la mano destra alzata devono giurare di dire tutta la verità, solo la verità, nient’altro che la verità. Dopodiché il giudice comincia a porre delle domande su quello che il testimone possa aver visto o ascoltato per aiutarlo a decidere se l’imputato è colpevole o innocente.

Non c’è nulla da temere quando si è chiamati a testimoniare, l’importante è dire sempre la verità.

Nel Vangelo di oggi, abbiamo visto Gesù parlare con i suoi discepoli dopo essere risorto dalla morte. I discepoli non avevano ancora ben capito cosa fosse la resurrezione, e anche se potevano vederlo e parlare con lui, pensavano di parlare con un fantasma. In realtà avevano tutti un po’ paura.

"Perché siete spaventati e perché dubitate?" Chiede loro Gesù. "Guardate le mie mani e i miei piedi. Toccatemi. Un fantasma non ha carne ed ossa." Poi chiese loro, "Avete qualcosa da mangiare?" Gli diedero un po’ di pesce. Lui lo prese e lo mangiò per mostrare loro che non era un fantasma. Dopo tutto i fantasmi non mangiano.

I discepoli capirono che Gesù era risorto, era tornato in vita, e passarono quasi tutto il mese successivo con Lui. Gesù li aiutò a capire le Scritture. disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni e dovete raccontare tutto quello che avete visto».

Dopo che Gesù ascese al cielo, quegli stessi discepoli andarono in tutto il mondo a raccontare a tutti di Gesù, della sua crocifissione, della sua morte, e della sua resurrezione. Non si fermarono mai.

Gesù ci chiama ad essere suoi testimoni

L'Impegno

Gesù oggi sta chiamando anche noi ad essere testimoni, si proprio tu ed io. Non abbiamo nessun motivo do aver paura. Tutto quello che Gesù ci chiede è di raccontare agli altri ciò che Lui ha fatto per noi, come ci ha cambiato la vita. Vuole che raccontiamo a tutti come sia morto e poi risorto dalla morte perché noi potessimo avere la vita eterna.

Che ne dite? Siete pronti a testimoniare per Gesù? A diventare suoi testimoni nelle vostre famiglie, con i vostri amici, nel mondo?

Padre, noi ti ringraziamo per aver mandato il tuo unico figlio Gesù a perdonare i nostri peccati e a donarci la vita eterna. Aiutaci ad essere testimoni fedeli di tutto ciò che Lui ha fatto per noi.

Amen

Buona domenica

 

venerdì 9 aprile 2021

Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Gv. 20, 19-31 - L'incredulità di Tommaso - II domenica di Pasqua - Anno B - 11 Aprile 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 20,19-31


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.


Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».


Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».


Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


Parola del Signore


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Il Commento

Vi piacciono le classifiche? L’altro giorno sentivo per radio la classifica dei dieci brani più ascoltati nella settimana e mi è venuto in mente che esistono tante classifiche. I dieci film più visti, le dieci città da visitare, le dieci isole più belle. Praticamente esiste una classifica per qualunque cosa ci venga in mente.


Così oggi vorrei proporvi una nuova classifica: “I dieci motivi per NON perdere la messa della domenica”.


Ogni domenica ci troviamo con lo stesso dilemma: svegliarsi ed andare a messa invece che restare a casa a giocare, o magari andare a fare una passeggiata o al mare.


Ecco oggi vorremmo darvi dieci motivi per NON perdere la messa domenicale sperando che vi aiutino a prendere una decisione.


10. Gelato al cioccolato prima della messa  (Ok scherzavo!)


9. Incontrare i compagni di catechismo 


8. Cantare le lodi al Signore


7. Ascoltare l’omelia del parroco


6. Ricevere il supporto degli altri ed essere di supporto per gli altri


5. Capire la Bibbia


4. Pregare gli uni per gli altri 


3. Crescere nella fede


2. Saltare una messa rende più semplice saltare quella della domenica successiva e così via


E al primo posto della classifica dei motivi per cui NON perdere la messa domenicale c’è... 


1. Sicuramente ti perderai qualcosa di speciale che DIO ha preparato per TE! 


Che cosa sarà questo qualcosa di speciale? Bene, il Vangelo di oggi potrebbe aiutarci a capirlo.


Era la domenica dopo che Gesù fu crocifisso e i suoi discepoli erano riuniti in una stanza chiusa. Stavano insieme in quella stanza chiusa perché avevano paura dei Giudei. Il Vangelo ci dice che anche se le porte erano chiuse, Gesù entrò nella  stanza e stette in mezzo a loro. Quando i discepoli videro Gesù furono felicissimi. 


Tommaso, uno dei discepoli, non era nella stanza quando Gesù appari loro. Non sappiamo dove fosse, forse era andato a pescare o a farsi una passeggiata, o magari aveva deciso di restarsene a casa. Quando gli altri discepoli lo incontrarono gli dissero che avevano incontrato Gesù, ma lui non credette alle loro parole. «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo»  Disse Tommaso.


Una settimana dopo, i discepoli si trovavano di nuovo tutti insieme nella stessa stanza e questa volta Tommaso era con loro. Accadde esattamente la stessa cosa. Anche se le porte erano chiuse, Gesù venne e stette in mezzo a loro. Si voltò verso Tommaso e disse:  «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!


Tommaso non ebbe bisogno di toccare le ferite provocate dai chiodi della croce o la ferita ancora aperta sul suo costato. Si inginocchiò davanti a Gesù è disse “Mio Signore e mio Dio!”


Non essere incredulo

L'Impegno


Prima di tornare al cielo da suo Padre, Gesù disse ai suoi discepoli  che quando due o tre si riuniscono nel suo nome, Lui è presente con loro. Ogni settimana noi tutti ci riuniamo nel Suo nome in chiesa per pregarlo ed adorarlo. Perciò, avete capito cosa ci perdiamo se non andiamo in chiesa la domenica? Ci perdiamo esattamente quello che perse Tommaso, la possibilità di stare con Gesù!


Oggi allora prendiamoci questo impegno. Mettiamo Gesù al primo posto della nostra classifica delle cose importanti da fare la domenica, per non correre il rischio di perderci l’incontro personale che Gesù ha preparato per noi.


Santa domenica 


venerdì 26 marzo 2021

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mc. 11, 1-10 - Domenica delle Palme - Anno B - 28 Marzo 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

(Mc 11,1-10)

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: "Perché fate questo?", rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito"».

Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.

Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:

«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».

Parola del Signore.

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Il Commento

Sapete perché questa domenica si chiama così?

Dovete sapere che già presso gli egizi e poi anche presso i greci e i romani la palma, grazie alla sua vitalità e alle sue proprietà, era simbolo di immortalità e di vittoria.

In Israele, poi, in occasione della festività di Sukkot, la “festa delle Capanne”, gli ebrei arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione cantando ed invocando “Osanna” e sventolando il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi legati insieme con un filo d’ erba. La palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’ innalza verso il cielo, e il salice, le cui foglie ricordano la bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio.

La festa delle capanne era la celebrazione della liberazione dall’ Egitto dopo il passaggio del mar Rosso. Il popolo era vissuto per quarant’ anni sotto delle tende, nelle capanne; e secondo la tradizione, il Messia atteso si sarebbe manifestato proprio durante questa festa.

Oggi celebriamo la Domenica delle Palme. Ricordiamo l’entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme. In questa città così importante per il popolo di Israele sono arrivate tante persone per celebrare il ricordo della loro Pasqua, e quando arriva Gesù, tutti lo accolgono come Messia e lo acclamano agitando rami di palma e gridando: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.

Quest’anno per molti di noi sarà una Domenica delle Palme diversa, un po’ come successe l’anno scorso. Non ci saranno processioni per le vie del nostro paese o del nostro quartiere, ma se non altro potremo essere tutti in chiesa per celebrare insieme.

Con la Domenica delle Palme, inizia la Settimana Santa. In questo video abbiamo ascoltato solo il brano che si legge durante la benedizione delle palme, ma il brano del Vangelo della liturgia ci presenta la vita vissuta da Gesù durante tutta la settimana di passione, dalla gioia dell’ingresso a Gerusalemme, alla triste e orrenda morte inchiodato a una croce. Dalla tranquillità alla confusione, dalla serenità all'angoscia. Questa settimana vivremo il triduo, tre giorni in cui rivivremo ancora quanto abbiamo ascoltato oggi ma molto più intensamente e, finalmente, domenica faremo festa! Festeggeremo il Re dei Re!

Quante volte abbiamo sentito questa parola oggi…
Pilato lo chiama più volte «il re dei Giudei»; anche i soldati romani dopo avergli messo sul capo la corona di spine lo salutano dicendo «Salve, re dei Giudei», e infine, la scritta con il motivo della sua condanna sopra la croce diceva: «Il re dei Giudei».

Certo l’immagine che abbiamo di un re nella nostra mente è un po’ diversa.

Il Re ha una corona d’oro, mentre la corona di Gesù è fatta di spine.

Il Re cavalca un cavallo, mentre Gesù entra a Gerusalemme a cavallo di un asino.

Il Re vive in un castello lussuoso, mentre sappiamo che Gesù è nato in una stalla.

Il Re ha molti servitori, ma Gesù durante l’ultima cena ha deposto gli abiti della festa, si è cinto con un asciugamano e ha lavato i piedi ai suoi amici, diventando Lui il servo dei suoi discepoli.

Il Re è circondato da tante persone, consiglieri, giullari, cavalieri, dame e servitori. Gesù invece ha pochi amici, uno di loro lo ha addirittura tradito per poche monete; il suo migliore amico ha giurato di non conoscerlo; mentre si ritira per pregare, anche i migliori amici si addormentano anziché vegliare con lui; e poi, sotto la croce, quasi tutti lo abbandonano.

Il Re proclama le leggi e tutti lo ascoltano. Gesù durante la sua passione non viene ascoltato ma soltanto offeso, dice solo poche parole, ma dice la Verità. Il popolo però non lo vuole ascoltare e grida più forte per non sentirlo.

Il Re veste abiti sontuosi e siede su un trono comodo e lussuoso. Gesù è innalzato su una croce, nudo, sanguinante e dolorante.

Il Re ha tutto ciò che vuole. Gesù ha dato sé stesso per la nostra salvezza.

Quante differenze! E sono sicuro che voi ne avete trovate ancora di più. Visto così Gesù non sembra affatto un Re, eppure Gesù è IL RE DEI RE.

Quando il Re muore, ha un successore che eredita il suo trono e le sue ricchezze. Gesù è morto ma poi è risorto e vive ancora, e il suo regno non finisce mai.

Con Gesù ha vinto la vita e non la morte, la resurrezione e non il sepolcro, la gioia e non la disperazione!

L'Impegno

Gesù oggi ci chiede di fare una scelta, di sceglierlo come il Re della nostra vita. Camminiamo con lui questa settimana, giorno dopo giorno. Accompagniamolo nel suo cammino verso la croce, restiamogli vicini nei momenti più difficili e se in questo tempo gli permetteremo di entrare nel nostro cuore e di regnare sulla nostra vita, alla fine di questo cammino, potremo davvero gioire con lui nel giorno della resurrezione così come giova la folla a Gerusalemme nella prima Domenica delle Palme.

Buona festa

 


giovedì 18 marzo 2021

La parabola del chicco di grano

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Gv. 12, 20-33 - V Domenica di Quaresima Anno B - 21 Marzo 2021 

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv. 12, 20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore

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Il Commento

Oggi vi raccontiamo una storia che probabilmente conoscete già, una storia che contiene un segreto, quella del piccolo chicco di grano. Lo chiameremo Sid.

Sid era un piccolo chicco di grano che se ne stava in una cesta insieme a tanti altri piccoli chicchi di grano. Un giorno il contadino prese la cesta ed andò nel campo a seminare. Sid si svegliò di soprassalto insieme a tutti i suoi fratelli, la cesta si stava muovendo e si rese conto che qualcuno li stava portando fuori dal granaio. Si ritrovarono presto all’aria aperta e in men che non si dica, erano tutti a terra.

Sid fu molto fortunato, si ritrovò in una zolla di terra molto soffice, calda e sicura. Era proprio felice della sua nuova casa. Le giornate passavano velocemente e diventavano sempre meno calde. Un giorno Sid, nascosto al fresco nella sua zolla, iniziò a sentire anche uno strano rumore che aumentava sempre più: era la pioggia che, un po' alla volta, si trasformava in un grande acquazzone.

La felicità provata per quella nuova casa che sembrava così accogliente era sparita. Ora era fradicio, congelato e solo. Chissà dove erano i suoi fratellini...

Sid iniziò a pensare che fosse tutto finito, che la sua vita non fosse servita a niente: attorno a lui c'era solo terra e per di più bagnata! Stava per marcire e in quel momento si sentì morire.

Si addormentò, e nel sogno, sentì una voce: "Non aver paura, tu sei stato creato per un motivo ben preciso. Ora stai soffrendo tanto, ma stai certo che da questo tuo soffrire ben presto nasceranno molti frutti".

Sid credeva di essere già morto. Si svegliò impaurito... Perché era lì? Che senso aveva la sua vita? E che frutti avrebbe potuto dare lui così solo e disperato?

Poi, un mattino di primavera sentì degli strani formicoli... Dal fondo del suo guscio stavano uscendo delle "zampette", mentre dalla parte superiore usciva un piccolo germoglio che un po' alla volta si allungò sempre più e... pluf... bucò la terra. Che bello vedere finalmente il sole!

Era proprio lui, ed era tornato a vivere! Inoltre, non era più solo. Intorno a lui c’erano tanti altri piccoli germogli: erano tutti i suoi fratellini. La sua gioia era così grande che se non avesse avuto le radici a trattenerlo, avrebbe iniziato a saltare qua e là come un grillo!

Col passare dei giorni diventò sempre più robusto e si trasformò in una bellissima spiga color oro. Era proprio bello! E anche i suoi fratellini erano belli come lui!

Nel vangelo di oggi, Gesù si paragona ad un chicco di grano, ad una cosa piccolissima...

La scena narrata nel racconto, avviene solo pochi giorni prima che Gesù fosse crocefisso. Lui sapeva che sarebbe morto sulla croce e avrebbe potuto chiedere al Padre di salvarlo. Ma non lo fece, perché era venuto sulla terra per portare molto frutto.

Anche Lui, come il chicco di grano, è caduto in terra nella sua passione e morte ma poi, con la sua risurrezione, ha portato frutti grandissimi: la salvezza per tutti gli uomini.

La frase del vangelo di oggi «Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo, se invece muore produce molto frutto» è così vera!!! Se sotto quella zolla di terra il chicco di grano non avesse dato la sua vita marcendo, non sarebbe potuto germogliare e non avrebbe potuto diventare spiga. Sarebbe ancora là tutto solo, triste, infreddolito, rinsecchito e la sua vita non avrebbe avuto nessun senso.

L'Impegno

Ma allora io cosa devo fare?

Gesù oggi ti chiede di avere il coraggio di far morire quella parte di te che non si comporta bene, quella parte di te che non lo vuole seguire. Lui ti chiede di avere il coraggio di donare tutto a Lui con amore: il tuo tempo, le tue capacità, i tuoi successi o insuccessi, i tuoi sacrifici, i tuoi... tutto!

La via per portare frutto ce la indica la vita stessa di Gesù, il suo modo di comportarsi, di voler bene, di impegnarsi, di pensare, di preoccuparsi degli altri: Gesù ha vissuto sempre amando gli uomini più di sé stesso, fino alla croce. Ha avuto paura, come ognuno di noi. Lo sentiamo dire «adesso l’anima mia è turbata». Ma non scappa, si affida all'amore di suo Padre.

Anche voi allora, donatevi con gioia nella certezza che Dio, attraverso di voi, compie "grandi cose".

Questo è il segreto del chicco di grano che dona la vita per dare frutto!

Buona domenica