venerdì 16 ottobre 2020

Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?


Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 22,15-21 18 Ottobre 2020

La Parola

Mt. 22, 15-21

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Parola del Signore


Ragazzo che studia prima di andare a giocare a tennis

Il Commento

Tommaso amava giocare a tennis. Aveva un talento naturale e un entusiasmo tale da coinvolgere la sua famiglia, gli amici e gli allenatori. Sognava di diventare un tennista professionista e tutti tenevano d’occhio la sua crescita sportiva.

Tommaso era anche un ottimo studente a scuola. Lavorava sodo per mantenere i suoi voti alti. Amava leggere e scrivere, le parole crociate, i giochi matematici e i puzzle. Tommaso amava tutto ciò che sfidava la sua mente.

Crescendo però il suo amore per il tennis e le sue ambizioni scolastiche iniziarono ad essere in conflitto. Sua madre voleva che Tommaso studiasse. Suo padre voleva che praticasse il tennis. Tommaso si trovava in mezzo. Cercò di portare avanti entrambi, ma si rese conto che non poteva dedicarsi a entrambi per tutto il tempo.

Finché un giorno i genitori iniziarono a discutere.

"Tommaso ha bisogno di studiare", insisteva sua mamma.

"Il ragazzo ha bisogno di giocare", gli rispondeva suo padre.

"E quello lo chiami gioco?" esclamò sua madre. "Lavora più duramente sul campo che a scuola!"

La discussione si trasformò presto in lite e i genitori di Tommaso fecero qualcosa che i genitori non dovrebbero mai fare. "Domandiamo a Tommaso che cosa vuole fare", suggerì suo padre. Sua madre fu subito d'accordo.

Quando Tommaso entrò nella stanza, capì subito che c’era qualcosa che non andava, ma non immaginò mai che i suoi genitori gli avrebbero chiesto di scegliere tra le due attività che amava. "Cosa è più importante per te, Tommaso?" gli chiesero i suoi genitori. Tommaso sapeva che in qualunque modo avesse risposto si sarebbe trovato in difficoltà. Se avesse detto che il tennis era più importante, allora sua madre si sarebbe arrabbiata perché non dava il giusto peso agli studi. Se avesse detto invece che la scuola era più importante, suo padre gli avrebbe parlato dell'importanza dello sport. "Lo sport ti aiuta a crescere" gli ricordava sempre suo padre. Tommaso si sentì in trappola tra i suoi genitori.

Improvvisamente, Tommaso vide la foto dell’ultimo giorno delle elementari incorniciata sulla libreria. "Mamma, papà, guardate quella foto." Disse Tommaso. "Avete sempre detto che quella foto vi rende orgogliosi di me. Lì c’è la risposta alla vostra domanda."

Sua madre e suo padre si voltarono a guardare la foto. C’era Tommaso ben vestito con una palla da tennis in mano ed un sorriso immenso. Orgoglioso di passare alle scuole medie. Orgoglioso di praticare uno sport che amava. I genitori di Tommaso si alzarono in silenzio, si avvicinarono alla foto e si guardarono negli occhi. I loro visi si rilassarono e scossero entrambi la testa vergognandosi del loro comportamento. Entrambi volevano il meglio per Tommaso. Non sarebbe stato più facile unire le forze ed aiutarlo invece di litigare? Lo guardarono e contemporaneamente, entrambi dissero "mi dispiace Tommaso".

Il Signore ci mostra sempre la via giusta da seguire

L'Impegno

Tommaso si era sentito in difficoltà perché non voleva deludere nessuno dei due. E alla fine, i suoi genitori hanno capito che dovevano scendere a compromessi per offrire il meglio a Tommaso. Come i genitori di Tommaso, i farisei e i seguaci del sovrano Erode misero Gesù davanti a una scelta. I farisei volevano che Gesù dicesse "No" alle tasse imposte dai romani, mentre i seguaci di Erode volevano che Gesù dicesse "Sì" alle tasse. Ognuno voleva che Gesù facesse quello che volevano loro, che li compiacesse. Ma, come Tommaso, Gesù mostrò loro una via diversa. Disse loro di prendere la decisione migliore per il bene della gente, non secondo la loro volontà. Disse loro di fare la scelta migliore, non quella dettata dal loro egoismo.

Riflessione finale: Prega perché tu possa sempre fare la scelta migliore. Chiedi a Dio di mostrarti la via. E ricorda agli altri di fare lo stesso.

giovedì 15 ottobre 2020

Figli del web, Influencer ed Ella-One

Figli del Web, Influencer, Instagram, Ella One

Proprio mentre ad Assisi, un ragazzo di 15 anni, genio dell’informatica e patito di Internet, veniva dichiarato beato, l’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) decideva di permettere alle minorenni di recarsi in farmacia ed acquistare la cosiddetta "pillola dei 5 giorni dopo" senza presentare la relativa prescrizione di un medico.

Il 10 Ottobre la Chiesa ed il mondo intero stavano guardando alla beatificazione di Carlo Acutis con lo stupore di chi si trova di fronte alla grandezza di un santo “della porta accanto”, di un ragazzo nato e cresciuto in una famiglia non praticante che si è adoperato per gli ultimi offrendo a Dio persino le sue sofferenze, perché, come ripeteva anche ai medici, c’era sempre qualcuno che soffriva di più.

Come ha detto con semplicità il Cardinale Agostino Vallini nell’omelia di beatificazione, “ciò che ha reso speciale la vita di Carlo Acutis è che era un ragazzo normale, semplice, spontaneo, simpatico, amava la natura e gli animali, giocava a calcio, aveva tanti amici suoi coetanei, era attratto dai mezzi moderni della comunicazione sociale, appassionato di informatica, e da autodidatta costruiva programmi per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza”.

“Muoio felice perché non ho mai sprecato un minuto della mia vita in cose che non piacciono a Dio”, disse Carlo alla sua mamma.

Carlo Acutis Influencer di Dio beato ad Assisi

L’influencer di Dio

Carlo Acutis, è il primo beato tra la generazione online, un testimone della fede, che anche in questi giorni continua a toccare la vita di tante persone. Sono gli stessi strumenti informatici a dircelo.

E’ noto, che Google conosce alla perfezione tutti i nostri movimenti, raccoglie le tracce che lasciamo al nostro passaggio, e crea un profilo dei nostri interessi, al fine di proporci pubblicità e comunicare con noi in modo pertinente.

Ebbene, venerdì 9 ottobre, giorno della veglia precedente alla cerimonia di beatificazione, Google ha registrato un’impennata di ricerche su “la vita di Carlo Acutis”, che è stato l’argomento più letto nella giornata. Questo ha fatto sì che tutti gli utenti che hanno effettuato questo tipo di ricerca, aperto l’articolo, accettato i cookies, e continuato nella lettura, hanno lasciato traccia delle loro azioni, hanno mostrato cioè un interesse che Google ha registrato. Questo significa che nei loro feed e nelle loro future ricerche, appariranno più frequentemente messaggi ed argomenti di pace, amore, fede.

Google inoltre conosce gli approfondimenti che eseguiamo quando leggiamo un articolo, o una notizia importante. Attorno a Carlo Acutis sono state ricercate parole, che difficilmente leggiamo tra i trends, come beatificazione, preghiera, veglia.

Persi fra app e social networks

Figli del web

Un messaggio ancora più prezioso in un’epoca in cui la piazza e le periferie esistenziali si sono trasferite nel digitale, dove i nostri figli hanno fra le mani i loro dispositivi online in ogni luogo e ad ogni ora della giornata, dove i social sono sempre accessibili e creano nuove forme di dipendenza.

Luoghi infestati dalla pornografia, dalla sessualizzazione precoce e dalle pericolose challenge mortali che solo qualche giorno fa hanno indotto al suicidio un bambino di 11 anni a Napoli.

Certo, le nostre piazze e le nostre periferie non erano affatto immuni da questi fenomeni, ma il digitale amplifica i fenomeni in modo esponenziale. Nel web la piazza diventa il mondo e le periferie sono i luoghi più oscuri da raggiungere rinchiusi nella propria cameretta.

Instagram, Tik Tok, Snapchat sono le App più utilizzate dagli adolescenti, mondi dove ragazze e ragazzi sono costantemente in vetrina e psicologicamente dipendenti dal giudizio degli altri, e questo purtroppo vale sempre di più per le ragazze.

Poi c’è il fenomeno degli influencers, una vera e propria rivoluzione, coloro che, attraverso i vari canali social, sono in grado appunto di influenzare le scelte dei consumatori. Giovanissimi, molto richiesti dalle aziende, che diventano i veri anelli di forza del marketing virale che oggi si muove e si espande soprattutto sui nuovi media. Un mio collega qualche giorno fa mi disse che sua figlia tredicenne voleva smettere di studiare perché tanto sarebbe presto diventata un’influencer. Tutti vorrebbero vivere come loro, apparentemente senza pensieri, immersi nella ricchezza e nel lusso sfrenato, nell’illusione di vivere una vita diversa da quella che si ha, solo acquistando i prodotti che nelle loro foto e nei loro video appaiono come la vera ricetta della felicità.

Sempre più giovani sognano di diventare influencer

Una generazione alla ricerca della gratificazione e del guadagno facile. Una ricerca condotta da Hope sui profili pubblici femminili di preadolescenti e adolescenti su Instagram ha riscontrato che “il numero di cuoricini, ovvero il consenso ricevuto principalmente da estranei, è proporzionale al livello di seduzione delle foto, scattate in posizioni languide, attraenti, attrattive o, comunque, in atteggiamenti non sessualmente neutri.” Detto in altre parole, la gratificazione arriva quando le ragazzine si espongono come oggetti sessuali. E quindi si percepiscono come oggetti sessuali.

Ella-One  

In questo quadro si inserisce la decisione dell’Aifa, un ente pubblico che opera sotto la direzione del Ministero della Salute che ha un Consiglio di Amministrazione composto di soli uomini, che stabilisce che una minorenne non deve avere nemmeno la ricetta medica per prendere la pillola dei cinque giorni dopo, un farmaco capace di alterare/inibire l'ovulazione o la normale evoluzione di una gravidanza iniziale a seconda della fase del ciclo in cui viene utilizzato.

Questo va assunto entro 5 giorni da un rapporto non protetto.  Non è una caramella, ma un farmaco in grado di provocare una serie di effetti collaterali pesanti.

Il Direttore Generale dell’Aifa, Nicola Magrini ha dichiarato che il farmaco in questione rappresenta “uno strumento altamente efficace per la contraccezione d’emergenza per le giovani che abbiano avuto un rapporto non protetto, entro i 5 giorni dal rapporto. Ed è anche, a mio avviso, uno strumento etico in quanto consente di evitare i momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze”.

Il vocabolario della lingua italiana alla voce Etica legge: “ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criterî per giudicare sulla moralità delle azioni umane”.

Cari genitori, cari papà, care mamme, non so se vi è chiaro il concetto. Qui vi si sta dicendo che una ragazzina di quattordici anni, perché oggi ci dicono che è a quella età che tante ragazzine diventano sessualmente attive, possa entrare in una farmacia in perfetta solitudine e senza minimamente essersi confrontata con un medico per capire quantomeno se ha malattie o allergie ai farmaci e farsi dare la pillola dei cinque giorni dopo. E vi si sta dicendo che questo è il vero bene.

Ella One e la solitudine di troppe adolescenti davanti a scelte importanti

Qui non si tratta di essere pro o contro l'aborto: non prendiamoci in giro, non la buttiamo sull'ideologia. Anche se è vero che il meccanismo d’azione di questo farmaco nel caso in cui venga assunto in contemporanea o dopo l’ovulazione, di fatto rende l'utero ostile all'embrione di pochissimi giorni in caso di avvenuto concepimento e quindi provoca un aborto, qui il punto è un altro.

Questa decisione di fatto banalizza la sessualità, riducendo il sesso a mero istinto, mirando ad abbassare sempre di più l’età del consenso agli atti sessuali. I nostri figli meritano più rispetto, meritano di vivere in una società che li aiuti a crescere e a diventare donne ed uomini che sappiano riconoscere quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri.

La famiglia non ha bisogno di chi le dica quante persone può invitare a cena, di chi in nome di quello che ci ostiniamo a chiamare libertà, pretende di sostituirsi a lei nell’educazione morale dei figli. Non ha bisogno di nuove pillole che educhino i giovani a trovare sempre la scorciatoia, il condono.

Poniamoci alcune domande. Se i minorenni non possono votare, guidare una macchina, comprare alcolici, comprare sigarette (anche elettroniche), fare un tatuaggio o un piercing, fare una lampada abbronzante, o soggiornare da solo in hotel perché secondo la nostra legge fino alla maggiore età non possono avere la piena responsabilità delle loro azioni, perché qualcuno ha deciso che possono fare questo tipo di scelte?

Chi ci guadagna con un’operazione questo tipo? 

venerdì 9 ottobre 2020

La festa di nozze è pronta

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 22,1-10 11 Ottobre 2020


La Parola

Mt. 22, 1-10

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».

Parola del Signore


Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio

Il Commento 

Daniela decise di organizzare una bellissima festa a sorpresa per la sua migliore amica, Sofia e coinvolse tutta la sua famiglia. Sua madre ordinò la torta, suo padre organizzò i giochi, suo fratello e sua sorella comprarono le decorazioni. Gli inviti invece li scelse personalmente, li scrisse a mano e li spedì a tutti i suoi amici. La madre di Daniela chiamò la madre di Sofia e si accordarono divertite sulla storia che avrebbero raccontato a Sofia il giorno del suo compleanno. La madre di Sofia la avrebbe spinta con una scusa ad andare a casa di Daniela e lì ci sarebbe stata la festa a sorpresa.

Il giorno prima della festa, la madre di Sofia chiamò la mamma di Daniela, purtroppo non aveva buone notizie. La nonna di Sofia morì improvvisamente e la sua famiglia si sarebbe recata fuori città per i funerali. Daniela era molto triste. Triste per la sua amica e triste per la sua famiglia che aveva dedicato così tanto tempo e sforzo per organizzare la festa. "Che cosa faremo con tutto il cibo e le decorazioni?" si chiese Daniela.

Ne discussero in famiglia e finalmente Daniela ebbe un’idea. "Portiamo tutto alla casa famiglia. Forse qualcuno ha bisogno di una festa!"

La madre di Daniela chiamò il rifugio e le risposero che c’era una ragazza di 15 anni sola che aveva compiuto gli anni proprio qualche giorno prima. Una festa a sorpresa avrebbe portato gioia a lei e all'intera casa. "Domani porteremo il cibo e le decorazioni alla casa famiglia", disse la madre di Daniela. "La festa sarà domani sera."

Il giorno dopo, la famiglia di Daniela si recò alla casa, decorò la stanza e preparò il cibo. Quando i ragazzi cominciarono ad arrivare, si fermarono alla porta e guardarono stupiti. "Che sta succedendo qui?" disse ad alta voce uno di loro. "WOW!" esclamò un altro. "Possiamo mangiare la torta?" chiese un terzo. Infine, arrivò la festeggiata e tutti iniziarono a cantare "buon compleanno". I sorrisi e le risate risuonarono attraverso le sale della casa fino giù per la strada. Nessuno aveva visto quei ragazzi e quelle ragazze così felici da tanto tempo.

"Questa è la migliore festa di compleanno a sorpresa che avremmo mai potuto organizzare", sussurrò Daniela a sua madre.


la bellezza della condivisione


L'Impegno

Come Daniela, Dio ci invita ad una festa. Alcuni di noi non vogliono andare. Molti vanno. Quando rifiutiamo l’invito di Dio, Lui invita altre persone, anche i poveri e i senzatetto. Dio ci dà una scelta. Siamo pronti a rispondere "Sì?" E, siamo pronti ad invitare gli altri a unirsi a noi alla festa organizzata dal Signore? Daniela lo ha fatto quando ha deciso di condividere la sua festa con i ragazzi e le ragazze della casa famiglia.

Come possiamo condividere ciò che abbiamo con gli altri?

giovedì 8 ottobre 2020

Perché uomini e donne amano in modo così diverso?

 

Un cuore disegnato su una finestra appannata

In una coppia, la maniera di amare non è affatto omogenea

Diciamocelo chiaramente: donne e uomini hanno modi completamente diversi di amare e di sentirsi amati.

E più passano gli anni, più nel matrimonio queste differenze emergono, si manifestano, escono allo scoperto. L’uomo tende a chiudersi, a diventare sempre più silenzioso, entra in quel mondo in cui “nessuna nuova buona nuova”, mentre per la donna succede esattamente il contrario, lei ha bisogno di parlare, di dire tutto quello che sente. E qui cominciano i malintesi.

“Mi critichi sempre!”

Cari uomini, quante volte avete pronunciato questa frase, o quante volte l’avete tenuta chiusa nel vostro silenzio mentre vi feriva dentro? Io devo essere onesto, a me è successo tante volte, ed ogni volta quella frase non pronunciata riapriva la ferita, che si invecchiava, ma non si rimarginava.

Fino a qualche giorno fa, fino a quella sera in cui questa frase l’ho pronunciata, con un pizzico di amarezza, con quel rimorso che ti arriva dritto allo stomaco proprio mentre stai parlando e che ti fa rendere conto che quelle tue parole possono trasformarsi in una miccia, e far esplodere una discussione.

E invece la sorpresa, lo schiaffo dell’amore nella risposta di Diane. “Non ti sto affatto criticando, te lo sto dicendo perché ti amo e perché voglio aiutarti ad accorgerti dei tuoi errori.” Diane non voleva essere né dura né violenta, tutto al contrario!

In questi anni di matrimonio ho imparato che nella coppia, quasi tutti gli sforzi della donna hanno per finalità la fortificazione del legame tra gli sposi, lo stabilimento di una connessione più forte: è la loro missione, è così che Dio le ha create. Lo so, a volte è difficile da comprendere, ma se noi uomini riusciamo a capirlo, ad accettarlo incondizionatamente, allora riusciremo a digerire anche questa “amorosa critica” in modo molto diverso.

Non addormentatevi mai senza prima aver fatto la pace

Certo, a volte capita che questa “amorosa critica” arrivi nel momento sbagliato, con toni sbagliati, accompagnata da un viso poco amorevole e da un tono di voce un tantino elevato. Avete già visto questa scena? Noi uomini in questi casi ci sentiamo attaccati, ma come nel mio caso cerchiamo di rimanere in silenzio, perché sappiamo che se reagissimo potremmo usare parole troppo forti e il loro significato potrebbe essere male interpretato. Ci ritiriamo nel silenzio, non per scappare o per ignorare nostra moglie, ma per amore, per non apparire o diventare noi stessi violenti anche solo a parole.

Ma il silenzio ottiene l’effetto contrario, per una donna vedere il marito chiudersi nel silenzio è un’offesa, una mancanza di rispetto.

Lei parla per amore e lui si offende, lui tace per amore e lei si offende.

Ma il Signore non ci ha creati per la nostra felicità? Allora ha ragione chi dice che per essere felici è meglio non sposarsi.

La parola

Per trovare la luce e comprendere quali siano i nostri differenti bisogni, gli sposi cristiani si affidano alle Scritture. Alle volte, la Parola di Dio contiene parole sorprendenti. San Paolo nella lettera agli Efesini ci dice:

“Ciascuno ami la moglie come sé stesso, e la donna abbia rispetto per il marito.” Ef 5,33

Ciascuno ami la moglie come sé stesso, e la donna abbia rispetto per il marito

Dunque, l’uomo deve amare la moglie e la donna rispettare il marito. Ma perché questa differenza? San Paolo non vuol dire, ovviamente, che l’uomo non deve rispettare la moglie e che la donna non deve amare il marito: al contrario, si tratta di superare le tendenze naturali di ciascuno andare oltre ed incontrarsi.

Il tempo smorza gli entusiasmi, la fase dell’innamoramento lascia il campo alla routine della vita, e per un uomo, dopo qualche anno di matrimonio diventa meno naturale avere per sua moglie parole amabili, sguardi benevoli, gesti di tenerezza… Gli viene più difficile dirle con tutto il cuore “ti amo, amore mio!”. Per la donna invece, col tempo diventa meno naturale rispettare il marito, ammirarlo, essere sempre positiva senza criticarlo. Le viene più difficile dirgli con cuore sincero “ti ammiro, amore mio!”. Per l’uno come per l’altra, questi comportamenti diventano meno naturali, ma non devono diventare impossibili. C’è in gioco la nostra vocazione, il nostro coniuge, la nostra coppia.

Il vero amore

“Il vero amore cresce con le difficoltà, quello falso si spegne. Per esperienza sappiamo che quando sopportiamo prove difficili da parte di qualcuno che amiamo l’amore non si distrugge, ma cresce”.

Il vero amore cresce con le difficoltà

Non sono parole estratte da un libro di sociologia, o da qualche manuale di consulenza coniugale, ma una frase di San Tommaso d’Aquino che ci presenta un amore che diventa forte nella dedizione, diventa resiliente, duraturo, eterno.

Questo è il progetto di Dio per l’uomo e la donna. Creature diverse che proprio grazie alle differenze capiscono di essere stati creati per il dono di sé, per oltrepassare queste differenze e scoprire la loro maniera di amare.

Se questa sera amerete l’altro un po’ di più, un po’ meglio, allora l’amore di Dio abiterà nella vostra casa un po’ di più.

venerdì 2 ottobre 2020

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 21,33-43 2 Ottobre 2020

La Parola

Mt. 21, 33-43

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!.

Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!.

Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Parola del Signore


Il Commento 

Perché gli agricoltori hanno voluto uccidere i lavoratori inviati dal proprietario della vigna e suo figlio? Erano molto più che egoisti. Al tempo di Gesù, era consuetudine che ricchi uomini d'affari di altri paesi venissero a comprare dei terreni nella terra dove Gesù visse. Questi stranieri assumevano poi gli agricoltori per lavorare nei campi, ma li pagavano talmente poco che questi potevano a malapena nutrire le loro famiglie. I poveri agricoltori erano affamati, mentre i ricchi proprietari stranieri diventavano sempre più ricchi. Gli agricoltori odiavano i proprietari terrieri per il loro egoismo e perché erano stranieri. Gli agricoltori avevano dei pregiudizi.

 

Integrazione e solidarietà fra bambini


Giovanni, Bilal e Sule sono amici, ma sono uno diverso dall’altro. Giovanni è nato in Italia ed è cattolico. Bilal è nato ad Algeri ed è mussulmano. Sule è nato in Congo ed è africano. I tre sono davvero buoni amici, stanno sempre insieme a scuola, dopo la scuola e nei fine settimana.

Un giorno, i ragazzi stavano facendo un giro con le loro biciclette sul ponte ferroviario. Improvvisamente, Sule si fermò, mentre gli altri ragazzi continuarono. Ad un certo punto gli altri due si girarono per cercare il loro amico. Quando videro Sule, si accorsero che stava piangendo e si voltarono a guardare cosa avesse attirato la sua attenzione. Su un muro, scritte con una bomboletta di vernice spray c’erano parole di contro gli africani. Parole violente.

"Perché le persone ci odiano?" Chiese Sule. Ma né Giovanni ne Bilal seppero rispondergli.

Quella sera, tutti e tre raccontarono quanto successo ai loro genitori. Perché la gente ha pregiudizi? Tutti i genitori diedero ai ragazzi la stessa risposta. Il pregiudizio inizia quando le persone non comunicano tra loro. Quando c’è un malinteso. L'incomprensione poi porta alla rabbia. E la rabbia porta all'odio. Quando le persone odiano si dimenticano del malinteso, arriva il pregiudizio, l’odio senza ragione. E il pregiudizio può portare alla violenza.

Nei giorni a seguire, i ragazzi parlarono molto di quelle parole d’odio scritte sul ponte ferroviario, e giunsero ad un accordo. Se le parole fossero state lasciate lì, avrebbero potuto ispirare pregiudizio e violenza. Presero una decisione. Il fine settimana seguente, andarono al ponte con lattine di vernice e pennelli, e dopo qualche pennellata, le parole erano scomparse.

"Grazie" disse Sule agli altri ragazzi. "Questo significa molto per me."

"Sule," disse Bilal, "quelle parole avrebbero potuto essere rivolte contro ognuno. Ho visto parole di odio anche contro mussulmani e cristiani. Ci sono molte persone con pregiudizi e noi dobbiamo combattere i pregiudizi".

"Questa vernice è il nostro modo di combattere l'odio", disse Giovanni.


L'Impegno

Dipingiamo i muri con i colori della vita

Quando Gesù raccontò la storia dei contadini, cercò di far capire a chi lo ascoltava che le persone che odiano e usano la violenza saranno punite. Ma Gesù vuole da noi qualcosa di meglio. Vuole che la gente faccia ciò che è giusto, come fecero Bilal, Sule e Giovanni. Vuole che le persone siano amiche e combattano insieme contro i pregiudizi.

Pregate per le persone che odiano. Pregate per i vostri nemici. Pregate perché un giorno possiamo tutti diventare una grande famiglia.