Visualizzazione post con etichetta A Piccoli Passi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta A Piccoli Passi. Mostra tutti i post

domenica 13 giugno 2021

La Parabola del Granello di Senape

 

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore 

La parabola del granello di senape

Il Commento

Avete mai visto un granello di senape? Guardate come sono piccoli. Sono i semi più piccoli che io abbia mai visto. Un granello di senape è così piccolo che se per caso lo stesse tenendo in mano e vi cadesse, probabilmente non riuscireste più a trovarlo. Eppure, nonostante sia così piccolo, il seme della senape, quando viene piantato da vita ad una pianta così grande che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra. Forse potremmo provare anche noi, è semplice e divertente. Basta prendere un vasetto, riempirlo con un po' di terra, e piantarci dentro qualche semino. Dopo qualche giorno cominceranno ad uscire i primi germogli, e se ci impegneremo ad innaffiarlo e a posizionarlo nell'ambiente più adatto, vedremo come da una cosa così piccola nascerà qualcosa di meraviglioso. 

Nel vangelo di oggi Gesù, usando una parabola, paragona il Regno di Dio proprio ad un granello di senape.

Cosa ci vuole dire il Signore con questa immagine? Pensateci un attimo. Quando Gesù iniziò il suo ministero terreno, dopo essere stato battezzato da Giovanni, era solo. La Bibbia ci racconta che Gesù passando lungo il mare di Galilea vide due pescatori, Simone e Andrea suo fratello mentre gettavano le reti in mare.  "Venite dietro a me" disse loro Gesù. E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre videro altri due fratelli, Giacomo e Giovanni mentre riparavano le loro reti. Gesù li chiamò e anche loro lasciarono le reti e lo seguirono. Uno ad uno, Gesù chiamò personalmente tutti i suoi discepoli fino a che diventarono dodici. Erano pochi, ma poi Gesù li inviò a proclamare il Vangelo e loro portarono altri discepoli, e così, lentamente il Regno di Dio è cresciuto fino ad arrivare agli estremi confini della terra.

Gesù ha seminato la sua Parola, qualcosa di piccolissimo, come il granello di senape, l'ha seminata nel cuore dei discepoli, nel nostro cuore e in tutto il mondo, e il Regno che ne fiorisce è così grande che non si può nemmeno misurare.

Purtroppo però ci sono anche semi che fanno crescere quelle che chiamiamo ebracce, piante che non danno frutto e che piano piano tolgono spazio, aria e terreno alle piante buone.

Succede anche con noi. A volte lasciamo crescere nel nostro cuore semi cattivi come l'egoismo, la critica, il rancore. Comportamenti negativi che oltre ad essere un male per noi, sono un cattivo esempio anche per gli altri che purtroppo non porta buoni frutti.

Contro l'egoismo

L'Impegno

In questo tempo di vacanza, allora, cerchiamo di diventare seminatori del Regno di Dio. Ad esempio non escludendo nessuno nel gioco, dandoci da fare per aiutare la mamma e il papà, e poi... fate lavorare voi la vostra fantasia!

Mettete tutto il vostro impegno affinché tutti i semi buoni che avete nel vostro cuore crescano e non permettete, per nessuna ragione al mondo, che anche uno solo di essi muoia. 

Buona domenica e Buone Vacanze a tutti!

 

venerdì 4 giugno 2021

Corpus Domini

 


La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 14,12-16.22-26

Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».

I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Parola del Signore

La favola dello spaventapasseri

Il Commento

Oggi vorremmo raccontarvi una storia che probabilmente avrete già ascoltato, una storia che contiene un segreto, la favola dello Spaventapasseri 

Una giorno un cardellino fu ferito a un’ala da un cacciatore. Per qualche tempo riuscì a sopravvivere con quello che trovava per terra. Poi, terribile e gelido, arrivò l’inverno.

Un freddo mattino, cercando qualcosa da mettere nel becco, il cardellino si posò su uno spaventapasseri. Era uno spaventapasseri molto distinto ed era amico di tutti gli uccelli che giravano nei paraggi. Aveva il corpo di paglia ed era vestito con un vecchio abito da cerimonia; la testa era una grossa zucca arancione; i denti erano fatti con granelli di mais; per naso aveva una carota e due noci per occhi.

Che ti capita, cardellino? Chiese lo spaventapasseri, gentile come sempre.

“Va male - sospirò il cardellino - il freddo mi sta uccidendo e non ho un rifugio. Per non parlare del cibo! Penso che non rivedrò la primavera”.

“Non aver paura!” - disse lo spaventapasseri - “Rifugiati qui sotto la giacca. La mia paglia è asciutta e calda”.

Così il cardellino trovò una casa nel cuore di paglia dello spaventapasseri. Restava il problema del cibo. Era sempre più difficile per il cardellino trovare bacche o semi. Un giorno in cui tutto rabbrividiva sotto il velo gelido della brina, lo spaventapasseri disse dolcemente al cardellino:

"Cardellino, mangia i miei denti: sono ottimi granelli di mais".

“Ma tu resterai senza bocca!” disse il cardellino.

“Sembrerò molto più saggio!” rispose.

Lo spaventapasseri rimase senza bocca, ma era contento che il suo piccolo amico vivesse. E gli sorrideva con gli occhi di noce. Dopo qualche giorno fu la volta del naso di carota.

“Mangialo, è ricco di vitamine”, diceva lo spaventapasseri al cardellino.

Toccò poi alle noci che servivano da occhi. “Mi basteranno i tuoi racconti”, diceva lui.

Infine lo spaventapasseri offrì al cardellino anche la zucca che gli faceva da testa.

Quando arrivò la primavera, lo spaventapasseri non c’era più. Ma il cardellino era vivo e spiccò il volo nel cielo azzurro.

Lo spaventapasseri ha amato così tanto da dare la sua vita per il cardellino... è una favola inventata da un signore che si chiama Bruno Ferrero, ma che ci fa capire fino a che punto può arrivare l’amore.

Fino a che punto è arrivato l’amore di Gesù per noi? Fino al punto da morire in croce per farci spiccare il volo, per darci la possibilità di vivere per sempre con lui.

Oggi festeggiamo la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, una solennità che ci fa tornare un po’ indietro dal punto di vista cronologico…

Infatti, dopo aver celebrato l’Ascensione del Signore, il dono della discesa dello Spirito Santo con la Pentecoste, e la solennità della Santissima Trinità, il Vangelo di oggi, ci riporta a quando Gesù era ancora in terra prima della sua passione, morte e risurrezione, ci riporta all’Ultima Cena, al Giovedì Santo, al momento in cui il Signore anticipa il dono della sua vita offrendosi ai suoi apostoli come pane e vino.

Noi siamo talmente abituati a sentir parlare dell’Eucaristia che quasi ci sembra una cosa normale, eppure il pane portato all’altare, anche se ha l’aspetto, il gusto, la forma di pane, è trasformato dallo Spirito Santo nel Corpo di Cristo, e in ogni Eucaristia si rinnova il sacrificio di Gesù: in ogni Eucaristia, cioè, Gesù muore e risorge per noi. Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, Gesù è fra noi, risorto, vivo. Non è “come se ci fosse”. Lui c’è, è presente in noi, è presente in mezzo a noi.

Quando mangiamo il cibo comune, il nostro organismo lo trasforma in proteine, vitamine, energia, nutrimento per il nostro corpo. Ogni volta che “mangiamo” quella particola, quel piccolo pezzetto di pane, Gesù è vivo in carne ed ossa dentro di noi: non è un simbolo, è una presenza vera e reale, è Lui che trasforma noi, che trasforma la nostra vita. Ci trasforma in Lui, ci aiuta a diventare come Lui, a pensare come Lui, ad amare come Lui. 

Il Corpo e il Sangue di Cristo

L'Impegno

Alcuni di voi riceveranno Gesù Eucaristia per la prima volta proprio in questo bellissimo giorno. Allora, quando il sacerdote pronuncerà la preghiera di consacrazione, che trasforma il pane ed il vino in Corpo e Sangue di Gesù, tenete i vostri occhi e il vostro cuore puntati là, sull’altare dove si compie il sacrificio più grande di tutta la storia: Cristo che dà la vita per amore.

E, dopo aver fatto la comunione, una volta ritornati al vostro posto, approfittate di quei momenti così belli in cui Gesù vi parla. Non lo sentirete con le orecchie, ma lo sentirete con il vostro cuore.

Con la comunione Gesù viene a vivere dentro di voi. Non abbiate paura, quindi, ed ogni volta che vi trovate davanti a situazioni difficili o a decisioni da prendere, in ogni azione della giornata, fatevi questa domanda: ”Cosa farebbe Gesù, ora, al posto mio?”.

Se lo ascolterete nel segreto del vostro cuore, piano piano la vostra vita cambierà, sarà orientata verso il bene e il bello, sarà una vita in piena comunione con Lui.

Buona domenica e buon incontro con Gesù.

 



sabato 29 maggio 2021

La Santissima Trinità


La Parola

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore.

Il Commento

Sapete contare fino a tre? Ok domanda stupida, certo che lo sapete fare. Tre è un numero molto importante oggi, perché festeggiamo la solennità della Santissima Trinità, e voi sapete benissimo che quando una parola inizia con TRI, significa che ha qualcosa a che fare con il numero tre.

Vi viene in mente qualche altra parola che inizia con TRI, così senza pensarci? A me viene in mente Triciclo, la prima bicicletta che mamma e papà vi hanno regalato quando eravate piccoli, una bici con tre ruote che aiuta il bambino ad imparare a pedalare mantenendo un equilibrio stabile.

Ma torniamo alla festa che stiamo celebrando oggi: la domenica della Santissima Trinità.

In questa domenica festeggiamo Dio che è unico, ma che si mostra a noi in TRE persone.

Si mostra come Padre, il Creatore, colui dal quale proviene ogni cosa: il mondo, la natura, gli animali, l’uomo.

Si mostra a noi come Figlio che, inviato dal Padre, si fa uomo e, come pastore buono, va a cercare gli uomini che hanno perduto la strada per mostrare loro le vie della bellezza, della bontà, della condivisione, della giustizia, della fraternità, della fiducia e della fede in Dio. Gesù, nostro fratello, uomo tra gli uomini, ci parla dell’amore di Dio e ce lo testimonia donando la sua vita per noi.

Si mostra a noi come Spirito Santo, la persona che abbiamo celebrato domenica scorsa nella festa di Pentecoste. Vi ricordate? Il brano degli Atti degli Apostoli ce lo ha presentato come il fragore di un tuono, come un vento pieno di energia, come un fuoco danzante, una forza che dà vita. È lo Spirito che fa nascere la chiesa e rende i discepoli prima e noi oggi, testimoni di Dio e del suo amore, capaci di vivere nella fraternità, nella giustizia, nell’amore, nel perdono, nella gioia e nella condivisione. Uomini che sanno lodare Dio e raccontare il suo amore a tutti.

Uno in tre, un mistero che è molto più grande di noi, qualcosa che la nostra mente non riesce a contenere, ad accogliere fino in fondo.

In effetti, facciamo molta fatica a capire quello che la teologia ci dice: se sono tre persone, non possono essere uno solo; ma Dio è unico. Lo so, lo so, sembra veramente tutto molto complicato… ma la Trinità non può spiegare come la definizione di un vocabolario o come il procedimento di un problema di matematica.

Proprio qui sta il punto: finché guardiamo alla Trinità usando la logica della matematica, non ne veniamo a capo, perché se è 3 non può essere 1 e se è 1 non può essere 3!

Però nella nostra vita ci sono moltissime cose che non seguono le regole matematiche, e che usano una logica diversa.

Prendiamo la gioia per esempio. Più la dividi, più aumenta: quando proviamo ad essere felici da soli, non riusciamo mai a provare la stessa immensa gioia di quando possiamo essere felici insieme agli altri.

Di solito, se divido qualcosa, per esempio una tavoletta di cioccolata, dovrò spezzarla e darne un pezzo ad ogni persona: un pezzo, appunto, cioè una parte molto più piccola della tavoletta intera. Con la gioia invece non è affatto così: più la condividi con gli altri, più ti senti invadere dalla gioia, la senti che ti aumenta dentro!

Anche l’amore segue questo stesso criterio: puoi darne di continuo e non resti mai senza! Se ti offro delle patatine dal mio sacchetto e tu ne prendi un po’, poi ancora un po’, poi ancora un po’ e ancora un altro pochettino, prima o poi il sacchetto si svuoterà e io resterò senza. Con l’amore le cose vanno diversamente: posso continuamente offrire amore e non mi troverò mai con un sacchetto vuoto in mano, non potrà mai succedere che l'amore finisca e io resti senza.

La logica che abita la Trinità è simile alla logica della gioia e dell’amore: non si spiega con i numeri o con le operazioni matematiche, ma si accoglie con fede, facendone l’esperienza, invece di cercare di misurarla.

Un giorno poi, quando ci troveremo in Paradiso e saremo faccia a faccia con il Signore, tutto sarà chiaro e diremo: “Ecco! Ora finalmente capisco questo mistero della Trinità!”

Per ora, ci fidiamo di Gesù, che ha spiegato ai suoi discepoli che Dio è il Padre che si prende cura di noi, Dio è Gesù, suo Figlio e nostro amico; e Dio è Spirito Santo che da la forza, la vita.

Dio è Uno, ma se pensiamo a Dio con queste tre immagini diventa più facile capire la Trinità, sarà un po' come andare in triciclo: mentre ognuna delle tre ruote, girando insieme ci trasportano in un viaggio emozionante, bellissimo attraverso la fede, noi siamo seduti su un solo triciclo.

 

L'Impegno

Il Vangelo di oggi termina con una espressione di Gesù che è una promessa certa: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

Queste parole ci riempiono il cuore di gioia, di certezza, di amore e di speranza. Se il Signore ci chiede di credere e di essere suoi strumenti nel mondo, ci sostiene e ci accompagna in questo impegno importante.

Allora coraggio! Ogni mattina mettiamo la nostra vita nelle mani del nostro Dio facendo un bel segno di croce, il segno con cui ci affidiamo alla Trinità e chiediamo a Dio di sostenere i nostri sforzi nel compiere il bene, il bello, il buono verso coloro che incontriamo nella giornata.

Buona Domenica e Buona Festa

 

 

 

sabato 22 maggio 2021

Pentecoste

La Parola

Dagli Atti degli Apostoli

At 2,1-11


Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.


Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».


Parola di Dio


Pentecoste

Il Commento


Vi ricordate cosa è successo domenica scorsa?

Il Signore poco prima della sua Ascensione, del suo ritorno definitivo al Padre, ci ha consegnato una missione impegnativa, ma affascinante: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.”

E il Maestro Risorto ci ha anche detto quali sono i segni prodigiosi che accompagnano coloro che credono in Lui: scacciare il male dal cuore, rendendo l’anima libera da ogni cattiveria; parlare lingue nuove, cioè saper dialogare con tutti, entrare in comunione con ogni persona che incontriamo; guarire i malati, non solo dalle malattie del corpo, ma anche da quelle del cuore: dalla solitudine, dalla tristezza, dalla sfiducia, dalla paura…


Bene, queste promesse stupende che Gesù ha pronunciato, cominciano a diventare realtà proprio nel giorno di Pentecoste.

Ma cosa significa Pentecoste? E’ una parola che deriva dalla lingua greca e significa “cinquantesimo giorno”, per noi cristiani oggi significa che sono trascorsi cinquanta giorni dalla Pasqua, ma la Pentecoste era già una festa del popolo d’Israele, una festa importante che si celebrava al tempo di Gesù per ricordare la consegna dei dieci comandamenti a Mosè da parte di Dio. Per questa festa, a Gerusalemme si radunava tanta folla, gente di ogni città e paese, persone che arrivavano anche da molto lontano.


La città in quei giorni era piena di guardie che controllavano tutti quelli che arrivavano e gli apostoli, che una settimana prima avevano salutato per l’ultima volta il loro Maestro Risorto, avevano paura di essere riconosciuti come amici del Rabbi di Nazareth e di essere arrestati.

Perciò i Dodici e gli altri discepoli, se ne stavano tutti insieme, al sicuro. Con loro c’era anche Maria, la madre di Gesù. Erano preoccupati, il Signore aveva detto loro di andare in tutto il mondo e annunciare il Vangelo a ogni creatura!... Sì, vero… ma la paura era più forte di ogni altra cosa.


Trascorsero il giorno di Pentecoste rinchiusi fra quattro mura con questi pensieri e questi timori, poi verso sera, tutto d’un tratto accaddero segni strani, prodigiosi, inaspettati.

Per prima cosa “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano.”

Tutto d'un tratto, un rumore forte, fragoroso, attraversò l’intera città di Gerusalemme: lo sentirono tutti e se ne stupirono, perché non c'era mica il temporale!

Sembrava ci fosse una tempesta di vento, le porte e le finestre del luogo dove erano radunati i discepoli si spalancarono all'improvviso: la forza del vento riempì ogni stanza, ogni angolo, la casa intera.

Erano ancora stupiti per il fragore del vento quando un nuovo prodigio li sconvolse: “Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro”

Lingue di fuoco, fiammelle, proprio come quelle delle candeline: solo che si muovevano nell’aria. Si dividevano, diventavano numerose e andavano a posarsi sopra la testa di tutti i presenti. Se ne restavano così, sospese nell’aria, senza bruciare nulla, senza scottare nessuno. Un segno luminoso e caldo, che cominciò a infondere ai discepoli una nuova forza ed un coraggio che mai avrebbero sognato di possedere.

Ma non è ancora finita: “cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.”

Si accorsero, cioè, che ciascuno di loro era diventato capace di parlare lingue straniere, lingue diverse dalla propria, lingue che non aveva mai studiato! Le parole sgorgavano facili, leggere, senza alcuno sforzo.


È un dono straordinario dello Spirito Santo, che rende visibile la promessa fatta da Gesù nel giorno dell’Ascensione: i discepoli, coloro che credono nella sua Risurrezione, sono in grado di parlare lingue nuove.

I discepoli, ora pieni di coraggio, escono dalla casa e tutta la gente arrivata a Gerusalemme da posti lontani per via della festa resta stupita perché li sente parlare la propria lingua!

Riescono a comprenderli perfettamente! I discepoli iniziano la loro missione e raccontano a tutti che Gesù, che è stato messo a morte, invece è vivo, risorto! Spiegano che e i profeti e la Scrittura Sacra, da sempre hanno parlato di lui, hanno annunciato che sarebbe giunto per salvare tutta l’umanità: questa promessa di Dio si è compiuta!


Il brano degli Atti degli Apostoli oggi ci ha presentato lo Spirito Santo come il fragore di un tuono, come un vento pieno di energia, come un fuoco danzante, una forza che dà vita.

Sembrerebbe difficile da capire, difficile da immaginare, ma per provare a rendere tutto un po’ più semplice vi proponiamo un esperimento, sì, un po’ come quelli che fate a scuola.


Prendiamo un palloncino. Ce ne sono di rotondi, di lunghi, di tante forme e colori diversi. Ci sono delle persone che con dei palloncini riescono a creare le forme di diversi animali, o di fiori. Ci avete mai provato?

Guardate questo palloncino: è carino, colorato, rotondo, sembra bello, ma sembra che gli manchi qualcosa. Avete ragione, ha bisogno di aria, dobbiamo gonfiarlo e riempirlo di aria. Questo palloncino bello e colorato, per poter diventare quello per cui è stato pensato ha bisogno che qualcuno soffi aria in lui, che in qualche modo gli dia vita.


Pentecoste


L'Impegno


Ecco gli apostoli prima della Pentecoste erano proprio come un palloncino sgonfio, erano impauriti, vuoti, e non stavano testimoniando e raccontando alla gente di Gesù. Poi in quel giorno Dio inviò il suo Spirito Santo, li riempì con il suo soffio di vita in modo che diventassero come Lui li aveva pensati: testimoni coraggiosi della sua Parola.


Oggi abbiamo imparato che proprio come il palloncino deve essere riempito per essere ciò che era destinato ad essere, voi ed io abbiamo bisogno dello Spirito Santo per riempirci in modo da poter essere tutto ciò che Dio vuole che noi siamo. 


Buona domenica


venerdì 14 maggio 2021

Ascensione del Signore

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 16,15-20


In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


Parola del Signore.


Stupefacente

Il Commento


Quale è stata la cosa più straordinaria che avete visto ultimamente? Vi viene in mente nulla? Un animale o un paesaggio...


Ora provate ad immaginare come sarebbe stato essere dei discepoli di Gesù. Lo avremmo ascoltato insegnare le cose del Padre, guarire gli ammalati, restituire la vista ai ciechi, persino far resuscitare i morti. 


Avremmo viaggiato con lui fino a Gerusalemme, magari aspettandoci anche noi di vederlo incoronato re dei Giudei. In fin dei conti Gesù aveva un sacco di followers. Ma tutto questo non accadde. Gesù fu arrestato, condannato e crocifisso. 

Probabilmente saremmo scappati anche noi, spaventati e confusi come lo erano i suoi discepoli.  Colui che avrebbe dovuto salvare il mondo era stato ucciso come un criminale e ora i farisei sarebbero venuti a  cercare anche noi per arrestarci ed ucciderci.


Ma poi, all’improvviso, è successo qualcosa di incredibile. Gesù è risorto dalla morte! È risorto per davvero perché lo abbiamo visto con i nostri occhi, abbiamo toccato le sue ferite. 


Questa è davvero la cosa più straordinaria che una persona possa mai aver visto. Ma Gesù non finisce mai di stupirci.


Oggi è la festa dell'Ascensione. “Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”.


Prima però Gesù da un compito ai suoi: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.”


Sembrerebbe una missione impossibile soprattutto per noi bambini… si ho detto noi… oggi mi sento piccolo anche io…

E invece non è affatto così, il Signore non guarda l'età, guarda il nostro cuore, e come l’albero si riconosce dai frutti, così anche la vostra testimonianza, la vostra missione si riconoscerà dai frutti, da quei segni di cui ci parla oggi Gesù nel Vangelo.


“Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.


Gesù oggi vi invia come suoi apostoli, per costruire un mondo nuovo, un mondo bello proprio secondo il progetto di Dio dove i "demoni" sono scacciati, dove si parleranno "lingue nuove", dove, anche se devi fare i conti con il male come serpenti e veleno, "questo male non ti recherà danno". Un mondo dove anche la "malattia" sarà guarita.


Ma noi come possiamo realizzare tutto questo, come possiamo portare a termine questa missione impossibile?


Proviamoci insieme.


Il primo segno dei credenti è che scacceranno i demoni. Detto così fa un po’ paura, ma cerchiamo di capire cosa ci sta dicendo Gesù.

Per un ragazzo, ad esempio, un "demone" può essere la pigrizia, non fare il proprio dovere, la disobbedienza, i capricci, il pretendere le cose... insomma mi capite vero? Questi sono "demoni" che possiamo davvero scacciare, sostenuti dalla fiducia nel Signore e con il nostro impegno.


L'altro segno è che i credenti in Gesù parleranno lingue nuove. Questo ci piace di più, finalmente porteremo a casa dei bei voti in inglese.

Gesù però non si riferisce alle lingue dei popoli, ma a un linguaggio che possono capire tutti: il linguaggio dell'amore, dell'accoglienza, del rispetto, della tolleranza. Per dirla con papa Francesco, il linguaggio della misericordia.

Questa lingua, vi assicuro, la possiamo parlare tutti, ma proprio tutti... basta solo esercitarsi un po'.

Le palestre per fare allenamento sono: a casa, con i fratelli e i genitori, a scuola, con i compagni con cui facciamo più fatica e in tutti quei luoghi dove saremo chiamati a parlare questa "lingua nuova dell'amore".


Inoltre nel vangelo, se vi ricordate, si parla di serpenti e di veleno, del male con cui veniamo a contatto. Come ad esempio l'egoismo e la scontentezza. Il male è anche non renderci conto di quanto siamo fortunati. Veleno è il non condividere con gli altri, ciò che abbiamo: giochi, vestiti, tempo, capacità. Basta davvero aprire gli occhi e ci si accorge di quante persone hanno meno di noi e hanno bisogno di noi.


L'ultimo segno di cui parla Gesù segno è quello di "guarire". Il Signore guariva gli ammalati e ha detto ai suoi discepoli che nel Suo nome anche loro avrebbero guarito i malati perché Lui avrebbe operato per mezzo loro. 

E noi cosa possiamo fare? Intanto possiamo pregare per le persone che conosciamo e che sono ammalate e poi, possiamo fare in modo di farli star bene, cioè di aiutarli nella loro malattia. Basta un gesto di affetto, un piccolo servizio, un po' di compagnia: tutto questo, per una persona sofferente, è un dono che la fa star bene.


Amare

L'Impegno


Insomma avete capito tutti: Gesù sale al cielo ma non ci abbandona, anzi ci lascia una missione importante: essere testimoni del suo amore. 


Allora impegniamoci fin da subito, perché se Gesù è al nostro fianco nessuna missione è impossibile e iniziamo nel modo in cui inizierebbe Lui, con una preghiera prendendo in prestito le bellissime parole di Santa Madre Teresa di Calcutta.


Signore, vuoi le mie mani per passare questa giornata aiutando i poveri e i malati che ne hanno bisogno? Signore, oggi ti do le mie mani.

Signore, vuoi i miei piedi per passare questa giornata visitando coloro che hanno bisogno di un amico? Signore, oggi ti do i miei piedi.

Signore, vuoi la mia voce per passare questa giornata parlando con quelli che hanno bisogno di parole d'amore? Signore, oggi ti do la mia voce.

Signore, vuoi il mio cuore per passare questa giornata amando ogni uomo solo perché è uomo? Signore, oggi ti do il mio cuore.


Buona domenica


venerdì 7 maggio 2021

Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,9-17


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.


Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.


Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Parola del Signore


L'amore del Padre

Il Commento


Ricordate l’invito che ci fece Gesù la settimana scorsa? “Rimanete in me”


Con le sue parole abbiamo capito quanto è importante restare connessi con il Signore e saper riconoscere la sua voce, e che da soli non possiamo fare nulla.


Nel Vangelo di oggi Gesù continua il discorso iniziato domenica scorsa ed aggiunge qualcosa in più, ci dice “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”.

Praticamente Gesù ci sta dicendo che ama ciascuno di noi dello stesso amore con cui Lui, che è il Figlio Unigenito, è amato da Dio Padre.


Pensate ai vostri papà e alle vostre mamme, pensate a quanto bene vi vogliono considerando tutto quello che ogni giorno fanno per voi, i loro sacrifici, le loro cure, le loro preoccupazioni. Tutto per darvi una vita la più serena possibile…

Gesù, proprio come i vostri papà e le vostre mamme non sta dicendo: “Vi voglio bene perché siete bravi, perché siete buoni, perché mi obbedite...” No, Lui ci ama comunque, ci ama in ogni caso! Ci ama di un amore immenso, un amore divino.


Noi non sempre ci rendiamo conto di questo amore perché il nostro cuore e la nostra mente sono spesso distratti dalle cose che danno la gioia che passa subito, non la gioia che dura per sempre, che è la gioia di Gesù!


"Rimanete nel mio amore".


Se davvero rimanessimo nell'amore, tutto funzionerebbe a meraviglia: non ci sarebbero più né forti né deboli, né ricchi né poveri, non ci sarebbero più né emarginati né prepotenti... il mondo sarebbe veramente come Dio lo ha pensato nel momento della Creazione. La pace regnerebbe ovunque, e la sofferenza non esisterebbe più. 


Il Signore ci chiede di impegnarci affinché il suo Regno di gioia sia realtà già da ora, in questa nostra terra, e lo chiede in modo particolare a voi bambini, perché siete voi la nuova giovane umanità che può cambiare il mondo, che può ri-costruirlo secondo il modello di Gesù!


Ora vi starete chiedendo “Come possiamo fare, come si fa a rimanere nell’amore di Gesù?”


Rimanere nell’amore di Gesù significa rimanere nell’amore dei nostri genitori, dei fratelli, degli amici, di tutti coloro che ci sono cari, di tutti coloro con cui condividiamo le nostre giornate.


Bastano due piccoli passi. Il primo è riconoscere di essere amati: troppo spesso quasi non ci accorgiamo di quanto siamo amati! Tutto quello che di bello e buono c’è nella nostra vita ci sembra giusto ed ovvio e quindi finiamo col dare poca importanza a cose che invece sono preziosissime! 


Quindi, per rimanere nell’amore, bisogna allenarsi a riconoscere i gesti, le situazioni e le parole, che ci fanno sentire circondati dall’amore, immersi nell’amore! 


I gesti come la carezza della mamma che ci sveglia al mattino... il sorriso di papà all’uscita di scuola, in mezzo alle facce di tutti gli altri genitori... il profumo della cena che arriva fino al divano... vestiti caldi, asciutti e puliti da indossare dopo una doccia... le lenzuola fresche per sogni bellissimi... il bacio della buonanotte… e tanti tanti altri ancora.


E le parole che fanno circolare l’amore: ti voglio bene... grazie... sono contento per te... ti chiedo scusa... facciamo pace... proviamo insieme... che bravo che sei...non ti scoraggiare... mi fido di te... sei prezioso...


Ecco, riconoscere quanto amore c’è nella nostra vita, quanta ricchezza di affetto, di doni, di gioia, abbiamo ogni giorno, è il primo passo per rimanere nell’amore di Gesù e ci prepara per il secondo passo: dire e dare l’amore. 


Gesù ci chiama a dire e a dare amore. E io come faccio a dire e dare amore?


Provate a dire l’amore con le parole gentili e affettuose. Non c’è da aver paura o vergogna a dire con sincerità “ti voglio bene” ai genitori, ai fratelli, alle sorelle, agli amici...


Provate a dire l’amore con le parole di incoraggiamento verso chi è sfiduciato, chi ha l’impressione di non riuscire, di non farcela.


Provate a dire l’amore con le parole di conforto per chi è solo, triste, ammalato, preoccupato.


Provate a dire l’amore con le parole di lode rivolte con semplicità a chiunque le merita: al compagno che è andato bene a un’interrogazione, all’amico che ha segnato un bel goal, all’amica per il suo saggio di danza, alla mamma per la buonissima pasta al forno, al papà per la bici che ha riparato così bene...


Ci sono tantissimi modi per dire l’amore e sono sicuro che ognuno di voi può trovarne di nuovi!


Ma non dimentichiamo che possiamo anche dare l’amore, con gesti semplici, come aiutare in casa, offrendo il perdono a chi ci ha fatto del male, portando pazienza verso chi ci sta un po’ antipatico, impegnandoci a fondo nei nostri doveri di scuola, obbedendo ai genitori, comportandoci con rispetto verso tutti, mettendo in comune una merenda, un gioco… 


Due bimbi e la macchina


L'Impegno


Se ci alleniamo a riconoscere l’amore presente nella nostra vita e se non ci stanchiamo di dire e dare l’amore ogni giorno, possiamo essere certi che sapremo rimanere nell’amore di Gesù e saremo testimoni di questo amore vero, profondo e in fin dei conti così semplice da realizzare, ma che ha la forza di cambiare il mondo.


Allora, siete pronti a diventare testimoni dell’amore di Gesù?


Vi dico un segreto che vi aiuterà a riuscirci. In ogni circostanza o situazione in cui dovete fare una scelta ponetevi questa domanda: "Come si comporterebbe ora Gesù?”.


Sono sicuro che troverete dentro di voi la risposta giusta e che sarete voi a portare luce e amore in questo mondo, proprio come vi chiede Gesù.


Buona domenica