martedì 30 giugno 2020

Parental Control - Finalmente una legge contro la pornografia online

Una legge contro la pornografia online


Il 24  Giugno è stato approvato il Decreto Giustizia in cui è stato inserito l'articolo “Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio”



Circa cinque anni fa Diane ed io abbiamo partecipato a quello che fu il nostro primo seminario alla Casa della Tenerezza di Don Carlo Rocchetta a Perugia.

Fu un week-end molto importante per la nostra coppia e per la nostra famiglia, abbiamo conosciuto personalmente Don Carlo, e in quel fine settimana è iniziato il processo di discernimento che ci ha portato a decidere di rimanere qui, in questa terra benedetta sotto il manto di Maria.

Il seminario aveva come tema i rischi del digitale per gli adolescenti, ed in realtà non aveva nulla a che vedere con la situazione della nostra famiglia in quel momento, in quanto i nostri due figli all'epoca avevano sette e tre anni. Il modo in cui Roberto e Flavia, una delle stupende coppie della Casa della Tenerezza, hanno esposto l’argomento ci ha appassionato e la protezione dei bambini da tutto ciò che di brutto e inappropriato gira in rete è diventato un chiodo fisso.

La domanda che ho cominciato a ripetere ad amici poliziotti, politici locali e sacerdoti impegnati era: se un minorenne non può comprare alcolici, sigarette o riviste pornografiche, allora perché l’accesso alla pornografia su internet non è regolato? Una domanda che mi bruciava dentro, ma evidente non abbastanza, perché non ho mai trovato il modo di ottenere una risposta, figuriamoci una proposta.

Poi, nell'inverno dell’anno scorso, lo schiaffo, la doccia fredda che arriva quando meno te lo aspetti.

Il maggiore dei miei due figli maschi una sera mi prende da parte e mi chiede di parlarmi, a quattrocchi, senza la mamma. Ci sediamo sul divano e mi metto in ascolto. Aveva incontrato la pornografia grazie ai cellulari dei suoi compagni di scuola, in prima mediaPiangeva, era sconvolto, disorientato, frastornato. Un bambino di 11 anni non è pronto per recepire certe immagini.

L'influenza dei media sulla vita dei ragazzi
A casa nostra si guarda poca TV. Il televisore è in salotto, davanti al divano, non ne abbiamo nelle camere, né in cucina o in sala da pranzo. La TV non è una compagna costante della vita familiare, ma un punto attorno a cui tutta la famiglia si riunisce per guardare insieme un film o un programma, magari anche “soffrire” davanti a una partita di calcio

In questo modo a tavola si parla, si discute, a volte si litiga, ma si comunica, e i contenuti che arrivano dall'esterno e che vengono sparati sul video sono in qualche modo filtrati. La rete internet è protetta da parental control, e tutto sembrava sotto controllo.

Ma il male ti aspetta un passo fuori della porta di casa


Il 24  Giugno è stato approvato con la fiducia in via definitiva dalla Camera dei Deputati con 305 Sì e 232 No, dopo il voto positivo al Senato, il Decreto Giustizia in cui è stato inserito un articolo che titola “Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio” e dice: “I contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica disciplinati dal codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 devono prevedere tra i servizi preattivati sistemi di parental control ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori e di blocco a contenuti riservati ad un pubblico di età superiore agli anni diciotto”. 

Chiediamoci se è giusto che i bambini spendano tanto tempo davanti agli schermi dei telefoni
L’articolo prosegue: “Questi servizi devono essere gratuiti e disattivabili solo su richiesta del consumatore, titolare del contratto”. Questo significa che, secondo la norma, verrà attivato un blocco a qualsiasi contenuto pornografico in automatico su qualunque collegamento Internet. Questa forma di controllo parentale potrà essere disattivata, ma solo su richiesta, da parte dell’utente che ha firmato il contratto. Che dunque dovrà per forza essere un adulto.

Finalmente qualcuno una proposta l’ha fatta ed è anche riuscito a tramutarla in legge


Si chiama Simone Pillon, Senatore, avvocato cassazionista, attivo fin da giovane nel mondo cattolico, ex consigliere nazionale del Forum delle associazioni familiari e tra gli organizzatori del Family Day, un uomo distinto che ho avuto il piacere di conoscere qui a Loreto in occasione di un seminario sull'educazione sessuale nelle scuole.

Mi sono collegato alla sua pagina Facebook, ed ho lasciato un “Grazie a nome di tante famiglie” come commento nel post in cui annunciava l’approvazione definitiva del decreto.

Si è aperto un mondo. Ho iniziato a ricevere messaggi di ogni tipo e da ogni dove. Tutti da uomini, o ragazzi, le donne e le ragazze si sono limitate a faccine con risatine sarcastiche.

Alcuni hanno cercato di spiegarmi che devo smetterla di vivere nel medio evo o nel mondo delle favole, che i sistemi di controllo esistono già e che se non riesco a controllare quello che vedono i miei figli vuol dire che non sono un buon padre.

Altri mi hanno dato dettagliate spiegazioni tecniche sul come secondo loro questa norma sarà facilmente aggirata, altri mi hanno fatto la lista di tutti i vari canali dove è possibile vedere pornografia online inclusi i vari canali Telegram dedicati.

C’è stato chi si è divertito con commenti ironici, chi mi ha insultato, chi ha bestemmiato, chi ha chiaramente dichiarato che la pornografia è l’unico modo per un ragazzo per conoscere la sessualità, chi ha gridato alla censura, chi si dispera perché per poter vedere porno da casa ora dovrà chiedere il permesso ai genitori, chi non sa più come “sfogarsi”, chi pensa che tutto debba essere libero e nulla debba essere vietato…

Nessuno che pensi a difendere i più fragili, i più deboli. Nessuno che abbia saputo spiegare umanamente che fastidio dia loro una legge che di fatto rimette le cose a posto.

La pornografia è vietata ai minori, è un fatto. Così come è vietata la vendita di alcolici e sigarette.


Il consumo bulimico di materiale pornografico crea danni. Questo non lo dico io, ma sono state scritte decine di pubblicazioni scientifiche che provano persino delle modifiche nel cervello e nei percorsi neurali, che portano a chiedere una quantità di materiale hard sempre maggiore per provare piacere, agendo sul cosiddetto “circuito della ricompensa”. 

La pornografia poi crea nei giovani un’immagine della donna “oggetto” che non corrisponde a quella della realtà femminile. E questo in alcuni casi può istigare forme di violenza

Possibile che ci siano ancora ambienti culturali e personaggi pubblici che urlano alla censura quando si parla di mettere paletti e stabilire regole per il bene dei nostri figli?

Accendiamo una luce sulle tenebre della pornografia

Facciamo in modo che questa fiamma accesa nelle tenebre della pornografia resti viva e piano piano riscaldi ed incendi quanti più cuori possibile.

“Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno.”
Rm 13, 12b-13a

venerdì 12 giugno 2020

Quei figli sfruttati sono anche nostri


12 giugno giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile

Il 12 Giugno è la giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile


Detto così verrebbe da pensare: e allora? Siamo nel 2020, stiamo cercando di riprenderci da una pandemia che ha ucciso e sta uccidendo migliaia di persone nel mondo e che sta avendo degli effetti devastanti sull'economia mondiale creando tanti disoccupati e spingendo tante famiglie sulla soglia della povertà e voi mi parlate del lavoro minorile?

Sì perché quei 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni che secondo i dati UNICEF sono coinvolti nel lavoro minorile nel mondo, potrebbero essere nostri figli, nostri nipoti, figli di parenti o di amici. Ragazzini lavoratori nei cantieri, nei mercati, nei bar e ristoranti, nei chioschi e negli autolavaggi. Il lavoro minorile che in Italia è vietato dal 1967, è una piaga mai definitivamente guarita. Un problema di cui nessuno parla, dimenticato dalle istituzioni. Attualmente infatti in Italia, sarebbero circa 340 mila i minori sotto i sedici anni costretti a lavorare, spesso ai limiti dello sfruttamento. Un fenomeno che ha a che fare con il progressivo impoverimento delle famiglie nel nostro Paese, e che adesso, per via di una crisi economica che infuria e uccide sogni e speranze, è in lento e continuo aumento.

È meglio che i figli chiedano a te, piuttosto che tu debba volgere lo sguardo alle loro mani. (Sir 33,22)


Il lavoro minorile è l'anticamera della delinquenza

Un’emergenza che riguarda anche bambini italiani, spesso convinti a lavorare dalle loro stesse famiglie. Sotto gli occhi dei passanti, ma evidentemente invisibili alle istituzioni. La giustificazione da parte dei familiari che li spronano a lavorare è sempre la stessa: imparano un mestiere e portano a casa qualche euro.

Il lavoro minorile in Italia non conosce confini e si dispiega in modo desolante lungo tutto il Paese dalle campagne della Pianura Padana fino ai mercati rionali del Sud creando ragazzi, che abbandonando la scuola si tuffano in un futuro senza avvenire, pronti a diventare potenziale serbatoio per attività criminali. 

Anche se giustificato come fosse un’alternativa alla criminalità, in realtà il lavoro minorile è il più subdolo dei problemi perché è solo l’anticamera della delinquenza: presto questi ragazzi si stancheranno di essere sfruttati per pochi spiccioli e finiranno direttamente fra le braccia di qualche boss.

Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Mt 18,6


#stophumantrafficking fermiamo il traffico di esseri umaniFra i ragazzini intrappolati nel sistema di sfruttamento ed umiliazioni ci sono poi migliaia di minori non accompagnati che arrivano sulle coste italiane e spariscono nel nulla. Sfruttati nel lavoro, costretti a prostituirsi, o mandati per le strade a chiedere elemosina per poter ripagare alle organizzazioni criminali il debito per il viaggio in Italia. Si tratta di somme di denaro che arrivano fino ai 15.000 euro e pur di riscuoterli, i trafficanti non esitano a minacciare i ragazzi e le loro famiglie o ad usarli come “parti di ricambio” nel traffico di organi umani.

Gli ultimi numeri diffusi dal Ministero del Lavoro parlano chiaro: quasi la metà dei minori accolti in strutture d’accoglienza fino al Maggio dello scorso anno, è scappata ed è scomparsa nel nulla. Capire dove siano finiti non è poi così difficile.


Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda. Mt 18,14


E noi? Che cosa possiamo fare?

Papa Francesco ha detto che “i Bambini sono il futuro della famiglia umana: a tutti noi spetta il compito di favorirne la crescita, la salute e la serenità!

Il primo passo è sicuramente far cadere quel muro di indifferenza di cui tutti troppo spesso ci circondiamo. Non possiamo continuare a voltare la faccia dall'altra parte quando invece siamo chiamati ad intervenire. 

Mamma, non puoi far finta che sia tutto normale quando vedi un bambino che dovrebbe essere a scuola dietro un banco della frutta al mercato o sulla strada a chiedere l’elemosina. 

Papà, non puoi posare i tuoi occhi sulle foto di bambine usate e sfruttate per il mercato della pornografia.

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Mt 18,10


Il cambiamento inizia da noi.

sabato 30 maggio 2020

Pentecoste: lo Spirito soffia sulle nostre famiglie


Viviamo la Pentecoste nelle nostre famiglie

Lasciamo che ancora una volta lo Spirito Santo discenda sulle nostre famiglie


Stiamo vivendo una settimana speciale, gli ultimi giorni di Maggio, il mese dedicato a Maria, ed è come se quest’anno la Madonna abbia voluto prenderci per mano e accompagnarci passo passo all'Assunzione di Gesù e alla Pentecoste, il momento in cui giunge a compimento l’opera di salvezza della Santissima Trinità.

Alle origini del mondo la Bibbia ci presenta il Padre creatore. Poi con l’Incarnazione è il Figlio a farsi lui stesso uomo per mostrarci la via per la salvezza e dopo l’Ascensione ecco lo Spirito Santo che con la Pentecoste trasforma i discepoli e li fa passare dalle parole agli Atti.

“Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 
Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 
Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 
e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.” (Atti 2, 1-4)

Lo Spirito Santo scende potentemente sugli apostoli e sulla Madonna riuniti nel cenacolo cinquanta giorni dopo la resurrezione di Gesù. Sono uniti, a ricordarci che lo Spirito scende su tutta la Chiesa, allora come oggi. Scende sulla Chiesa, sposa di Cristo, scende su ognuno di noi, sulle nostre famiglie piccole chiese domestiche e sulle nostre comunità.

Oggi più che mai però, lo Spirito Santo scende su un’umanità smarrita, e ci trova ancora un po’ rinchiusi in noi stessi, impauriti, pieni di domande, in alcuni casi veramente nelle tenebre. Lo Spirito Santo ci trova inermi e incapaci a volte di sostenere il peso della vita e della famiglia.

Vi siete mai sentiti incapaci di rispondere alla chiamata di Dio nella vostra vita e nel vostro matrimonio? A me sinceramente a volte capita. Mi capita di sentirmi incapace di amare veramente la mia sposa, incapace di educare i miei figli, proprio come è successo oggi. Mi capita di sentirmi imperfetto, in difetto, e tutto questo rischia di destabilizzare, me, il mio rapporto con mia moglie e la famiglia.

Potremmo davvero dire che quest’anno la Pentecoste arriva proprio al momento giusto. Usciamo da un periodo di grande stress, stiamo riprendendo a fatica una vita che ancora non ha nulla di normale. Stiamo cercando di rimettere insieme i ritmi e gli equilibri familiari sconvolti da una pandemia che ha cercato di rinchiuderci ancora di più nelle nostre case, nelle nostre vite, nelle nostre solitudini.

Sposi mano nella mano con le fedi ed un mazzo di rose
Ma se in questo periodo siamo riusciti a vivere con pienezza il nostro matrimonio, allora siamo diventati ancora di più una cosa sola in quell'amore che ci ha uniti. Due persone, ma un solo amore.
Un solo amore che genera una terza persona che è l’amore stesso.

I figli sono figli dell’amore prima che di papà e mamma. Il figlio è il noi che diventa carne.

La famiglia può essere tutto questo solo quando ha fatto esperienza della Pentecoste, che ci ricorda che non siamo soli, che siamo una famiglia abitata da Dio, una piccola chiesa domestica che trae la sua forza dalla grande Chiesa, che il nostro matrimonio è abitato da Gesù e che lo Spirito Santo è stato effuso in noi con il sacramento del matrimonio ed è continuamente effuso in noi in ogni gesto d’amore che ci regaliamo a vicenda.

Lasciamo che ancora una volta lo Spirito Santo discenda sulle nostre famiglie come vento di perdono, come fuoco che scalda i nostri cuori, luce che trasforma il nostro buio in luce, la nostra debolezza in fortezza e capacità di accogliere tutti frutti che lo spirito riversa su di noi se solo ci apriamo ed affidiamo la nostra vita a Lui.

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è legge” (Galati 5, 22-23).

Lo Spirito Santo ci dà la consapevolezza di essere ben poca cosa, ma di aver un compagno invincibile che non ci abbandona e che non tradisce mai. Con Lui, con il suo sostegno potremo arrivare alla salvezza. Lo Spirito Santo è dono che ci permette di farci a nostra volta dono.

Lo Spirito Santo prende le nostre vite, le nostre anime, le nostre lingue, la mia e quella della mia sposa. Due lingue diverse, a volte incomprensibili per l’uno e per l’altra. Lo Spirito Santo prende queste nostre vite, queste nostre lingue e le trasforma nell'unica lingua dell’amore che è dono di sé e accoglienza dell’altro/a.

Cari sposi in Cristo, invocate lo Spirito Santo insieme perché la Pentecoste di quest’anno sia la Pentecoste della vostra coppia, della vostra famiglia.

Bastano una preghiera, o anche un canto, uno dei tani proposti dal Rinnovamento:


Le ali e il fuoco dello Spirito Santo
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa, dona gioia eterna.

giovedì 7 maggio 2020

La sfida di Maggio, pregare il Rosario in famiglia

Maggio è il mese dedicato al santo Rosario


Quale momento migliore del Mese di Maggio per acquisire l’abitudine a pregare il Rosario in famiglia con i propri bambini?


Nell’enciclica Mense Maio datata 29 aprile 1965, Paolo VI indica Maggio come «il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani sale a Maria l’omaggio della loro preghiera e della loro venerazione. Ed è anche il mese nel quale più larghi e abbondanti dal suo trono affluiscono a noi i doni della divina misericordia».

Papa Francesco, nella sua lettera ai fedeli del 25 Aprile scorso, ricorda che “è tradizione, in questo mese, pregare il Rosario a casa, in famiglia, in una dimensione, quella domestica, che le restrizioni della pandemia ci hanno “costretto” a valorizzare, anche dal punto di vista spirituale.” E così ci ha invitato a riscoprire la bellezza di pregare il Rosario nelle case, in famiglia, con semplicità, offrendoci anche i testi di due preghiere alla Madonna da recitare al termine del Rosario; preghiere che lui stesso reciterà in comunione spirituale con tutti noi.

Sembrerebbe una missione impossibile: pregare il Rosario a casa, e magari anche con i figli…

E invece possiamo testimoniarvi che questa bella abitudine può diventare una realtà. La parte più difficile, come per tutte le “conversioni spirituali” è l’inizio, ma con l’aiuto di qualche piccolo stratagemma, potrete scoprire la bellezza e l’intimità di questa preghiera, soprattutto quando recitata con i figli, e vi sorprenderete quando poi saranno loro, proprio i più piccoli a guardarvi negli occhi la sera e a chiedervi: “Mamma, ma questa sera non recitiamo il Rosario prima di dormire?”

Per noi è stato forse più facile, perché abbiamo recitato il Rosario insieme praticamente da sempre, tutte le sere, ed anche nei periodi in cui il lavoro ci ha tenuti lontani, quella preghiera recitata prima di dormire, ci teneva uniti e ci riempiva di grazie. Così quando sono arrivati i bambini, si sono naturalmente inseriti in questo rito familiare di affidare noi stessi e le persone che amiamo a Mamma Maria al termine della giornata.

Ma se i figli non ne vogliono sapere? Se la preghiera in famiglia non è mai andata oltre la benedizione dei pasti?

Beh, allora quale miglior occasione del mese di Maggio per provare ad acquisire questa bella abitudine di pregare il Rosario in famiglia con i bambini?

Sfida accettata? Allora partiamo con tre semplici passi!

1. Fatelo diventare un’abitudine

Certo, la nostra vita può essere veramente molto indaffarata e trovare il tempo di organizzare un Rosario famigliare non è semplice, ma il Signore saprà ripagarci dei nostri sforzi! Quindi, per prima cosa decidete insieme il ritmo, i giorni e gli orari che siano stabili, e… iniziate!

2. Trovate il luogo ideale

Per noi il luogo ideale è diventato la camera dei bimbi. Si mettono il pigiama, si lavano i dentini, si siedono sui loro letti, e sono pronti per il Rosario.

È comunque importante sistemarsi in un luogo dove i bambini non abbiano molte distrazioni, in modo da riuscire a mantenerli concentrati sulla preghiera.

Un rosario da stampare e far colorare ai vostri bambini3. Coinvolgete i bambini

Trovate il modo di renderli partecipi e parte attiva del Rosario. La preghiera non va mai confusa con il gioco, ma la modalità gioco può aiutarli a restare in preghiera. Coinvolgeteli in modo attivo, magari creando un rosario disegnato come questo, dove dentro ogni grano potete scrivere il nome di una persona per cui volete pregare. In questo modo ogni sera con i vostri bimbi reciterete un’Ave Maria dedicata a qualcuno che conoscete e poi i bimbi possono colorare i grani o incollarci sopra un tappo…

Andando avanti con l’esperienza potrete anche chiedere loro di guidare una decina del Rosario, o di leggere il testo evangelico del mistero da contemplare.

Recitare il Rosario in famiglia significa “contemplare insieme il volto di Cristo con il cuore di Maria, nostra Madre” e questo ci renderà ancora più uniti come famiglia e ci aiuterà a superare ogni prova.

lunedì 27 aprile 2020

Si aprono i confini invisibili... Siamo pronti?


La fine del lockdown riapre i confini invisibili in cui siamo stati rinchiusi

La fine della quarantena si avvicina, siamo pronti per ripartire?


Ci siamo, stiamo entrando in punta di piedi in quel tempo che oramai ci siamo tutti abituati chiamare “Fase 2”. Ieri sera, mentre ascoltavo il Presidente del Consiglio che ci spiegava cosa potremo e non potremo fare, dove potremo o non potremo andare, chi tornerà al lavoro e quando, e tutto ciò che oggi troviamo su tutti i giornali, avevo accanto Miguel, mio figlio, dodicenne, che alternava il suo sguardo spaesato fra me e il televisore.

Ascoltava attentamente ogni parola, e mi ha fatto poche domande ma dirette.
“Di che cosa sta parlando?” mentre Conte parlava di Europa e Recovery Found.
“Perché non risponde alla domanda?” mentre Conte rispondeva parlando della scuola e degli esami di maturità alla giornalista che gli chiedeva chi si sarebbe preso cura dei figli ora che i genitori devono tornare al lavoro, che i nonni devono restare in isolamento, e che le scuole resteranno chiuse.
“Quindi tu lunedì devi tornare al lavoro?”

Quest'ultima domanda, rivoltami con un velo di tristezza negli occhi, riassume meglio di ogni parola e di ogni racconto il periodo di isolamento trascorso dalla nostra famiglia.

Certo non sono state tutte rose e fiori, soprattutto durante i primi giorni, quando alla paura per questo nemico invisibile si aggiungeva lo smarrimento per una vita che veniva sconvolta, per la condivisione di spazi che in molte case non sono organizzati per una convivenza forzata prolungata, di tempi che all'improvviso non erano più solo “tuoi”…

La scossa che ci ha fatto capire quanto questo periodo di quarantena ed isolamento sarebbe stato importante per la nostra famiglia è arrivato una sera a tavola, nelle prime settimane, mentre si discuteva appunto di tempi e spazi in famiglia, e degli inevitabili scontri che stavano sorgendo.

“È perché noi non ci conosciamo” disse Miguel ad un certo punto a voce bassa. Quella frase rimase sospesa nell'aria, senza una risposta, senza un commento, ma si incise profonda nella mia anima. Mio figlio ci vedeva come quattro persone che vivono insieme, ma che in realtà non si conoscono. Ognuno preso dal suo lavoro, dalla scuola, dalle attività, dalla frenesia di una vita che teneva il ritmo delle giornate ora per ora, dalla sveglia del mattino all'ora di andare a letto. Scuola, lavoro, rientri pomeridiani, musica, sport, comunità del Rinnovamento, impegni con la parrocchia, catechismo… Tutto questo teneva le nostre vite, il nostro tempo, la nostra famiglia in ostaggio.

Poi tutto d’un’tratto ci siamo ritrovati faccia a faccia noi quattro, non come quando si va in vacanza, non con l’eccitazione, la gioia e la spensieratezza che caratterizza le settimane o i weekend trascorsi fuori dalle mura domestiche. No, questa volta la nostra casa segnava i nostri confini, l’eccitazione era sostituita dalla preoccupazione, mentre alcune attività dovevano comunque andare avanti. Diane continuava a preparare le lezioni e ad insegnare online, Miguel ed Andrea avevano le loro video lezioni con compiti e verifiche, ma tutto ora si svolgeva dentro i delicati confini della nostra casa. Ed abbiamo cominciato a conoscerci.

Le famiglie chiuse nelle loro abitazioni durante il lockdown
Questo periodo in cui abbiamo dovuto fare a meno di alcune libertà individuali è stato un tempo in cui ci siamo riscoperti coniugi, genitori, figli. Un tempo in cui abbiamo imparato a conoscere meglio noi stessi e le persone che vivono affianco a noi, che troppo spesso abbiamo dato per scontate.

Un tempo in cui abbiamo riscoperto i valori che sono alla base di ogni famiglia: il rispetto, l’amore, la condivisione, il dialogo. Sì perché in questo periodo abbiamo anche parlato, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo presi per mano, abbiamo studiato insieme, lavorato insieme, giocato insieme, pregato insieme. Abbiamo ripreso possesso della nostra casa aggiustando, costruendo, sistemando, abbiamo ripreso possesso del nostro tempo, abbiamo ripreso possesso della nostra famiglia.

Ne parlavamo pochi giorni fa con una coppia di amici fraterni, al telefono. Ci manca incontrarci, ci manca vedere le nostre famiglie d’origine, ci mancano le celebrazioni eucaristiche, ma abbiamo veramente voglia che tutto ricominci come prima?

La forza della famiglia è l'unione
Facciamo tesoro di questo tempo, di questo dono che ci è stato fatto in un periodo che doveva essere caratterizzato dal buio. Ci ritroviamo provati, alcuni di noi hanno perso i loro cari, ora siamo spinti ad andare avanti, siamo diversi, ma originali ed ora abbiamo capito che i veri tempi della famiglia sono quelli che stiamo vivendo, e non quelli forzati a cui eravamo sottoposti prima che tutto questo avesse inizio.

Abbiamo capito davvero cosa vuol dire essere famiglia, quella che da sempre è il Sogno di Dio.