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martedì 26 ottobre 2021

Cosa vuoi che io faccia per te?

Cosa vuoi che io faccia per te

Noi sposi come Bartimeo, non più ciechi e poveri, ma liberi e apostoli del suo amore 

Il Vangelo di domenica ci ha riproposto la frase che Gesù rivolse nel brano di domenica scorsa a Giacomo e Giovanni: «Che cosa volete che io faccia per voi?».

Questa volta il Signore si rivolge a Bartimeo, il cieco di Gerico che lo sente passare fra la folla e lo invoca: «Gesù, Figlio di Davide abbi pietà di me». Non ha paura di disturbare Gesù con la sua preghiera. Bartimeo grida anche se tutti sono sordi, compresi gli apostoli. Grida anche se molta gente intorno a lui gli dice di tacere, di portare pazienza, di arrendersi. Grida, e solo Gesù lo sente, lo ascolta, lo vede e interviene.

Il Mantello

Così Bartimeo corre anche se non vede, lascia il mantello, abbandona cioè tutte le sue sicurezze per riporre tutta la sua fiducia in Gesù. E sente quella voce piena di tenerezza che gli parla al cuore e gli chiede: “Cosa vuoi che io faccia per te?”.

La voce del Signore, è la voce dello Sposo che viene sempre incontro ai nostri bisogni, che è sempre pronto a servire, a farsi uno con noi, ed ogni volta che ci avviciniamo a lui ci chiede: “Cosa vuoi che io faccia per te?”.

Più che sulla nostra richiesta, più che sul miracolo in sé, questo brano e questa domanda mi hanno fatto riflettere sulla tenerezza e sull’attenzione di Gesù per Bartimeo. Si ferma, si volta e chiede “Cosa vuoi che io faccia per te?”.

Cosa vuoi che io faccia per te

Bartimeo siamo noi sposi

Oggi questa domanda il Signore la rivolge a noi sposi, oggi Bartimeo siamo noi. Noi sposi che abbiamo visto nascere e crescere il nostro amore, la nostra relazione e che poi lentamente, ci siamo lasciati accecare dal nostro orgoglio, dalle ferite che ci siamo inferti a vicenda, dal nostro lavoro, dalla routine quotidiana. Noi coniugi che ci teniamo stretti il mantello delle nostre sicurezze, che a volte non sono più nemmeno condivise. Ognuno il suo mantello, ognuno il suo cantuccio dove sedersi ed elemosinare un po’ d’amore, un po’ d’attenzione. Noi genitori che nel frastuono della vita, stentiamo a riconoscere il volto del Signore che ci cammina affianco.

L’evangelista Marco ci dice che dobbiamo solo trovare la forza di riconoscerlo, anche in mezzo alla folla, anche in mezzo alla confusione che attanaglia la nostra vita. Che dobbiamo avere il coraggio di alzarci, anche se molta gente intorno a noi ci dice di tacere, di portare pazienza, di arrenderci. Che dobbiamo abbandonare il nostro mantello, le nostre certezze, e scavalcare tutto ciò che cercherà di essere d’ostacolo al nostro incontro con il Salvatore. E così anche noi potremo trovarci faccia a faccia con il Signore e ascoltare quella voce che con amore e tenerezza ci chiede “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. 

Rabbuni, Maestro nostro, che noi possiamo tornare a vedere di nuovo.

E aprendo gli occhi vi stupirete nel vedere che di fronte a voi c’è il vostro coniuge, che lo sguardo pieno di tenerezza di Gesù è quello di tuo marito, di tua moglie, che il Signore vi ha donato una vista nuova, uno sguardo nuovo con cui guardarvi l’un l’altra e domandarvi con amore “Che cosa vuoi che io faccia per te?”.

Buon cammino


martedì 28 settembre 2021

Se il tuo occhio ti è motivo di scandalo

L'occhio dello scandalo

«Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue»

Nel vangelo di domenica Gesù ci ha parlato di scandalo, ce ne ha parlato con parole dure, con un paradosso che avrebbe dovuto farci quasi sussultare sulle panche della chiesa.

Se sarai di scandalo ad un piccolo, ad un bambino o ad una persona che si sta avvicinando alla fede, meglio per te essere gettato nel mare con una macina da mulino al collo.

Se la tua mano, il tuo piede ti sono motivo di scandalo, tagliali. Se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via.

Skandalon

Scandalo

Il termine scandalo deriva dal greco σκάνδαλον (skàndalon), che significa "ostacolo", "inciampo", e rinvia ad azioni o discorsi che danno cattivo esempio.

Letto sotto questa nuova luce il passo del Vangelo assume un valore ancora più grande, soprattutto se applicato alla coppia e alla famiglia.

Se sarai d'ostacolo, d'inciampo, di cattivo esempio ad uno solo di questi piccoli che credono in me, meglio che tu sia gettato in mare con una pietra al collo.

Una frase severa, che ci invita a cogliere una grazia, a ricordarci l'importanza del nostro ruolo di genitori, la responsabilità che abbiamo nell'accompagnare i nostri figli nel cammino della fede. Senza essere d'ostacolo, senza perderci in azioni e discorsi che diano il cattivo esempio. I figli che stiamo crescendo non sono nostri, sono un dono di Dio. Egli ce li ha affidati perché noi possiamo crescerli in grazia e sapienza, e ritornarli a Lui come uomini e donne di fede.

Se la tua mano o il tuo piede ti sarà d'ostacolo, tagliali. Se il tuo occhio si posa e si sofferma su immagini, oggetti, situazioni che ti sono d'inciampo, gettalo via.

Nel linguaggio biblico le mani simboleggiano l'attività, il fare. I piedi, le gambe, indicano il rapporto con il camminare, il comportamento. L'occhio invece sta a significare l'ambizione, i miei desideri.

Fino a che punto le mie ambizioni, le mie aspirazioni diventano un ostacolo alla nostra vita di coppia, alla nostra famiglia? Quali sono i miei comportamenti, i miei atteggiamenti, i miei modi di fare che ci allontanano dal cammino d'amore che il Signore ha in progetto per noi due, e per la nostra famiglia? 

Tagliare

Sono pronto a tagliare? 

Gesù usa delle espressioni forti per provocarci, per chiederci se siamo pronti a fermarci, a fare quei tagli necessari nella nostra vita per rimuovere quelle pietre d’inciampo che a volte ci impediscono di amare, che intralciano il cammino della nostra coppia, il nostro rapporto nuziale, la nostra famiglia.

In un mondo che ci porta ad essere sempre più ripiegati su noi stessi, in una società che ha perso la contrapposizione morale fra bene e male, dove si vive come se Dio non esistesse, dove tutto è lecito, tutto è permesso, tutto è possibile, in un tempo in cui il centro di tutto è l’individuo e il suo benessere egoistico, siamo chiamati a riconoscere gli scandali, a chiamarli per nome, a tagliarli fuori dalla nostra vita.

Caro sposo, se il tuo occhio ti dà scandalo, se non riesci a guardare una donna senza malizia, se il tuo sguardo è stato catturato dalla pornografia e non riesci a distoglierlo, se nei tuoi occhi non c’è più quell’intensità e quell’amore di una volta quando guardi tua moglie, allora è giunto il momento di gettarlo via. È giunta l’ora di rivolgerti al Signore e chiedere che la potenza dello Spirito Santo purifichi i tuoi occhi e ti dia la forza di rimuovere tutto ciò che si sta intromettendo fra te e la tua sposa, fra te e la tua famiglia.

Cara sposa, se la tua mano e il tuo piede ti danno scandalo, se il fare, il lavoro, la casa e la tua famiglia d’origine non ti permettono di dedicarti al tuo sposo e ai tuoi figli, se il mormorio e il giudizio stanno lentamente diventando il tuo pane quotidiano con le colleghe o con le amiche, se non riesci più ad avere parole di stima e apprezzamento per il tuo sposo, allora è giunto il momento di tagliarli. È giunta l’ora di rivolgerti a Gesù e chiedere una nuova effusione del suo Santo Spirito sulla vostra unione, sul vostro sacramento perché tutto ciò che sta ostacolando il progetto di Dio per voi, sia tagliato e gettato nel fuoco.

Buon cammino.


mercoledì 2 giugno 2021

Lo Spirito Santo nella relazione di coppia


Scopriamo insieme come gli sposi in Cristo vivono la Pentecoste come coppia ogni giorno

Con la celebrazione della Pentecoste, domenica scorsa, si è chiuso il tempo di Pasqua e siamo tornati nel tempo ordinario. Detto così, sembrerebbe quasi che possiamo voltare pagina, che possiamo svestire le vesti della festa, scrollarci di dosso la pioggia di carismi, gli effetti della discesa dello Spirito Santo e tornare alla nostra tranquilla vita quotidiana. E invece no. La Pentecoste non è una semplice celebrazione di un evento che ha avuto luogo circa 1988 anni fa. La Pentecoste ha avuto inizio in quel giorno e non è più finita, continua ancora oggi. Noi e la chiesa intera viviamo la Pentecoste ogni giorno, viviamo la missione che Gesù ha affidato ai dodici con la forza, i carismi e i doni dello Spirito Santo ricevuti nel battesimo e confermati con la cresima. La viviamo come uomo, come donna, ma gli sposi in Cristo la vivono soprattutto come coppia.

Sposi immagine della Santissima Trinità

Facciamo memoria e ricordiamo da dove è partito il nostro cammino coniugale.

Siamo arrivati in chiesa, il giorno delle nostre nozze, ciascuno con la sua storia, ognuno con il suo cammino di fede. Siamo arrivati davanti all’altare con le nostre differenze, belli così come Dio ci ha pensati, creati e voluti.

“E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza…» Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò… Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.”

La diversità con cui ci siamo presentati davanti al sacerdote per consegnare la nostra vita l'uno nelle mani dell'altra, e che caratterizza il nostro cammino di sposi, è "cosa molto buona" perché proprio in questo nostro essere diversi, in questo nostro essere complementari, si manifesta il nostro essere immagine e somiglianza di Dio, il nostro essere somiglianza della Santissima Trinità, nel dare tutto se stessi perché l’altro possa essere, possa esistere, perché nell'altro si compia il disegno meraviglioso che Dio aveva fin dal principio sulla sua vita.

Lo Spirito Santo sugli sposi

L'effusione dello Spirito Santo sulla coppia

Siamo entrati in chiesa in due, innamorati, diversi, pronti a costruire una relazione d'amore per tutta la vita, e siamo usciti da quella stessa chiesa, in quello stesso giorno, in tre, perché davanti a quell'altare il Signore ci ha consegnato il dono dei doni, il regalo più prezioso che non ci abbandonerà mai: lo Spirito Santo, amore del padre e del Figlio, effuso sulla nostra relazione, sulla nostra coppia che diventa così immagine vivente della Santissima Trinità.

Dopo lo scambio degli anelli, quindi quando gli sposi sono già a tutti gli effetti marito e moglie, il cerimoniale permette anche di introdurre nella celebrazione il rito della velazione, che simboleggia proprio l'effusione dello Spirito Santo sulla coppia. I nubendi staranno in ginocchio davanti all’altare e a capo chino, mentre il sacerdote reciterà una toccante preghiera che invocherà la discesa dello Spirito Santo, a protezione della nuova unione e della nuova famiglia.

Il dono dei doni

Ma quel dono stupendo che il Signore ci ha consegnato sull'altare, non va scartato e riposto in un cassetto o in un armadio, per poi tirarlo fuori di tanto in tanto per ammirarlo un po', per perderci nei ricordi, come abbiamo fatto magari con altri doni ricevuti in quel giorno. No, perché come ci siamo detti la settimana scorsa, lo Spirito Santo non è una cosa. Lo Spirito Santo è una persona, la terza persona della Santissima Trinità che è uscito dalla chiesa con noi, che ha sceso quei gradini, è entrato in macchina con noi ed è venuto a vivere con noi, per sempre. Il Paraclito, il suggeritore, colui che ci insegna ogni cosa, è venuto ad abitare con noi, è diventato l'ospite gradito della nostra casa. Forse non ce ne siamo accorti, forse lo sapevamo, ma abbiamo finta che non ci fosse, o lo abbiamo dimenticato in qualche angolo della casa, ma Lui è ancora lì, perché vive nella nostra relazione, nel nostro matrimonio, e sta solo aspettando che voltiamo il nostro sguardo verso di lui e che iniziamo davvero a trattarlo come un ospite.   

Sposi felici

L'ospite gradito

Quando riceviamo un ospite in casa, per prima cosa facciamo pulizia, togliamo di mezzo lo sporco. Poi facciamo spazio, troviamo una sistemazione adeguata per lui o per lei e per le sue cose. Ci ritagliamo del tempo per l'ospite, la nostra giornata continua a scorrere con tutti i suoi impegni e le sue responsabilità, ma cerchiamo sempre di trovare un po' di tempo da trascorrere insieme al nostro ospite e soprattutto, dialoghiamo. Parliamo della nostra vita, delle nostre situazioni, e ascoltiamo. A volte gli ospiti, osservando la nostra vita dall'esterno, riescono a vedere cose che ci sfuggono e sanno darci quel consiglio di cui avevamo proprio bisogno.

Fino a che punto

Carissimi sposi in Cristo, iniziamo a fare pulizia nella nostra relazione, a togliere di mezzo tutto quello che nel tempo ha sporcato il nostro amore, il nostro sacramento nuziale, andiamo ad aprire quel cassetto, quell'armadio in cui abbiamo riposto il nostro santo ospite, il gigante invisibile che ci è stato dato in dono nel giorno delle nostre nozze, ed accogliamolo in casa nostra come merita di essere accolto, come un ospite gradito, come l'amore del Padre e del figlio riversato su noi sposi nel giorno in cui abbiamo promesso a Dio di amarlo più di ogni altra cosa attraverso la persona che avevamo accanto, attraverso il nostro coniuge. Forse sono passati tanti anni da quel giorno, tanta acqua sotto i ponti che nel corso del tempo si è lentamente intorbidita, gioie, ma anche sofferenze e delusioni che ci hanno portato a dire: ma fino a che punto devo amare? 

Lo Spirito Santo, ospite della tua casa ti dice: "Alza la testa, rivolgi i tuoi occhi verso la croce e guardami. Ama dello stesso amore con cui io ti ho amato e ti amo ancora, perché anche se oggi stai vivendo il tuo venerdì, ricordati che la croce è solo un passaggio, lasciati prendere per mano, lasciami vivere in te, nel tuo matrimonio, nella tua famiglia, e Io porterò la resurrezione dove tu mi porterai."

Senza lo Spirito Santo, il matrimonio è semplicemente un contratto.
Con lo Spirito Santo il matrimonio diventa un’alleanza, un sacramento, un cammino di santità che non ha come fine ultimo l’essere sepolti uno affianco all’altro, ma arrivare insieme alla gloria della vita eterna.

Buon cammino


giovedì 22 aprile 2021

Gli sposi diventano santi vivendo le nozze

Breve riflessione sulla bellezza del matrimonio dopo 15 anni di vita da sposati


Lunedì sera Diane ed io abbiamo seguito l’incontro di pastorale familiare online proposto dalla diocesi di Loreto con Don Carlo Rocchetta. Dopo la bella e intensa catechesi sulla spiritualità coniugale e familiare, ci siamo divisi in stanze virtuali per qualche minuto di condivisione. La stanza virtuale doveva essere composta da tre coppie, ma una delle tre aveva microfono e video spenti e così abbiamo iniziato a dialogare con una coppia di Agrigento.

Dopo qualche minuto si accende anche la terza finestra ed appaiono i visi belli e sorridenti di una coppia con qualche primavera alle spalle. Non ricordo i loro nomi, sono veramente pessimo quanto a memoria per i nomi, ma non dimenticherò mai i loro visi.


Loreto Family

 

Sono di Livorno, sposati da un tot di anni, con sei figli e tanti nipotini. La figlia maggiore ha 46 anni e il figlio più piccolo ne ha 30. L’amore che sgorgava dai loro occhi, i loro sorrisi e le loro parole sono state la testimonianza viva di quanto ascoltato fino a quel momento. A nulla valgono le belle catechesi, i bei discorsi se poi non riusciamo a toccare con mano, a guardare negli occhi, il frutto di una vita di coppia vissuta con Gesù, guidata dallo Spirito, in cammino verso Dio Padre.


Se è vero che come ci diceva Don Carlo Rocchetta una coppia diventa ciò che celebra, ecco allora che negli sguardi e nelle parole intrise di tenerezza di quei coniugi si riconosceva l’amore trinitario che è accoglienza, dono e condivisione.


Ho guardato Diane, il suo viso stanco dopo una giornata intensa, ho pensato a noi due, a tutte le esperienze fatte insieme, alle nostre gioie, alle nostre sofferenze, ai nostri figli, e a quanto sarebbe bello invecchiare insieme così, come quella coppia di nonni di Livorno.


Oggi il nostro cammino matrimoniale compie 15 anni. Abbiamo attraversato diversi guadi, alcuni con l’acqua che arrivava alla gola. Abbiamo imparato a risceglierci, riscoprirci, riamarci ogni giorno. Stiamo crescendo insieme amandoci, donandoci l’uno all’altra. Diane mi sta aiutando a diventare più uomo, giorno dopo giorno, e lo stesso cerco di fare io, far diventare mia moglie più donna, ogni giorno di più. Non la donna che voglio io, ma la donna stupenda che il Signore ha scelto per me, quella creatura meravigliosa che lui ha pensato e creato nel segreto.



Il che non significa perfetta, ma perfetta per me, perché insieme possiamo diventare specchio positivo l’uno dell’altra, immagine della Santa Trinità.


Oggi celebriamo noi stessi, il sogno di Dio che si riflette nel nostro sogno di una famiglia che cammina sulle orme di Cristo, che si ciba della preghiera, della Parola e dell'Eucaristia, pane e vino che ci aiuta a camminare. Il sogno di una coppia che ha scoperto la forza unificante dello Spirito Santo, che continua a cadere, a volte a farsi anche male, ma che continua a prendersi cura l’uno dell’altra con tenerezza, dove uno si fa medico dell’altra e non giudice, dove cerchiamo di prenderci cura delle ferite dell’altro, quelle appena aperte e quelle che non si sono mai rimarginate.


E ci prendiamo un impegno. Cercheremo di fare ogni giorno più nostro l’ABC della tenerezza di coppia di cui parla Don Carlo Rocchetta. Di cosa si tratta? E’ davvero semplice

Abbracci - Baci - Carezze


Provate anche voi… funziona davvero.


lunedì 12 aprile 2021

Misericordia sei tu

"L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia"

Ieri, mentre la Parola ci metteva di fronte alle nostre piccole e grandi incredulità, alle nostre debolezze nella fede, facendoci sentire tutti un po’ come Tommaso, in tutte le chiese del mondo si è celebrata la festa della Divina Misericordia, istituita da Giovanni Paolo II nel 1992 che la fissò nella domenica dopo la Pasqua, quando si legge il Vangelo di San Giovanni che descrive l’apparizione di Gesù risorto nel Cenacolo e l’istituzione del sacramento della penitenza (Gv. 20, 19-29). A volerla, secondo le visioni avute da suor Faustina Kowalska, la religiosa polacca canonizzata da Wojtyla nel 2000, fu Gesù stesso.

Pace a voi 

È Gesù che entra nella nostra vita anche quando ci ostiniamo a tenere le porte del cuore ben serrate; è Lui che con infinita tenerezza ci guarda negli occhi e ci dice “Pace a voi”. Non fa domande, non rivanga il nostro passato, non sottolinea i nostri errori, i nostri peccati, non giudica, ma ci mostra le sue mani bucate e ripete con amore “Pace a voi”.

Si è lasciato arrestare, insultare, flagellare, inchiodare ad una croce. Ha lasciato che lo uccidessero come l’ultimo dei briganti, solo, abbandonato da tutti. Ha patito la sua passione, ci ha amato fino alla morte, ed è risorto proprio per questo, per donarci la sua Pace.

Ma noi cosa ne abbiamo fatto di quella pace? A partire proprio dalla nostra coppia, dalla nostra famiglia. Riusciamo a vivere nella pace?

Disse Gesù a Suor Faustina: "L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia" (Diario, p. 132).

Adoriamo il Signore

La preghiera alla Divina Misericordia 

E allora iniziamo fin da ora, come sposi, come genitori, come figli, a rivolgerci con fiducia alla divina misericordia, e trasformiamo la nostra lettura in preghiera.

Misericordia Gesù, per tutte quelle volte che ti ho offeso, per tutte le volte che ho fatto del male a me stesso, e agli altri, pur essendo consapevole delle mie azioni.

Misericordia Gesù, per le mie mancanze come sposo, per le mie debolezze, per il mio orgoglio, la mia testardaggine, per tutti i miei piccoli e grandi tradimenti, per tutte le volte che non ho amato la mia sposa come tu la ami, per tutte le volte che i miei occhi e i miei pensieri si sono persi in altri volti, si sono sporcati con immagini pornografiche.

Misericordia Gesù, per le mie mancanze come sposa, per quando mi faccio prendere dalla frenesia delle cose di casa e non ascolto il mio sposo, per tutte quelle volte che dedicando me stessa ai figli ho trascurato lui, per quando metto la mia famiglia d’origine prima del noi, per quando lo critico con cattiveria e non riesco a guardarlo con amore come lo guardi tu.

Misericordia Gesù, per tutte quelle volte che non sono stato genitore, per quando non ho saputo ascoltare il grido d’aiuto dei miei figli, per quando ho lasciato che il nervosismo e la stanchezza prendessero il sopravvento sull’amore, per quando li ho feriti con le mie parole, o con le mie azioni, per quando ho alzato le mani, per quando non sono stato capace di dare loro una carezza.

Misericordia Gesù per tutte quelle volte che non sono stato un buon figlio, per le mie ribellioni, per il mio egoismo, per quel “ti voglio bene” non detto, per quella telefonata non fatta, per la solitudine in cui ho lasciato i miei genitori, per non esserci stato quando c’era bisogno di me.

Misericordia Gesù per tutte le famiglie dilaniate dalla violenza, per quei mariti che non sanno amare, per quegli uomini che non sono mai riusciti a diventare padri, per tutte le donne umiliate e violentate anche fra le mura domestiche, per i tanti figli abbandonati a sé stessi, per i bambini abortiti. Misericordia Gesù per tutte le donne che vivono nella paura o nel rimorso, per chi è costretto a vendersi sulle strade, per chi una strada non la trova più.

Misericordia Gesù

Pace a te 

Il Signore è venuto per salvarci, ed è ancora qui oggi, davanti a te che bussa alla porta del tuo cuore, e dice “Pace a te”. Apri il tuo cuore, lascia entrare la sua misericordia, offri a Lui tutto quello che rende i tuoi passi pesanti, che ti blocca sulla soglia del Suo cuore. Non avere paura e non giudicarti, Lui ti aspetta nel sacramento della riconciliazione per donarti la Sua Pace e continuare a camminare con te.


martedì 9 marzo 2021

Qual è il decalogo della vostra coppia?

I 10 comandamenti del matrimonio

Ogni coppia ha il suo decalogo, ma come viviamo le regole che ci diamo nel nostro rapporto di coppia?

La liturgia della quarta domenica di quaresima, nella prima lettura tratta dal libro dell'Esodo, ci ha presentato il decalogo. Dieci parole che ci interrogano personalmente, ma che troppo spesso vengono erroneamente interpretate come obblighi.

Queste dieci parole di saggezza pronunciate da Dio sul monte Sinai, non servono a stabilire ciò che è bene e ciò che è male, ciò che lecito e ciò che non lo è, ma vanno a fissare il motivo di fondo del nostro legame personale con Dio. Se ci fermiamo alle regole, non riusciremo mai a capire il valore che le sottende, non riusciremo mai a capire e a vivere il nostro rapporto con Dio. Non riusciremo a riconoscerlo come Padre, ma lo vedremo sempre e solo come un giudice, nella misura in cui io creatura, figlio e peccatore, rispondo o non rispondo alle sue regole.

Senza regole non può esistere una relazione

Anche il legame di coppia è fatto di regole, e anche tante. Ogni coppia ha il suo decalogo, che non sono un insieme di obblighi da rispettare, ma parole d'amore e di tenerezza, senza le quali non esisterebbe il legame. Sono le regole dettate dall'amore stesso, che ancora una volta non servono a stabilire ciò che è lecito e ciò che non lo è, ma che fanno emergere il valore di fondo che sta alla base del rapporto. Anche nella coppia, se ci fermiamo alle regole, la relazione diventa una prigione, una lista sterile di cose da fare o non fare, dove il rispetto, l'amore, il noi sparisce.

Tanto è vero che quando si litiga, quando il legame inizia a vacillare, le prime ad emergere sono proprio le regole, e da amanti ci trasformiamo in calcolatori. Tu hai fatto questo e quello, io non ho fatto questo e quell'altro. Tu avresti dovuto fare o dire questa cosa... Quando perdiamo il valore che è alla base del nostro legame d'amore, restano solo gli schemi. Sterili, freddi, calcolatori.

Ecco perché è importate mantenere vivo e rinnovare sempre il nostro legame. Il legame personale con Dio, che non ci giudica, ma che ci ama come un Padre, ed il legame fra noi due, in ogni circostanza, anche nelle più difficili, anche quando subentrano le difficoltà, la sofferenza.

Dare la vita per amore

Rinnoviamo il significato che diamo a quel ti amo”, appoggiando lo sguardo sulla croce, su Colui che ha portato l’amore fino al sacrificio della vita, perché se guardiamo alla croce come l’esaltazione della sofferenza, allora non solo non riusciremo mai a capire a fondo il nostro rapporto con Dio, ma nemmeno quello con il nostro coniuge. Se quella croce che non deve mancare in nessuna casa mi dice invece «guarda fino a che punto io ti amo», allora capisco.

Guarda quanto ti amo

Capisco l’importanza della presenza di Gesù nella mia vita e nella nostra vita insieme. La presenza di chi mi guarda negli occhi da quella croce e mi dice: «Io sono presente nella tua vita, perché sono venuto sulla terra, ho vissuto sulla mia pelle quei pensieri, quei sentimenti, quelle situazioni che tu stai vivendo. Ed ho amato».

Prendi e mangia

«Prendi e mangia, questo è il mio corpo». Quante volte nella coppia ci diciamo questa frase. Prendi e mangia. Nella sessualità, ma non solo. Tutte le volte che mi dono al mio coniuge, che faccio dono della mia vita, con amore io dico «Prendi e mangia», e alimento l’amore, alimento il “noi”.

Ma se prendo senza gioia, se mangio con voracità, se non rispondo come sposo, come sposa a quel gesto d’amore, che cosa resta? Il vuoto.

È capitato. Lo abbiamo sperimentato. Lo abbiamo sentito nel profondo della nostra anima, ma dobbiamo trovare la forza per trasformarlo in un punto di partenza.

Per riuscire in questo noi sposi cristiani abbiamo un’arma in più, una bomba d’amore e d’energia. Lo Spirito Santo effuso da Gesù sulla croce in punto di morte, nel momento in cui ha donato il suo corpo e la sua vita per noi, effuso sulla nostra unione nel giorno delle nozze. Se pregato, invocato, bramato, diventa quel fuoco, quell’energia capace di trasformare il nostro amore terreno, in amore trinitario, di farci vivere l’esperienza dell’amore di Dio nella nostra unione sponsale.

Dobbiamo solo deciderci. Deciderci per Dio e deciderci per il nostro “noi”, senza obblighi, solo con l’amore e con la forza dello Spirito Santo.

lunedì 1 marzo 2021

La trasfigurazione degli sposi

La trasfigurazione degli sposi

La trasfigurazione degli sposi ha inizio nella celebrazione del matrimonio e continua nella vita quotidiana

Il vangelo della seconda domenica del tempo di Quaresima, ci ha proposto ieri la trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor.

«Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro» (Mc. 9,2).

Proviamo a calare per un attimo quest’immagine, quest’icona, nel matrimonio cristiano, nella vita degli sposi.

Facciamo memoria e ricordiamo da dove è partito il nostro cammino coniugale. Proviamo a far riaffiorare i ricordi della messa del nostro matrimonio. Prima di lasciare la chiesa, il sacerdote ci ha benedetti con la formula della quarta preghiera di benedizione degli sposi: «Ora, Padre, guarda N. e N., che si affidano a te: trasfigura quest’opera che hai iniziato in loro rendila segno della tua carità. Scenda la tua benedizione su questi sposi, perché segnati col fuoco del tuo Spirito, diventino vangelo vivo tra gli uomini».

Insieme sulla montagna

E abbiamo iniziato il nostro cammino…

Con il sacramento del matrimonio, Gesù «prende con sé» lo sposo e la sposa e li conduce su un alto monte, per far vedere loro la gloria di Dio, per mostrare loro quella gloria, quella meraviglia a volte nascosta che Dio stesso ha contemplato in loro, dopo averli creati: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona». (Gen. 1,31)

Siamo una cosa molto buona. Siamo immagine di Dio, che ci ha «fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore ci ha coronato». (Cfr. Sal. 8,6)

Si la coppia di sposi è una meraviglia

Ma chi noi due? Con la nostra vita incasinata? Con il lavoro, lo stress, la pandemia, i figli grandi, piccoli, i nipoti. E poi con le nostre liti, il nervosismo, i momenti di buio e vuoto che a volte durano davvero troppo. Ma siamo proprio sicuri che la nostra coppia, la nostra famiglia sia davvero così meravigliosa?

Sì, voi siete una meraviglia! Con tutti i vostri difetti, i vostri nei, le vostre incertezze, e se davvero non riuscite a vederlo, se davvero vi guardate intorno e non riuscite a vedere altro che i vostri difetti, allora è arrivato il momento di fermarsi. Perché come diceva il grande scienziato Einstein quando si perde la meraviglia è come se si fosse morti, come se non si vedesse più nulla.

Contemplare il paradiso

Fermarsi e salire di nuovo sul monte

Prendetevi del tempo per voi. Don Carlo Rocchetta parla di una regola d’oro: 15 minuti al giorno, un’ora a settimana, un giorno al mese, una settimana l’anno. È il tempo per la coppia, è quel tempo in cui ci fermiamo, e insieme saliamo di nuovo sul monte Tabor, ma stavolta siamo noi che chiediamo a Gesù di venire con noi.

Fermiamoci e prendiamoci il tempo per guardarci negli occhi, per chiederci “come stai?”, per fare memoria di un’emozione vissuta insieme, per pregare insieme, per amarci, per tornare ad essere uno nella carne e nello spirito.

Perché noi sposi in fin dei conti siamo un po’ come Pietro, Giacomo e Giovanni. Loro vivevano con Gesù ogni minuto della loro giornata, lo avevano sempre accanto, ma nell’esperienza della trasfigurazione hanno sperimentato la meraviglia, hanno capito che stavano vivendo qualcosa di straordinario, qualcosa che non erano stati in grado di comprendere fino a quel momento. Gesù era sempre lo stesso, ma lì sul monte lo avevano finalmente visto in tutta la sua magnificenza.

Abbiamo bisogno di fermarci e salire sul monte per sperimentare la meraviglia della nostra vita di coppia, per renderci conto che stiamo vivendo qualcosa di straordinario, che magari non abbiamo ancora capito fino in fondo. Il nostro coniuge, il nostro matrimonio è sempre lo stesso, ma potremmo finalmente osservarlo, ammirarlo, gustarlo in tutta la sua magnificenza.

Perché la trasfigurazione, alla fine, è stato anche questo per i discepoli: rimanere per qualche istante immersi in quella Luce e gustare quella Bellezza senza dover per forza capire tutto.

martedì 23 febbraio 2021

La tentazione purifica il cuore

Vincere la tentazione 

La tentazione, come la liscivia, è necessaria per la purificazione del nostro rapporto di coppia

Commentando il Vangelo della domenica, durante l’Angelus, Papa Francesco ci ha invitati a non aspettare la Settimana Santa per iniziare a vivere in maniera fruttuosa questo tempo quaresimale, a non lasciarci sfuggire l’occasione offertaci da questi giorni di preparazione alla Pasqua del Signore.

Proviamo allora a viverli come il momento in cui possiamo fare il resoconto della nostra vita insieme e in cui possiamo iniziare a scrivere una nuova pagina della nostra storia.

Chissà quanti rimpianti abbiamo, quanti errori abbiamo commesso, quante cose non sono andate bene, quanti peccati che gravano ancora sulla nostra coscienza. Il Signore ci dice in questa quaresima che questo è il tempo che lui ha preparato, questo è il tempo della misericordia.

Rinnoviamo l’alleanza

«Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si "rispecchia" in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi.» (Papa Francesco – Udienza Generale 02/04/14)

Il Signore ci prende per mano e ci conduce insieme a quell’altare dove ci siamo scambiati le nostre promesse per rinnovare quell’alleanza che come sposi abbiamo stretto con Lui nel giorno delle nostre nozze. Ci propone di rinnovare l’alleanza d’amore che noi sposi abbiamo stipulato quel giorno fra noi e che Lui ha stipulato con ciascuno di noi nel giorno del nostro battesimo.

Un’alleanza sporcata tante volte con il peccato, con l’infedeltà.

Il Signore stringe un'alleanza con noi nel battesimoGli sposi stringono un'alleanza fra loro e con Dio nel matrimonio

Ma cos’è l’alleanza e come posso averla infranta?

«Questo Sacramento ci conduce nel cuore del disegno di Dio, che è un disegno di alleanza col suo popolo, con tutti noi, un disegno di comunione. All’inizio del libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, a coronamento del racconto della creazione si dice: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò … Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne» (Gen 1,27; 2,24). L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due. Questa è l’immagine di Dio: l’amore, l’alleanza di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna.» (Papa Francesco – Udienza Generale 02/04/14)

L’amore di una coppia di sposi rappresenta l’amore di Dio per l’umanità. Noi due, tu e tuo marito, tu e tua moglie, siamo l’immagine dell’alleanza di Dio con il suo popolo. Le promesse che ci siamo scambiati sull’altare nel giorno delle nozze sono le promesse che Dio ha fatto ad ognuno di noi nel giorno del battesimo: amarci fedelmente, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e sostenerci l’un l’altro tutti i giorni della nostra vita.

Ci siamo riusciti? Siamo stati fedeli a Dio e al nostro coniuge? Ci siamo rispettati? Siamo stati sostegno l’uno per l’altra? E ancora, siamo stati capaci di mantenere le nostre promesse battesimali rinnovate nel sacramento della Cresima e durante la Veglia Pasquale? Abbiamo rinunciato a Satana e alle sue opere? Abbiamo detto di credere e di convertirci al vangelo ma non sempre ci siamo riusciti. 

Il tempo opportuno

Questo è il tempo opportuno per recuperare quello che abbiamo perso. La Quaresima è il tempo dei buoni propositi, delle forme di penitenza che mettono ordine nella nostra vita spirituale, il momento giusto per tagliare con tutto quello che ci riempie di vuoto.

Per recuperare il tempo perso dobbiamo fare un percorso il cui fine è vivere in pienezza la nostra alleanza con Dio e con il nostro coniuge, diventare persone nuove capaci di dire di no al male, senza cadere nell’errore di dialogare con il maligno.

Vecchia foto lavandaia

La tentazione

«Nelle tentazioni Gesù mai dialoga con il diavolo, mai. Nella sua vita Gesù mai ha fatto un dialogo con il diavolo, mai. O lo scaccia via dagli indemoniati o lo condanna o fa vedere la sua malizia, ma mai un dialogo. E nel deserto sembra che ci sia un dialogo perché il diavolo gli fa tre proposte e Gesù risponde. Ma Gesù non risponde con le sue parole; risponde con la Parola di Dio, con tre passi della Scrittura.» (Papa Francesco – Angelus 21/02/21)

Se devi rinnovare l’alleanza, Dio permette a Satana di tentarti, perché con la forza dei sacramenti, del suo amore e della sua parola ti ha fornito l’armatura di cui hai bisogno per combattere: “attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio”. (Ef. 6, 14-17)

Padre Pio diceva “Se riuscite a vincere la tentazione, questa fa l'effetto che la liscivia fa sulla biancheria sudicia.

La liscivia dei lavandai era una soluzione detergente sbiancante ottenuta filtrando un miscuglio di cenere di legna in acqua bollente, usata un tempo per fare il bucato. Sembrava imbrattare la biancheria, ma dopo averla sciacquata, ne usciva “purificata”.  

Così è per la tentazione: sembra che ti imbratti, perché avere a che fare con il male non è bello, ma nel resistere, nella rinuncia al male, nella vittoria sul male, ti purifica, fa sì che tu possa rinnovare l’alleanza, riscattare te stesso dal passato.

Il deserto

E così anche il deserto che stai attraversando nel tuo matrimonio, diventa un tempo permesso dal Signore, perché vi possiate rincontrare, riavvicinare, ed insieme tornare ad abbracciare il Padre.

Se inizierete a dividere le grazie, a condividere la parola, a far scorrere l’amore come l’acqua… anche il deserto più buio può diventare un giardino fiorito e profumato.

Buon cammino

 

mercoledì 17 febbraio 2021

Mercoledì delle Ceneri, inizio di un cammino di conversione in coppia

Un cammino di conversione in coppia

Cosa significa oggi vivere il mercoledì delle ceneri per me come persona, ma soprattutto per noi come coppia?

Eccoci arrivati alla Quaresima. Oggi, per noi cristiani, è il mercoledì delle ceneri, il primo giorno di quel cammino che ci porterà alla festa più importante, quella della Pasqua preceduta dalla Settimana Santa la quale racchiude in sé tutta la pienezza della vita cristiana.

La teologia biblica rivela un duplice significato dell'uso delle ceneri.
Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell'uomo, e quindi della fragilità di ogni coppia. Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore.

La semplice liturgia del mercoledì delle ceneri conserva questo duplice significato che si esplicita nelle formule di imposizione: "Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai" e "Convertitevi, e credete al Vangelo".

Siamo polvere

La formula "Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai" è sicuramente un modo un po’ brutale ma efficace per ricordarci che su questa terra siamo di passaggio, che il nostro corpo da cui ci lasciamo spesso comandare con i suoi appetiti e i suoi bisogni, è in realtà polvere che presto o tardi tornerà alla terra. Fare memoria di questa fragilità ci dovrebbe aiutare a vivere in modo diverso le nostre relazioni affettive, a partire dalla coppia, dalla famiglia. Evitare o indirizzare meglio tante discussioni; evitare ripicche, sensi di colpa, manipolazioni; smetterla scaricare sull’altro/a (coniuge, figli o genitori) l’origine dei nostri problemi.

Cammino di conversione

Pentirsi e convertirsi

Ma di che cosa dobbiamo pentirci e a che cosa dobbiamo convertirci?
Di tutte le volte che siamo stati Caino ed abbiamo lasciato che il male, che se ne sta sempre accovacciato fuori dalla porta, entrasse nella nostra vita, nella nostra casa, nella nostra coppia, nella nostra famiglia. Di tutte le volte che come Caino abbiamo “alzato la mano” contro le persone che amiamo, che abbiamo “ucciso” le nostre relazioni familiari. Di tutte le volte che abbiamo pensato e agito da scapoli sposati; di quando abbiamo parlato male del nostro coniuge con gli amici, con le amiche; di tutte le volte che abbiamo tradito la fiducia che l’altro aveva riposto in noi, delle frasi offensive, delle discussioni urlate davanti ai figli; di quelle volte che ci siamo insultati, perché anche le nostre parole possono diventare armi che lasciano cicatrici nell’anima che non si cancelleranno mai più. Pentirci di tutti quei comportamenti che “uccidono” il “noi”, di tutte le volte che ci siamo chiusi all’amore, arroccati in un mondo irreale dove esistiamo solo noi, per orgoglio, per egoismo, o forse solo per paura. Paura di essere feriti.

Allora questo è il momento giusto, il giorno scelto dal Signore perché tu ed io ci decidiamo a gettare tutto quanto proviene dal non-amore di cui abbiamo riempito la nostra vita, e ci convertiamo all’Amore. Un amore fecondo che è dono di sé, che ci restituisce noi stessi attraverso la persona amata. Un amore che non ha paura delle ferite che l’incontro inevitabilmente ci porta. Le ferite dell’incomprensione, dell’attesa dei tempi giusti, della fatica dell’ascolto, della costruzione di qualcosa di condiviso e non imposto. Imparando così ad amare come Dio ci ama.

Perché digiunare?

Ma allora, perché il digiuno?

Perché non si può amare senza digiunare. Amare davvero significa donarsi con gratuità, e quindi in qualche modo digiunare. Il digiuno è lo spazio dell’amore. Digiunare, significa essere capaci di privarsi di qualcosa, di dire a sé stesso “no”, di fare spazio in sé per l’altro.

Ecco allora che dopo aver deciso cosa gettare, il Signore oggi ci invita a prendere un’altra decisione.
A cosa sei disposto a rinunciare per fare più spazio nella tua vita alla coppia, alla famiglia?

Diamo inizio ad un digiuno che sia l’inizio della ricerca dell’altro. Digiuno dai miei vizi che troppo spesso diventano bisogni, dai miei pensieri impuri, dal tempo rubato al coniuge e ai figli per la tv e per i social, digiuno dal giudizio e dall’accusa.

Un digiuno che purifichi i miei pensieri, le mie parole, il mio modo di amare e di donarmi; che faccia riemergere dalle ceneri la gioia e la meraviglia del condividere, dello stare insieme, del dialogare, di fare progetti per un futuro insieme.

Facciamo digiunare il nostro “io” per nutrire il “noi”.

Sospinti dalla forza di questo impegno, iniziamo a camminare nel tempo di Quaresima, un tempo in cui l’Amore si mette alla prova, torna all’essenziale, per poi donarsi completamente nella morte e risurrezione di Cristo per tutti noi.

giovedì 11 febbraio 2021

A San Valentino regaliamoci "NOI"

La storia di San Valentino

In tutto il mondo, o quasi, domenica 14 febbraio, si festeggerà San Valentino, patrono degli innamorati

Pochi sanno che la festa di San Valentino, tra le più popolari del mondo, venne istituita ufficialmente nel 496 d.c. da Papa Gelasio I per far "sparire" i Lupercalia, una festa pagana che diventava sempre più imbarazzante e poco aderente alla moralità cristiana celebrata proprio tra il 13 e il 15 febbraio.

Ma chi era San Valentino, e perché è il patrono degli innamorati?

La tradizione ci ha tramandato svariate versioni, ma non vi è alcun dato certo sui motivi e sulle ragioni di questa scelta. Secondo alcune fonti, San Valentino era un vescovo vissuto a nel terzo secolo e divenuto rapidamente famoso per i suoi miracoli: guarì epilettici e restituì la vista a una fanciulla pagana, portando alla conversione l’intera famiglia.

San Valentino fu il primo a celebrare l’unione tra una cristiana e un pagano, Sabino e Serapia. Lui era un centurione romano e pagano, lei una fervente cristiana. Quando i due riuscirono finalmente a vincere le resistenze dei genitori di lei grazie al battesimo di Sabino e alla fede della ragazza, questa si era già ammalata di tisi. Non volendo separarsi da lei, Sabino si rivolse a San Valentino il quale benedì le loro nozze e pregò per l’eternità del loro amore. I due morirono abbracciati e ancora oggi a Terni dove sono state ritrovate dieci anni fa, le loro ossa riposano in quella postura.

Il vescovo, però, pagò cara questa decisione tanto da essere martirizzato, diventando così simbolo dell’amore.

E tu saresti disposto a morire per amore?

O meglio, cosa sei disposto o disposta a far morire in te per far sopravvivere la tua coppia, il tuo matrimonio? A volte è più facile pensare al gesto eroico estremo piuttosto che fermarci a riflettere e chiamare per nome tutti quei nostri piccoli o grandi vizi, atteggiamenti, discorsi che uccidono la coppia.

Siete pronti a far morire l’orgoglio, l’egoismo, a modificare i tratti più esagerati del vostro essere?

Sei pronta a far morire quella parte di te che è sempre pronta a criticarlo, quella parte che non ha mai davvero tagliato il cordone ombelicale con la famiglia d’origine e che ora non vuole tagliare il cordone ombelicale con i figli?

Sei pronto a far morire quella parte di te che pensa che il matrimonio e la famiglia ti stiano bloccando la carriera, o quella parte che ha deciso che nulla è più importante del lavoro, dell’arrivare? Sei pronto a smettere di guardare le tue colleghe con occhi che non vorresti si posassero su tua moglie? Sei pronto a smettere di perderti nella pornografia?

Se ci fermiamo davvero un istante a riflettere, ognuno di noi saprà riconoscere e chiamare per nome i propri difetti, i propri vizi, quei comportamenti e quei peccati che feriscono il coniuge o che stanno lentamente spengendo la fiamma del nostro amore. Ogni giorno ci giochiamo il “noi”, che è molto più grande e prezioso di quello che ciascuno di noi è separatamente.

Amare richiede una decisione

Che bella l’immagine di Serapia e Sabino che muoiono abbracciati. Il poeta cristiano Paul Claudel ha riassunto bene la grandezza della vita di coppia: “Il vero amore è dono reciproco che due esseri felici fanno liberamente di sé, di tutto quello che sono e che hanno. A Dio è sembrata una cosa così grande che l’ha resa un sacramento”.

Ma l’amore non è un mero sentimento, perché amare richiede una decisione salda. Dobbiamo lavorare su noi stessi anziché cercare di cambiare l’altro, ma questo lavoro va fatto insieme, con la grazia di Dio e attraverso la preghiera.

Io penso spesso alle nozze di Cana. Il primo vino è bellissimo: è l’innamoramento. Ma non dura fino alla fine: deve venire un secondo vino, cioè deve fermentare e crescere, maturare. Un amore definitivo che diventi realmente «secondo vino» è più bello, migliore del primo vino. E questo dobbiamo cercare” – Papa Benedetto XVI

Buon San Valentino


martedì 26 gennaio 2021

Sta cercando te

Il Signore chiama i primi Apostoli sul mare di Galilea

Il Signore viene a cercarti nel tuo quotidiano, nella tua famiglia

Il Vangelo di ieri ci ha presentato una delle immagini più forti dell’inizio della vita pubblica di Gesù: la chiamata dei primi discepoli.

“Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori”. Mc. 1,16

Quel giorno Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni erano usciti di casa come ogni altro giorno per andare al lavoro. Erano sulle loro barche, con i loro aiutanti, con loro padre; alcuni a pescare, altri a riparare le reti. Una giornata come tante altre, una routine che viene trasformata da un incontro inaspettato.

C’è un uomo che cammina sulle sponde del mare di Galilea, un uomo con degli occhi profondi che ferma il suo sguardo su di loro, e cambia le loro vite. Per sempre. “Gesù disse loro «Venite dietro a me».

Non erano in una sinagoga, non stavano facendo un pellegrinaggio. Erano sulle loro barche a lavorare. E lì incontrarono il Signore.

È Gesù che va loro incontro. È Lui che si muove, che si fa uomo e che da uomo cammina in mezzo agli uomini e li incontra. Simone, Andrea, Giovanni e Giacomo non devono fare altro che riconoscerlo.

Dio ha chiamato Mosè e Davide mentre pascolavano il gregge, Dio ha chiamato Saul mentre andava a cercare le asine del padre, Dio ha chiamato Maria mentre era intenta a svolgere le sue faccende domestiche.

“Gesù viene a cercarti là dove sei”

Mentre ascoltavo l’omelia di padre Franco, rettore della basilica di Loreto ieri, questa sua frase mi ha di colpo proiettato nella mia famiglia, a casa, fra le mura domestiche, con mia moglie e i miei figli. Gesù viene nella mia vita là dove io sono. E dove sta un padre di famiglia, una madre, con il cuore e con l’anima, anche quando è in macchina, in fabbrica, con indosso un camice a curare pazienti, in una riunione con i clienti, o in qualunque attività si trovi a svolgere? Dove sei tu? Dove è la tua vita? Dove viene a cercarti il Signore, dove vuole incontrarti?  

In famiglia. Fra le braccia del tuo coniuge, nei suoi occhi, nelle sue debolezze, nel sorriso dei tuoi figli, nei loro capricci, nei loro abbracci, nelle loro lacrime. È lì che il Signore viene a cercarmi, è lì che posso incontrarlo. Nell’ordinario della mia vita, perché con Lui ogni momento ordinario diventa straordinario. Non devo uscire, non devo mettermi alla ricerca, non devo abbandonare il mio ruolo, la mia vita per cercarlo. Devo solo lasciarmi trovare là dove sono.

Quando la disperazione rischia di far naufragare un matrimonio

“Ma io sto vivendo una situazione familiare difficile, non vedo soluzioni, non c’è più amore, non c’è più niente… Sono diventato insofferente, sto per mollare tutto e andarmene… Come può il Signore essere in questo disastro che è la mia vita? Non c’è più posto per me qui, figuriamoci per lui…”

Gli stessi pensieri di Simon Pietro. Aveva faticato tutta la notte, e non aveva preso nulla. (Lc. 5,5) Era stanco, disperato, non aveva nulla da mangiare né da vendere, non aveva niente. Aveva accettato che il Maestro salisse sulla sua barca senza nemmeno sapere chi fosse, ed ora si sentiva dire di gettare di nuovo le reti. Perché? A che scopo? Non c’è più niente da fare! Aveva mollato, stava per tornarsene a casa a mani vuote, con il fallimento nel cuore. Ma lo sguardo di quell’uomo incrociò i suoi occhi.

“Sulla tua parola getterò le reti”

E la barca si riempì di pesce, così tanto che la barca non riusciva a contenerlo!

Getta le reti della tua famiglia sulla parola del Signore. Fidati. Apri gli occhi e lascia che incrocino il suo sguardo. E il tuo matrimonio, la tua famiglia si riempiranno di benedizioni.

Il Signore ha già fatto il primo passo, sta passeggiando sulle sponde del mare della tua vita e ti osserva. Osserva con amore la tua routine, anche quando ti sembra essere diventata una ripetizione ordinaria di azioni senza più un senso. Alzarsi, lavorare, cucinare, mangiare, dormire, ricominciare. Tutti i giorni uguale a sé stessa, o quasi. Una vita ordinaria, appunto, che il Signore viene a trasformare in qualcosa di straordinario.

Anche per i primi apostoli la vita era così, una routine forse a volte anche noiosa. Ma quell’incontro con Gesù cambiò tutto. Lasciarono tutto e lo seguirono, all’istante. Perché? Cosa fece, cosa disse Gesù di così fulminante da far sì che decidessero di lasciare tutto e seguirlo? Gesù diede loro un sogno. Quegli apostoli riconobbero in Lui il Messia, colui che avrebbe cambiato le loro vite, Il Signore che avrebbe reso il mondo un luogo in cui vivere felici, che avrebbe reso la vita straordinaria.

Il sogno di una vita

Se avrai avuto voglia di leggere questo articolo fino a qui, quando staccherai gli occhi dallo schermo, per prima cosa cerca il volto di tua moglie, di tuo marito, cerca gli occhi dei tuoi figli. Il Signore ti ha già regalato il sogno più bello che tu potessi mai immaginare: la tua coppia, la tua famiglia. Magari si è un po’ spento con nel corso degli anni, forse qualche nottata è assomigliata più ad un incubo che ad un sogno, ma oggi il Signore vuole incontrare di nuovo il tuo sguardo con gli occhi di chi hai vicino a te. Oggi Gesù vuole trasformare l’ordinarietà della tua vita in qualcosa di straordinario. Getta le reti sulla sua parola. Fidati di Lui. Ritorna ad amare il tuo coniuge con lo stesso amore con cui avete iniziato a costruire la vostra vita insieme. Gesù ha fatto il primo passo verso di te. Ora fai tu il primo passo verso tua moglie, fai il primo passo verso tuo marito.