Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post

mercoledì 20 gennaio 2021

Genitore 1

La famiglia indefinita

In un momento storico in cui i bambini e i ragazzi stanno pagando più di tutti gli effetti della pandemia, si è pensato bene di togliergli anche il padre e la madre

È notizia di questi giorni che in piena pandemia, con le scuole superiori ancora in didattica a distanza, i ragazzi chiusi in casa davanti ai computer, le famiglie divise fra l’incubo dello smart working e della perdita di troppi posti di lavoro, e i figli a cui sono state tolte tutte le occasioni di incontro e socializzazione, la ministra degli interni abbia reputato importantissimo abolire di nuovo le diciture “padre” e “madre” dalle carte d’identità e dai documenti dei minori di 14 anni o sui moduli d’iscrizione a scuola.

Maschio e Femmina li creò

Proprio in questo periodo Diane ed io stiamo leggendo il capitolo dedicato al sesto giorno della creazione del libro di Don Fabio Rosini: L’Arte di ricominciare, nella parte in cui commenta il versetto della benedizione. Dopo avere creato l’uomo a sua immagine, “maschio e femmina li creò”, “Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra».

Siate fecondi e moltiplicatevi. Ognuno di noi nella sua vita compie un viaggio che lo porta dall’essere figlio a padre, da figlia a madre. Diventare padre è il traguardo naturale della maturità maschile, come diventare madre è la compiutezza dell’evoluzione femminile.

“Madre” e “Padre” sono il nome di due relazioni

Quando un bambino nasce, la prima cosa che fa è piangere disperatamente per attirare l’attenzione di qualcuno che lo prenda in braccio, lo culli e lo nutra. Uno dei misteri più grandi della vita è vedere un neonato che per nove mesi si è nutrito attraverso il cordone ombelicale e ha vissuto immerso nella placenta, attaccarsi al seno della mamma e poppare come se lo avesse sempre fatto. 

La tenerezza di un neonato che cerca la sua mamma

L’evoluzione del bambino si basa sull’attaccamento alla mamma, su quel rapporto che nasce nella simbiosi che le due vite sperimentano durante i nove mesi della gestazione. Appena nato il bambino vuole la mamma, vuole quella donna che lo ha formato nel suo grembo, di cui conosce già la voce.

Una donna diventa madre già dal momento del concepimento. Per un uomo invece diventare padre è un processo.

Il padre è la persona che ha il compito biologico, di proteggere madre e bambino nei primi anni di vita quando il bambino è attaccato alla mamma e senza la sua presenza in natura non sarebbe nemmeno in grado di sopravvivere, e poi ha il compito di rompere questo rapporto madre-bambino per permettere al bambino di crescere.

I primi passi

C’è un famoso dipinto di Vincent Van Gogh, “I primi passi”, che rappresenta in modo vivo questa relazione.

Opera di Vincent Van Gogh sulla famiglia

L’opera ritrae una scena domestica, ambientata in un paesaggio rurale. Sullo sfondo si intravede una casa, sinonimo di vita, di sicurezza, di famiglia. La scena si svolge all’interno di un orto delimitato da uno steccato sul quale sono stesi alcuni panni bianchi, mossi da un soffio di vento.

L’artista non ha scelto di ambientare la scena su un comodo pavimento, né in un giardino, ma in un orto, su un terreno certamente un po’ accidentato ma anche lavorato e reso fertile in cui i frutti si coltivano attraverso un’attenta cura, lasciando loro il tempo necessario per la naturale maturazione.

Una donna chinata sorregge il suo piccolo, raffigurato con le braccia tese verso il padre. L’uomo vestito da contadino, è inginocchiato e ha le braccia protese in avanti per accogliere il bambino che sta muovendo i primi passi verso di lui. Il padre lascia a terra gli attrezzi da lavoro, e si abbassa all’altezza del figlio per incoraggiarlo e per favorirne l’arrivo.

Dei tre, solo il volto del figlioletto è visibile: mostra gioia, vitalità, fiducia. Il bambino è trattenuto dalla forza e dalla rassicurante tenerezza della mamma. Il padre lo sta attirando a sé e il figlio ha le braccia protese verso di lui, desideroso di chiudere lo spazio tra di loro. Le braccia aperte del padre donano al figlio quella fiducia che nasce dalla certezza che, alla fine del tentativo dei suoi primi passi autonomi, ci saranno la sicurezza e un abbraccio affettuoso. Un andare verso che crescendo diventerà un andare oltre.

Il mondo ha bisogno di padri

Un bambino ha bisogno di un padre che sia d’esempio, di un riferimento da imitare e di una madre che lo ami per diventare sicuro di sé e crescere sereno.

In un libro lo psicologo Roberto Marchesini scrive:

Il mondo ha bisogno di padri
Il padre, come ha scritto Sigmud Freud (1856-1939) padre della psicoanalisi, è colui che pone un limite; la madre eliminerebbe ogni ostacolo sulla strada del figlio; il padre testimonia che c’è qualcosa di più importante di sé, per la madre nulla è più importante del figlio; il padre insegna a soffrire, la madre prenderebbe su di se ogni infelicità del figlio; il padre educa a pagare, la madre vorrebbe estinguere con la vita ogni debito del figlio; il padre ricorda la rinuncia, la madre sogna che al figlio venga risparmiata ogni privazione; per la madre la vita del figlio è sacra, per il padre la vita va resa sacra (sacrificata) per gli altri, o per qualcosa di ancora più sacro; la madre dà la vita, il padre ha il compito sgradevole ma necessario di ripetere “ricordati che devi morire”. La madre insegna a vivere, il padre insegna a morire dopo aver dato uno scopo alla propria vita, e quindi essere vissuti con onore. Se non c’è nulla per cui valga la pena di spendere la vita, questo è ciò che vale la vita: nulla. Quanti giovani muoiono per il nulla, ossia dopo una serata di vuoto divertimento. Quanti dei suicidi dei nostri adolescenti e giovani sono la reazione di chi non sa come comportarsi di fronte a un fallimento. Quanti omicidi di giovani donne sono causati da un “no” detto a chi non ne aveva mai sentito uno, e che pensava che ogni suo desiderio fosse un ordine per gli altri”.

I diritti dei bambini

Sembra che qualcuno sia invece convinto che cambiando il linguaggio, cambi anche la realtà. Possiamo anche nasconderci dietro la lotta contro le discriminazioni, inventarci forme di ingegneria sociale ed applicarle all’anagrafica, ma le parole non potranno mai cambiare la verità. Un bimbo è figlio di un padre e di una madre, anche quelli orfani, quelli ottenuti tramite l’acquisto di seme da uno sconosciuto, e persino quelli comprati con l’utero in affitto.

Ricordo che quando ero piccolo sui documenti dei minori come sui libretti delle giustificazioni c’era la dicitura “padre, madre o chi ne fa le veci”. Chiesi a mia madre cosa significasse “chi ne fa le veci” e ricordo ancora la tenerezza con cui mi spiegò che ci sono bambini che purtroppo non hanno una mamma ed un papà e che quindi hanno qualcun altro che si occupa di loro, magari i nonni o gli zii.

Quando noi adulti parliamo in modo chiaro i bambini capiscono benissimo e la verità non produce mai discriminazione, nemmeno nei confronti dei minori che hanno subito la ferita della perdita di un genitore.

È ora di smetterla di utilizzare i bambini come oggetti delle speculazioni ideologiche degli adulti e capire che sono invece loro i soggetti portatori di diritti che devono essere difesi.

Di questo alla fine dei nostri giorni, ce ne chiederà conto l’unico Genitore 1: “Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. Mt. 18,6

martedì 29 dicembre 2020

Un anno dedicato alla famiglia


La famiglia luogo dell'amore

“Le famiglie del mondo siano sempre più affascinate dall’ideale evangelico della Santa Famiglia e con l’aiuto della Vergine Maria divengano fermento di una nuova umanità e di una solidarietà concreta e universale”

Con queste bellissime parole, ieri Papa Francesco durante l’Angelus di una domenica speciale, la Festa della Santa Famiglia, ha indetto un Anno dedicato alla Famiglia Amoris laetitia. Un anno che inizierà il 19 marzo 2021 e si concluderà il 26 giugno 2022 e che sarà ispirato all’ideale dell’amore coniugale e familiare incarnato da Gesù, Maria e Giuseppe e sottolineato nell’Esortazione apostolica a cinque anni dalla promulgazione.

Un Anno dedicato a San Giuseppe

In precedenza, l’8 Dicembre con la Lettera apostolica “Patris corde”, Papa Francesco ha indetto l’Anno di San Giuseppe, che si concluderà l’8 dicembre 2021 in ricordo del 150mo anniversario della dichiarazione di San Giuseppe Patrono della Chiesa universale.

Due anni pressoché concomitanti dal punto di vista cronologico che hanno un significato profondo ed importante per la famiglia in un contesto storico e sociale in cui la figura dell’uomo come maschio, marito e padre è costantemente sotto attacco.

Cancellare il Padre

Dal ’68 ad oggi c’è stato un movimento culturale che ha mirato a demolire, destrutturare, svuotare la figura dell’uomo come padre e come marito. Si è iniziato inneggiando ad una società senza padri in un momento storico in cui forse la contestazione nei confronti del padre celava una sorta di richiesta di aiuto nei confronti del padre da parte di figli disorientati dalla mancanza di etica a cui però i padri di allora non hanno saputo rispondere.

Con l’insorgere del femminismo poi, va in crisi l’autorevolezza della figura maschile; il maschio viene messo sotto processo, attaccato, umiliato, ridicolizzato. Mentre in nome del desiderio femminile di “emancipazione” la società va via via femminilizzandosi, la figura del padre entra in crisi.

Un padre con i figli in un prato

Il padre non ha più autorità, perché non ha più autorevolezza; e non ha più autorevolezza, perché la sua credibilità è stata indebolita, minata, e infine distrutta.

Viviamo sotto l’influsso di una cultura che esalta il neutro e demolisce l’identità, che incoraggia il permissivismo e nega l’autorità, che promuove l’individualismo contro la famiglia.

Abbiamo cercato di distruggere la figura del Padre per non dover più fare i conti con Dio.

Incoraggiare la paternità

«Dobbiamo fare di più per incoraggiare la paternità. Ciò che fa di te un uomo non è la capacità di generare un figlio. È il coraggio di crescerlo. Famiglie forti creano comunità forti».

Queste parole non sono state pronunciate da un Papa da un conservatore impenitente, ma dal presidente degli Stati Uniti, Obama, nel primo discorso sullo “Stato dell’Unione” dopo la sua rielezione.

La figura del padre è essenziale per la crescita di un figlio e per la solidità della famiglia. E una famiglia solida è fondamentale per una società forte.

San Giuseppe

La tenerezza di San Giuseppe
In questo contesto la figura di San Giuseppe ci viene offerta come il modello da seguire. Un uomo che ha talmente amato la sua donna da accoglierla anche se incinta, fidandosi delle parole dell’angelo, affidandosi al progetto di Dio. Un marito che ha saputo proteggere e difendere la propria famiglia nel momento del pericolo, lasciando tutto, emigrando, accettando ricominciare da zero pur di salvare la moglie e il figlio. Un lavoratore che con il sudore della sua fronte ed il lavoro delle sue mani non ha mai fatto mancare il pane sulla tavola della sua famiglia. Un padre che ha saputo crescere in sapienza, età e grazia tenendolo per mano il Figlio di Dio, insegnandoli a camminare, a lavorare, ad essere un uomo.

Dio dà a Gesù, come unico equipaggiamento per venire al mondo, una famiglia. Maria e Giuseppe rappresentano l'unica cosa che Dio reputa necessaria per questo bambino. Non importa se avrà contro Erode, le circostanze avverse, le difficoltà, la povertà... L'unica cosa che conta è che Gesù sa di non essere solo. Sa che se avrà Maria e Giuseppe tutto sarà possibile.

Affidiamo allora quest’anno che abbiamo davanti alla "Santa Famiglia di Nazareth" eleggendola ad esempio per la costruzione delle nostre famiglie, impegnandoci a lavorare insieme per la famiglia, consapevoli che come successe per Gesù, se si ha una famiglia tutto è possibile.

lunedì 23 novembre 2020

La famiglia e il tempo di Avvento


Mancano pochi giorni all'inizio dell'Avvento

L'Avvento inizierà tra pochi giorni. Iniziamo a pensare già da ora a come vivere al meglio nelle nostre famiglie i giorni che ci condurranno al Natale.

“Papà quando porti giù gli addobbi di Natale dalla soffitta?” Con le tante regioni arancioni o rosse e l’impossibilità di uscire dal proprio comune, quest’anno in molte case la preparazione di alberi di Natale, presepi ed addobbi vari è sicuramente iniziata prima del solito.

Ne parlavamo ieri a tavola con i ragazzi. Se da un lato l’incertezza su cosa ci sarà concesso o meno in tempo di pandemia, potrebbe renderci inquieti, tristi per l’impossibilità di viaggiare e passare le feste come siamo soliti fare con almeno un pezzettino della nostra famiglia sparsa per il mondo; d’altra parte questo Natale dal sapore insolito presenta a chi come noi ha dei bambini in casa, un’occasione da non perdere.

Riscoprire insieme ai figli la bellezza delle tradizioni legate al Natale, i significati, i riti, e preparare in modo concreto i loro cuori alla venuta di Gesù Bambino.

Un percorso da fare insieme, passo dopo passo, dalla prima domenica d’Avvento fino al 24 dicembre con piccoli gesti.

Il Calendario dell’Avvento

Non so nelle vostre case, ma da noi, soprattutto da quando siamo rientrati in Italia, il calendario dell’Avvento non può mancare. Ne abbiamo avuti di tutti i tipi. Costruiti in casa con rotoli di carta igienica e fatti delle forme più disparate da riempire con dolcetti e brevi riflessioni sulla venuta del Signore. Comprati al supermercato con finestrelle e cioccolatino incluso, di carta, di stoffa e chissà cos’atro ci inventeremo.

Calendario dell'avvento da riempire con dolci e cioccolatini

Ma come nasce questa tradizione? Come quasi sempre un po’ per caso, e questa volta grazie ad un bambino. La storia del Calendario dell’Avvento inizia alla fine dell’800 in Germania, dove il piccolo Gherard Lang, impaziente di festeggiare il Natale chiedeva ogni giorno alla sua mamma: “Quando arriva Natale? Quanti giorni mancano ancora alla festa?”

La mamma, stanca di sentire ogni giorno la stessa domanda, un anno decise di cucinare dei biscotti speziati, tipici del periodo natalizio e li divise in 24 piccoli sacchettini. Il piccolo Gherard iniziò quindi ad aprire un sacchetto al giorno, a partire dal 1° dicembre fino alla vigilia, potendo così sapere dal loro numero, quanti giorni mancavano al Natale. L’idea piacque tanto al bambino che fu ripetuta ogni anno per tutta la sua infanzia.

Divenuto grande, nei primi anni del 1900, Gherard sviluppò l’idea della sua mamma e realizzò il primo Calendario dell’Avvento, stampando un cartellone con 24 finestrelle che le mamme avrebbero potuto riempire di biscotti, dolci e cioccolata per aiutare i bambini a tenere il tempo fino a Natale.

La Corona dell’Avvento

Un altro oggetto ricco di significati che guida il cammino verso il Natale è la corona dell’Avvento. La corona è un oggetto circolare rivestito di rami verdi e senza fiori su cui vengono posizionate quattro candele colorate, ciascuna legata a una tappa che ci avvicina alla nascita di Gesù. La sua origine è molto antica, a partire dal 1600 cattolici e protestanti tedeschi iniziarono ad utilizzare la corona per rappresentare Gesù, che è la luce venuta nel mondo.

Ogni candela ha un significato preciso

Ogni elemento della corona dell’Avvento si riferisce a un aspetto ben preciso e ricco di significato.

Il cerchio è la forma che non ha principio né fine, una forma perfetta segno di eternità e di unità. La corona inoltre, è anche simbolo di regalità e di vittoria e ci ricorda che sta per nascere Gesù, il Re che vince le tenebre con la sua luce.

I rami verdi simboleggiano la speranza e la vita, sta per venire al mondo il messia, il Signore, che sconfigge le tenebre e la morte.

Le quattro candele vengono accese una alla volta, durante le quattro domeniche di avvento. Tre sono di colore viola e una di colore rosa e riflettono i colori liturgici del periodo natalizio. Secondo la liturgia, il colore viola si riferisce alla penitenza, alla conversione, alla speranza e viene usato nei tempi d’Avvento e di Quaresima. La candela rosa della corona invece viene accesa la terza domenica di Avvento, chiamata Gaudete, quando il sacerdote indossa paramenti rosa. Questa domenica è la domenica della gioia perché essendo già a metà dell’Avvento, il Natale è ormai alle porte.

Ognuna di esse rappresenta quindi la luce in mezzo alle tenebre ed ogni candela ha un significato preciso.

La prima candela viene chiamata del Profeta” poiché ricorda il profeta Michea che aveva predetto che il Messia sarebbe nato a Betlemme e simboleggia la speranza.

La seconda candela viene chiamata “di Betlemme” per ricordare e onorare la città in cui è nato il Messia. Inoltre simboleggia la chiamata universale alla salvezza.

La terza candela viene chiamata “dei Pastori”, ovvero i primi uomini che videro Gesù Bambino e si prostrarono ad adorarlo. Questa come detto prima è la domenica della gioia ed ecco perché anche la candela è di colore rosa.

Infine, la quarta candela viene chiamata “degli Angeli”, i primi che annunciarono al mondo intero la nascita del Messia e che vegliarono sulla capanna fin dai primi istanti della sua nascita. Questa candela simboleggia l’amore.

L’accensione di ciascuna candela, domenica dopo domenica, indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre. Ogni candela accesa serve a ricordare la salvezza portata da Gesù Cristo nella vita di ogni cristiano.

I colori della ghirlanda, decorata con tessuti e stoffe, sono in genere il rosso e il viola. Il rosso simboleggia l’amore di Gesù per i suoi fedeli, il viola indica conversione e penitenza.

Il Presepe

Natale significa nascita e la più preziosa nella storia dell’umanità è proprio quella che celebriamo il 25 Dicembre, l’incarnazione del nostro Salvatore! Un miracolo che si è compiuto fra le mura della Santa Casa custodita all’interno del Santuario di Loreto, dove l’Arcangelo Gabriele apparve alla giovanissima Maria che con il suo sì cambio la storia dell’umanità.

Il primo presepe fu inscenato da San Francesco a Greccio

Le prime testimonianze storiche del presepe risalgono al III-IV secolo, quando i cristiani raffiguravano nelle catacombe, le immagini di Maria con il piccolo Gesù in grembo. 

Il primo presepe così come lo conosciamo noi, però, si fa comunemente risalire a quello inscenato da San Francesco d’Assisi durante il giorno di Natale del 1223, nel piccolo paese di Greccio (vicino Rieti). Nel 1220 San Francesco aveva compiuto un pellegrinaggio in Terra Santa per visitare i luoghi della nascita di Gesù Cristo, e fu talmente colpito da Betlemme che una volta tornato in Italia, decise di inscenare la rappresentazione della natività.

Così, nei pressi del bosco vicino al paese, Francesco portò in una grotta la mangiatoia con la paglia e vi condusse il bue e l’asino (non c’erano la Vergine Maria, Giuseppe e il bambinello). La popolazione accorse numerosa e così il santo poté raccontare a tutti i presenti la storia della nascita di Gesù.

Quest’anno un’idea per marcare il tempo di preparazione alla nascita di Gesù, potrebbe essere quella di non collocare subito Giuseppe e Maria nella stalla, ma di metteteli lontani e di condurli lentamente giorno dopo giorno lungo i 150 chilometri che separano Nazareth da Betlemme.

Troppo spesso noi genitori, presi dai ritmi serrati del lavoro e della vita, ci limitiamo a vivere la preparazione al Natale ripetendo gesti quasi meccanicamente, senza fermarci a gustare il tempo che trascorriamo con i nostri figli.

Quest’anno, lasciamoci aiutare dalla pandemia, utilizziamo questo tempo per prendere per mano i nostri figli ed incamminarci con loro su questo meraviglioso sentiero che ci porterà a riscoprire il mistero di un Dio che si fa uomo. Di un Messia che nasce nel mondo povero fra i poveri, ultimo fra gli ultimi, straniero, abbandonato. Di un Signore che fin dall’inizio della sua esperienza terrena ci indica la via per la salvezza: l’umiltà.

Buon avvento.

mercoledì 28 ottobre 2020

Halloween e Ognissanti in tempo di pandemia

La notte di Halloween e il giorno di Ognissanti

Fra Halloween ed Ognissanti, contrapporre la luce dei Santi al buio delle tenebre 

Quest’anno ci ha pensato la pandemia.

Quest’anno abbiamo un motivo in più per evitare che nostri figli e i nostri nipoti festeggino Halloween, e non ci troveremo di fronte alla porta di casa bambini e ragazzi vestiti come mostri, zombie e principesse del male a porci la fatidica domanda: dolcetto o scherzetto?

Ma poi perché? In fin dei conti è solo una festicciola innocua per bambini, un modo per farli divertire. 

Ma siamo davvero sicuri che tutto sia lecito per il divertimento?

La tv ha iniziato già da tempo a propinarci come ogni anno cartoni animati e pubblicità ricolmi di raffigurazioni fintamente innocue di cadaveri deturpati, pagliacci horror, persino teschi insanguinati, in una macabra esaltazione della civiltà della morte. Streghe, fantasmini e scheletrini iniziano a popolare le pagine dei libri di inglese dei bambini delle elementari, i negozi addobbano le vetrine con mostri e zucche vuote.

Nel breve video che vi proponiamo, Don Aldo Bonaiuto, sacerdote, esorcista, antropologo, demonologo, coordinatore del servizio anti sette della comunità Papa Giovanni XXIII fondata da Don Oreste Benzi e del numero verde di aiuto alle vittime dell'occultismo e del satanismo, spiega in poche parole con nitidezza e semplicità l’origine e gli effetti di questa “festa” sui bambini e sui ragazzi.

Bene vs Male

San Tommaso d’Acquino diceva che abbiamo bisogno che la nostra vita dia spazio al divertimento in modo giusto, perché la nostra vita è qualcosa di sacro, importante. Tanto più lo è la vita dei nostri figli, dei nostri nipoti.

Il demonio ha già lanciato la sua canna con le sue esche rivolte verso i più fragili, i più deboli, i più piccoli, mascherando da bene ciò che è male, mascherando da divertimento la droga, l’alcol, alcuni progetti musicale di cui abbiamo anche già parlato nell’articolo "Sai che musica ascoltano i tuoi figli". Se solo apriamo gli occhi, tanti sono gli esempi che abbiamo davanti a noi ogni giorno di qualcosa che ci viene offerto come bene e che invece nasconde il male. L’ultimo esempio: la pillola dei cinque giorni dopo alle minorenni senza ricetta.

La cultura della morte si sta lentamente ma inesorabilmente sostituendo alla cultura della vita, e noi genitori non facciamo davvero molto per dare luce e speranza ai nostri figli.

I nostri ragazzi stanno crescendo con le ali tarpate, la bocca coperta da una mascherina, sempre più isolati, sempre meno abituati al contatto fisico con gli altri, anche con i familiari. Tv e radio seminano solo immagini e parole di tragedie, di morte, di pandemia, di un futuro tenebro ed incerto.

Accendiamo la luce

In questa situazione, vogliamo veramente abituare i nostri figli al macabro? Vogliamo veramente che i nostri figli, vedendo una faccia dipinta da vampiro o dipinta da zombie, non provino paura o ribrezzo e che crescano abituandosi al peggio?

I nostri figli meritano più rispetto, meritano di vivere in una società che li aiuti a crescere sereni e fiduciosi nel futuro.

Allora quest’anno, visto che non ci saranno sfilate nelle strade, giornate a tema nei parchi o nelle scuole, festicciole a casa di qualche amichetto, approfittiamone per portare la luce invece che le tenebre nelle nostre case.

La notte del 31 ottobre invece che una zucca vuota, mettiamo una candela accesa fuori della finestra, raccontiamo ai nostri figli la vita del santo di cui portano il nome. In fin dei conti quel nome lo abbiamo scelto noi, quel nome identifica nostro figlio, nostra figlia ed ha un significato, una storia sacra. Scoprirete quanto è bello andare a scovare insieme ai vostri figli le storie luminose dei santi di cui portate il nome, e per una volta il 31 Ottobre, invece che andare a dormire con immagini di mostri e vampiri nella mente e con le tenebre nel cuore, i vostri figli si addormenteranno con il sorriso e la luce nell’anima.

giovedì 15 ottobre 2020

Figli del web, Influencer ed Ella-One

Figli del Web, Influencer, Instagram, Ella One

Proprio mentre ad Assisi, un ragazzo di 15 anni, genio dell’informatica e patito di Internet, veniva dichiarato beato, l’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) decideva di permettere alle minorenni di recarsi in farmacia ed acquistare la cosiddetta "pillola dei 5 giorni dopo" senza presentare la relativa prescrizione di un medico.

Il 10 Ottobre la Chiesa ed il mondo intero stavano guardando alla beatificazione di Carlo Acutis con lo stupore di chi si trova di fronte alla grandezza di un santo “della porta accanto”, di un ragazzo nato e cresciuto in una famiglia non praticante che si è adoperato per gli ultimi offrendo a Dio persino le sue sofferenze, perché, come ripeteva anche ai medici, c’era sempre qualcuno che soffriva di più.

Come ha detto con semplicità il Cardinale Agostino Vallini nell’omelia di beatificazione, “ciò che ha reso speciale la vita di Carlo Acutis è che era un ragazzo normale, semplice, spontaneo, simpatico, amava la natura e gli animali, giocava a calcio, aveva tanti amici suoi coetanei, era attratto dai mezzi moderni della comunicazione sociale, appassionato di informatica, e da autodidatta costruiva programmi per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza”.

“Muoio felice perché non ho mai sprecato un minuto della mia vita in cose che non piacciono a Dio”, disse Carlo alla sua mamma.

Carlo Acutis Influencer di Dio beato ad Assisi

L’influencer di Dio

Carlo Acutis, è il primo beato tra la generazione online, un testimone della fede, che anche in questi giorni continua a toccare la vita di tante persone. Sono gli stessi strumenti informatici a dircelo.

E’ noto, che Google conosce alla perfezione tutti i nostri movimenti, raccoglie le tracce che lasciamo al nostro passaggio, e crea un profilo dei nostri interessi, al fine di proporci pubblicità e comunicare con noi in modo pertinente.

Ebbene, venerdì 9 ottobre, giorno della veglia precedente alla cerimonia di beatificazione, Google ha registrato un’impennata di ricerche su “la vita di Carlo Acutis”, che è stato l’argomento più letto nella giornata. Questo ha fatto sì che tutti gli utenti che hanno effettuato questo tipo di ricerca, aperto l’articolo, accettato i cookies, e continuato nella lettura, hanno lasciato traccia delle loro azioni, hanno mostrato cioè un interesse che Google ha registrato. Questo significa che nei loro feed e nelle loro future ricerche, appariranno più frequentemente messaggi ed argomenti di pace, amore, fede.

Google inoltre conosce gli approfondimenti che eseguiamo quando leggiamo un articolo, o una notizia importante. Attorno a Carlo Acutis sono state ricercate parole, che difficilmente leggiamo tra i trends, come beatificazione, preghiera, veglia.

Persi fra app e social networks

Figli del web

Un messaggio ancora più prezioso in un’epoca in cui la piazza e le periferie esistenziali si sono trasferite nel digitale, dove i nostri figli hanno fra le mani i loro dispositivi online in ogni luogo e ad ogni ora della giornata, dove i social sono sempre accessibili e creano nuove forme di dipendenza.

Luoghi infestati dalla pornografia, dalla sessualizzazione precoce e dalle pericolose challenge mortali che solo qualche giorno fa hanno indotto al suicidio un bambino di 11 anni a Napoli.

Certo, le nostre piazze e le nostre periferie non erano affatto immuni da questi fenomeni, ma il digitale amplifica i fenomeni in modo esponenziale. Nel web la piazza diventa il mondo e le periferie sono i luoghi più oscuri da raggiungere rinchiusi nella propria cameretta.

Instagram, Tik Tok, Snapchat sono le App più utilizzate dagli adolescenti, mondi dove ragazze e ragazzi sono costantemente in vetrina e psicologicamente dipendenti dal giudizio degli altri, e questo purtroppo vale sempre di più per le ragazze.

Poi c’è il fenomeno degli influencers, una vera e propria rivoluzione, coloro che, attraverso i vari canali social, sono in grado appunto di influenzare le scelte dei consumatori. Giovanissimi, molto richiesti dalle aziende, che diventano i veri anelli di forza del marketing virale che oggi si muove e si espande soprattutto sui nuovi media. Un mio collega qualche giorno fa mi disse che sua figlia tredicenne voleva smettere di studiare perché tanto sarebbe presto diventata un’influencer. Tutti vorrebbero vivere come loro, apparentemente senza pensieri, immersi nella ricchezza e nel lusso sfrenato, nell’illusione di vivere una vita diversa da quella che si ha, solo acquistando i prodotti che nelle loro foto e nei loro video appaiono come la vera ricetta della felicità.

Sempre più giovani sognano di diventare influencer

Una generazione alla ricerca della gratificazione e del guadagno facile. Una ricerca condotta da Hope sui profili pubblici femminili di preadolescenti e adolescenti su Instagram ha riscontrato che “il numero di cuoricini, ovvero il consenso ricevuto principalmente da estranei, è proporzionale al livello di seduzione delle foto, scattate in posizioni languide, attraenti, attrattive o, comunque, in atteggiamenti non sessualmente neutri.” Detto in altre parole, la gratificazione arriva quando le ragazzine si espongono come oggetti sessuali. E quindi si percepiscono come oggetti sessuali.

Ella-One  

In questo quadro si inserisce la decisione dell’Aifa, un ente pubblico che opera sotto la direzione del Ministero della Salute che ha un Consiglio di Amministrazione composto di soli uomini, che stabilisce che una minorenne non deve avere nemmeno la ricetta medica per prendere la pillola dei cinque giorni dopo, un farmaco capace di alterare/inibire l'ovulazione o la normale evoluzione di una gravidanza iniziale a seconda della fase del ciclo in cui viene utilizzato.

Questo va assunto entro 5 giorni da un rapporto non protetto.  Non è una caramella, ma un farmaco in grado di provocare una serie di effetti collaterali pesanti.

Il Direttore Generale dell’Aifa, Nicola Magrini ha dichiarato che il farmaco in questione rappresenta “uno strumento altamente efficace per la contraccezione d’emergenza per le giovani che abbiano avuto un rapporto non protetto, entro i 5 giorni dal rapporto. Ed è anche, a mio avviso, uno strumento etico in quanto consente di evitare i momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze”.

Il vocabolario della lingua italiana alla voce Etica legge: “ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criterî per giudicare sulla moralità delle azioni umane”.

Cari genitori, cari papà, care mamme, non so se vi è chiaro il concetto. Qui vi si sta dicendo che una ragazzina di quattordici anni, perché oggi ci dicono che è a quella età che tante ragazzine diventano sessualmente attive, possa entrare in una farmacia in perfetta solitudine e senza minimamente essersi confrontata con un medico per capire quantomeno se ha malattie o allergie ai farmaci e farsi dare la pillola dei cinque giorni dopo. E vi si sta dicendo che questo è il vero bene.

Ella One e la solitudine di troppe adolescenti davanti a scelte importanti

Qui non si tratta di essere pro o contro l'aborto: non prendiamoci in giro, non la buttiamo sull'ideologia. Anche se è vero che il meccanismo d’azione di questo farmaco nel caso in cui venga assunto in contemporanea o dopo l’ovulazione, di fatto rende l'utero ostile all'embrione di pochissimi giorni in caso di avvenuto concepimento e quindi provoca un aborto, qui il punto è un altro.

Questa decisione di fatto banalizza la sessualità, riducendo il sesso a mero istinto, mirando ad abbassare sempre di più l’età del consenso agli atti sessuali. I nostri figli meritano più rispetto, meritano di vivere in una società che li aiuti a crescere e a diventare donne ed uomini che sappiano riconoscere quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri.

La famiglia non ha bisogno di chi le dica quante persone può invitare a cena, di chi in nome di quello che ci ostiniamo a chiamare libertà, pretende di sostituirsi a lei nell’educazione morale dei figli. Non ha bisogno di nuove pillole che educhino i giovani a trovare sempre la scorciatoia, il condono.

Poniamoci alcune domande. Se i minorenni non possono votare, guidare una macchina, comprare alcolici, comprare sigarette (anche elettroniche), fare un tatuaggio o un piercing, fare una lampada abbronzante, o soggiornare da solo in hotel perché secondo la nostra legge fino alla maggiore età non possono avere la piena responsabilità delle loro azioni, perché qualcuno ha deciso che possono fare questo tipo di scelte?

Chi ci guadagna con un’operazione questo tipo? 

martedì 29 settembre 2020

I nonni sono gli Angeli Custodi della Famiglia

 

Il 2 ottobre, memoria liturgica degli Angeli Custodi, è la Festa dei Nonni

Il 2 ottobre, memoria liturgica degli Angeli Custodi, è la Festa dei Nonni. Il giorno giusto per fermarci a pensare a loro come gli "angeli custodi della Famiglia" 

I nonni hanno un ruolo insostituibile e importante nelle famiglie. Ma qual è il loro ruolo nella famiglia oggi? Come possono trasmettere ai loro nipoti la loro vita di fede, la cultura e i valori familiari?

Papa Benedetto XVI nel 2008 ricordava “Chi può dimenticare la presenza e la testimonianza dei propri nonni?”. Pochi anni dopo Papa Francesco al capitolo 5 dell’Amoris Laetitia scrive: “Una famiglia che non rispetta e non ha cura dei suoi nonni, che sono la sua memoria viva, è una famiglia disintegrata; invece una famiglia che ricorda è una famiglia che ha futuro.”

I nonni di ieri

In passato, i nonni occupavano un posto essenziale nelle famiglie, condividendone spesso la casa. L’aspettativa di vita era decisamente più breve rispetto ad oggi, e si gustava la fortuna di poter godere di una nonna o un nonno, venerati perché rari.

Dal mio canto mi posso ritenere fortunato. Ho vissuto la mia infanzia con quattro nonni ed una bis-nonna fra Roma e le Marche, ed oggi, mente scrivo mi gusto ancora la presenza di due nonnine rispettivamente di novantanove e novantasei anni. Sono cresciuto ascoltando i racconti della vita di un tempo relativamente recente, ma oramai lontanissimo. Il tris-nonno che fu il primo nel paese ad acquistare un’automobile, la seconda guerra mondiale con i racconti dei nonni al fronte e delle nonne fra bombardamenti e rastrellamenti, la vita di campagna, la Roma della dolce vita…

Altro continente, altra cultura, altra situazione, ma per Diane la stessa gioia nel ricordare i momenti trascorsi con i nonni. I sandwich preparati dal nonno paterno, i racconti, la casa della nonna materna dove tutti i fine settimana si ritrovavano a giocare tutti i cugini, i rosari in famiglia…


I nonni sono i testimoni di un amore che dura per sempre


La famiglia oggi

Oggi i nonni sono più numerosi di una volta, ma le generazioni non vivono più sotto lo stesso tetto e il modello di famiglia è sconvolto.

Se in passato, infatti, nella famiglia allargata i bambini vivevano fin da subito in un gruppo, in una piccola comunità dove il rispetto generazionale era di casa, tanto che l’obbedienza ai genitori e ai nonni non veniva mai messa in discussione, al giorno d'oggi in una società dove le nuove tipologie di famiglia (separate, divorziate, allargate, multietniche, monoparentali…) presentano rapporti così complessi che i bambini spesso faticano comprendere fino in fondo, dove le relazioni stabili e durature sono continuamente messe in discussione e minacciate e dove la crisi non è solo economica, ma soprattutto educativa, è necessario avere testimoni credibili in grado di garantire il passaggio già difficile da una generazione tradizionale a una postmoderna.

Già perché il moderno è stato risucchiato dalla voragine del nulla basato sull'individualismo e sull'autoaffermazione che hanno fatto da leva per scardinare tutti i valori tradizionali creando una società postmoderna con famiglie sempre più piccole, sempre più differenziate e sempre più sole.


I nonni regalano ai nipoti il dono più prezioso: il tempo


L'importanza dei nonni

Oggi più che mai abbiamo bisogno di nonni che non mollino, di nonni che sappiano essere quelle travi portanti che sostengono la famiglia, impedendone il crollo e la distruzione.

Non private i vostri figli della gioia di vivere i loro nonni, perché i nonni portano in loro un intero mondo. Sono memorie lontane, ricordi passati che per il bambino hanno i colori dell’incanto e della fiaba, ma soprattutto, in questo nostro presente, sono forse gli unici in grado di regalare ai piccoli nipoti il dono più prezioso della vita: il tempo.

lunedì 31 agosto 2020

Back to school?

 

Il rientro a scuola in tempo di pandemia covid-19

I dubbi e le incertezze delle famiglie sulla riapertura delle scuole

Il 14 Settembre riaprono le scuole. Lo sapevamo tutti da tanto, troppo tempo, ed in questi ultimi tre mesi noi genitori ed insegnanti ne abbiamo sentite di tutti i colori. Inutile ripercorrere il variegato e tragicomico susseguirsi di annunci, proclami e smentite che sono stati letteralmente sputati addosso alle famiglie in questo periodo, ma vale sicuramente la pena soffermarsi su ciò che c’è di certo: il nulla, o poco più.

Se è vero che la scuola è lo specchio della società, la mancanza di certezze su tempi e modi in cui le lezioni riprenderanno stanno lasciando milioni di genitori nell'impossibilità di programmare la vita familiare ed il lavoro.

Vecchie e nuove aule scolastiche in tempo di pandemia covid-19
Le istituzioni hanno avuto sei mesi di tempo per lavorare, pianificare ed assicurare un ritorno a scuola in sicurezza ai nostri figli, e invece ancora si discute su mascherine si, anzi no, trasparenti quelle degli insegnati; misurazione della temperatura a scuola, anzi no a casa; trasporti al 50%, ma visto che poi servono più mezzi allora possiamo usarli anche all’80%; mense; banchi; spazi… il tutto mentre ufficialmente stiamo ancora vivendo una pandemia globale e uno stato d’emergenza a carattere nazionale prorogato fino al 15 ottobre.

Questo virus esiste

Ne sono testimoni le tante, troppe famiglie che hanno pianto i loro cari. Non dimentichiamo quanti hanno visto uscire da casa mogli, mariti, genitori o figli con un’ambulanza e si sono visti restituire una bara chiusa, senza nemmeno la possibilità di dare loro una degna sepoltura con la celebrazione del funerale.

Oggi ci dicono che il virus è diffuso in tutta Italia, certo sembra meno aggressivo, ma complottisti e negazionisti a parte, la gente continua ad ammalarsi, anche vicino a noi. Cosa potrebbe accadere il 14 settembre se il ritorno a scuola alimentasse migliaia di nuovi focolai?

Andrà davvero tutto bene?

C’è più di un sospetto che questa corsa alla riapertura, al ritorno alla normalità a tutti i costi oltre che da esigenze economiche sia dettata da un mero gioco politico: da una parte chi deve per forza dimostrare che tutto è stato fatto per il meglio e che “tutto andrà bene” e dall’altro chi deve gettare fango ad ogni costo sull’avversario politico. Noi cattolici però dovremmo rispondere al Vangelo e non ai partiti, e noi genitori cattolici dovremmo porci seriamente alcune domande.

La bellezza della scuola all'aperto
In coscienza siamo disposti ad essere potenzialmente responsabili di focolai di infezioni nelle classi scolastiche? Siamo pronti a vederci strappare da casa i nostri figli se positivi per essere ricoverati e magari intubati in reparti Covid dove quasi sicuramente non ci sarebbe nemmeno permesso entrare? Era proprio necessario riaprire le scuole senza avere prima organizzato e pianificato tutto al meglio, con migliaia di docenti “fragili” a rischio esonero? Non era meglio, per il momento, aiutare le famiglie con forme di sostegno per proseguire la didattica a distanza magari limitando a un paio di volte a settimana la presenza in classe di piccoli gruppi a rotazione e nel rispetto del controllo anti-covid? Non vi sembra che rimettere in circolazione milioni di nostri figli senza alcuna sicurezza né ragione solo per calcoli politici sia un’inquietante contraddizione?

La vita reale

I bambini socializzano, è la loro indole, è la loro vita. Qualcuno crede davvero che resteranno immobili al loro posto con la mascherina? Immagino già le scene con i ragazzi del liceo che approfittando del banco con le ruote si avvicinano lentamente alla simpatia del momento, o i bambini delle elementari tentati di trasformare la classe in una pista d’autoscontro.

I nostri esperti dovrebbero avere chiaro prima di tutto che la vita reale è lontanissima dalle loro artefatte ricostruzioni pensate all’interno dei loro eleganti uffici studi.

Se il virus è davvero ancora una minaccia, allora non dobbiamo esporre i minori al pericolo

Se invece riavviare le lezioni in presenza è solamente un’operazione di marketing politico, allora noi genitori gridiamo: GIÚ LE MANI DAI NOSTRI FIGLI.

martedì 30 giugno 2020

Parental Control - Finalmente una legge contro la pornografia online

Una legge contro la pornografia online


Il 24  Giugno è stato approvato il Decreto Giustizia in cui è stato inserito l'articolo “Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio”



Circa cinque anni fa Diane ed io abbiamo partecipato a quello che fu il nostro primo seminario alla Casa della Tenerezza di Don Carlo Rocchetta a Perugia.

Fu un week-end molto importante per la nostra coppia e per la nostra famiglia, abbiamo conosciuto personalmente Don Carlo, e in quel fine settimana è iniziato il processo di discernimento che ci ha portato a decidere di rimanere qui, in questa terra benedetta sotto il manto di Maria.

Il seminario aveva come tema i rischi del digitale per gli adolescenti, ed in realtà non aveva nulla a che vedere con la situazione della nostra famiglia in quel momento, in quanto i nostri due figli all'epoca avevano sette e tre anni. Il modo in cui Roberto e Flavia, una delle stupende coppie della Casa della Tenerezza, hanno esposto l’argomento ci ha appassionato e la protezione dei bambini da tutto ciò che di brutto e inappropriato gira in rete è diventato un chiodo fisso.

La domanda che ho cominciato a ripetere ad amici poliziotti, politici locali e sacerdoti impegnati era: se un minorenne non può comprare alcolici, sigarette o riviste pornografiche, allora perché l’accesso alla pornografia su internet non è regolato? Una domanda che mi bruciava dentro, ma evidente non abbastanza, perché non ho mai trovato il modo di ottenere una risposta, figuriamoci una proposta.

Poi, nell'inverno dell’anno scorso, lo schiaffo, la doccia fredda che arriva quando meno te lo aspetti.

Il maggiore dei miei due figli maschi una sera mi prende da parte e mi chiede di parlarmi, a quattrocchi, senza la mamma. Ci sediamo sul divano e mi metto in ascolto. Aveva incontrato la pornografia grazie ai cellulari dei suoi compagni di scuola, in prima mediaPiangeva, era sconvolto, disorientato, frastornato. Un bambino di 11 anni non è pronto per recepire certe immagini.

L'influenza dei media sulla vita dei ragazzi
A casa nostra si guarda poca TV. Il televisore è in salotto, davanti al divano, non ne abbiamo nelle camere, né in cucina o in sala da pranzo. La TV non è una compagna costante della vita familiare, ma un punto attorno a cui tutta la famiglia si riunisce per guardare insieme un film o un programma, magari anche “soffrire” davanti a una partita di calcio

In questo modo a tavola si parla, si discute, a volte si litiga, ma si comunica, e i contenuti che arrivano dall'esterno e che vengono sparati sul video sono in qualche modo filtrati. La rete internet è protetta da parental control, e tutto sembrava sotto controllo.

Ma il male ti aspetta un passo fuori della porta di casa


Il 24  Giugno è stato approvato con la fiducia in via definitiva dalla Camera dei Deputati con 305 Sì e 232 No, dopo il voto positivo al Senato, il Decreto Giustizia in cui è stato inserito un articolo che titola “Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio” e dice: “I contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica disciplinati dal codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 devono prevedere tra i servizi preattivati sistemi di parental control ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori e di blocco a contenuti riservati ad un pubblico di età superiore agli anni diciotto”. 

Chiediamoci se è giusto che i bambini spendano tanto tempo davanti agli schermi dei telefoni
L’articolo prosegue: “Questi servizi devono essere gratuiti e disattivabili solo su richiesta del consumatore, titolare del contratto”. Questo significa che, secondo la norma, verrà attivato un blocco a qualsiasi contenuto pornografico in automatico su qualunque collegamento Internet. Questa forma di controllo parentale potrà essere disattivata, ma solo su richiesta, da parte dell’utente che ha firmato il contratto. Che dunque dovrà per forza essere un adulto.

Finalmente qualcuno una proposta l’ha fatta ed è anche riuscito a tramutarla in legge


Si chiama Simone Pillon, Senatore, avvocato cassazionista, attivo fin da giovane nel mondo cattolico, ex consigliere nazionale del Forum delle associazioni familiari e tra gli organizzatori del Family Day, un uomo distinto che ho avuto il piacere di conoscere qui a Loreto in occasione di un seminario sull'educazione sessuale nelle scuole.

Mi sono collegato alla sua pagina Facebook, ed ho lasciato un “Grazie a nome di tante famiglie” come commento nel post in cui annunciava l’approvazione definitiva del decreto.

Si è aperto un mondo. Ho iniziato a ricevere messaggi di ogni tipo e da ogni dove. Tutti da uomini, o ragazzi, le donne e le ragazze si sono limitate a faccine con risatine sarcastiche.

Alcuni hanno cercato di spiegarmi che devo smetterla di vivere nel medio evo o nel mondo delle favole, che i sistemi di controllo esistono già e che se non riesco a controllare quello che vedono i miei figli vuol dire che non sono un buon padre.

Altri mi hanno dato dettagliate spiegazioni tecniche sul come secondo loro questa norma sarà facilmente aggirata, altri mi hanno fatto la lista di tutti i vari canali dove è possibile vedere pornografia online inclusi i vari canali Telegram dedicati.

C’è stato chi si è divertito con commenti ironici, chi mi ha insultato, chi ha bestemmiato, chi ha chiaramente dichiarato che la pornografia è l’unico modo per un ragazzo per conoscere la sessualità, chi ha gridato alla censura, chi si dispera perché per poter vedere porno da casa ora dovrà chiedere il permesso ai genitori, chi non sa più come “sfogarsi”, chi pensa che tutto debba essere libero e nulla debba essere vietato…

Nessuno che pensi a difendere i più fragili, i più deboli. Nessuno che abbia saputo spiegare umanamente che fastidio dia loro una legge che di fatto rimette le cose a posto.

La pornografia è vietata ai minori, è un fatto. Così come è vietata la vendita di alcolici e sigarette.


Il consumo bulimico di materiale pornografico crea danni. Questo non lo dico io, ma sono state scritte decine di pubblicazioni scientifiche che provano persino delle modifiche nel cervello e nei percorsi neurali, che portano a chiedere una quantità di materiale hard sempre maggiore per provare piacere, agendo sul cosiddetto “circuito della ricompensa”. 

La pornografia poi crea nei giovani un’immagine della donna “oggetto” che non corrisponde a quella della realtà femminile. E questo in alcuni casi può istigare forme di violenza

Possibile che ci siano ancora ambienti culturali e personaggi pubblici che urlano alla censura quando si parla di mettere paletti e stabilire regole per il bene dei nostri figli?

Accendiamo una luce sulle tenebre della pornografia

Facciamo in modo che questa fiamma accesa nelle tenebre della pornografia resti viva e piano piano riscaldi ed incendi quanti più cuori possibile.

“Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno.”
Rm 13, 12b-13a

venerdì 12 giugno 2020

Quei figli sfruttati sono anche nostri


12 giugno giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile

Il 12 Giugno è la giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile


Detto così verrebbe da pensare: e allora? Siamo nel 2020, stiamo cercando di riprenderci da una pandemia che ha ucciso e sta uccidendo migliaia di persone nel mondo e che sta avendo degli effetti devastanti sull'economia mondiale creando tanti disoccupati e spingendo tante famiglie sulla soglia della povertà e voi mi parlate del lavoro minorile?

Sì perché quei 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni che secondo i dati UNICEF sono coinvolti nel lavoro minorile nel mondo, potrebbero essere nostri figli, nostri nipoti, figli di parenti o di amici. Ragazzini lavoratori nei cantieri, nei mercati, nei bar e ristoranti, nei chioschi e negli autolavaggi. Il lavoro minorile che in Italia è vietato dal 1967, è una piaga mai definitivamente guarita. Un problema di cui nessuno parla, dimenticato dalle istituzioni. Attualmente infatti in Italia, sarebbero circa 340 mila i minori sotto i sedici anni costretti a lavorare, spesso ai limiti dello sfruttamento. Un fenomeno che ha a che fare con il progressivo impoverimento delle famiglie nel nostro Paese, e che adesso, per via di una crisi economica che infuria e uccide sogni e speranze, è in lento e continuo aumento.

È meglio che i figli chiedano a te, piuttosto che tu debba volgere lo sguardo alle loro mani. (Sir 33,22)


Il lavoro minorile è l'anticamera della delinquenza

Un’emergenza che riguarda anche bambini italiani, spesso convinti a lavorare dalle loro stesse famiglie. Sotto gli occhi dei passanti, ma evidentemente invisibili alle istituzioni. La giustificazione da parte dei familiari che li spronano a lavorare è sempre la stessa: imparano un mestiere e portano a casa qualche euro.

Il lavoro minorile in Italia non conosce confini e si dispiega in modo desolante lungo tutto il Paese dalle campagne della Pianura Padana fino ai mercati rionali del Sud creando ragazzi, che abbandonando la scuola si tuffano in un futuro senza avvenire, pronti a diventare potenziale serbatoio per attività criminali. 

Anche se giustificato come fosse un’alternativa alla criminalità, in realtà il lavoro minorile è il più subdolo dei problemi perché è solo l’anticamera della delinquenza: presto questi ragazzi si stancheranno di essere sfruttati per pochi spiccioli e finiranno direttamente fra le braccia di qualche boss.

Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Mt 18,6


#stophumantrafficking fermiamo il traffico di esseri umaniFra i ragazzini intrappolati nel sistema di sfruttamento ed umiliazioni ci sono poi migliaia di minori non accompagnati che arrivano sulle coste italiane e spariscono nel nulla. Sfruttati nel lavoro, costretti a prostituirsi, o mandati per le strade a chiedere elemosina per poter ripagare alle organizzazioni criminali il debito per il viaggio in Italia. Si tratta di somme di denaro che arrivano fino ai 15.000 euro e pur di riscuoterli, i trafficanti non esitano a minacciare i ragazzi e le loro famiglie o ad usarli come “parti di ricambio” nel traffico di organi umani.

Gli ultimi numeri diffusi dal Ministero del Lavoro parlano chiaro: quasi la metà dei minori accolti in strutture d’accoglienza fino al Maggio dello scorso anno, è scappata ed è scomparsa nel nulla. Capire dove siano finiti non è poi così difficile.


Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda. Mt 18,14


E noi? Che cosa possiamo fare?

Papa Francesco ha detto che “i Bambini sono il futuro della famiglia umana: a tutti noi spetta il compito di favorirne la crescita, la salute e la serenità!

Il primo passo è sicuramente far cadere quel muro di indifferenza di cui tutti troppo spesso ci circondiamo. Non possiamo continuare a voltare la faccia dall'altra parte quando invece siamo chiamati ad intervenire. 

Mamma, non puoi far finta che sia tutto normale quando vedi un bambino che dovrebbe essere a scuola dietro un banco della frutta al mercato o sulla strada a chiedere l’elemosina. 

Papà, non puoi posare i tuoi occhi sulle foto di bambine usate e sfruttate per il mercato della pornografia.

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Mt 18,10


Il cambiamento inizia da noi.