venerdì 7 maggio 2021

Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,9-17


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.


Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.


Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Parola del Signore


L'amore del Padre

Il Commento


Ricordate l’invito che ci fece Gesù la settimana scorsa? “Rimanete in me”


Con le sue parole abbiamo capito quanto è importante restare connessi con il Signore e saper riconoscere la sua voce, e che da soli non possiamo fare nulla.


Nel Vangelo di oggi Gesù continua il discorso iniziato domenica scorsa ed aggiunge qualcosa in più, ci dice “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”.

Praticamente Gesù ci sta dicendo che ama ciascuno di noi dello stesso amore con cui Lui, che è il Figlio Unigenito, è amato da Dio Padre.


Pensate ai vostri papà e alle vostre mamme, pensate a quanto bene vi vogliono considerando tutto quello che ogni giorno fanno per voi, i loro sacrifici, le loro cure, le loro preoccupazioni. Tutto per darvi una vita la più serena possibile…

Gesù, proprio come i vostri papà e le vostre mamme non sta dicendo: “Vi voglio bene perché siete bravi, perché siete buoni, perché mi obbedite...” No, Lui ci ama comunque, ci ama in ogni caso! Ci ama di un amore immenso, un amore divino.


Noi non sempre ci rendiamo conto di questo amore perché il nostro cuore e la nostra mente sono spesso distratti dalle cose che danno la gioia che passa subito, non la gioia che dura per sempre, che è la gioia di Gesù!


"Rimanete nel mio amore".


Se davvero rimanessimo nell'amore, tutto funzionerebbe a meraviglia: non ci sarebbero più né forti né deboli, né ricchi né poveri, non ci sarebbero più né emarginati né prepotenti... il mondo sarebbe veramente come Dio lo ha pensato nel momento della Creazione. La pace regnerebbe ovunque, e la sofferenza non esisterebbe più. 


Il Signore ci chiede di impegnarci affinché il suo Regno di gioia sia realtà già da ora, in questa nostra terra, e lo chiede in modo particolare a voi bambini, perché siete voi la nuova giovane umanità che può cambiare il mondo, che può ri-costruirlo secondo il modello di Gesù!


Ora vi starete chiedendo “Come possiamo fare, come si fa a rimanere nell’amore di Gesù?”


Rimanere nell’amore di Gesù significa rimanere nell’amore dei nostri genitori, dei fratelli, degli amici, di tutti coloro che ci sono cari, di tutti coloro con cui condividiamo le nostre giornate.


Bastano due piccoli passi. Il primo è riconoscere di essere amati: troppo spesso quasi non ci accorgiamo di quanto siamo amati! Tutto quello che di bello e buono c’è nella nostra vita ci sembra giusto ed ovvio e quindi finiamo col dare poca importanza a cose che invece sono preziosissime! 


Quindi, per rimanere nell’amore, bisogna allenarsi a riconoscere i gesti, le situazioni e le parole, che ci fanno sentire circondati dall’amore, immersi nell’amore! 


I gesti come la carezza della mamma che ci sveglia al mattino... il sorriso di papà all’uscita di scuola, in mezzo alle facce di tutti gli altri genitori... il profumo della cena che arriva fino al divano... vestiti caldi, asciutti e puliti da indossare dopo una doccia... le lenzuola fresche per sogni bellissimi... il bacio della buonanotte… e tanti tanti altri ancora.


E le parole che fanno circolare l’amore: ti voglio bene... grazie... sono contento per te... ti chiedo scusa... facciamo pace... proviamo insieme... che bravo che sei...non ti scoraggiare... mi fido di te... sei prezioso...


Ecco, riconoscere quanto amore c’è nella nostra vita, quanta ricchezza di affetto, di doni, di gioia, abbiamo ogni giorno, è il primo passo per rimanere nell’amore di Gesù e ci prepara per il secondo passo: dire e dare l’amore. 


Gesù ci chiama a dire e a dare amore. E io come faccio a dire e dare amore?


Provate a dire l’amore con le parole gentili e affettuose. Non c’è da aver paura o vergogna a dire con sincerità “ti voglio bene” ai genitori, ai fratelli, alle sorelle, agli amici...


Provate a dire l’amore con le parole di incoraggiamento verso chi è sfiduciato, chi ha l’impressione di non riuscire, di non farcela.


Provate a dire l’amore con le parole di conforto per chi è solo, triste, ammalato, preoccupato.


Provate a dire l’amore con le parole di lode rivolte con semplicità a chiunque le merita: al compagno che è andato bene a un’interrogazione, all’amico che ha segnato un bel goal, all’amica per il suo saggio di danza, alla mamma per la buonissima pasta al forno, al papà per la bici che ha riparato così bene...


Ci sono tantissimi modi per dire l’amore e sono sicuro che ognuno di voi può trovarne di nuovi!


Ma non dimentichiamo che possiamo anche dare l’amore, con gesti semplici, come aiutare in casa, offrendo il perdono a chi ci ha fatto del male, portando pazienza verso chi ci sta un po’ antipatico, impegnandoci a fondo nei nostri doveri di scuola, obbedendo ai genitori, comportandoci con rispetto verso tutti, mettendo in comune una merenda, un gioco… 


Due bimbi e la macchina


L'Impegno


Se ci alleniamo a riconoscere l’amore presente nella nostra vita e se non ci stanchiamo di dire e dare l’amore ogni giorno, possiamo essere certi che sapremo rimanere nell’amore di Gesù e saremo testimoni di questo amore vero, profondo e in fin dei conti così semplice da realizzare, ma che ha la forza di cambiare il mondo.


Allora, siete pronti a diventare testimoni dell’amore di Gesù?


Vi dico un segreto che vi aiuterà a riuscirci. In ogni circostanza o situazione in cui dovete fare una scelta ponetevi questa domanda: "Come si comporterebbe ora Gesù?”.


Sono sicuro che troverete dentro di voi la risposta giusta e che sarete voi a portare luce e amore in questo mondo, proprio come vi chiede Gesù.


Buona domenica


venerdì 30 aprile 2021

Io sono la vite vera

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,1-8


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Parola del Signore.


Restate in me e darete frutto

Il Commento


Avete mai visto una vite? Non questa, ma la pianta. E’ un albero piccolo, basso con dei rami che sembrano dei sottili filamenti verdi, i tralci che portano il frutto e si legano al tronco della vite perché altrimenti crollerebbero e la nostra buona uva non riuscirebbe a nascere.


Ora pensate a cosa succede ad un ramo che viene spezzato da un albero. Si secca e muore. La stessa cosa succede ad un tralcio che viene spezzato dalla vite. Si secca, muore e non produce più uva. Diventa utile solo come legna da ardere.


Gesù nel Vangelo di oggi usa un’immagine semplice. Ci dice: "Io sono la vera vite, voi siete i tralci. Se rimarrete in me darete molto frutto, ma senza di me non potete fare nulla."


Gesù vuole che noi produciamo frutti. Frutti buoni come gentilezza, generosità, amicizia. Ma soprattutto vuole che amiamo il nostro prossimo così come Lui ci ama. 

Lo so, non è facile, abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno del suo aiuto. Come il tralcio  ha bisogno di restare collegato alla vite per produrre frutti, tu ed io dobbiamo restare collegati a Gesù per crescere e produrre i buoni frutti che Dio si aspetta da noi. Ma se ci allontaniamo da Gesù, le nostre foglie inizieranno ad appassire per poi morire e noi non saremo più in grado di produrre alcun frutto.


Gesù stesso paragona il suo rapporto con noi all'immagine della vite e dei tralci. Il tralcio, che porta frutto, Dio Padre lo pota perché il frutto sia più abbondante. Non dobbiamo, quindi, scoraggiarci di fronte alle difficoltà e alle sofferenze: esse servono per farci crescere bene. Gesù desidera restare collegato,  in comunione con ognuno di noi, per cui non dobbiamo sentirci mai abbandonati.


Il filo invisibile che ci permette di restare «in connessione» con Dio è la preghiera, e la forza che stabilisce questa connessione è lo Spirito Santo, che è Amore. Apriamoci allora a lui con la preghiera.


Preghiamo lo Spirito Santo

L'Impegno


Signore Gesù, non è semplice «connettersi» con te, e riconoscere la tua Voce tra le tante voci che ascolto ogni giorno. Spesso mi fermo a sentire solo ciò che mi piace e rimango «scollegato» da te. Le mie parole e i miei gesti non sempre esprimono vita, amore, gioia, anzi, tante volte, offendono e arrecano sofferenza agli altri.


Aiutami, Signore Gesù, a comprendere il tuo grande amore per me, a prendermi del tempo per «collegarmi» con te, ascoltare la tua Parola, celebrare e accogliere il tuo dono nella Messa, per lasciarti vivere in me ed essere, ogni giorno, testimone della tua tenerezza.


mercoledì 28 aprile 2021

Il Rosario a Maggio da 30 Santuari del mondo

La preghiera del Rosario in famiglia

Il mondo invocherà Maria durante tutto il prossimo mese di maggio con il rosario quotidiano 


Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio”. Questo è il tema scelto da Papa Francesco per la maratona di preghiera per invocare la fine della pandemia che coinvolgerà in modo speciale 30 Santuari del mondo con la recita del Rosario durante tutto il mese di maggio. Un atto di affidamento a Maria, la madre che Gesù ci ha regalato dalla croce affinché non fossimo mai soli, colei che alle nozze di Cana era attenta ai bisogni degli sposi e che continua a stare attenta a noi anche oggi. Soprattutto nei momenti difficili. Il Santo Padre ci invita a rivolgerci a Maria, perché accolga questa domanda come una madre che sa ciò di cui noi abbiamo bisogno, e interceda presso Dio per il suo popolo. 


Il Rosario sarà recitato ogni giorno alle 18.00 e trasmesso in diretta sui canali ufficiali della Santa Sede. Papa Francesco aprirà personalmente la preghiera primo maggio e la concluderà il 31 maggio. 


Il Rosario il 9 Maggio a Loreto


Fra i santuari scelti dal Santo Padre per questa iniziativa c'è anche il Santuario della Santa Casa di Loreto, che ospiterà la preghiera Domenica 9 Maggio. Come disse il nostro Arcivescovo Mons. Fabio Dal Cin lo scorso anno in occasione della recita del santo Rosario il 30 Maggio in collegamento con il Papa e con molti altri santuari del mondo, "continuare questa preghiera anche dalla Santa Casa è un grande messaggio, perché la Casa di Maria è la casa di tutti i figli di Dio, è la casa di tutta l'umanità; è la casa aperta a tutti i popoli e credo che proprio in questo momento, che avvertiamo che da soli non possiamo realizzare il bene ma dobbiamo essere uniti con gli altri, questo grande messaggio di unità ci aiuta tutti, ci apre tutti ad essere un cuor solo e un'anima sola." 


Santuario Santa Casa

Nessuno si salva da solo


Sono trascorsi dodici mesi, ma queste parole dell'Arcivescovo di Loreto sono più che mai attuali. In questo lungo periodo di pandemia abbiamo forse finalmente capito che nessuno si salva da solo, che abbiamo bisogno di agire, pensare e pregare in unità. Abbiamo bisogno di riscoprire il valore della comunione, della comunità, ripartendo proprio dalle quelle più piccole, dalle nostre famiglie, luoghi dove siamo tornati, a volte anche forzatamente, a vivere e a condividere. Non è stato facile, non ci eravamo più abituati. Abbiamo dovuto toglierci le maschere e farle togliere a chi ci stava accanto, e a volte quello che abbiamo trovato non ci è piaciuto. ma se ci crede davvero, la famiglia ha in sé la forza per ripartire, per ricominciare. Lo Spirito Santo effuso sugli sposi nel giorno delle nozze, è quella forza d'amore che se pregato ed invocato ci aiuta a vincere il mondo. 


Lasciamoci allora coinvolgere dallo Spirito Santo in questa iniziativa, e prendiamoci questo tempo. Si tratta di trovare meno di mezzora al giorno, per unirci alla Chiesa che prega, per invocare la fine di questa pandemia che sta uccidendo il corpo e l'anima, che sta annientando comunione e comunità, che ci sta isolando nel nostro piccolo mondo. Dovunque tu sia, da sabato primo maggio, alle 18.00 fermati, se puoi prendi in mano una corona del Rosario e prega. Prega con tutta la chiesa, ma soprattutto prega con chi ti sta accanto, con il tuo coniuge, con i tuoi figli, con i tuoi genitori, con i tuoi amici, con i tuoi colleghi. 


Maggio mese del Rosario

Pregare il rosario in famiglia


Se ti sembra una sfida, accettala. Porta la potenza della preghiera del Rosario nella tua famiglia, magari a piccoli passi, magari in punta di piedi. Recitare il rosario in famiglia significa meditare e rivivere l'amore di Maria, nostra madre per Gesù, e questo ci renderà ancora più uniti e ci aiuterà a superare ogni prova. 






venerdì 23 aprile 2021

Io sono il buon pastore

A piccoli passi...
Un breve commento per avvicinare bambini e ragazzi al Vangelo della domenica

La parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 10,11-18


In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.


Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.


Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


Parola del Signore


Il pastore e le sue pecore


Il Commento

Sapete cos’è un pastore? Ma certo che lo sapete. Il pastore è colui che si prende cura delle pecore. 

E sapete cos'è un vincastro? È un bastone di salice curvato nella sommità che risultava essere molto utile al pastore. Se una pecora prendeva una direzione sbagliata, il pastore poteva accompagnarla nel gregge usando il vincastro. Serviva al pastore, sia per difendere se stesso e il gregge dagli assalti dei briganti e dei lupi, sia come sostegno per se stesso e gli agnelli ancora piccoli, quando camminavano e pascolavano sui terreni impervi. Il pastore è la persona che si prende cura del gregge, che è responsabile delle sue pecore.


Per noi, oggi, non è così facile immaginare la vita di un pastore: è un'esperienza lontana da noi e probabilmente sappiamo poco di come vive un pastore, perciò abbiamo deciso di raccontarvi una breve storia per capire cosa significa occuparsi degli altri.


Alessia è una ragazza di 13 anni. La scorsa estate decise di comprarsi un monopattino elettrico, e così pensò bene di iniziare a fare la pet-sitter. Si sarebbe presa cura degli animali domestici delle persone che andavano in vacanza. avrebbe portato a passeggio i cani, avrebbe fatto loro il bagno, pulito le gabbie degli uccellini, dato loro il cibo, insomma tutto ciò di cui avrebbero avuto bisogno. Nel suo quartiere c’erano tanti animali domestici e l’idea le sembrò perfetta.


E fu proprio così. Quando i suoi vicini seppero della sua intenzione, il suo telefono iniziò a squillare e la lista delle prenotazioni iniziò a riempirsi. Prima ancora di rendersene conto si trovò con tutta l’estate prenotata.


Il primo giorno si dovette occupare di cinque animali. Portare a passeggio il cane della signora Rossi, prendersi cura del gatto della famiglia Bianchi, poi andare dai Gracchi in fondo alla via per pulire la gabbia degli uccellini e far loro cibo e acqua. La sua migliore amica poi, le aveva lasciato una tartaruga, e per ultimo c’era il criceto dei Magrini e bisognava far attenzione che non scappasse mentre lei puliva la gabbia.


Alessia era stremata. Aveva impiegato mezza giornata per un lavoro che pensava le prendesse solo un paio d’ore. Diede un’occhiata all’agenda della settimana e si accorse che ogni giorno era così pieno di impegni. Non era affatto divertente.


“Non pensavo che prendersi cura degli animali fosse così difficile” disse alla mamma, “c’è tanto lavoro e tanta responsabilità!”


Alessia non mollò, lavorò duro per tutta l’estate e alla fine non solo guadagnò abbastanza per comprarsi il monopattino elettrico, ma tutti quegli animali domestici diventarono un po’ anche i suoi e ognuno di loro aveva trovato un posto nel suo cuore.


L’amore e l’attenzione che Alessia donava agli animali fu subito notato da tutto il vicinato. Alcuni le chiesero di prenotarsi già per l’anno successivo e tutti iniziarono a chiamarla la "Pet Girl."


Nel Vangelo di oggi Gesù ci dice che Lui è il "Buon Pastore," perché, proprio come Alessia, ama le sue pecore. Ha dato tutto se stesso per loro, fino a donare la sua stessa vita, fino a morire per il suo gregge, per ognuno di noi. 


La certezza più bella, per noi, è sapere di far parte proprio di quel gregge, di essere anche noi tra le pecore amate, conosciute, difese dal Buon Pastore.


Preghiamo insieme

L'impegno

Ci sentiamo così, ogni giorno, pecorelle circondate dalla tenerezza del nostro Pastore Gesù? Fermiamoci un istante e, nel silenzio del cuore, preghiamo:

Gesù, mio Pastore,

fa che nei momenti difficili, io ricordi di essere sempre protetto dalla forza del tuo Spirito.

Gesù, mio Pastore,

fa che nei giorni tristi, risuoni dentro il mio cuore la tua voce che consola e sostiene.

Gesù, mio Pastore,

quando mi sento solo e spaventato, conducimi tu, con dolcezza, perché ogni mio passo sia dietro di te, al sicuro da ogni male, nella certezza che tu mi vuoi infinitamente bene, fino ad offrire la tua vita per me!


Amen


giovedì 22 aprile 2021

Gli sposi diventano santi vivendo le nozze

Breve riflessione sulla bellezza del matrimonio dopo 15 anni di vita da sposati


Lunedì sera Diane ed io abbiamo seguito l’incontro di pastorale familiare online proposto dalla diocesi di Loreto con Don Carlo Rocchetta. Dopo la bella e intensa catechesi sulla spiritualità coniugale e familiare, ci siamo divisi in stanze virtuali per qualche minuto di condivisione. La stanza virtuale doveva essere composta da tre coppie, ma una delle tre aveva microfono e video spenti e così abbiamo iniziato a dialogare con una coppia di Agrigento.

Dopo qualche minuto si accende anche la terza finestra ed appaiono i visi belli e sorridenti di una coppia con qualche primavera alle spalle. Non ricordo i loro nomi, sono veramente pessimo quanto a memoria per i nomi, ma non dimenticherò mai i loro visi.


Loreto Family

 

Sono di Livorno, sposati da un tot di anni, con sei figli e tanti nipotini. La figlia maggiore ha 46 anni e il figlio più piccolo ne ha 30. L’amore che sgorgava dai loro occhi, i loro sorrisi e le loro parole sono state la testimonianza viva di quanto ascoltato fino a quel momento. A nulla valgono le belle catechesi, i bei discorsi se poi non riusciamo a toccare con mano, a guardare negli occhi, il frutto di una vita di coppia vissuta con Gesù, guidata dallo Spirito, in cammino verso Dio Padre.


Se è vero che come ci diceva Don Carlo Rocchetta una coppia diventa ciò che celebra, ecco allora che negli sguardi e nelle parole intrise di tenerezza di quei coniugi si riconosceva l’amore trinitario che è accoglienza, dono e condivisione.


Ho guardato Diane, il suo viso stanco dopo una giornata intensa, ho pensato a noi due, a tutte le esperienze fatte insieme, alle nostre gioie, alle nostre sofferenze, ai nostri figli, e a quanto sarebbe bello invecchiare insieme così, come quella coppia di nonni di Livorno.


Oggi il nostro cammino matrimoniale compie 15 anni. Abbiamo attraversato diversi guadi, alcuni con l’acqua che arrivava alla gola. Abbiamo imparato a risceglierci, riscoprirci, riamarci ogni giorno. Stiamo crescendo insieme amandoci, donandoci l’uno all’altra. Diane mi sta aiutando a diventare più uomo, giorno dopo giorno, e lo stesso cerco di fare io, far diventare mia moglie più donna, ogni giorno di più. Non la donna che voglio io, ma la donna stupenda che il Signore ha scelto per me, quella creatura meravigliosa che lui ha pensato e creato nel segreto.



Il che non significa perfetta, ma perfetta per me, perché insieme possiamo diventare specchio positivo l’uno dell’altra, immagine della Santa Trinità.


Oggi celebriamo noi stessi, il sogno di Dio che si riflette nel nostro sogno di una famiglia che cammina sulle orme di Cristo, che si ciba della preghiera, della Parola e dell'Eucaristia, pane e vino che ci aiuta a camminare. Il sogno di una coppia che ha scoperto la forza unificante dello Spirito Santo, che continua a cadere, a volte a farsi anche male, ma che continua a prendersi cura l’uno dell’altra con tenerezza, dove uno si fa medico dell’altra e non giudice, dove cerchiamo di prenderci cura delle ferite dell’altro, quelle appena aperte e quelle che non si sono mai rimarginate.


E ci prendiamo un impegno. Cercheremo di fare ogni giorno più nostro l’ABC della tenerezza di coppia di cui parla Don Carlo Rocchetta. Di cosa si tratta? E’ davvero semplice

Abbracci - Baci - Carezze


Provate anche voi… funziona davvero.