mercoledì 14 luglio 2021

I doni dello Spirito Santo: La Pietà


Oggi scopriamo insieme il dono della Pietà 

Nella tappa precedente di questo nostro viaggio alla scoperta dello Spirito Santo e dei suoi doni, abbiamo appreso che lo Spirito Santo ci regala la paura, o meglio, le sante paure, quelle che dobbiamo avere e che diventano la nostra sapienza.

Oggi vogliamo soffermarci su un dono dello Spirito Santo che tante volte viene frainteso o considerato in modo superficiale, e invece tocca nel cuore la nostra identità e la nostra vita cristiana: si tratta del dono della pietà.

Che cos'è la Pietà?

Cominciamo subito con il porci una domanda: Che cos'è la pietà? Cosa vuol dire avere pietà?

Siamo abituati ad utilizzare questo termine soprattutto in un'espressione "Mi fai pietà", esprimendo così un sentimento misto di compassione, benevolenza e tolleranza.

C'è poi la pietà popolare, che è lo slancio, l'istinto religioso, un modo del popolo di vivere la fede, seguendo tradizioni spirituali tramandate nei secoli. 

Ma la Pietà che regala lo Spirito Santo è tutt'altra cosa. Quando opera lo Spirito, pietà vuol dire dolcezza, amore.

La Pietà è quel dono per cui ti senti il cuore dolce quando ti parlano di Dio, allo stesso modo in cui ti si addolcisce il cuore quando ti parlano di una persona che ami, di un luogo che ha un significato speciale nella tua vita, di un avvenimento felice. Ti si addolcisce il cuore.

La Pietà di Dio

Se con il Timore di Dio capiamo cosa dobbiamo evitare, la Pietà ci aiuta a capire quello che dobbiamo cercare, a cosa dobbiamo anelare, cosa dobbiamo tenera a cuore. L'amore di Dio, la sua Tenerezza. L'immenso amore che Dio ha per noi, che ha sempre avuto per te e per me. La pietà ci aiuta a fare memoria di quanto Dio ci ha amato, di quanto è stato tenero con noi. Quando lo Spirito Santo ci fa percepire la presenza del Signore e tutto il suo amore per noi, ci riscalda il cuore e suscita in noi la gratitudine e la lode. 

L'Apostolo Giovanni nella Prima Lettera al Capitolo 4 Versetto 19 ci diche che "Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo".

Un cuore nuovo

Fai tesoro della generosità di Dio verso di te, e nel tuo cuore sorgerà la Pietà, quella tenerezza che nasce nella tua anima quando ti rendi conto che hai accanto qualcuno che non si è mai negato a te, che ha sempre avuto pazienza con te, che ti ha lavato con fiumi di misericordia. 

Se hai conosciuto la tenerezza di Dio, il suo modo di amarti, di perdonarti, e di prendersi cura di te, allora non potrai far altro che amare, perché il tuo non è più un cuore di pietra ma di carne, che sa amare.

La tenerezza di Dio

Lo Spirito Santo ti dona la Pietà per gli altri. Se Dio è stato così buono e misericordioso con me, come posso io trattare male gli altri.

L'amore ricevuto diventa amore verso il prossimo, a cominciare dalle persone che abbiamo affianco, che condividono il nostro tempo, la nostra vita. 

Il dono della Pietà significa essere davvero capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno. 

La Pietà è quel dono dello Spirito Santo che ti mette un dolore nel cuore, perché ti sembrerà di aver fatto sempre troppo poco per le persone che ami. 

Buon Cammino


martedì 22 giugno 2021

I doni dello Spirito Santo: Il Timore di Dio

Nella seconda fase di questo viaggio alla scoperta dello Spirito Santo iniziamo a conoscere i suoi doni

Nei due flash precedenti abbiamo cercato di conoscere un po' meglio lo Spirito Santo, il Gigante Invisibile e come agisce su di noi personalmente e sulla coppia di sposi.

Oggi iniziamo la seconda fase di questo viaggio e cominciamo a capire come lavora lo Spirito Santo andando alla scoperta dei suoi doni.

Ne parla per primo il Profeta Isaia al capitolo 11, presentando i doni che lo Spirito concederà al Messia. A questo passo biblico fa riferimento il Vescovo quando durante la cerimonia della Cresima, stende le mani sui cresimandi e fa un elenco dei sette doni dello Spirito Santo, partendo dal più grande, la Sapienza a cui fanno seguito l'Intelletto, la Scienza, la Fortezza, il Consiglio, la Pietà e il Timore di Dio.

I doni dello Spirito Santo

Il Principio della sapienza è il Timore di Dio

Il nostro viaggio parte proprio dall'ultimo, dal Timore di Dio, perché come si legge nella Siracide al capitolo 1 versetto 14, Il principio della sapienza è il timore di Dio.

Potremmo quindi affermare che quando lo Spirito Santo entra nel nostro cuore, ci regala la paura. Eppure noi eravamo convinti che lo Spirito Santo ci liberasse dalle nostre paure, e invece la Parola ci dice che possiamo arrivare alla sapienza solo se partiamo dalla paura.

Ma cosa è il Timore di Dio? Cosa vuol dire avere paura di Dio?

In realtà ci sono due tipi di paura.

C'è una paura oggettiva che incute rispetto. Dio va amato e rispettato, come Padre e Creatore.

C'è poi una paura soggettiva, il timore che ci viene regalato da Lui, opposto alle tante, troppe inutili paure che ci regala il mondo.

La frase precedente andrebbe dunque riscritta in questi termini: quando lo Spirito Santo entra nel nostro cuore, ci regala le paure giuste.

Esistono infatti paure che sono solo distruttive, o che tendono ad esserlo, a chiuderci, a umiliarci, ed esistono poi le paure buone per cui certi dolori, certi errori, certe situazioni che abbiamo vissuto, subito, o inflitto ad altri, ci hanno regalato delle Sante Paure. Volete sapere qual è la vera paura, la saggia paura? La paura di non amare veramente!

Il Timore di Dio

Le Sagge Paure

Quante paure abbiamo avuto nella nostra vita, quante ne abbiamo ora, proprio mentre stiamo leggendo queste parole, ma fino a quando non inizieremo ad avere paura non amare veramente, non vinceremo tutte le altre.

Una saggia paura è la paura di non essere il marito o la moglie che dovresti essere, la paura di crescere male tuo figlio, di non prenderti cura nel modo giusto dei tuoi genitori. Questo è il timore di Dio, te lo regala Dio, è il senso dell'importanza delle cose, è lo Spirito Santo ci aiuta a capire quali sono le cose che contano nella nostra vita e quali quelle di cui possiamo fare tranquillamente a meno. Il timore giusto.

Quando riusciamo a capire cosa conta veramente, allora avremo il santo Timore di Dio, inizieremo a dare più importanza a certe cose e sempre meno importanza ad altre.

Quando inizieremo per esempio a dare meno importanza al nostro look, alla nostra apparenza e a darne di più al nostro cuore, per la paura di perderci, di lasciarci andare, quello è il Santo timore di Dio.

La nostra storia personale ci ha già regalato tante paure. ce ne ha date di buone, ma ce ne ha date anche di molto cattive. Con l'aiuto dello Spirito santo, gettiamole via, ed iniziamo a temere solo le cose che dobbiamo temere, perché una persona saggia sa proteggere quello che conta.

Buon cammino



domenica 13 giugno 2021

La Parabola del Granello di Senape

 

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore 

La parabola del granello di senape

Il Commento

Avete mai visto un granello di senape? Guardate come sono piccoli. Sono i semi più piccoli che io abbia mai visto. Un granello di senape è così piccolo che se per caso lo stesse tenendo in mano e vi cadesse, probabilmente non riuscireste più a trovarlo. Eppure, nonostante sia così piccolo, il seme della senape, quando viene piantato da vita ad una pianta così grande che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra. Forse potremmo provare anche noi, è semplice e divertente. Basta prendere un vasetto, riempirlo con un po' di terra, e piantarci dentro qualche semino. Dopo qualche giorno cominceranno ad uscire i primi germogli, e se ci impegneremo ad innaffiarlo e a posizionarlo nell'ambiente più adatto, vedremo come da una cosa così piccola nascerà qualcosa di meraviglioso. 

Nel vangelo di oggi Gesù, usando una parabola, paragona il Regno di Dio proprio ad un granello di senape.

Cosa ci vuole dire il Signore con questa immagine? Pensateci un attimo. Quando Gesù iniziò il suo ministero terreno, dopo essere stato battezzato da Giovanni, era solo. La Bibbia ci racconta che Gesù passando lungo il mare di Galilea vide due pescatori, Simone e Andrea suo fratello mentre gettavano le reti in mare.  "Venite dietro a me" disse loro Gesù. E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre videro altri due fratelli, Giacomo e Giovanni mentre riparavano le loro reti. Gesù li chiamò e anche loro lasciarono le reti e lo seguirono. Uno ad uno, Gesù chiamò personalmente tutti i suoi discepoli fino a che diventarono dodici. Erano pochi, ma poi Gesù li inviò a proclamare il Vangelo e loro portarono altri discepoli, e così, lentamente il Regno di Dio è cresciuto fino ad arrivare agli estremi confini della terra.

Gesù ha seminato la sua Parola, qualcosa di piccolissimo, come il granello di senape, l'ha seminata nel cuore dei discepoli, nel nostro cuore e in tutto il mondo, e il Regno che ne fiorisce è così grande che non si può nemmeno misurare.

Purtroppo però ci sono anche semi che fanno crescere quelle che chiamiamo ebracce, piante che non danno frutto e che piano piano tolgono spazio, aria e terreno alle piante buone.

Succede anche con noi. A volte lasciamo crescere nel nostro cuore semi cattivi come l'egoismo, la critica, il rancore. Comportamenti negativi che oltre ad essere un male per noi, sono un cattivo esempio anche per gli altri che purtroppo non porta buoni frutti.

Contro l'egoismo

L'Impegno

In questo tempo di vacanza, allora, cerchiamo di diventare seminatori del Regno di Dio. Ad esempio non escludendo nessuno nel gioco, dandoci da fare per aiutare la mamma e il papà, e poi... fate lavorare voi la vostra fantasia!

Mettete tutto il vostro impegno affinché tutti i semi buoni che avete nel vostro cuore crescano e non permettete, per nessuna ragione al mondo, che anche uno solo di essi muoia. 

Buona domenica e Buone Vacanze a tutti!

 

venerdì 4 giugno 2021

Corpus Domini

 


La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 14,12-16.22-26

Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».

I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Parola del Signore

La favola dello spaventapasseri

Il Commento

Oggi vorremmo raccontarvi una storia che probabilmente avrete già ascoltato, una storia che contiene un segreto, la favola dello Spaventapasseri 

Una giorno un cardellino fu ferito a un’ala da un cacciatore. Per qualche tempo riuscì a sopravvivere con quello che trovava per terra. Poi, terribile e gelido, arrivò l’inverno.

Un freddo mattino, cercando qualcosa da mettere nel becco, il cardellino si posò su uno spaventapasseri. Era uno spaventapasseri molto distinto ed era amico di tutti gli uccelli che giravano nei paraggi. Aveva il corpo di paglia ed era vestito con un vecchio abito da cerimonia; la testa era una grossa zucca arancione; i denti erano fatti con granelli di mais; per naso aveva una carota e due noci per occhi.

Che ti capita, cardellino? Chiese lo spaventapasseri, gentile come sempre.

“Va male - sospirò il cardellino - il freddo mi sta uccidendo e non ho un rifugio. Per non parlare del cibo! Penso che non rivedrò la primavera”.

“Non aver paura!” - disse lo spaventapasseri - “Rifugiati qui sotto la giacca. La mia paglia è asciutta e calda”.

Così il cardellino trovò una casa nel cuore di paglia dello spaventapasseri. Restava il problema del cibo. Era sempre più difficile per il cardellino trovare bacche o semi. Un giorno in cui tutto rabbrividiva sotto il velo gelido della brina, lo spaventapasseri disse dolcemente al cardellino:

"Cardellino, mangia i miei denti: sono ottimi granelli di mais".

“Ma tu resterai senza bocca!” disse il cardellino.

“Sembrerò molto più saggio!” rispose.

Lo spaventapasseri rimase senza bocca, ma era contento che il suo piccolo amico vivesse. E gli sorrideva con gli occhi di noce. Dopo qualche giorno fu la volta del naso di carota.

“Mangialo, è ricco di vitamine”, diceva lo spaventapasseri al cardellino.

Toccò poi alle noci che servivano da occhi. “Mi basteranno i tuoi racconti”, diceva lui.

Infine lo spaventapasseri offrì al cardellino anche la zucca che gli faceva da testa.

Quando arrivò la primavera, lo spaventapasseri non c’era più. Ma il cardellino era vivo e spiccò il volo nel cielo azzurro.

Lo spaventapasseri ha amato così tanto da dare la sua vita per il cardellino... è una favola inventata da un signore che si chiama Bruno Ferrero, ma che ci fa capire fino a che punto può arrivare l’amore.

Fino a che punto è arrivato l’amore di Gesù per noi? Fino al punto da morire in croce per farci spiccare il volo, per darci la possibilità di vivere per sempre con lui.

Oggi festeggiamo la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, una solennità che ci fa tornare un po’ indietro dal punto di vista cronologico…

Infatti, dopo aver celebrato l’Ascensione del Signore, il dono della discesa dello Spirito Santo con la Pentecoste, e la solennità della Santissima Trinità, il Vangelo di oggi, ci riporta a quando Gesù era ancora in terra prima della sua passione, morte e risurrezione, ci riporta all’Ultima Cena, al Giovedì Santo, al momento in cui il Signore anticipa il dono della sua vita offrendosi ai suoi apostoli come pane e vino.

Noi siamo talmente abituati a sentir parlare dell’Eucaristia che quasi ci sembra una cosa normale, eppure il pane portato all’altare, anche se ha l’aspetto, il gusto, la forma di pane, è trasformato dallo Spirito Santo nel Corpo di Cristo, e in ogni Eucaristia si rinnova il sacrificio di Gesù: in ogni Eucaristia, cioè, Gesù muore e risorge per noi. Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, Gesù è fra noi, risorto, vivo. Non è “come se ci fosse”. Lui c’è, è presente in noi, è presente in mezzo a noi.

Quando mangiamo il cibo comune, il nostro organismo lo trasforma in proteine, vitamine, energia, nutrimento per il nostro corpo. Ogni volta che “mangiamo” quella particola, quel piccolo pezzetto di pane, Gesù è vivo in carne ed ossa dentro di noi: non è un simbolo, è una presenza vera e reale, è Lui che trasforma noi, che trasforma la nostra vita. Ci trasforma in Lui, ci aiuta a diventare come Lui, a pensare come Lui, ad amare come Lui. 

Il Corpo e il Sangue di Cristo

L'Impegno

Alcuni di voi riceveranno Gesù Eucaristia per la prima volta proprio in questo bellissimo giorno. Allora, quando il sacerdote pronuncerà la preghiera di consacrazione, che trasforma il pane ed il vino in Corpo e Sangue di Gesù, tenete i vostri occhi e il vostro cuore puntati là, sull’altare dove si compie il sacrificio più grande di tutta la storia: Cristo che dà la vita per amore.

E, dopo aver fatto la comunione, una volta ritornati al vostro posto, approfittate di quei momenti così belli in cui Gesù vi parla. Non lo sentirete con le orecchie, ma lo sentirete con il vostro cuore.

Con la comunione Gesù viene a vivere dentro di voi. Non abbiate paura, quindi, ed ogni volta che vi trovate davanti a situazioni difficili o a decisioni da prendere, in ogni azione della giornata, fatevi questa domanda: ”Cosa farebbe Gesù, ora, al posto mio?”.

Se lo ascolterete nel segreto del vostro cuore, piano piano la vostra vita cambierà, sarà orientata verso il bene e il bello, sarà una vita in piena comunione con Lui.

Buona domenica e buon incontro con Gesù.

 



mercoledì 2 giugno 2021

Lo Spirito Santo nella relazione di coppia


Scopriamo insieme come gli sposi in Cristo vivono la Pentecoste come coppia ogni giorno

Con la celebrazione della Pentecoste, domenica scorsa, si è chiuso il tempo di Pasqua e siamo tornati nel tempo ordinario. Detto così, sembrerebbe quasi che possiamo voltare pagina, che possiamo svestire le vesti della festa, scrollarci di dosso la pioggia di carismi, gli effetti della discesa dello Spirito Santo e tornare alla nostra tranquilla vita quotidiana. E invece no. La Pentecoste non è una semplice celebrazione di un evento che ha avuto luogo circa 1988 anni fa. La Pentecoste ha avuto inizio in quel giorno e non è più finita, continua ancora oggi. Noi e la chiesa intera viviamo la Pentecoste ogni giorno, viviamo la missione che Gesù ha affidato ai dodici con la forza, i carismi e i doni dello Spirito Santo ricevuti nel battesimo e confermati con la cresima. La viviamo come uomo, come donna, ma gli sposi in Cristo la vivono soprattutto come coppia.

Sposi immagine della Santissima Trinità

Facciamo memoria e ricordiamo da dove è partito il nostro cammino coniugale.

Siamo arrivati in chiesa, il giorno delle nostre nozze, ciascuno con la sua storia, ognuno con il suo cammino di fede. Siamo arrivati davanti all’altare con le nostre differenze, belli così come Dio ci ha pensati, creati e voluti.

“E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza…» Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò… Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.”

La diversità con cui ci siamo presentati davanti al sacerdote per consegnare la nostra vita l'uno nelle mani dell'altra, e che caratterizza il nostro cammino di sposi, è "cosa molto buona" perché proprio in questo nostro essere diversi, in questo nostro essere complementari, si manifesta il nostro essere immagine e somiglianza di Dio, il nostro essere somiglianza della Santissima Trinità, nel dare tutto se stessi perché l’altro possa essere, possa esistere, perché nell'altro si compia il disegno meraviglioso che Dio aveva fin dal principio sulla sua vita.

Lo Spirito Santo sugli sposi

L'effusione dello Spirito Santo sulla coppia

Siamo entrati in chiesa in due, innamorati, diversi, pronti a costruire una relazione d'amore per tutta la vita, e siamo usciti da quella stessa chiesa, in quello stesso giorno, in tre, perché davanti a quell'altare il Signore ci ha consegnato il dono dei doni, il regalo più prezioso che non ci abbandonerà mai: lo Spirito Santo, amore del padre e del Figlio, effuso sulla nostra relazione, sulla nostra coppia che diventa così immagine vivente della Santissima Trinità.

Dopo lo scambio degli anelli, quindi quando gli sposi sono già a tutti gli effetti marito e moglie, il cerimoniale permette anche di introdurre nella celebrazione il rito della velazione, che simboleggia proprio l'effusione dello Spirito Santo sulla coppia. I nubendi staranno in ginocchio davanti all’altare e a capo chino, mentre il sacerdote reciterà una toccante preghiera che invocherà la discesa dello Spirito Santo, a protezione della nuova unione e della nuova famiglia.

Il dono dei doni

Ma quel dono stupendo che il Signore ci ha consegnato sull'altare, non va scartato e riposto in un cassetto o in un armadio, per poi tirarlo fuori di tanto in tanto per ammirarlo un po', per perderci nei ricordi, come abbiamo fatto magari con altri doni ricevuti in quel giorno. No, perché come ci siamo detti la settimana scorsa, lo Spirito Santo non è una cosa. Lo Spirito Santo è una persona, la terza persona della Santissima Trinità che è uscito dalla chiesa con noi, che ha sceso quei gradini, è entrato in macchina con noi ed è venuto a vivere con noi, per sempre. Il Paraclito, il suggeritore, colui che ci insegna ogni cosa, è venuto ad abitare con noi, è diventato l'ospite gradito della nostra casa. Forse non ce ne siamo accorti, forse lo sapevamo, ma abbiamo finta che non ci fosse, o lo abbiamo dimenticato in qualche angolo della casa, ma Lui è ancora lì, perché vive nella nostra relazione, nel nostro matrimonio, e sta solo aspettando che voltiamo il nostro sguardo verso di lui e che iniziamo davvero a trattarlo come un ospite.   

Sposi felici

L'ospite gradito

Quando riceviamo un ospite in casa, per prima cosa facciamo pulizia, togliamo di mezzo lo sporco. Poi facciamo spazio, troviamo una sistemazione adeguata per lui o per lei e per le sue cose. Ci ritagliamo del tempo per l'ospite, la nostra giornata continua a scorrere con tutti i suoi impegni e le sue responsabilità, ma cerchiamo sempre di trovare un po' di tempo da trascorrere insieme al nostro ospite e soprattutto, dialoghiamo. Parliamo della nostra vita, delle nostre situazioni, e ascoltiamo. A volte gli ospiti, osservando la nostra vita dall'esterno, riescono a vedere cose che ci sfuggono e sanno darci quel consiglio di cui avevamo proprio bisogno.

Fino a che punto

Carissimi sposi in Cristo, iniziamo a fare pulizia nella nostra relazione, a togliere di mezzo tutto quello che nel tempo ha sporcato il nostro amore, il nostro sacramento nuziale, andiamo ad aprire quel cassetto, quell'armadio in cui abbiamo riposto il nostro santo ospite, il gigante invisibile che ci è stato dato in dono nel giorno delle nostre nozze, ed accogliamolo in casa nostra come merita di essere accolto, come un ospite gradito, come l'amore del Padre e del figlio riversato su noi sposi nel giorno in cui abbiamo promesso a Dio di amarlo più di ogni altra cosa attraverso la persona che avevamo accanto, attraverso il nostro coniuge. Forse sono passati tanti anni da quel giorno, tanta acqua sotto i ponti che nel corso del tempo si è lentamente intorbidita, gioie, ma anche sofferenze e delusioni che ci hanno portato a dire: ma fino a che punto devo amare? 

Lo Spirito Santo, ospite della tua casa ti dice: "Alza la testa, rivolgi i tuoi occhi verso la croce e guardami. Ama dello stesso amore con cui io ti ho amato e ti amo ancora, perché anche se oggi stai vivendo il tuo venerdì, ricordati che la croce è solo un passaggio, lasciati prendere per mano, lasciami vivere in te, nel tuo matrimonio, nella tua famiglia, e Io porterò la resurrezione dove tu mi porterai."

Senza lo Spirito Santo, il matrimonio è semplicemente un contratto.
Con lo Spirito Santo il matrimonio diventa un’alleanza, un sacramento, un cammino di santità che non ha come fine ultimo l’essere sepolti uno affianco all’altro, ma arrivare insieme alla gloria della vita eterna.

Buon cammino