venerdì 18 settembre 2020

Quello che è giusto ve lo darò

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 20,1-16 21 Settembre 2020

La Parola

Mt. 20, 1-16

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono.

Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto.

Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.

Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.

Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore


Andate anche voi a lavorare nella vigna


Il Commento 

"Non è giusto!" Hai mai detto queste parole? Sii onesto, ora! Forse tuo fratello o tua sorella sono stati invitati ad andare ai film con un amico e non sei stato invitato. Qual è stata la tua reazione? "Non è giusto! Perché non posso andare anche io?"

Forse un giorno sei rientrato a casa da scuola e sei corso davanti alla TV per guardare il tuo programma preferito, ma la mamma ti ha bloccato: "Non puoi guardare la TV fino a quando non avrai finito i compiti".

"Dai mamma, non è giusto! Quando avrò terminato i compiti, il mio programma preferito sarà finito!"

Quando diciamo: "Non è giusto!" di solito significa che qualcosa non sta andando come vogliamo o che vogliamo qualcosa che qualcun'altro ha.

Vi proponiamo un esperimento: prendete un foglio di carta pulito e iniziate a scrivere "non è giusto quando" e poi scrivere qualcosa che vi è accaduto che non pensavate fosse giusto.

Nel brano del Vangelo di domenica, Gesù racconta la storia di un proprietario terriero che stava assumendo uomini per lavorare nella sua vigna. Ne ingaggiò alcuni al mattino presto, alcuni nel bel mezzo della giornata, e alcuni poco prima di sera.

Al momento di pagare i lavoratori, li pagò tutti allo stesso modo. Provate ad indovinare che cosa dissero i lavoratori che erano stati assunti la mattina presto. Esatto, gridarono: "Ehi! Non è giusto! Avete pagato i lavoratori che hanno lavorato solo un'ora come quelli di noi che hanno lavorato tutto il giorno."

Il proprietario della vigna disse: "Non sono ingiusto con te. Ti ho pagato quello che avevamo concordato. Non credi che ho il diritto di fare ciò che voglio con i miei soldi? Sei forse geloso perché sono generoso?"

La domanda di oggi è questa: "Dio è giusto?" Certo che lo è! Ma c’è di più. La Bibbia ci dice che è più che giusto, la Bibbia ci dice che "Dio è amore". Dio ci ama perché noi lo amiamo?" No, la Bibbia dice: "Questo è vero amore, che noi lo amiamo o no, Egli ci ha amati e ha mandato e sacrificato suo Figlio per rimetterci i nostri peccati." WOW! Questo non è giusto, questo è amore.

Ci sono persone che vivono la maggior parte della loro vita nel peccato. Non servono il Signore. Poi, poco prima che la loro vita giunga al termine, ripongono la loro fiducia in Gesù e lo accolgono come loro Salvatore. Qual è la loro ricompensa? La loro ricompensa è la stessa di chi ha servito il Signore per tutta la loro vita, la vita eterna in Paradiso.


La Bibbia è parola di vita e d'amore

L'Impegno

È giusto? Se ottenessimo ciò che è giusto, nessuno di noi andrebbe in Paradiso. Sono contento che Dio non mi dia ciò che è giusto, ma mi dà il suo amore e la sua grazia, nonostante ciò che mi meriti!

Padre, ti ringraziamo per averci amati così tanto da mandare il tuo unico Figlio a donarci la vita eterna, e ci impegniamo ad amarti come tu ci ami e a non lamentarci mai.

martedì 15 settembre 2020

La famiglia ha bisogno di ricominciare da Cristo



A Loreto il Pellegrinaggio delle Famiglie per la Famiglia

Sabato 12 Settembre la Basilica di Loreto si è riempita di colori. Erano i colori dei fazzoletti sventolati dalle famiglie arrivate da tante regioni del centro-nord per la tredicesima edizione del Pellegrinaggio nazionale delle Famiglie per la Famiglia promosso dal Rinnovamento nello Spirito Santo. Un evento che quest’anno si è svolto con modalità diverse. Innanzitutto perché ha avuto luogo in due santuari mariani, Pompei e Loreto. In secondo luogo perché le normative in vigore contro la pandemia non hanno permesso lo svolgimento di un pellegrinaggio fisico e così le famiglie si sono ritrovate a Pompei per la recita del Santo Rosario della Famiglia, e a Loreto dove sono stati proclamati l’atto di affidamento delle famiglie alla Santa Famiglia di Nazareth e l’atto di affidamento dei bambini e ragazzi a Maria alla vigilia del nuovo anno scolastico, seguiti dalla celebrazione eucaristica presieduta dall'Arcivescovo di Loreto Mons. Fabio dal Cin.

La famiglia nel progetto di Dio

“La famiglia è il prolungamento dell’abbraccio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e proprio da quest’amore divino derivano le relazioni familiari di amore, di accoglienza, di pazienza, di perdono, di sacrificio, di dedizione, fino all'eroismo.” Con queste parole l’Arcivescovo ha esortato tutti i componenti della famiglia a superare la tentazione dell’individualismo per trovare sempre forme nuove per esprimere l’amore, la sincerità nelle relazioni, l’attenzione all'altro, fino al dono totale di sé stessi.

Atto di Affidamento Bambini
Mons. Dal Cin ha poi ricordato a tutti che “La Santa Casa di Nazareth, custodisce la memoria sempre viva della famiglia di Nazareth, ed è il messaggio di speranza che ci dice che la famiglia è mossa da una forza interiore impressa da Dio, che nessuna condizione sociale o civile potrà mai soffocare.” Non possiamo osservare la famiglia posando lo sguardo solo sulle statistiche che parlano della fine della famiglia, del declino della famiglia, soffermandoci sulla paura di sposarsi, sulla paura di avere figli, di impegnarsi per sempre. Non possiamo porci davanti alla famiglia come accanto ad una persona malata, perché la famiglia nel grande disegno di Dio, è già dotata di un’energia divina che è scaturita dallo Spirito donato da Gesù sulla croce, che è vivo in ogni famiglia e che dona forze straordinarie di riabilitazione, di risanamento, di ripartenza che sono invincibili perché sono animate dallo spirito del Cristo risorto.

Il perdono

E tra queste forze c’è la forza del perdono.

“Potremmo dire così del Vangelo di questa sera.” - ha continuato l’Arcivescovo – “Quante volte Signore bisogna perdonarsi in famiglia? E il Signore ci risponde: non sette, ma settanta volte sette, cioè sempre. Perché senza perdono la famiglia non regge. Perché? Perché non esiste la famiglia perfetta. Non esistono genitori perfetti, e non esistono nemmeno figli perfetti. La fragilità appartiene a tutti. Pertanto non esiste un matrimonio sano o una famiglia sana senza l’esercizio quotidiano del perdono.”

Il perdono ci pone di fronte ad una scelta: vale di più il legame che ho con te marito, con te moglie, con te genitore, con te figlio, o vale di più il torto subito? Dobbiamo essere capaci di vincere con la grazia di Dio la fatica del perdono.

Ripartire da Cristo

Abbiamo una guida, un esempio da seguire: Gesù.
Dopo essere stato umiliato, offeso, accusato ingiustamente, messo a morte e abbandonato, è ritornato dai suoi discepoli, perché il legame con loro era più importante. E allora quando facciamo fatica a perdonare, soprattutto in famiglia, contempliamo le piaghe del Cristo crocefisso, e chiediamo il dono dello Spirito che dalla croce si sprigiona perché ciascuno di noi sia capace di perdono.

La famiglia è per sé stessa una scuola di perdono. Non lasciamo mai finire la giornata senza chiederci scusa, senza fare la pace fra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle…

“Abbiamo tutti di bisogno ripartire, ecco si riparte dal perdono, dal perdono ricevuto da Cristo. Ricominciare da Cristo. Anche la famiglia ha bisogno di ricominciare da Cristo, l’unico e necessario salvatore della famiglia.”

Video dell'evento di Pompei

Video dell'evento di Loreto

ph@Silvio Terranova

venerdì 11 settembre 2020

Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette

 


La Parola

Mt. 18, 21-35

Dal Vangelo secondo Matteo

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: «Restituisci quello che devi!». Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò». Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore



Il Commento 

Questa è una domenica davvero speciale! Perché Gesù ci racconta una storia per svelarci qualcosa di suo Padre! E ci indica una scorciatoia verso il Paradiso!

La parabola del Re che decide di regolare i conti con i suoi servi assomiglia molto a tante storie che succedono nella nostra vita di tutti i giorni.

Sara e Alice sono sorelle. Sara è la sorella maggiore, quella responsabile. Tiene sempre la sua camera pulita, è ordinata ed organizzata anche nel gioco.

Alice è la sorella minore, quella senza regole. La sua stanza è sempre un caos, ed in quel caos perde sempre tutto e non aiuta mai nelle faccende di casa.

Quando Alice non riesce a trovare ciò che vuole nella sua stanza, di solito va "a prenderlo in prestito" nella camera di Sara.

E così succede che ogni volta che Sara non trova qualcosa nella sua stanza, chiede ad Alice: "L'hai preso tu?"

"Sì", risponde Alice, disinteressata.

"Sai dove è adesso?" Chiede Sara.

"No", risponde Alice.

Sara si arrabbia sempre così tanto per le cose "prese in prestito", da Alice e si lamenta continuamente con sua madre che puntualmente porta le due ragazze nella stanza di Alice dove la costringe riordinare la sua camera e a restituire tutto quello che ha preso dalla stanza della sorella. Molte volte Sara si è vista restituire cose che non si era nemmeno accorta che le mancassero. Imbarazzata davanti alla mamma, Alice si scusa e promette di non "prendere più in prestito" nulla da Sara senza permesso. Ma Alice non ha mai mantenuto questa promessa e questa scena si è ripetuta tante, troppe volte.




Un giorno, mentre Sara stava facendo i compiti la sua penna ha esaurito l'inchiostro. Poiché in casa non c’era nessuno, ha deciso di "prendere in prestito" una penna da Alice. Quando Alice è arrivata a casa, si è seduta per fare i suoi compiti, ma non riusciva a trovare la penna che sapeva di aver lasciato proprio sulla sua scrivania. Dopo aver girovagato per la casa, Alice entrò nella stanza di Sara e chiese: "Hai visto la mia penna?"

"Sì," le rispose Sara, "La sto usando per i miei compiti".

"Come hai osato entrare nella mia stanza!" esplose Alice. "Dammela subito!"

"Lasciami finire," rispose Sara.

Quando la mamma delle ragazze rientrò a casa, le sentì subito litigare. Corse al piano di sopra e si trovò davanti ad una scena che non avrebbe mai immaginato di vedere. Alice era arrabbiata con Sara per aver "preso in prestito" la sua penna.

"Ridalle la penna, Sara" disse la mamma a voce bassa. Le ragazze sapevano che con la mamma non si scherzava. In silenzio Sara diede la penna ad Alice.

Poi, la mamma si rivolse ad Alice. "Quante volte hai preso in prestito qualcosa da Sara, solo per perderlo nella tua stanza? Quante volte abbiamo accettato le tue scuse? Ho perso il conto. Ma, ora, ti arrabbi perché Sara ha preso la tua penna? È solo una penna! Non potresti imparare dai tuoi errori e perdonare tua sorella?"

A volte siamo come Alice. Siamo egoisti, ma poi, quando subiamo un torto, non siamo capaci di perdonare. A volte siamo invece come Sara. Siamo generosi, ma quando qualcuno si approfitta di noi, e ci ferisce, non siamo capaci di perdonare.


L'Impegno

Raccontando la parabola del re misericordioso e del funzionario avaro, Gesù ci vuole dare un messaggio. Perdona!

Quante volte abbiamo ferito gli altri, i nostri genitori, i nostri familiari, i nostri amici. E ci hanno perdonato. Ora ci hanno fatto del male. Gesù vuole che ricordiamo che siamo stati perdonati e ci chiede di perdonare gli altri.

venerdì 4 settembre 2020

Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello

 


La Parola

Mt. 18, 15-20

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore

 

Il Commento

La parola chiave del Vangelo di domenica è Fratello.

Quanto è importante avere un fratello o una sorella nella propria vita! Ci sono vicini, ci danno sostegno, la nostra forza viene moltiplicata quando agiamo insieme.
I fratelli possono capirsi più facilmente, ma è altrettanto facile litigare e la stessa cosa succede con i nostri migliori amici. Sembra quasi che ogni ragione è buona per litigare: i giochi da usare, i compiti da fare, le parole e i gesti di mamma e papà che sembrano privilegiare l’uno o l’altro…
Ma in poco tempo si fa pace: è più bello stare insieme che essere soli, tornare a sorridere piuttosto che tenere il broncio, aiutarsi piuttosto che odiarsi.

Gesù oggi ci dice che litigare, anche se non è bello, è normale. Noi donne, uomini, ragazze e  ragazzi non siamo perfetti come Lui, facciamo degli errori, a volte forse senza neanche rendercene conto e ci capita di fare del male agli altri, ai nostri fratelli, alle nostre sorelle, agli amici e di essere feriti dal loro comportamento, dalle loro parole.

Ma il Signore oggi ci chiede di fare un passo avanti, anzi di fare il primo passo. Ci dice «va’» che significa: non importa se ti senti ferito, tradito o offeso, va incontro alla persona che ti ha fatto un torto, costruisci la pace. Chi perdona è costruttore di pace. Capiremo che dal confronto pacifico vinciamo sempre tutti, tanto che chi non ha un fratello dovrebbe adottarne almeno uno tra gli amici!

L'Impegno

Questa settimana prendiamoci l’impegno di a parlarci ed ascoltarci a vicenda, per capire il punto di vista e i sentimenti dell’altro/a.


lunedì 31 agosto 2020

Back to school?

 

Il rientro a scuola in tempo di pandemia covid-19

I dubbi e le incertezze delle famiglie sulla riapertura delle scuole

Il 14 Settembre riaprono le scuole. Lo sapevamo tutti da tanto, troppo tempo, ed in questi ultimi tre mesi noi genitori ed insegnanti ne abbiamo sentite di tutti i colori. Inutile ripercorrere il variegato e tragicomico susseguirsi di annunci, proclami e smentite che sono stati letteralmente sputati addosso alle famiglie in questo periodo, ma vale sicuramente la pena soffermarsi su ciò che c’è di certo: il nulla, o poco più.

Se è vero che la scuola è lo specchio della società, la mancanza di certezze su tempi e modi in cui le lezioni riprenderanno stanno lasciando milioni di genitori nell'impossibilità di programmare la vita familiare ed il lavoro.

Vecchie e nuove aule scolastiche in tempo di pandemia covid-19
Le istituzioni hanno avuto sei mesi di tempo per lavorare, pianificare ed assicurare un ritorno a scuola in sicurezza ai nostri figli, e invece ancora si discute su mascherine si, anzi no, trasparenti quelle degli insegnati; misurazione della temperatura a scuola, anzi no a casa; trasporti al 50%, ma visto che poi servono più mezzi allora possiamo usarli anche all’80%; mense; banchi; spazi… il tutto mentre ufficialmente stiamo ancora vivendo una pandemia globale e uno stato d’emergenza a carattere nazionale prorogato fino al 15 ottobre.

Questo virus esiste

Ne sono testimoni le tante, troppe famiglie che hanno pianto i loro cari. Non dimentichiamo quanti hanno visto uscire da casa mogli, mariti, genitori o figli con un’ambulanza e si sono visti restituire una bara chiusa, senza nemmeno la possibilità di dare loro una degna sepoltura con la celebrazione del funerale.

Oggi ci dicono che il virus è diffuso in tutta Italia, certo sembra meno aggressivo, ma complottisti e negazionisti a parte, la gente continua ad ammalarsi, anche vicino a noi. Cosa potrebbe accadere il 14 settembre se il ritorno a scuola alimentasse migliaia di nuovi focolai?

Andrà davvero tutto bene?

C’è più di un sospetto che questa corsa alla riapertura, al ritorno alla normalità a tutti i costi oltre che da esigenze economiche sia dettata da un mero gioco politico: da una parte chi deve per forza dimostrare che tutto è stato fatto per il meglio e che “tutto andrà bene” e dall’altro chi deve gettare fango ad ogni costo sull’avversario politico. Noi cattolici però dovremmo rispondere al Vangelo e non ai partiti, e noi genitori cattolici dovremmo porci seriamente alcune domande.

La bellezza della scuola all'aperto
In coscienza siamo disposti ad essere potenzialmente responsabili di focolai di infezioni nelle classi scolastiche? Siamo pronti a vederci strappare da casa i nostri figli se positivi per essere ricoverati e magari intubati in reparti Covid dove quasi sicuramente non ci sarebbe nemmeno permesso entrare? Era proprio necessario riaprire le scuole senza avere prima organizzato e pianificato tutto al meglio, con migliaia di docenti “fragili” a rischio esonero? Non era meglio, per il momento, aiutare le famiglie con forme di sostegno per proseguire la didattica a distanza magari limitando a un paio di volte a settimana la presenza in classe di piccoli gruppi a rotazione e nel rispetto del controllo anti-covid? Non vi sembra che rimettere in circolazione milioni di nostri figli senza alcuna sicurezza né ragione solo per calcoli politici sia un’inquietante contraddizione?

La vita reale

I bambini socializzano, è la loro indole, è la loro vita. Qualcuno crede davvero che resteranno immobili al loro posto con la mascherina? Immagino già le scene con i ragazzi del liceo che approfittando del banco con le ruote si avvicinano lentamente alla simpatia del momento, o i bambini delle elementari tentati di trasformare la classe in una pista d’autoscontro.

I nostri esperti dovrebbero avere chiaro prima di tutto che la vita reale è lontanissima dalle loro artefatte ricostruzioni pensate all’interno dei loro eleganti uffici studi.

Se il virus è davvero ancora una minaccia, allora non dobbiamo esporre i minori al pericolo

Se invece riavviare le lezioni in presenza è solamente un’operazione di marketing politico, allora noi genitori gridiamo: GIÚ LE MANI DAI NOSTRI FIGLI.