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mercoledì 14 luglio 2021

I doni dello Spirito Santo: La Pietà


Oggi scopriamo insieme il dono della Pietà 

Nella tappa precedente di questo nostro viaggio alla scoperta dello Spirito Santo e dei suoi doni, abbiamo appreso che lo Spirito Santo ci regala la paura, o meglio, le sante paure, quelle che dobbiamo avere e che diventano la nostra sapienza.

Oggi vogliamo soffermarci su un dono dello Spirito Santo che tante volte viene frainteso o considerato in modo superficiale, e invece tocca nel cuore la nostra identità e la nostra vita cristiana: si tratta del dono della pietà.

Che cos'è la Pietà?

Cominciamo subito con il porci una domanda: Che cos'è la pietà? Cosa vuol dire avere pietà?

Siamo abituati ad utilizzare questo termine soprattutto in un'espressione "Mi fai pietà", esprimendo così un sentimento misto di compassione, benevolenza e tolleranza.

C'è poi la pietà popolare, che è lo slancio, l'istinto religioso, un modo del popolo di vivere la fede, seguendo tradizioni spirituali tramandate nei secoli. 

Ma la Pietà che regala lo Spirito Santo è tutt'altra cosa. Quando opera lo Spirito, pietà vuol dire dolcezza, amore.

La Pietà è quel dono per cui ti senti il cuore dolce quando ti parlano di Dio, allo stesso modo in cui ti si addolcisce il cuore quando ti parlano di una persona che ami, di un luogo che ha un significato speciale nella tua vita, di un avvenimento felice. Ti si addolcisce il cuore.

La Pietà di Dio

Se con il Timore di Dio capiamo cosa dobbiamo evitare, la Pietà ci aiuta a capire quello che dobbiamo cercare, a cosa dobbiamo anelare, cosa dobbiamo tenera a cuore. L'amore di Dio, la sua Tenerezza. L'immenso amore che Dio ha per noi, che ha sempre avuto per te e per me. La pietà ci aiuta a fare memoria di quanto Dio ci ha amato, di quanto è stato tenero con noi. Quando lo Spirito Santo ci fa percepire la presenza del Signore e tutto il suo amore per noi, ci riscalda il cuore e suscita in noi la gratitudine e la lode. 

L'Apostolo Giovanni nella Prima Lettera al Capitolo 4 Versetto 19 ci diche che "Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo".

Un cuore nuovo

Fai tesoro della generosità di Dio verso di te, e nel tuo cuore sorgerà la Pietà, quella tenerezza che nasce nella tua anima quando ti rendi conto che hai accanto qualcuno che non si è mai negato a te, che ha sempre avuto pazienza con te, che ti ha lavato con fiumi di misericordia. 

Se hai conosciuto la tenerezza di Dio, il suo modo di amarti, di perdonarti, e di prendersi cura di te, allora non potrai far altro che amare, perché il tuo non è più un cuore di pietra ma di carne, che sa amare.

La tenerezza di Dio

Lo Spirito Santo ti dona la Pietà per gli altri. Se Dio è stato così buono e misericordioso con me, come posso io trattare male gli altri.

L'amore ricevuto diventa amore verso il prossimo, a cominciare dalle persone che abbiamo affianco, che condividono il nostro tempo, la nostra vita. 

Il dono della Pietà significa essere davvero capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno. 

La Pietà è quel dono dello Spirito Santo che ti mette un dolore nel cuore, perché ti sembrerà di aver fatto sempre troppo poco per le persone che ami. 

Buon Cammino


martedì 22 giugno 2021

I doni dello Spirito Santo: Il Timore di Dio

Nella seconda fase di questo viaggio alla scoperta dello Spirito Santo iniziamo a conoscere i suoi doni

Nei due flash precedenti abbiamo cercato di conoscere un po' meglio lo Spirito Santo, il Gigante Invisibile e come agisce su di noi personalmente e sulla coppia di sposi.

Oggi iniziamo la seconda fase di questo viaggio e cominciamo a capire come lavora lo Spirito Santo andando alla scoperta dei suoi doni.

Ne parla per primo il Profeta Isaia al capitolo 11, presentando i doni che lo Spirito concederà al Messia. A questo passo biblico fa riferimento il Vescovo quando durante la cerimonia della Cresima, stende le mani sui cresimandi e fa un elenco dei sette doni dello Spirito Santo, partendo dal più grande, la Sapienza a cui fanno seguito l'Intelletto, la Scienza, la Fortezza, il Consiglio, la Pietà e il Timore di Dio.

I doni dello Spirito Santo

Il Principio della sapienza è il Timore di Dio

Il nostro viaggio parte proprio dall'ultimo, dal Timore di Dio, perché come si legge nella Siracide al capitolo 1 versetto 14, Il principio della sapienza è il timore di Dio.

Potremmo quindi affermare che quando lo Spirito Santo entra nel nostro cuore, ci regala la paura. Eppure noi eravamo convinti che lo Spirito Santo ci liberasse dalle nostre paure, e invece la Parola ci dice che possiamo arrivare alla sapienza solo se partiamo dalla paura.

Ma cosa è il Timore di Dio? Cosa vuol dire avere paura di Dio?

In realtà ci sono due tipi di paura.

C'è una paura oggettiva che incute rispetto. Dio va amato e rispettato, come Padre e Creatore.

C'è poi una paura soggettiva, il timore che ci viene regalato da Lui, opposto alle tante, troppe inutili paure che ci regala il mondo.

La frase precedente andrebbe dunque riscritta in questi termini: quando lo Spirito Santo entra nel nostro cuore, ci regala le paure giuste.

Esistono infatti paure che sono solo distruttive, o che tendono ad esserlo, a chiuderci, a umiliarci, ed esistono poi le paure buone per cui certi dolori, certi errori, certe situazioni che abbiamo vissuto, subito, o inflitto ad altri, ci hanno regalato delle Sante Paure. Volete sapere qual è la vera paura, la saggia paura? La paura di non amare veramente!

Il Timore di Dio

Le Sagge Paure

Quante paure abbiamo avuto nella nostra vita, quante ne abbiamo ora, proprio mentre stiamo leggendo queste parole, ma fino a quando non inizieremo ad avere paura non amare veramente, non vinceremo tutte le altre.

Una saggia paura è la paura di non essere il marito o la moglie che dovresti essere, la paura di crescere male tuo figlio, di non prenderti cura nel modo giusto dei tuoi genitori. Questo è il timore di Dio, te lo regala Dio, è il senso dell'importanza delle cose, è lo Spirito Santo ci aiuta a capire quali sono le cose che contano nella nostra vita e quali quelle di cui possiamo fare tranquillamente a meno. Il timore giusto.

Quando riusciamo a capire cosa conta veramente, allora avremo il santo Timore di Dio, inizieremo a dare più importanza a certe cose e sempre meno importanza ad altre.

Quando inizieremo per esempio a dare meno importanza al nostro look, alla nostra apparenza e a darne di più al nostro cuore, per la paura di perderci, di lasciarci andare, quello è il Santo timore di Dio.

La nostra storia personale ci ha già regalato tante paure. ce ne ha date di buone, ma ce ne ha date anche di molto cattive. Con l'aiuto dello Spirito santo, gettiamole via, ed iniziamo a temere solo le cose che dobbiamo temere, perché una persona saggia sa proteggere quello che conta.

Buon cammino



mercoledì 2 giugno 2021

Lo Spirito Santo nella relazione di coppia


Scopriamo insieme come gli sposi in Cristo vivono la Pentecoste come coppia ogni giorno

Con la celebrazione della Pentecoste, domenica scorsa, si è chiuso il tempo di Pasqua e siamo tornati nel tempo ordinario. Detto così, sembrerebbe quasi che possiamo voltare pagina, che possiamo svestire le vesti della festa, scrollarci di dosso la pioggia di carismi, gli effetti della discesa dello Spirito Santo e tornare alla nostra tranquilla vita quotidiana. E invece no. La Pentecoste non è una semplice celebrazione di un evento che ha avuto luogo circa 1988 anni fa. La Pentecoste ha avuto inizio in quel giorno e non è più finita, continua ancora oggi. Noi e la chiesa intera viviamo la Pentecoste ogni giorno, viviamo la missione che Gesù ha affidato ai dodici con la forza, i carismi e i doni dello Spirito Santo ricevuti nel battesimo e confermati con la cresima. La viviamo come uomo, come donna, ma gli sposi in Cristo la vivono soprattutto come coppia.

Sposi immagine della Santissima Trinità

Facciamo memoria e ricordiamo da dove è partito il nostro cammino coniugale.

Siamo arrivati in chiesa, il giorno delle nostre nozze, ciascuno con la sua storia, ognuno con il suo cammino di fede. Siamo arrivati davanti all’altare con le nostre differenze, belli così come Dio ci ha pensati, creati e voluti.

“E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza…» Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò… Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.”

La diversità con cui ci siamo presentati davanti al sacerdote per consegnare la nostra vita l'uno nelle mani dell'altra, e che caratterizza il nostro cammino di sposi, è "cosa molto buona" perché proprio in questo nostro essere diversi, in questo nostro essere complementari, si manifesta il nostro essere immagine e somiglianza di Dio, il nostro essere somiglianza della Santissima Trinità, nel dare tutto se stessi perché l’altro possa essere, possa esistere, perché nell'altro si compia il disegno meraviglioso che Dio aveva fin dal principio sulla sua vita.

Lo Spirito Santo sugli sposi

L'effusione dello Spirito Santo sulla coppia

Siamo entrati in chiesa in due, innamorati, diversi, pronti a costruire una relazione d'amore per tutta la vita, e siamo usciti da quella stessa chiesa, in quello stesso giorno, in tre, perché davanti a quell'altare il Signore ci ha consegnato il dono dei doni, il regalo più prezioso che non ci abbandonerà mai: lo Spirito Santo, amore del padre e del Figlio, effuso sulla nostra relazione, sulla nostra coppia che diventa così immagine vivente della Santissima Trinità.

Dopo lo scambio degli anelli, quindi quando gli sposi sono già a tutti gli effetti marito e moglie, il cerimoniale permette anche di introdurre nella celebrazione il rito della velazione, che simboleggia proprio l'effusione dello Spirito Santo sulla coppia. I nubendi staranno in ginocchio davanti all’altare e a capo chino, mentre il sacerdote reciterà una toccante preghiera che invocherà la discesa dello Spirito Santo, a protezione della nuova unione e della nuova famiglia.

Il dono dei doni

Ma quel dono stupendo che il Signore ci ha consegnato sull'altare, non va scartato e riposto in un cassetto o in un armadio, per poi tirarlo fuori di tanto in tanto per ammirarlo un po', per perderci nei ricordi, come abbiamo fatto magari con altri doni ricevuti in quel giorno. No, perché come ci siamo detti la settimana scorsa, lo Spirito Santo non è una cosa. Lo Spirito Santo è una persona, la terza persona della Santissima Trinità che è uscito dalla chiesa con noi, che ha sceso quei gradini, è entrato in macchina con noi ed è venuto a vivere con noi, per sempre. Il Paraclito, il suggeritore, colui che ci insegna ogni cosa, è venuto ad abitare con noi, è diventato l'ospite gradito della nostra casa. Forse non ce ne siamo accorti, forse lo sapevamo, ma abbiamo finta che non ci fosse, o lo abbiamo dimenticato in qualche angolo della casa, ma Lui è ancora lì, perché vive nella nostra relazione, nel nostro matrimonio, e sta solo aspettando che voltiamo il nostro sguardo verso di lui e che iniziamo davvero a trattarlo come un ospite.   

Sposi felici

L'ospite gradito

Quando riceviamo un ospite in casa, per prima cosa facciamo pulizia, togliamo di mezzo lo sporco. Poi facciamo spazio, troviamo una sistemazione adeguata per lui o per lei e per le sue cose. Ci ritagliamo del tempo per l'ospite, la nostra giornata continua a scorrere con tutti i suoi impegni e le sue responsabilità, ma cerchiamo sempre di trovare un po' di tempo da trascorrere insieme al nostro ospite e soprattutto, dialoghiamo. Parliamo della nostra vita, delle nostre situazioni, e ascoltiamo. A volte gli ospiti, osservando la nostra vita dall'esterno, riescono a vedere cose che ci sfuggono e sanno darci quel consiglio di cui avevamo proprio bisogno.

Fino a che punto

Carissimi sposi in Cristo, iniziamo a fare pulizia nella nostra relazione, a togliere di mezzo tutto quello che nel tempo ha sporcato il nostro amore, il nostro sacramento nuziale, andiamo ad aprire quel cassetto, quell'armadio in cui abbiamo riposto il nostro santo ospite, il gigante invisibile che ci è stato dato in dono nel giorno delle nostre nozze, ed accogliamolo in casa nostra come merita di essere accolto, come un ospite gradito, come l'amore del Padre e del figlio riversato su noi sposi nel giorno in cui abbiamo promesso a Dio di amarlo più di ogni altra cosa attraverso la persona che avevamo accanto, attraverso il nostro coniuge. Forse sono passati tanti anni da quel giorno, tanta acqua sotto i ponti che nel corso del tempo si è lentamente intorbidita, gioie, ma anche sofferenze e delusioni che ci hanno portato a dire: ma fino a che punto devo amare? 

Lo Spirito Santo, ospite della tua casa ti dice: "Alza la testa, rivolgi i tuoi occhi verso la croce e guardami. Ama dello stesso amore con cui io ti ho amato e ti amo ancora, perché anche se oggi stai vivendo il tuo venerdì, ricordati che la croce è solo un passaggio, lasciati prendere per mano, lasciami vivere in te, nel tuo matrimonio, nella tua famiglia, e Io porterò la resurrezione dove tu mi porterai."

Senza lo Spirito Santo, il matrimonio è semplicemente un contratto.
Con lo Spirito Santo il matrimonio diventa un’alleanza, un sacramento, un cammino di santità che non ha come fine ultimo l’essere sepolti uno affianco all’altro, ma arrivare insieme alla gloria della vita eterna.

Buon cammino


venerdì 21 maggio 2021

Apriamoci allo Spirito Santo


In questi giorni che ci accompagnano alla pentecoste, cercheremo di presentarvi lo Spirito Santo e suoi sette magnifici doni.

Siamo prossimi alla Pentecoste, alla solennità che ci ricorda il giorno in cui Dio, mantenendo la promessa fatta dal suo figlio unigenito Gesù, effonde sugli apostoli riuniti nel cenacolo lo Spirito Santo.
Siamo nel mese di Maggio, mese in cui tradizionalmente si celebrano le Cresime, quando il dono dello Spirito Santo ricevuto nel battesimo viene confermato con una nuova effusione. 


Il Gigante Invisibile


Ma chi è questo gigante invisibile? 

Innanzitutto dobbiamo sgombrare il campo da ogni malinteso: lo Spirito Santo non è una cosa; lo Spirito Santo è una persona, la terza persona della Santissima Trinità.

Non serve entrare in dissertazioni teologiche, ma solo ricordare le basi del nostro credo cristiano.

La santissima Trinità è formata dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. 

Il Padre è colui che genera proprio in quanto padre. Qualunque cosa il Padre fa con noi, ebbene lì Lui sta generando, perché ama ognuno di un amore immenso. 

Il Figlio è colui che è generato dal Padre, colui che risponde all'amore del Padre.

Lo Spirito, è la relazione d'amore che c'è fra il Padre e il Figlio, è il cuore di Dio, il cuore del Padre e il cuore del Figlio, ed essendo relazione è di conseguenza persona.


Se vogliamo definire, capire una persona, dobbiamo conoscere la sua storia, capire come si comporta, entrare in relazione con lui o con lei e sperimentare che quella persona è tale perché agisce, perché fa delle cose.

La prima volta che lo Spirito Santo appare in azione è all'origine della vita, nel momento della creazione, quando il Padre genera la vita per mezzo del Figlio.

"In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque". (Gen 1, 1-2)

Il termine “aleggiava” in ebraico indica "covava", lo Spirito Santo covava le acque, covava la vita. Ecco allora come lo Spirito Santo è Signore e da la vita, ma la vita che viene dallo Spirito, non è semplicemente la vita biologica, ma qualcosa di ben più grande. La vita che lo Spirito sa generare in noi è la vita di Dio che ci fa figli.

Infatti Gesù viene generato nel ventre della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, che la prepara perché Dio generi in lei suo Figlio, vero Dio e vero uomo.


Pentecoste 2021

Il Paraclito

Giovanni al capitolo 14 ci mostra Gesù, a tavola con gli apostoli, in quella che fu la sua lunga ultima notte, mentre presenta ai dodici lo Spirito Santo. “Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. (Gv. 14, 25-26)


Gesù chiama lo Spirito Santo, il Paraclito, una parola greca che ha il suo corrispondente in Latino in Advocatus e che significa “chiamato vicino”. Questa espressione richiama una situazione tipica della giurisprudenza ebraica del tempo quando, come successe a Gesù, durante i processi l’imputato era chiamato a difendersi da solo, a parlare in sua difesa. I più ricchi però avevano la possibilità di chiamare appunto un Advocatus, il quale però aveva un ruolo particolare: non poteva parlare per conto dell’imputato, ma solo suggerirgli all’orecchio le cose da dire a sua difesa.

Gesù ci dice che lo Spirito Santo è il Paraclito, colui che ti sta accanto, ti suggerisce cosa dire, cosa fare, ma non parla e non agisce al posto tuo, non ti spersonalizza, nel suo immenso amore ti lascia libero di decidere se accogliere o meno la sua parola, il suo suggerimento, ti lascia libero di sbagliare, libero di accogliere altri suggerimenti.

San Bernardo dice che in noi parlano il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, l’Angelo Custode, il mondo, la carne e il demonio, lo spirito di menzogna, colui che ci offre consigli sbagliati, che ci abbaglia con le sue suggestioni. Sta a noi riconoscerle, sta a noi aprirci alla forza e al linguaggio dello Spirito, pregandolo ed invocandolo, per accoglierlo e lasciarci guidare. 


Pentecoste 2021

L'Insegnante


Il Signore disse anche “lui vi insegnerà ogni cosa”.

Un buon padre non fa le cose al posto del figlio, ma gli insegna a farle, e a farle bene.

Sì, ma cosa ci insegna lo Spirito Santo? “Ogni cosa”.

Pensate per un attimo di tornare a scuola e di vedervi arrivare davanti un professore nuovo che si siede alla cattedra e si presenta.

“Buongiorno, sono il nuovo insegnante”. E voi: “Buongiorno, che materia insegna?” E lui: “Ogni cosa. Vi insegno a parlare, a contare, a mangiare a camminare, che direzione prendere, a che velocità andare, con chi camminare… vi insegno ogni cosa”.

Ma un insegnante ha bisogno di alunni, di discepoli, e per essere discepoli dobbiamo riconoscere di avere bisogno di imparare. Dobbiamo essere umili, pronti ad imparare. Chi crede di avere già capito tutto, di non avere bisogno di imparare, non riceve lo Spirito Santo.


La memoria


Gesù concluse poi dicendo agli apostoli, “lui vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

Lo Spirito Santo agisce anche sulla nostra memoria, ci aiuta a ricordare secondo Cristo e non secondo la nostra lettura del nostro passato.

La memoria ci disegna, ci da identità, noi siamo la nostra memoria, se domani mattina ci svegliassimo senza ricordare più nulla, non saremmo più noi. I nostri ricordi ci configurano, ci delimitano, ma troppo spesso diventano l’origine dei nostri problemi, ci limitano.

Noi abbiamo la possibilità di leggere la nostra storia attraverso due letture, una carnale, psicologica che a volte ci spinge al disprezzo di noi stessi, e una spirituale, che ci aiuta a rileggere gli eventi, i nostri errori, le tragedie, illuminandoli con la luce della misericordia e della tenerezza, nella consapevolezza che Dio ha fatto grandi cose nella nostra vita anche attraverso i nostri dolori.


Gesù risorto portava ancora nel suo corpo i segni della crocifissione, la memoria delle piaghe, il segno visibile del suo amore di Figlio donato al Padre perché attraverso quei dolori e quelle sofferenze potesse redimere e salvare l’umanità, che poi se ci pensiamo bene siamo noi, sei tu, sono io. 


Prepariamoci dunque con umiltà alla Pentecoste, preghiamo ed invochiamo lo Spirito Santo perché ci accompagni sempre, ci stia sempre accanto nei momenti in cui abbiamo bisogno di consiglio, di consolazione, di forza e perché purifichi la nostra memoria.


Nei prossimi giorni andremo a vedere insieme l’azione dello Spirito Santo sulla coppia e proveremo a conoscere un po’ di più i suoi magnifici doni.


Buona Pentecoste.



lunedì 12 aprile 2021

Misericordia sei tu

"L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia"

Ieri, mentre la Parola ci metteva di fronte alle nostre piccole e grandi incredulità, alle nostre debolezze nella fede, facendoci sentire tutti un po’ come Tommaso, in tutte le chiese del mondo si è celebrata la festa della Divina Misericordia, istituita da Giovanni Paolo II nel 1992 che la fissò nella domenica dopo la Pasqua, quando si legge il Vangelo di San Giovanni che descrive l’apparizione di Gesù risorto nel Cenacolo e l’istituzione del sacramento della penitenza (Gv. 20, 19-29). A volerla, secondo le visioni avute da suor Faustina Kowalska, la religiosa polacca canonizzata da Wojtyla nel 2000, fu Gesù stesso.

Pace a voi 

È Gesù che entra nella nostra vita anche quando ci ostiniamo a tenere le porte del cuore ben serrate; è Lui che con infinita tenerezza ci guarda negli occhi e ci dice “Pace a voi”. Non fa domande, non rivanga il nostro passato, non sottolinea i nostri errori, i nostri peccati, non giudica, ma ci mostra le sue mani bucate e ripete con amore “Pace a voi”.

Si è lasciato arrestare, insultare, flagellare, inchiodare ad una croce. Ha lasciato che lo uccidessero come l’ultimo dei briganti, solo, abbandonato da tutti. Ha patito la sua passione, ci ha amato fino alla morte, ed è risorto proprio per questo, per donarci la sua Pace.

Ma noi cosa ne abbiamo fatto di quella pace? A partire proprio dalla nostra coppia, dalla nostra famiglia. Riusciamo a vivere nella pace?

Disse Gesù a Suor Faustina: "L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia" (Diario, p. 132).

Adoriamo il Signore

La preghiera alla Divina Misericordia 

E allora iniziamo fin da ora, come sposi, come genitori, come figli, a rivolgerci con fiducia alla divina misericordia, e trasformiamo la nostra lettura in preghiera.

Misericordia Gesù, per tutte quelle volte che ti ho offeso, per tutte le volte che ho fatto del male a me stesso, e agli altri, pur essendo consapevole delle mie azioni.

Misericordia Gesù, per le mie mancanze come sposo, per le mie debolezze, per il mio orgoglio, la mia testardaggine, per tutti i miei piccoli e grandi tradimenti, per tutte le volte che non ho amato la mia sposa come tu la ami, per tutte le volte che i miei occhi e i miei pensieri si sono persi in altri volti, si sono sporcati con immagini pornografiche.

Misericordia Gesù, per le mie mancanze come sposa, per quando mi faccio prendere dalla frenesia delle cose di casa e non ascolto il mio sposo, per tutte quelle volte che dedicando me stessa ai figli ho trascurato lui, per quando metto la mia famiglia d’origine prima del noi, per quando lo critico con cattiveria e non riesco a guardarlo con amore come lo guardi tu.

Misericordia Gesù, per tutte quelle volte che non sono stato genitore, per quando non ho saputo ascoltare il grido d’aiuto dei miei figli, per quando ho lasciato che il nervosismo e la stanchezza prendessero il sopravvento sull’amore, per quando li ho feriti con le mie parole, o con le mie azioni, per quando ho alzato le mani, per quando non sono stato capace di dare loro una carezza.

Misericordia Gesù per tutte quelle volte che non sono stato un buon figlio, per le mie ribellioni, per il mio egoismo, per quel “ti voglio bene” non detto, per quella telefonata non fatta, per la solitudine in cui ho lasciato i miei genitori, per non esserci stato quando c’era bisogno di me.

Misericordia Gesù per tutte le famiglie dilaniate dalla violenza, per quei mariti che non sanno amare, per quegli uomini che non sono mai riusciti a diventare padri, per tutte le donne umiliate e violentate anche fra le mura domestiche, per i tanti figli abbandonati a sé stessi, per i bambini abortiti. Misericordia Gesù per tutte le donne che vivono nella paura o nel rimorso, per chi è costretto a vendersi sulle strade, per chi una strada non la trova più.

Misericordia Gesù

Pace a te 

Il Signore è venuto per salvarci, ed è ancora qui oggi, davanti a te che bussa alla porta del tuo cuore, e dice “Pace a te”. Apri il tuo cuore, lascia entrare la sua misericordia, offri a Lui tutto quello che rende i tuoi passi pesanti, che ti blocca sulla soglia del Suo cuore. Non avere paura e non giudicarti, Lui ti aspetta nel sacramento della riconciliazione per donarti la Sua Pace e continuare a camminare con te.


martedì 6 aprile 2021

La coppia testimone della resurrezione

La oppia testimonia la resurrezione

La gioia con cui affrontiamo la vita testimonia la resurrezione di Cristo 


Alleluia! Gesù è risorto!

Già da sabato sera questo grido di gioia è risuonato in tutte le chiese. Un’acclamazione di giubilo che deriva da un antichissimo uso ebraico che vuol dire “lode a Dio” e che è diventato abituale nel linguaggio della Chiesa per esprimere la gioia di lodare il Signore, specialmente nel tempo pasquale.

Un grido di gioia che però in alcuni casi è rimasto mezzo soffocato all’interno delle pareti di quelle chiese. Quanti di noi hanno veramente portato a casa la gioia della resurrezione? Quanti di noi sono riusciti a trasmetterla? Basta dare un’occhiata ai messaggi d’auguri che ci siamo scambiati, magari appena usciti dalla chiesa, con il cellulare in mano. Ti auguro una felice Pasqua. Serena Pasqua a te e famiglia. Messaggini con foto primaverili con fiori, pulcini ed ovetti…

In questi di giorni di Pasqua, siamo riusciti a comunicare a tutti la gioia di Cristo risorto che ha vinto la morte e il peccato, o a volte ci siamo sentiti esagerati, e magari ci siamo anche vergognati, preferendo frasi di circostanza alla testimonianza della gioia e della fede?

Il sepolcro vuoto 

Dio è morto

“Se la vostra fede vi rende beati, datevi da conoscere come beati! Se la lieta novella della vostra Bibbia vi stesse scritta in faccia, non avreste bisogno di imporre così rigidamente la fede. (Friedrich W. Nietzsche Umano, troppo umano 1878).

Partendo da queste provocazioni, il filosofo Friedrich W. Nietzsche, arrivò a dichiarare che “Dio è stato ucciso nell’indifferenza e nella disattenzione con la furbizia e il compiacimento dell’uomo mediocre. Dio è morto tra uomini addomesticati e vili, senza la tragedia che l’enormità del fatto avrebbe dovuto comportare”.

Ma come, direte voi, siamo nella settimana di Pasqua e parliamo della morte di Dio?

La Pasqua mistero di morte e di vita

Ebbene sì, perché la Pasqua è un mistero di morte e di vita, di croce e di risurrezione, saldamente impastate insieme. Noi crediamo che Cristo è morto e risorto, ma troppo spesso viviamo, agiamo e parliamo come se i primi a non esserne completamente convinti siamo proprio noi. Non portiamo stampata in faccia la gioia della resurrezione, la Buona Novella della Bibbia. Non testimoniamo con la vita la nostra fede nella salvezza.

Rischiamo di cadere in quella che Papa Francesco nell’Evangeli Gaudium chiama la psicologia della tomba, “che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo. Delusi dalla realtà, dalla chiesa o da sé stessi, vivono la costante tentazione di attaccarsi a una tristezza dolciastra, senza speranza, che si impadronisce del cuore.”

E così non siamo capaci di trasmettere al mondo la gioia di essere figli amati di un Dio Padre e diventiamo complici di un pensiero e di una società che sta lentamente uccidendo Dio, così come sta lentamente e inesorabilmente uccidendo la famiglia perché noi sposi cristiani non riusciamo a testimoniarne la bellezza. 

Noi due come i discepoli di Emmaus

La coppia a Emmaus
Troppe volte camminiamo nei nostri matrimoni con lo stesso passo che avevano i discepoli di Emmaus. Tristi e delusi, da una relazione di amore coniugale, così fresca e scoppiettante all’inizio ma che si è poi ingiallita con il tempo, appesantita e affossata dalla stanchezza che diventa una scusa per non pregare, dalle critiche, dalla ricerca di spazi e tempi di libertà, dai progetti non più condivisi, dal sarcasmo, dai silenzi e da una lunga serie di eccetera che racconterebbe la storia di ogni coppia.

Eppure il Risorto cammina con i discepoli di Emmaus, così come cammina con noi; è venuto ad abitare con noi, nella nostra casa nel giorno delle nostre nozze, e non ci ha mai abbandonato. È per questo che le parole dell’angelo alle donne oggi sono anche per noi: “Non abbiate paura!”

Non temete il peso delle vostre fragilità, non temete la stanchezza, quel buio che a volte vi avvolge come la morte. Non temete se il vino sembra essere finito; continuate a riempire le giare con l’acqua delle vostre debolezze, dei vostri difetti e dei vostri limiti, consapevoli che a fare il vino buono ci pensa Lui.

Se noi coppie cristiane camminiamo con Gesù, se ci facciamo guidare dallo Spirito, allora anche noi potremo dire «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via?». E potremo riprendere a camminare insieme senza indugio con quel fuoco vivo nel cuore che riaccende il nostro amore, che fa risplendere i nostri volti così che chi incrocerà il nostro sguardo, o ci vedrà insieme potrà dire: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!».

Buon cammino

 

martedì 30 marzo 2021

Anche voi dovrete lavarvi i piedi gli uni gli altri

Giovedì Santo

La famiglia, il luogo della lavanda dei piedi quotidiana

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 13,3-17)

«Gesù […] si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i piedi!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo! […]

Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica».

L'istituzione dell'Eucarestia

L'ultima cena

Il gesto della lavanda dei piedi è il momento centrale delle celebrazioni del Giovedì Santo, il momento in cui Gesù si fa servo dei suoi discepoli, si mette al loro servizio.

Un gesto quasi scandaloso all’epoca, tanto che Pietro cercò di rifiutarsi, e che in qualche modo ci impressiona ancora oggi quando il parroco sull’altare depone le vesti, si cinge la vita con un asciugamano e comincia a lavare i piedi ai suoi parrocchiani.

Un gesto che Gesù accompagna con delle parole chiare: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”.

Gesù aveva fatto del servizio agli altri la sua missione. Si era fatto uomo per portare la salvezza a tutti gli uomini. Eppure, fino a quel momento, fino a quel gesto neppure Pietro lo aveva capito fino in fondo.

Il sacerdote consacra la sua vita a Dio per mettersi al servizio dei fratelli e delle sorelle, là dove sarà chiamato a farlo. Eppure, nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie, troppe volte ce ne dimentichiamo e cadiamo nel giudizio, seminiamo zizzania, ci dimentichiamo che quel sacerdote è prima di tutto un uomo con tutti i suoi limiti e i suoi difetti, proprio come noi.

Famiglia luogo di servizio

Eppure chi meglio di noi dovrebbe conoscere a fondo il significato di quel gesto e di quelle parole pronunciate da Gesù?

Lavarsi i piedi gli uni gli altri è il gesto quotidiano che si ripete in ogni famiglia. È ciò che tiene unita una coppia, viva la famiglia, eterno un matrimonio.

Non può esistere matrimonio se i coniugi non hanno imparato a “lavarsi i piedi l’un l’altro” e non può esistere una famiglia se i genitori non sono stati capaci di testimoniare e trasferire questo gesto d’amore ai loro figli.

Ogni gesto fatto per l’altro in una coppia e in una famiglia è una lavanda dei piedi, ciò che cambia è l’atteggiamento con cui lo facciamo. Possiamo farlo in modo distratto, per obbligo, o peggio ancora a volte quasi per dispetto. Oppure possiamo decidere di compiere ogni nostro gesto di servizio a partire proprio da quelli che compiamo fra le mura domestiche, con lo stesso amore e la stessa tenerezza che Gesù dedicò ai suoi discepoli durante l’ultima cena. E non dimentichiamo che fra loro c’era anche colui che da lì a breve l’avrebbe tradito.

La lavanda dei piedi

Cari padri, giovedì sera allora, prima di iniziare la cena, prendete una brocca e riempitela d’acqua, prendete anche un asciugamano e una bacinella, fate sedere la vostra famiglia e ripetete con amore ed umiltà il gesto di Gesù.

La cena ebraica

Questo gesto ci aiuterà a ricordarci che il nostro ruolo di padri è sì di guida, ma prima di tutto di servizio, ci permetterà di guardare a nostra moglie e ai nostri figli dal basso, e ci darà la possibilità di accarezzare i loro piedi, di prenderci cura di quella parte del corpo che sostiene le persone che più amiamo.


Se poi avrete voglia di ripercorrere insieme i momenti principali dell’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli, potete cliccare sulla foto e scaricare la guida che abbiamo preparato per voi.

Buon Giovedì Santo

 

mercoledì 24 marzo 2021

Rallegrati, piena di grazia!

25 Marzo solennità dell'Annunciazione di nostro Signore

In questo giorno di festa queste parole risuonano ancora all’interno della Santa Casa

Papa Francesco due anni fa, scelse proprio il 25 Marzo, il giorno della solennità dell’Annunciazione del Signore per compiere la sua prima visita da pellegrino a Loreto.

Noi che abbiamo avuto la grazia di essere presenti, abbiamo fisse nella mente quelle immagini, scolpite nel cuore le sue parole.

Le parole dell’angelo Gabriele a Maria: «Rallegrati, piena di grazia» (Lc 1,28), risuonano in modo singolare in questo Santuario, luogo privilegiato per contemplare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Qui, infatti, sono custodite le mura che, secondo la tradizione, provengono da Nazaret, dove la Vergine Santa pronunciò il suo “sì”, diventando la madre di Gesù. Da quando quella che è denominata la “casa di Maria” è diventata presenza venerata e amata su questo colle, la Madre di Dio non cessa di ottenere benefici spirituali in coloro che, con fede e devozione, vengono qui a sostare in preghiera. Tra questi oggi mi metto anch’io, e ringrazio Dio che me lo ha concesso proprio nella festa dell’Annunciazione.”

Papa Francesco prega nella Santa Casa a Loreto

Il momento decisivo

Il brano del Vangelo di Luca che ascoltiamo oggi, ci racconta il momento decisivo della storia, quello per così dire più rivoluzionario”, come lo ha definito il Pontefice. È il momento in cui tutto cambia, in cui la storia si capovolge e Dio si abbassa”, decide di entrare nella storia dell’uomo, con il suo stile, con il suo immenso amore. Dio ci ama così tanto da abbassarsi al nostro livello, ci sorprende e ci sconvolge. Ci conferma ancora una volta che per compiere meraviglie nella nostra vita, per portarci la salvezza, ha comunque bisogno del nostro sì. Così come in quel villaggio sperduto 2021 anni fa, ebbe bisogno del sì di Maria. Il sì, che cambiò la storia dell’umanità.

Parola per parola

Proviamo a rileggere il brano del Vangelo di Luca e soffermiamoci a pensare parola per parola, a cosa è successo quel giorno a una ragazza sedicenne, in un villaggio della Galilea che forse nessuno neppure conosceva.

Papa Francesco a Loreto, volle individuare nel racconto tre momenti essenziali che evidenziano la dinamica della vocazione.

L’ascolto

Il primo momento è quello dell’ascolto, manifestato da quelle parole dell’angelo: «Non temere Maria, […] concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (vv. 30-31). È sempre Dio che prende l’iniziativa. Lui ci precede, Lui si fa strada nella nostra vita, ci chiama per offrirci in dono il suo amore, per mostrarci il suo disegno sulla nostra vita personale e sociale. A noi è richiesto solo di essere pronti e disponibili ad ascoltare e accogliere la voce di Dio, che però non si riconosce nel frastuono della nostra società e nell’agitazione in cui troppo spesso viviamo la quotidianità. La giovane Maria, nel segreto della sua camera, faceva spazio all’ascolto di Dio con la preghiera.

Il discernimento

Il secondo momento è il discernimento, espresso nelle parole di Maria: «Come avverrà questo?» (v. 34). Maria non dubita; la sua domanda non esprime una mancanza di fede, ma il suo desiderio di scoprire le “sorprese” di Dio. Maria è attenta a cercare di capire il progetto di Dio sulla sua vita, a conoscerlo in tutte le sue sfaccettature, in modo da rendere più responsabile e più completa la propria collaborazione. Se vogliamo collaborare all’opera di Dio, dobbiamo avere l’atteggiamento del discepolo: mettere a disposizione la nostra povertà e la nostra piccolezza con umiltà e con la consapevolezza che sarà Lui a trasformare tutto in ricchezza e abbondanza.

La decisione

Il terzo passaggio è poi la decisione, ed è esplicitato dalla risposta di Maria all’angelo: «Avvenga per me secondo la tua parola» (v. 38). “Il suo “sì” al progetto di salvezza di Dio, attuato per mezzo dell’Incarnazione, è la consegna a Lui di tutta la propria vita. È il “sì” della fiducia piena e della disponibilità totale alla volontà di Dio” (Papa Francesco). Maria è il modello di ogni cristiano, la sua risposta alla chiamata di Dio è l’esempio che deve ispirare ognuno di noi nel rispondere alla chiamata alla propria vocazione.

Già perché rispondere alla vocazione non significa solamente entrare in seminario o in un monastero, ma saper rispondere al progetto d’amore che Dio ha per noi, per la nostra vita. Significa donarsi completamente in tutto ciò che si è chiamati a vivere quotidianamente facendo della nostra vita una testimonianza d’amore, portando Gesù là dove siamo, proprio come fece Maria. Nel nostro matrimonio, nella nostra famiglia, nei luoghi di lavoro, a scuola, nel nostro impegno sociale o politico, nell’arte, dovunque siamo chiamati a operare con i doni che lo Spirito Santo ci ha elargito.

Le pareti della Santa Casa di Nazareth a Loreto

Famiglia sogno di Dio

E per noi è stato proprio così: nel momento in cui ci siamo veramente messi all’ascolto di quello che il Signore suggeriva ai nostri cuori, abbiamo capito che nonostante le nostre fragilità, il nostro passato, la nostra miseria, Lui ci stava chiamando come coppia a mettere a frutto la nostra vocazione, e che il fatto che ci avesse ripescato dalle acque in burrasca in cui eravamo naufragati e ci avesse portato a Loreto, a due passi dal Santuario che custodisce la Santa Casa dell’Incarnazione non era affatto un caso, ma parte del suo grande progetto d’amore per noi.

Nella casa di Nazareth, Maria ha vissuto come figlia, fidanzata, sposa e madre la molteplicità delle relazioni familiari. Ed è proprio con le mani e la fronte appoggiata su quei freddi mattoni della Santa Casa che abbiamo consegnato nelle mani del Signore la nostra coppia, il nostro sacramento, consacrando il nostro tempo a riscoprire il disegno tracciato da Dio per la famiglia, a diffondere il “sogno di Dio per la sua creatura diletta: vederla realizzata nell’unione di amore tra uomo e donna; felice nel cammino comune, feconda nella donazione reciproca” (Papa Francesco).

La nostra missione

Oggi festeggiamo il primo compleanno di questa nostra umile creatura. Dodici mesi in cui abbiamo cercato a modo nostro di ribadire la grandezza, l’insostituibilità e la bellezza della famiglia a servizio della vita e della società, affiancando testimonianze di vita a riflessioni sui vari temi che attraversano la vita di una famiglia. Abbiamo creato un canale YouTube dove potrete trovare ogni settimana l’audio dei nostri articoli ed una sezione video interamente dedicata ai bambini e ai ragazzi con dei brevi commenti al vangelo della domenica. Camminiamo a piccoli passi, cercando sempre di mantenere la rotta, lasciandoci guidare da Lui, dalla stella polare.



martedì 23 febbraio 2021

La tentazione purifica il cuore

Vincere la tentazione 

La tentazione, come la liscivia, è necessaria per la purificazione del nostro rapporto di coppia

Commentando il Vangelo della domenica, durante l’Angelus, Papa Francesco ci ha invitati a non aspettare la Settimana Santa per iniziare a vivere in maniera fruttuosa questo tempo quaresimale, a non lasciarci sfuggire l’occasione offertaci da questi giorni di preparazione alla Pasqua del Signore.

Proviamo allora a viverli come il momento in cui possiamo fare il resoconto della nostra vita insieme e in cui possiamo iniziare a scrivere una nuova pagina della nostra storia.

Chissà quanti rimpianti abbiamo, quanti errori abbiamo commesso, quante cose non sono andate bene, quanti peccati che gravano ancora sulla nostra coscienza. Il Signore ci dice in questa quaresima che questo è il tempo che lui ha preparato, questo è il tempo della misericordia.

Rinnoviamo l’alleanza

«Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si "rispecchia" in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi.» (Papa Francesco – Udienza Generale 02/04/14)

Il Signore ci prende per mano e ci conduce insieme a quell’altare dove ci siamo scambiati le nostre promesse per rinnovare quell’alleanza che come sposi abbiamo stretto con Lui nel giorno delle nostre nozze. Ci propone di rinnovare l’alleanza d’amore che noi sposi abbiamo stipulato quel giorno fra noi e che Lui ha stipulato con ciascuno di noi nel giorno del nostro battesimo.

Un’alleanza sporcata tante volte con il peccato, con l’infedeltà.

Il Signore stringe un'alleanza con noi nel battesimoGli sposi stringono un'alleanza fra loro e con Dio nel matrimonio

Ma cos’è l’alleanza e come posso averla infranta?

«Questo Sacramento ci conduce nel cuore del disegno di Dio, che è un disegno di alleanza col suo popolo, con tutti noi, un disegno di comunione. All’inizio del libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, a coronamento del racconto della creazione si dice: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò … Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne» (Gen 1,27; 2,24). L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due. Questa è l’immagine di Dio: l’amore, l’alleanza di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna.» (Papa Francesco – Udienza Generale 02/04/14)

L’amore di una coppia di sposi rappresenta l’amore di Dio per l’umanità. Noi due, tu e tuo marito, tu e tua moglie, siamo l’immagine dell’alleanza di Dio con il suo popolo. Le promesse che ci siamo scambiati sull’altare nel giorno delle nozze sono le promesse che Dio ha fatto ad ognuno di noi nel giorno del battesimo: amarci fedelmente, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e sostenerci l’un l’altro tutti i giorni della nostra vita.

Ci siamo riusciti? Siamo stati fedeli a Dio e al nostro coniuge? Ci siamo rispettati? Siamo stati sostegno l’uno per l’altra? E ancora, siamo stati capaci di mantenere le nostre promesse battesimali rinnovate nel sacramento della Cresima e durante la Veglia Pasquale? Abbiamo rinunciato a Satana e alle sue opere? Abbiamo detto di credere e di convertirci al vangelo ma non sempre ci siamo riusciti. 

Il tempo opportuno

Questo è il tempo opportuno per recuperare quello che abbiamo perso. La Quaresima è il tempo dei buoni propositi, delle forme di penitenza che mettono ordine nella nostra vita spirituale, il momento giusto per tagliare con tutto quello che ci riempie di vuoto.

Per recuperare il tempo perso dobbiamo fare un percorso il cui fine è vivere in pienezza la nostra alleanza con Dio e con il nostro coniuge, diventare persone nuove capaci di dire di no al male, senza cadere nell’errore di dialogare con il maligno.

Vecchia foto lavandaia

La tentazione

«Nelle tentazioni Gesù mai dialoga con il diavolo, mai. Nella sua vita Gesù mai ha fatto un dialogo con il diavolo, mai. O lo scaccia via dagli indemoniati o lo condanna o fa vedere la sua malizia, ma mai un dialogo. E nel deserto sembra che ci sia un dialogo perché il diavolo gli fa tre proposte e Gesù risponde. Ma Gesù non risponde con le sue parole; risponde con la Parola di Dio, con tre passi della Scrittura.» (Papa Francesco – Angelus 21/02/21)

Se devi rinnovare l’alleanza, Dio permette a Satana di tentarti, perché con la forza dei sacramenti, del suo amore e della sua parola ti ha fornito l’armatura di cui hai bisogno per combattere: “attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio”. (Ef. 6, 14-17)

Padre Pio diceva “Se riuscite a vincere la tentazione, questa fa l'effetto che la liscivia fa sulla biancheria sudicia.

La liscivia dei lavandai era una soluzione detergente sbiancante ottenuta filtrando un miscuglio di cenere di legna in acqua bollente, usata un tempo per fare il bucato. Sembrava imbrattare la biancheria, ma dopo averla sciacquata, ne usciva “purificata”.  

Così è per la tentazione: sembra che ti imbratti, perché avere a che fare con il male non è bello, ma nel resistere, nella rinuncia al male, nella vittoria sul male, ti purifica, fa sì che tu possa rinnovare l’alleanza, riscattare te stesso dal passato.

Il deserto

E così anche il deserto che stai attraversando nel tuo matrimonio, diventa un tempo permesso dal Signore, perché vi possiate rincontrare, riavvicinare, ed insieme tornare ad abbracciare il Padre.

Se inizierete a dividere le grazie, a condividere la parola, a far scorrere l’amore come l’acqua… anche il deserto più buio può diventare un giardino fiorito e profumato.

Buon cammino