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martedì 2 febbraio 2021

Il messaggio della Candelora

La festa della presentazione di Gesù al tempio

Insieme a Maria e Giuseppe affidiamo oggi i nostri figli al Signore

Oggi è la Candelora, la festa che commemora la presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme.

Nel Vangelo secondo Luca si legge che Maria e Giuseppe, in ottemperanza a quanto prescritto dalla legge giudaica, portarono il piccolo Gesù presso il tempio di Gerusalemme quaranta giorni dopo la sua nascita. Siccome ogni primogenito del popolo ebraico era considerato offerto a Dio, era necessario che i genitori lo riscattassero attraverso un'offerta. Fu in quel momento che il vecchio Simeone riconobbe il bambino come il Messia e affermò che sarebbe stato "luce per illuminare le genti".

Da qui la liturgia della Chiesa cattolica, prevede appunto in questa giornata la benedizione delle candele, simbolo appunto di colui che è luce “per tutte le genti”.

Il brano dell’evangelista Luca è ricco di spunti di riflessione, ma oggi vorremmo soffermarci su due punti che parlano direttamente a noi come coppia, come genitori.

La presentazione di Gesù al Tempio

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Lc. 2,22-24

Il primo messaggio lo ricaviamo dal motivo per cui Maria e Giuseppe portano il bambino al tempio. Per offrirlo al Signore.

Il figlio non è loro, è di Dio, non possono tenerlo per sé.

È la tentazione che abbiamo noi genitori, e che ha avuto anche la Santa Famiglia di Nazareth. Gesù ha affrontato il demonio e le sue tentazioni durante i quaranta giorni trascorsi nel deserto, Maria e Giuseppe, nella loro vita quotidiana.

Affidiamo i nostri figli a Dio

Ma qual è la tentazione che abbiamo noi genitori?

È quella di servirsi dei nostri figli per realizzare i nostri progetti, i nostri sogni.

Quanti genitori sognano un particolare futuro per i loro figli, quella professione, quello sport, quello strumento. Scarichiamo sui nostri figli i nostri progetti irrealizzati, i nostri sogni nel cassetto. Li teniamo stretti a noi cercando di farli camminare sul sentiero che nella nostra mente abbiamo già tracciato per la loro vita.

E finiamo per creare adulti che vivranno con progetti irrealizzati e con sogni chiusi nel cassetto.

La famiglia di Nazareth invece consegna il loro figlio al Signore, lo inseriscono nel progetto di Dio, nei disegni di Dio e questi disegni possono essere molto diversi da quelli che i genitori hanno in mente per loro.

Il figlio non appartiene ai genitori, è affidato ai genitori affinché lo facciano crescere e lo inseriscano nel progetto che il Padre del cielo ha su di lui.

Nessuno meglio di Maria e Giuseppe può aiutarci a capirlo e può guidarci ad essere dei genitori così come piace a Dio.

Lo Spirito Santo era su di lui

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Lc. 2,25-32

Il secondo messaggio lo ricaviamo dalla figura di Simeone. Il brano del Vangelo ci dice che “lo Spirito Santo era su di lui” e questa parola “Spirito” ritorna per tre volte.

Al numero tre nella Bibbia viene assegnato un valore di pienezza. Simeone è un uomo che si è sempre lasciato guidare dallo Spirito Santo, che è stato il suo confidente, è con lui che si è sempre consigliato per tutta la vita e lo Spirito Santo gli aveva fatto capire che non sarebbe morto prima di aver visto “il Cristo del Signore”.

È lo Spirito Santo che gli ha dato la forza e la sapienza di saper guardare avanti. L’immagine che il passo ci propone è di un vecchio che non guarda indietro, ma che guarda avanti. Quando si è vissuto illuminati e condotti dallo Spirito Santo, si guarda al passato senza rimpianti.

Simeone non vuole tornare giovane e vivere questa nuova avventura con Gesù perché ha portato a compimento la sua vita, che ha avuto un senso. Non si lamenta per il male che vede attorno a sé, non dà la colpa al mondo della sua vecchiaia.

Simeone ci insegna ad invecchiare con dignità, ad amare e rispettare ogni stagione della nostra vita, a saper capire quando è arrivato il momento di mettersi da parte e di lasciare spazio ai giovani.

Come genitori, come nonni, come educatori.

I giovani vadano pure avanti

I giovani vadano avanti, lui ha vissuto, è contento della sua vita e sa che gli acciacchi fanno parte della condizione umana quando la vita volge al tramonto.

Certo, se abbiamo trascorso la nostra vita avendo come unico obiettivo la giovinezza, la prestanza fisica, la forza, la salute, allora non ci rassegneremo mai a verle affievolire e scomparire. Simeone sa che la vita ha la sua parabola e poi si va verso l’autunno, verso il tramonto.  

Se saremo capaci di affidare veramente i nostri figli al Signore, perché sono suoi, e di vivere la nostra vita come l’ha vissuta Simeone, guidati dallo Spirito Santo, allora avremo sempre nel cuore questa serenità e questa libertà, la gioia di essere vissuti e nessun male, nessuna pandemia potrà mai spaventarci.


mercoledì 20 gennaio 2021

Genitore 1

La famiglia indefinita

In un momento storico in cui i bambini e i ragazzi stanno pagando più di tutti gli effetti della pandemia, si è pensato bene di togliergli anche il padre e la madre

È notizia di questi giorni che in piena pandemia, con le scuole superiori ancora in didattica a distanza, i ragazzi chiusi in casa davanti ai computer, le famiglie divise fra l’incubo dello smart working e della perdita di troppi posti di lavoro, e i figli a cui sono state tolte tutte le occasioni di incontro e socializzazione, la ministra degli interni abbia reputato importantissimo abolire di nuovo le diciture “padre” e “madre” dalle carte d’identità e dai documenti dei minori di 14 anni o sui moduli d’iscrizione a scuola.

Maschio e Femmina li creò

Proprio in questo periodo Diane ed io stiamo leggendo il capitolo dedicato al sesto giorno della creazione del libro di Don Fabio Rosini: L’Arte di ricominciare, nella parte in cui commenta il versetto della benedizione. Dopo avere creato l’uomo a sua immagine, “maschio e femmina li creò”, “Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra».

Siate fecondi e moltiplicatevi. Ognuno di noi nella sua vita compie un viaggio che lo porta dall’essere figlio a padre, da figlia a madre. Diventare padre è il traguardo naturale della maturità maschile, come diventare madre è la compiutezza dell’evoluzione femminile.

“Madre” e “Padre” sono il nome di due relazioni

Quando un bambino nasce, la prima cosa che fa è piangere disperatamente per attirare l’attenzione di qualcuno che lo prenda in braccio, lo culli e lo nutra. Uno dei misteri più grandi della vita è vedere un neonato che per nove mesi si è nutrito attraverso il cordone ombelicale e ha vissuto immerso nella placenta, attaccarsi al seno della mamma e poppare come se lo avesse sempre fatto. 

La tenerezza di un neonato che cerca la sua mamma

L’evoluzione del bambino si basa sull’attaccamento alla mamma, su quel rapporto che nasce nella simbiosi che le due vite sperimentano durante i nove mesi della gestazione. Appena nato il bambino vuole la mamma, vuole quella donna che lo ha formato nel suo grembo, di cui conosce già la voce.

Una donna diventa madre già dal momento del concepimento. Per un uomo invece diventare padre è un processo.

Il padre è la persona che ha il compito biologico, di proteggere madre e bambino nei primi anni di vita quando il bambino è attaccato alla mamma e senza la sua presenza in natura non sarebbe nemmeno in grado di sopravvivere, e poi ha il compito di rompere questo rapporto madre-bambino per permettere al bambino di crescere.

I primi passi

C’è un famoso dipinto di Vincent Van Gogh, “I primi passi”, che rappresenta in modo vivo questa relazione.

Opera di Vincent Van Gogh sulla famiglia

L’opera ritrae una scena domestica, ambientata in un paesaggio rurale. Sullo sfondo si intravede una casa, sinonimo di vita, di sicurezza, di famiglia. La scena si svolge all’interno di un orto delimitato da uno steccato sul quale sono stesi alcuni panni bianchi, mossi da un soffio di vento.

L’artista non ha scelto di ambientare la scena su un comodo pavimento, né in un giardino, ma in un orto, su un terreno certamente un po’ accidentato ma anche lavorato e reso fertile in cui i frutti si coltivano attraverso un’attenta cura, lasciando loro il tempo necessario per la naturale maturazione.

Una donna chinata sorregge il suo piccolo, raffigurato con le braccia tese verso il padre. L’uomo vestito da contadino, è inginocchiato e ha le braccia protese in avanti per accogliere il bambino che sta muovendo i primi passi verso di lui. Il padre lascia a terra gli attrezzi da lavoro, e si abbassa all’altezza del figlio per incoraggiarlo e per favorirne l’arrivo.

Dei tre, solo il volto del figlioletto è visibile: mostra gioia, vitalità, fiducia. Il bambino è trattenuto dalla forza e dalla rassicurante tenerezza della mamma. Il padre lo sta attirando a sé e il figlio ha le braccia protese verso di lui, desideroso di chiudere lo spazio tra di loro. Le braccia aperte del padre donano al figlio quella fiducia che nasce dalla certezza che, alla fine del tentativo dei suoi primi passi autonomi, ci saranno la sicurezza e un abbraccio affettuoso. Un andare verso che crescendo diventerà un andare oltre.

Il mondo ha bisogno di padri

Un bambino ha bisogno di un padre che sia d’esempio, di un riferimento da imitare e di una madre che lo ami per diventare sicuro di sé e crescere sereno.

In un libro lo psicologo Roberto Marchesini scrive:

Il mondo ha bisogno di padri
Il padre, come ha scritto Sigmud Freud (1856-1939) padre della psicoanalisi, è colui che pone un limite; la madre eliminerebbe ogni ostacolo sulla strada del figlio; il padre testimonia che c’è qualcosa di più importante di sé, per la madre nulla è più importante del figlio; il padre insegna a soffrire, la madre prenderebbe su di se ogni infelicità del figlio; il padre educa a pagare, la madre vorrebbe estinguere con la vita ogni debito del figlio; il padre ricorda la rinuncia, la madre sogna che al figlio venga risparmiata ogni privazione; per la madre la vita del figlio è sacra, per il padre la vita va resa sacra (sacrificata) per gli altri, o per qualcosa di ancora più sacro; la madre dà la vita, il padre ha il compito sgradevole ma necessario di ripetere “ricordati che devi morire”. La madre insegna a vivere, il padre insegna a morire dopo aver dato uno scopo alla propria vita, e quindi essere vissuti con onore. Se non c’è nulla per cui valga la pena di spendere la vita, questo è ciò che vale la vita: nulla. Quanti giovani muoiono per il nulla, ossia dopo una serata di vuoto divertimento. Quanti dei suicidi dei nostri adolescenti e giovani sono la reazione di chi non sa come comportarsi di fronte a un fallimento. Quanti omicidi di giovani donne sono causati da un “no” detto a chi non ne aveva mai sentito uno, e che pensava che ogni suo desiderio fosse un ordine per gli altri”.

I diritti dei bambini

Sembra che qualcuno sia invece convinto che cambiando il linguaggio, cambi anche la realtà. Possiamo anche nasconderci dietro la lotta contro le discriminazioni, inventarci forme di ingegneria sociale ed applicarle all’anagrafica, ma le parole non potranno mai cambiare la verità. Un bimbo è figlio di un padre e di una madre, anche quelli orfani, quelli ottenuti tramite l’acquisto di seme da uno sconosciuto, e persino quelli comprati con l’utero in affitto.

Ricordo che quando ero piccolo sui documenti dei minori come sui libretti delle giustificazioni c’era la dicitura “padre, madre o chi ne fa le veci”. Chiesi a mia madre cosa significasse “chi ne fa le veci” e ricordo ancora la tenerezza con cui mi spiegò che ci sono bambini che purtroppo non hanno una mamma ed un papà e che quindi hanno qualcun altro che si occupa di loro, magari i nonni o gli zii.

Quando noi adulti parliamo in modo chiaro i bambini capiscono benissimo e la verità non produce mai discriminazione, nemmeno nei confronti dei minori che hanno subito la ferita della perdita di un genitore.

È ora di smetterla di utilizzare i bambini come oggetti delle speculazioni ideologiche degli adulti e capire che sono invece loro i soggetti portatori di diritti che devono essere difesi.

Di questo alla fine dei nostri giorni, ce ne chiederà conto l’unico Genitore 1: “Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. Mt. 18,6

martedì 12 gennaio 2021

Le frasi da non dire ai vostri figli

Padre rimprovera il figlio

A volte diciamo cose che in realtà non pensiamo, ma che possono avere degli effetti devastanti sui nostri figli 

Questa mattina, dopo aver accompagnato Andrea a scuola, mi sono imbattuto in una scena che mi ha fatto riflettere.

Camminavo verso la macchina, quando sul marciapiede vidi da lontano un papà con suo figlio, fermi. Faceva particolarmente freddo e il bimbo, che avrà avuto sette o otto anni, era ben coperto con sciarpa e cappello. Il papà era ripiegato, con la schiena chinata in avanti e gli stava parlando. Sembrava una di quelle scene che si vedono ogni tanto la mattina davanti alle scuole primarie e che ti strappano un sorriso di tenerezza, ma mentre mi avvicinavo mi accorsi che non era così. Il bimbo era fermo, impietrito, gli occhi lucidi che trattenevano una lacrima. Il padre gli ripeteva in modo ossessivo la stessa domanda, aumentando di volta in volta il tono e l’aggressività della voce. Scesi dal marciapiede ed iniziai a camminare sulla strada per allontanarmi da loro, e proprio in quel momento finalmente il bimbo rispose, con voce tremante. “In giardino”. Il padre chiuse l’argomento con una sonora parolaccia, si rimise diritto in piedi e lo spinse leggermente per farlo ricominciare a camminare.

Gli occhi di quel bimbo e la sua voce mi hanno spezzato il cuore. Mi sono rivisto in quel padre. Erano le 7.50 e già aveva perso il controllo.

I risvegli di una famiglia non sono certo come quelli delle pubblicità. La sveglia, i musi di chi non vuole alzarsi, il freddo e il tempo brutto, qualche capriccio dei più piccoli, i primi dispetti che iniziano appena i fratelli si incontrano fuori dalle camere, il bagno occupato e poi lui: l’orologio. L’oggetto senza pietà per noi genitori. Corre sempre troppo in fretta.

Certo non tutte le mattine sono uguali, ce ne sono anche di serene, e in quel caso quanto è bello ringraziare il Signore nella preghiera per la serenità che ci dona, ma per quel papà, questa mattina deve essere stata proprio dura. Non so quale fosse il suo problema, non so quale fosse l’argomento che lo ha portato ad arrabbiarsi così tanto con suo figlio, ma ho visto da spettatore una scena che troppe volte mi ha visto esserne il protagonista. E non mi è piaciuta. In quel papà ho visto me stesso. E non mi sono piaciuto. Negli occhi di quel bimbo ho visto gli occhi dei miei figli, e mi ha fatto male.

I ricordi

Mi sono seduto in macchina e nel tragitto fino al lavoro mi sono ritornati in mente alcuni dei momenti più duri vissuti con i miei figli. Sono ancora là, vivi nella memoria, impressi nell’anima, perché mi hanno fatto male, hanno lasciato un segno. Mi sono chiesto se per i miei figli fosse lo stesso, poi d’improvviso mi sono tornati in mente le situazioni che ho vissuto da bambino. I momenti in cui i miei genitori hanno perso le staffe. Sono ancora là, vivi nella memoria, impressi nell’anima, perché mi hanno fatto male, hanno lasciato un segno. E mi si è gelato il sangue.

Ho ripensato alle parole con cui il caro Mons. Carlo Rocchetta chiude le sue giornate dedicate alle famiglie, quando rivolgendosi ai genitori dice: “Il mio ultimo consiglio è: cercate di sbagliare il meno possibile.”

Ragazzo triste seduto su un prato

Il primo errore che facciamo è quello di trattarli da grandi, di pretendere che si comportino da adulti, quando hanno tutto il diritto di essere bambini, di essere ragazzi. Ma noi siamo presi dalla vita, dal lavoro, dalle faccende di casa, da quell’orologio che non la smette di correre. E non abbiamo più tempo. Non abbiamo tempo di fermarci ad osservare i nostri figli crescere, di prenderli per mano ed aiutarli a diventare grandi. In un certo senso vorremmo che già lo fossero, per poi pentircene quando lo diventeranno.

E allora ci dimentichiamo che sono un dono di Dio, che sono piccole anime affidate alle nostre mani. Che la loro vita dipenderà dai nostri comportamenti, dal modo in cui viviamo e li educhiamo, dal modo in cui ci amiamo o litighiamo nella coppia, dalle nostre parole.

Già, le nostre parole. Armi che possono lasciare cicatrici nell’anima che non si cancelleranno mai più.

Mons. Carlo Rocchetta ci ripete in continuazione che anche il rimprovero verso i figli deve avere una caratterizzazione positiva. Che il modo in cui riprendiamo i nostri figli, soprattutto in tenera età, è fondamentale per la formazione della loro personalità, per la percezione che avranno di sé stessi. I bambini diventano ciò che noi diciamo loro di essere. Se dirò a mio figlio in continuazione “sei cattivo”, il rischio è che si convinca di essere cattivo. Mi si chiude ancora lo stomaco quando ripenso a quella volta che Miguel mi guardò con gli occhi pieni di lacrime e mi disse: “io non sono cattivo”.

Stiamo attenti alle nostre parole

Siamo noi che dobbiamo essere d’esempio per i nostri figli. E un genitore che perde le staffe, urla, usa le mani e insulta, non dà sicuramente il buon esempio.

Fermati un istante e ripensa a tutte quelle volte che non ci sei riuscito. A tutte quelle volte che hai perso il controllo, a quando hai fatto vincere la rabbia e hai perso tu.

In quei momenti rischiamo di dire frasi che possono avere effetti che vanno ben al di là di quanto possiamo immaginare. La rabbia, la stanchezza e la frustrazione che derivano dai problemi quotidiani, possono esasperarci a tal punto da farci dire cose che in realtà non pensiamo, ma che possono avere degli effetti devastanti sui nostri figli.

Padre e figlio in un abbraccio

I nostri figli, soprattutto quelli più piccoli, credono a tutto ciò che diciamo. Per loro siamo una fonte affidabile di informazioni e soprattutto la principale fonte d’amore. Tutti abbiamo bisogno di sapere che siamo amati e desiderati, indipendentemente dagli errori che commettiamo.

Impegniamoci a fare in modo di non danneggiare l’autostima dei nostri figli con aggettivi negativi, o peggio ancora con insulti. Il nostro ruolo è quello di riconoscere i loro punti di forza e di incoraggiarli.

“Un figlio – ha detto il Papa - lo si ama perché è figlio: non perché sia bello, e perché sia così o cosà; no, perché è figlio! Non perché la pensa come me, o incarna i miei desideri. Un figlio è un figlio: una vita generata da noi ma destinata a lui, al suo bene, al bene della famiglia, della società, dell’umanità intera”.

  

giovedì 15 ottobre 2020

Figli del web, Influencer ed Ella-One

Figli del Web, Influencer, Instagram, Ella One

Proprio mentre ad Assisi, un ragazzo di 15 anni, genio dell’informatica e patito di Internet, veniva dichiarato beato, l’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) decideva di permettere alle minorenni di recarsi in farmacia ed acquistare la cosiddetta "pillola dei 5 giorni dopo" senza presentare la relativa prescrizione di un medico.

Il 10 Ottobre la Chiesa ed il mondo intero stavano guardando alla beatificazione di Carlo Acutis con lo stupore di chi si trova di fronte alla grandezza di un santo “della porta accanto”, di un ragazzo nato e cresciuto in una famiglia non praticante che si è adoperato per gli ultimi offrendo a Dio persino le sue sofferenze, perché, come ripeteva anche ai medici, c’era sempre qualcuno che soffriva di più.

Come ha detto con semplicità il Cardinale Agostino Vallini nell’omelia di beatificazione, “ciò che ha reso speciale la vita di Carlo Acutis è che era un ragazzo normale, semplice, spontaneo, simpatico, amava la natura e gli animali, giocava a calcio, aveva tanti amici suoi coetanei, era attratto dai mezzi moderni della comunicazione sociale, appassionato di informatica, e da autodidatta costruiva programmi per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza”.

“Muoio felice perché non ho mai sprecato un minuto della mia vita in cose che non piacciono a Dio”, disse Carlo alla sua mamma.

Carlo Acutis Influencer di Dio beato ad Assisi

L’influencer di Dio

Carlo Acutis, è il primo beato tra la generazione online, un testimone della fede, che anche in questi giorni continua a toccare la vita di tante persone. Sono gli stessi strumenti informatici a dircelo.

E’ noto, che Google conosce alla perfezione tutti i nostri movimenti, raccoglie le tracce che lasciamo al nostro passaggio, e crea un profilo dei nostri interessi, al fine di proporci pubblicità e comunicare con noi in modo pertinente.

Ebbene, venerdì 9 ottobre, giorno della veglia precedente alla cerimonia di beatificazione, Google ha registrato un’impennata di ricerche su “la vita di Carlo Acutis”, che è stato l’argomento più letto nella giornata. Questo ha fatto sì che tutti gli utenti che hanno effettuato questo tipo di ricerca, aperto l’articolo, accettato i cookies, e continuato nella lettura, hanno lasciato traccia delle loro azioni, hanno mostrato cioè un interesse che Google ha registrato. Questo significa che nei loro feed e nelle loro future ricerche, appariranno più frequentemente messaggi ed argomenti di pace, amore, fede.

Google inoltre conosce gli approfondimenti che eseguiamo quando leggiamo un articolo, o una notizia importante. Attorno a Carlo Acutis sono state ricercate parole, che difficilmente leggiamo tra i trends, come beatificazione, preghiera, veglia.

Persi fra app e social networks

Figli del web

Un messaggio ancora più prezioso in un’epoca in cui la piazza e le periferie esistenziali si sono trasferite nel digitale, dove i nostri figli hanno fra le mani i loro dispositivi online in ogni luogo e ad ogni ora della giornata, dove i social sono sempre accessibili e creano nuove forme di dipendenza.

Luoghi infestati dalla pornografia, dalla sessualizzazione precoce e dalle pericolose challenge mortali che solo qualche giorno fa hanno indotto al suicidio un bambino di 11 anni a Napoli.

Certo, le nostre piazze e le nostre periferie non erano affatto immuni da questi fenomeni, ma il digitale amplifica i fenomeni in modo esponenziale. Nel web la piazza diventa il mondo e le periferie sono i luoghi più oscuri da raggiungere rinchiusi nella propria cameretta.

Instagram, Tik Tok, Snapchat sono le App più utilizzate dagli adolescenti, mondi dove ragazze e ragazzi sono costantemente in vetrina e psicologicamente dipendenti dal giudizio degli altri, e questo purtroppo vale sempre di più per le ragazze.

Poi c’è il fenomeno degli influencers, una vera e propria rivoluzione, coloro che, attraverso i vari canali social, sono in grado appunto di influenzare le scelte dei consumatori. Giovanissimi, molto richiesti dalle aziende, che diventano i veri anelli di forza del marketing virale che oggi si muove e si espande soprattutto sui nuovi media. Un mio collega qualche giorno fa mi disse che sua figlia tredicenne voleva smettere di studiare perché tanto sarebbe presto diventata un’influencer. Tutti vorrebbero vivere come loro, apparentemente senza pensieri, immersi nella ricchezza e nel lusso sfrenato, nell’illusione di vivere una vita diversa da quella che si ha, solo acquistando i prodotti che nelle loro foto e nei loro video appaiono come la vera ricetta della felicità.

Sempre più giovani sognano di diventare influencer

Una generazione alla ricerca della gratificazione e del guadagno facile. Una ricerca condotta da Hope sui profili pubblici femminili di preadolescenti e adolescenti su Instagram ha riscontrato che “il numero di cuoricini, ovvero il consenso ricevuto principalmente da estranei, è proporzionale al livello di seduzione delle foto, scattate in posizioni languide, attraenti, attrattive o, comunque, in atteggiamenti non sessualmente neutri.” Detto in altre parole, la gratificazione arriva quando le ragazzine si espongono come oggetti sessuali. E quindi si percepiscono come oggetti sessuali.

Ella-One  

In questo quadro si inserisce la decisione dell’Aifa, un ente pubblico che opera sotto la direzione del Ministero della Salute che ha un Consiglio di Amministrazione composto di soli uomini, che stabilisce che una minorenne non deve avere nemmeno la ricetta medica per prendere la pillola dei cinque giorni dopo, un farmaco capace di alterare/inibire l'ovulazione o la normale evoluzione di una gravidanza iniziale a seconda della fase del ciclo in cui viene utilizzato.

Questo va assunto entro 5 giorni da un rapporto non protetto.  Non è una caramella, ma un farmaco in grado di provocare una serie di effetti collaterali pesanti.

Il Direttore Generale dell’Aifa, Nicola Magrini ha dichiarato che il farmaco in questione rappresenta “uno strumento altamente efficace per la contraccezione d’emergenza per le giovani che abbiano avuto un rapporto non protetto, entro i 5 giorni dal rapporto. Ed è anche, a mio avviso, uno strumento etico in quanto consente di evitare i momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze”.

Il vocabolario della lingua italiana alla voce Etica legge: “ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criterî per giudicare sulla moralità delle azioni umane”.

Cari genitori, cari papà, care mamme, non so se vi è chiaro il concetto. Qui vi si sta dicendo che una ragazzina di quattordici anni, perché oggi ci dicono che è a quella età che tante ragazzine diventano sessualmente attive, possa entrare in una farmacia in perfetta solitudine e senza minimamente essersi confrontata con un medico per capire quantomeno se ha malattie o allergie ai farmaci e farsi dare la pillola dei cinque giorni dopo. E vi si sta dicendo che questo è il vero bene.

Ella One e la solitudine di troppe adolescenti davanti a scelte importanti

Qui non si tratta di essere pro o contro l'aborto: non prendiamoci in giro, non la buttiamo sull'ideologia. Anche se è vero che il meccanismo d’azione di questo farmaco nel caso in cui venga assunto in contemporanea o dopo l’ovulazione, di fatto rende l'utero ostile all'embrione di pochissimi giorni in caso di avvenuto concepimento e quindi provoca un aborto, qui il punto è un altro.

Questa decisione di fatto banalizza la sessualità, riducendo il sesso a mero istinto, mirando ad abbassare sempre di più l’età del consenso agli atti sessuali. I nostri figli meritano più rispetto, meritano di vivere in una società che li aiuti a crescere e a diventare donne ed uomini che sappiano riconoscere quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri.

La famiglia non ha bisogno di chi le dica quante persone può invitare a cena, di chi in nome di quello che ci ostiniamo a chiamare libertà, pretende di sostituirsi a lei nell’educazione morale dei figli. Non ha bisogno di nuove pillole che educhino i giovani a trovare sempre la scorciatoia, il condono.

Poniamoci alcune domande. Se i minorenni non possono votare, guidare una macchina, comprare alcolici, comprare sigarette (anche elettroniche), fare un tatuaggio o un piercing, fare una lampada abbronzante, o soggiornare da solo in hotel perché secondo la nostra legge fino alla maggiore età non possono avere la piena responsabilità delle loro azioni, perché qualcuno ha deciso che possono fare questo tipo di scelte?

Chi ci guadagna con un’operazione questo tipo? 

venerdì 25 settembre 2020

Sai che musica ascoltano i tuoi figli?


Chi sono gli idoli dei nostri figli? Che canzoni ascoltano?

Chi sono i loro idoli? Di cosa parlano le canzoni che ascoltano?
C'è un universo musicale che viaggia solo online e che ogni genitore dovrebbe conoscere

Papà, mamma sentite se vi piace questa canzone!

Ha nove anni, è seduto sul sedile posteriore della macchina insieme al fratello mentre rientriamo da un breve viaggio, chiede il telefono della mamma per farci ascoltare una canzone del cantante preferito della sua compagna di scuola.

Parte la canzone, un rap, o meglio, un trap, generi che non sopporto. Ascolto un po’ il ritmo ripetitivo, le parole ambigue e sento che c’è qualcosa che non va. “Spegni che non mi piace proprio”, lui non è contento ma obbedisce. Chiedo il nome del cantante e finisce lì.

Il giorno dopo sono in ufficio, pausa pranzo, e decido di capirci un po’ di più. Digito il nome sulla tastiera, e cercando nei siti giusti mi si apre un mondo.

tha Supreme - il cartoon in felpa viola

Il progetto artistico più seguito dai bambini maschi dagli 11 ai 13 anni è tha Supreme. Lo chiamo progetto artistico perché in realtà nessuno ha mai visto il volto di questo ragazzo, classe 2001, sconosciuto o quasi a chi ha più di 25 anni, ma a quanto pare molto noto ai bambini dalle scuole elementari o primarie che dir si voglia. Tha Supreme si presenta nei video come un personaggio di un cartone animato. Il suo avatar è un ragazzino con la felpa viola, le scarpe di due colori diversi, un po’ santo con l’aureola e un po’ demonio con le corna. Sembra faccia il beatmaker da quando aveva 12 anni, che abbia lasciato la scuola a 15 per fare musica, e che poi a 16 anni Salmo l’abbia voluto come producer per “Perdonami”.

E se conoscete chi è Salmo e cosa canta nelle sue canzoni, questo dovrebbe già bastare per far suonare tutti gli allarmi. Se avete tempo e voglia andate a cercare i testi delle sue canzoni e troverete maschilismo, attacchi alla chiesa, satanismo, droga e chiaramente tutto il panorama di parolacce e riferimenti sessuali espliciti che potete immaginare.


tha supreme il cartoon in felpa viola

Ma torniamo a tha Supreme: il personaggio è misterioso, non rilascia quasi mai interviste, e le informazioni che si trovano su di lui provengono da articoli che sono praticamente tutti uguali. Sono scritti quasi tutti in modo simile, e dicono più o meno le stesse cose, tanto che sembrano praticamente presi e incollati da una cartella stampa.

I temi delle canzoni

Un progetto artistico che ha al centro temi quali la droga e il sesso. Certo anche negli anni settanta c’è stata l’ondata del “sesso, droga & rock’n’roll”, ma il pubblico di riferimento di quella cultura e di quella musica non erano certo i bambini delle elementari.

La canzone di punta di tha Supreme si intitola «blun7 a swishland» dove «swishland» è il mondo immaginario in cui lui si immedesima dopo aver fumato, in cui si ritrova immerso nel produrre la sua musica (cf genius.com). In questa canzone racconta di come si prepara una massiccia dose fumo psicotropo «il blunt», svuotando un sigaro detto «swisher», e riempiendolo interamente di cannabis.

La droga è il suo mondo. I video di «m8nstar» e «blun7 a swishland» hanno nel fumo il loro asse narrativo, e spinelli e pasticche compaiono in praticamente ogni video. In una storia Instagram, fa vedere ai suoi fans che per fare musica usa la cosiddetta «purple drank», una droga ricreativa composta da una mistura a base di sciroppo per la tosse con codeina e una bibita gassata. Peccato che a luglio scorso due quindicenni di Terni sono morti proprio per un errore nella preparazione di questa sostanza conosciuta grazie al mondo del Trap.

In «parano1a k1d» invece la donna-ragazza, bella e mansueta come una «cagnolina», si può avere mettendosi in fila aspettando il proprio turno: «tu vuoi quella carina, cagnolina, oh, peccato che debba prima fare la fila, tipo show».

Il marketing

Ma la macchina da guerra che lavora al progetto artistico tha Supreme non si ferma. I suoi marketing managers conoscono bene il mondo dei media di oggi: la pubblicità online e le storie Instagram sono superate. Bisogna che i “followers”, ma anche, e soprattutto, chi non ancora non conosce il personaggio, si trovi dinanzi a qualcosa di più tangibile, messo in bella vista perché diventi la moda del momento. Ecco allora l’idea di piazzare due enormi statue del cartoon un po’angelo e un po’ demone al centro di due stazioni ferroviarie importanti come Roma e Milano, dove transitano un numero immenso e variegato di persone: dal pendolare al giovane adulto, dall'uomo di mezz'età all'adolescente, quest’ultimo magari arrivato lì proprio per potersi fare una foto con la statua che rappresenta il suo idolo del momento.

Non ci scandalizziamo o spaventiamo poi se i giovanissimi volano sul pianeta swishland con un blun7 tra le dita.

Trap God e gli altri

Ma attenzione, tha Supreme non è l’unico prodotto di questo tipo di cultura che si sta cercando di imporre ai nostri figli. Prendetevi un po’ di tempo per leggere alcuni testi delle canzoni dei vari Ghali, Sfera Ebbasta, Junior Cally o Skioffi, giusto per citarne alcuni.


junior cally, skioffi, sfera ebbasta, ghali, progetti artistici con contenuti blasfemi

E soffermatevi attentamente su Trap God. Prodotto da un certo Young $atana, ha pubblicato il suo secondo album intitolato «Street Cinemv», che segue di una ventina di mesi l'album di esordio che ha per titolo una bestemmia. Pochi ammettono di conoscerlo, ma moltissimi lo ascoltano, tanto è vero che proprio il brano che ha una bestemmia per titolo è stato in cima alla classifica di Spotify-viral. Questo progetto artistico si connota per contenuti ben più forti: stupri, incesti, bestemmie, armi, sesso e minori, satanismo dichiarato, droga.

Ricordate l’episodio assurto agli onori della cronaca nazionale a giugno scorso quando un gruppo di amici ha prenotato dei tavoli presso la discoteca Kursaal di Lignano Sabbiadoro dando come nome di riconoscimento «Centro stupri», presentandosi in discoteca con le relative magliette e postando le immagini della serata sui Social? Il Questore di Udine ha sospeso per 15 giorni l'attività della discoteca per avere ammesso ed accettato una prenotazione a nome «Centro Stupri». I ragazzi che hanno organizzato la festa hanno detto «non è quello che pensiamo davvero» e «siamo mortificati, ci dissociamo totalmente da quello che abbiamo scritto e detto».

Apriamo gli occhi e le orecchie

Questa giustificazione però assomiglia terribilmente alla giustificazione sostenuta da alcuni nei confronti di questi progetti artistici di cui stiamo parlando.

Non fa alcuna differenza se un bambino o un adolescente ascolti questo tipo di prodotti perché ne condivide i contenuti o perché vuole riderci sopra con gli amici: le parole formano il pensiero, e questi lavori musicali vanno presi terribilmente sul serio perché, riescono ad aprire in maniera straordinariamente efficace strade nuove nell'immaginario dei ragazzi creando percorsi culturali che possono trasformare l’inaccettabile in accettabile sia per abitudine, per noia o semplicemente perché così fan tutti. 

lunedì 31 agosto 2020

Back to school?

 

Il rientro a scuola in tempo di pandemia covid-19

I dubbi e le incertezze delle famiglie sulla riapertura delle scuole

Il 14 Settembre riaprono le scuole. Lo sapevamo tutti da tanto, troppo tempo, ed in questi ultimi tre mesi noi genitori ed insegnanti ne abbiamo sentite di tutti i colori. Inutile ripercorrere il variegato e tragicomico susseguirsi di annunci, proclami e smentite che sono stati letteralmente sputati addosso alle famiglie in questo periodo, ma vale sicuramente la pena soffermarsi su ciò che c’è di certo: il nulla, o poco più.

Se è vero che la scuola è lo specchio della società, la mancanza di certezze su tempi e modi in cui le lezioni riprenderanno stanno lasciando milioni di genitori nell'impossibilità di programmare la vita familiare ed il lavoro.

Vecchie e nuove aule scolastiche in tempo di pandemia covid-19
Le istituzioni hanno avuto sei mesi di tempo per lavorare, pianificare ed assicurare un ritorno a scuola in sicurezza ai nostri figli, e invece ancora si discute su mascherine si, anzi no, trasparenti quelle degli insegnati; misurazione della temperatura a scuola, anzi no a casa; trasporti al 50%, ma visto che poi servono più mezzi allora possiamo usarli anche all’80%; mense; banchi; spazi… il tutto mentre ufficialmente stiamo ancora vivendo una pandemia globale e uno stato d’emergenza a carattere nazionale prorogato fino al 15 ottobre.

Questo virus esiste

Ne sono testimoni le tante, troppe famiglie che hanno pianto i loro cari. Non dimentichiamo quanti hanno visto uscire da casa mogli, mariti, genitori o figli con un’ambulanza e si sono visti restituire una bara chiusa, senza nemmeno la possibilità di dare loro una degna sepoltura con la celebrazione del funerale.

Oggi ci dicono che il virus è diffuso in tutta Italia, certo sembra meno aggressivo, ma complottisti e negazionisti a parte, la gente continua ad ammalarsi, anche vicino a noi. Cosa potrebbe accadere il 14 settembre se il ritorno a scuola alimentasse migliaia di nuovi focolai?

Andrà davvero tutto bene?

C’è più di un sospetto che questa corsa alla riapertura, al ritorno alla normalità a tutti i costi oltre che da esigenze economiche sia dettata da un mero gioco politico: da una parte chi deve per forza dimostrare che tutto è stato fatto per il meglio e che “tutto andrà bene” e dall’altro chi deve gettare fango ad ogni costo sull’avversario politico. Noi cattolici però dovremmo rispondere al Vangelo e non ai partiti, e noi genitori cattolici dovremmo porci seriamente alcune domande.

La bellezza della scuola all'aperto
In coscienza siamo disposti ad essere potenzialmente responsabili di focolai di infezioni nelle classi scolastiche? Siamo pronti a vederci strappare da casa i nostri figli se positivi per essere ricoverati e magari intubati in reparti Covid dove quasi sicuramente non ci sarebbe nemmeno permesso entrare? Era proprio necessario riaprire le scuole senza avere prima organizzato e pianificato tutto al meglio, con migliaia di docenti “fragili” a rischio esonero? Non era meglio, per il momento, aiutare le famiglie con forme di sostegno per proseguire la didattica a distanza magari limitando a un paio di volte a settimana la presenza in classe di piccoli gruppi a rotazione e nel rispetto del controllo anti-covid? Non vi sembra che rimettere in circolazione milioni di nostri figli senza alcuna sicurezza né ragione solo per calcoli politici sia un’inquietante contraddizione?

La vita reale

I bambini socializzano, è la loro indole, è la loro vita. Qualcuno crede davvero che resteranno immobili al loro posto con la mascherina? Immagino già le scene con i ragazzi del liceo che approfittando del banco con le ruote si avvicinano lentamente alla simpatia del momento, o i bambini delle elementari tentati di trasformare la classe in una pista d’autoscontro.

I nostri esperti dovrebbero avere chiaro prima di tutto che la vita reale è lontanissima dalle loro artefatte ricostruzioni pensate all’interno dei loro eleganti uffici studi.

Se il virus è davvero ancora una minaccia, allora non dobbiamo esporre i minori al pericolo

Se invece riavviare le lezioni in presenza è solamente un’operazione di marketing politico, allora noi genitori gridiamo: GIÚ LE MANI DAI NOSTRI FIGLI.

martedì 30 giugno 2020

Parental Control - Finalmente una legge contro la pornografia online

Una legge contro la pornografia online


Il 24  Giugno è stato approvato il Decreto Giustizia in cui è stato inserito l'articolo “Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio”



Circa cinque anni fa Diane ed io abbiamo partecipato a quello che fu il nostro primo seminario alla Casa della Tenerezza di Don Carlo Rocchetta a Perugia.

Fu un week-end molto importante per la nostra coppia e per la nostra famiglia, abbiamo conosciuto personalmente Don Carlo, e in quel fine settimana è iniziato il processo di discernimento che ci ha portato a decidere di rimanere qui, in questa terra benedetta sotto il manto di Maria.

Il seminario aveva come tema i rischi del digitale per gli adolescenti, ed in realtà non aveva nulla a che vedere con la situazione della nostra famiglia in quel momento, in quanto i nostri due figli all'epoca avevano sette e tre anni. Il modo in cui Roberto e Flavia, una delle stupende coppie della Casa della Tenerezza, hanno esposto l’argomento ci ha appassionato e la protezione dei bambini da tutto ciò che di brutto e inappropriato gira in rete è diventato un chiodo fisso.

La domanda che ho cominciato a ripetere ad amici poliziotti, politici locali e sacerdoti impegnati era: se un minorenne non può comprare alcolici, sigarette o riviste pornografiche, allora perché l’accesso alla pornografia su internet non è regolato? Una domanda che mi bruciava dentro, ma evidente non abbastanza, perché non ho mai trovato il modo di ottenere una risposta, figuriamoci una proposta.

Poi, nell'inverno dell’anno scorso, lo schiaffo, la doccia fredda che arriva quando meno te lo aspetti.

Il maggiore dei miei due figli maschi una sera mi prende da parte e mi chiede di parlarmi, a quattrocchi, senza la mamma. Ci sediamo sul divano e mi metto in ascolto. Aveva incontrato la pornografia grazie ai cellulari dei suoi compagni di scuola, in prima mediaPiangeva, era sconvolto, disorientato, frastornato. Un bambino di 11 anni non è pronto per recepire certe immagini.

L'influenza dei media sulla vita dei ragazzi
A casa nostra si guarda poca TV. Il televisore è in salotto, davanti al divano, non ne abbiamo nelle camere, né in cucina o in sala da pranzo. La TV non è una compagna costante della vita familiare, ma un punto attorno a cui tutta la famiglia si riunisce per guardare insieme un film o un programma, magari anche “soffrire” davanti a una partita di calcio

In questo modo a tavola si parla, si discute, a volte si litiga, ma si comunica, e i contenuti che arrivano dall'esterno e che vengono sparati sul video sono in qualche modo filtrati. La rete internet è protetta da parental control, e tutto sembrava sotto controllo.

Ma il male ti aspetta un passo fuori della porta di casa


Il 24  Giugno è stato approvato con la fiducia in via definitiva dalla Camera dei Deputati con 305 Sì e 232 No, dopo il voto positivo al Senato, il Decreto Giustizia in cui è stato inserito un articolo che titola “Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio” e dice: “I contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica disciplinati dal codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 devono prevedere tra i servizi preattivati sistemi di parental control ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori e di blocco a contenuti riservati ad un pubblico di età superiore agli anni diciotto”. 

Chiediamoci se è giusto che i bambini spendano tanto tempo davanti agli schermi dei telefoni
L’articolo prosegue: “Questi servizi devono essere gratuiti e disattivabili solo su richiesta del consumatore, titolare del contratto”. Questo significa che, secondo la norma, verrà attivato un blocco a qualsiasi contenuto pornografico in automatico su qualunque collegamento Internet. Questa forma di controllo parentale potrà essere disattivata, ma solo su richiesta, da parte dell’utente che ha firmato il contratto. Che dunque dovrà per forza essere un adulto.

Finalmente qualcuno una proposta l’ha fatta ed è anche riuscito a tramutarla in legge


Si chiama Simone Pillon, Senatore, avvocato cassazionista, attivo fin da giovane nel mondo cattolico, ex consigliere nazionale del Forum delle associazioni familiari e tra gli organizzatori del Family Day, un uomo distinto che ho avuto il piacere di conoscere qui a Loreto in occasione di un seminario sull'educazione sessuale nelle scuole.

Mi sono collegato alla sua pagina Facebook, ed ho lasciato un “Grazie a nome di tante famiglie” come commento nel post in cui annunciava l’approvazione definitiva del decreto.

Si è aperto un mondo. Ho iniziato a ricevere messaggi di ogni tipo e da ogni dove. Tutti da uomini, o ragazzi, le donne e le ragazze si sono limitate a faccine con risatine sarcastiche.

Alcuni hanno cercato di spiegarmi che devo smetterla di vivere nel medio evo o nel mondo delle favole, che i sistemi di controllo esistono già e che se non riesco a controllare quello che vedono i miei figli vuol dire che non sono un buon padre.

Altri mi hanno dato dettagliate spiegazioni tecniche sul come secondo loro questa norma sarà facilmente aggirata, altri mi hanno fatto la lista di tutti i vari canali dove è possibile vedere pornografia online inclusi i vari canali Telegram dedicati.

C’è stato chi si è divertito con commenti ironici, chi mi ha insultato, chi ha bestemmiato, chi ha chiaramente dichiarato che la pornografia è l’unico modo per un ragazzo per conoscere la sessualità, chi ha gridato alla censura, chi si dispera perché per poter vedere porno da casa ora dovrà chiedere il permesso ai genitori, chi non sa più come “sfogarsi”, chi pensa che tutto debba essere libero e nulla debba essere vietato…

Nessuno che pensi a difendere i più fragili, i più deboli. Nessuno che abbia saputo spiegare umanamente che fastidio dia loro una legge che di fatto rimette le cose a posto.

La pornografia è vietata ai minori, è un fatto. Così come è vietata la vendita di alcolici e sigarette.


Il consumo bulimico di materiale pornografico crea danni. Questo non lo dico io, ma sono state scritte decine di pubblicazioni scientifiche che provano persino delle modifiche nel cervello e nei percorsi neurali, che portano a chiedere una quantità di materiale hard sempre maggiore per provare piacere, agendo sul cosiddetto “circuito della ricompensa”. 

La pornografia poi crea nei giovani un’immagine della donna “oggetto” che non corrisponde a quella della realtà femminile. E questo in alcuni casi può istigare forme di violenza

Possibile che ci siano ancora ambienti culturali e personaggi pubblici che urlano alla censura quando si parla di mettere paletti e stabilire regole per il bene dei nostri figli?

Accendiamo una luce sulle tenebre della pornografia

Facciamo in modo che questa fiamma accesa nelle tenebre della pornografia resti viva e piano piano riscaldi ed incendi quanti più cuori possibile.

“Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno.”
Rm 13, 12b-13a

venerdì 12 giugno 2020

Quei figli sfruttati sono anche nostri


12 giugno giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile

Il 12 Giugno è la giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile


Detto così verrebbe da pensare: e allora? Siamo nel 2020, stiamo cercando di riprenderci da una pandemia che ha ucciso e sta uccidendo migliaia di persone nel mondo e che sta avendo degli effetti devastanti sull'economia mondiale creando tanti disoccupati e spingendo tante famiglie sulla soglia della povertà e voi mi parlate del lavoro minorile?

Sì perché quei 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni che secondo i dati UNICEF sono coinvolti nel lavoro minorile nel mondo, potrebbero essere nostri figli, nostri nipoti, figli di parenti o di amici. Ragazzini lavoratori nei cantieri, nei mercati, nei bar e ristoranti, nei chioschi e negli autolavaggi. Il lavoro minorile che in Italia è vietato dal 1967, è una piaga mai definitivamente guarita. Un problema di cui nessuno parla, dimenticato dalle istituzioni. Attualmente infatti in Italia, sarebbero circa 340 mila i minori sotto i sedici anni costretti a lavorare, spesso ai limiti dello sfruttamento. Un fenomeno che ha a che fare con il progressivo impoverimento delle famiglie nel nostro Paese, e che adesso, per via di una crisi economica che infuria e uccide sogni e speranze, è in lento e continuo aumento.

È meglio che i figli chiedano a te, piuttosto che tu debba volgere lo sguardo alle loro mani. (Sir 33,22)


Il lavoro minorile è l'anticamera della delinquenza

Un’emergenza che riguarda anche bambini italiani, spesso convinti a lavorare dalle loro stesse famiglie. Sotto gli occhi dei passanti, ma evidentemente invisibili alle istituzioni. La giustificazione da parte dei familiari che li spronano a lavorare è sempre la stessa: imparano un mestiere e portano a casa qualche euro.

Il lavoro minorile in Italia non conosce confini e si dispiega in modo desolante lungo tutto il Paese dalle campagne della Pianura Padana fino ai mercati rionali del Sud creando ragazzi, che abbandonando la scuola si tuffano in un futuro senza avvenire, pronti a diventare potenziale serbatoio per attività criminali. 

Anche se giustificato come fosse un’alternativa alla criminalità, in realtà il lavoro minorile è il più subdolo dei problemi perché è solo l’anticamera della delinquenza: presto questi ragazzi si stancheranno di essere sfruttati per pochi spiccioli e finiranno direttamente fra le braccia di qualche boss.

Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Mt 18,6


#stophumantrafficking fermiamo il traffico di esseri umaniFra i ragazzini intrappolati nel sistema di sfruttamento ed umiliazioni ci sono poi migliaia di minori non accompagnati che arrivano sulle coste italiane e spariscono nel nulla. Sfruttati nel lavoro, costretti a prostituirsi, o mandati per le strade a chiedere elemosina per poter ripagare alle organizzazioni criminali il debito per il viaggio in Italia. Si tratta di somme di denaro che arrivano fino ai 15.000 euro e pur di riscuoterli, i trafficanti non esitano a minacciare i ragazzi e le loro famiglie o ad usarli come “parti di ricambio” nel traffico di organi umani.

Gli ultimi numeri diffusi dal Ministero del Lavoro parlano chiaro: quasi la metà dei minori accolti in strutture d’accoglienza fino al Maggio dello scorso anno, è scappata ed è scomparsa nel nulla. Capire dove siano finiti non è poi così difficile.


Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda. Mt 18,14


E noi? Che cosa possiamo fare?

Papa Francesco ha detto che “i Bambini sono il futuro della famiglia umana: a tutti noi spetta il compito di favorirne la crescita, la salute e la serenità!

Il primo passo è sicuramente far cadere quel muro di indifferenza di cui tutti troppo spesso ci circondiamo. Non possiamo continuare a voltare la faccia dall'altra parte quando invece siamo chiamati ad intervenire. 

Mamma, non puoi far finta che sia tutto normale quando vedi un bambino che dovrebbe essere a scuola dietro un banco della frutta al mercato o sulla strada a chiedere l’elemosina. 

Papà, non puoi posare i tuoi occhi sulle foto di bambine usate e sfruttate per il mercato della pornografia.

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Mt 18,10


Il cambiamento inizia da noi.