lunedì 30 novembre 2020

Aspettiamo un bambino, aspettiamo Gesù

 
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Prepariamoci alle venuta di Gesù Bambino nella nostra vita di coppia

L’ Avvento è l’inizio di un tempo di grazia che ci prepara e ci conduce alla nascita di un bambino.

Un tempo che ogni coppia che è stata benedetta dalla nascita di un figlio ha vissuto per nove mesi. Un tempo d’attesa e di preparazione. Vi ricordate quel periodo? O forse lo state vivendo proprio ora.

Sono mesi di riflessione, di preparazione, pieni di gioia, ma anche di ansie, di preoccupazioni.
Sta succedendo proprio a noi? Saremo pronti? Come cambierà la nostra vita? Quante domande, quanti pensieri.

In quei mesi il rapporto fra marito e moglie cambia completamente, quella pancia che cresce lentamente, giorno dopo giorno, diventa il centro di tutte le attenzioni, il tema delle nostre conversazioni, in coppia, con gli amici, con i colleghi.

Aspettiamo un bambino

Ecco, Diane ed io, ora aspettiamo un bambino, dobbiamo prepararci ad accogliere nella nostra vita un bambino speciale, Dio che ancora una volta viene a nascere nella nostra coppia nella nostra famiglia, per cambiarla, per salvarla.

Sta succedendo proprio a noi? Saremo pronti? Come cambierà la nostra vita?

Ebbene sì, sta succedendo a noi, così come sta succedendo a voi. Il Signore vuole venire a nascere, anzi a rinascere nella nostra, nella vostra coppia, e ci chiede di prepararci, perché ha intenzione di fare di noi due, di voi due un prodigio.

In questo senso la liturgia della prima domenica d'Avvento parla chiaro, la Parola illumina il cammino.

Figli di un Dio Padre

“Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti… Ma Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.”

Nella prima lettura il profeta Isaia ci ricorda che ognuno di noi è prima di tutto un figlio amato, una figlia amata. Che siamo stati plasmati con amore dalle mani di Dio padre, che ci ha donato questa vita per la nostra felicità, ma che ci ha resi liberi anche di allontanarci da Lui, di rinnegarlo, perché il suo grande ed infinito amore non conosce costrizione.

Un papà gioca sulla spiaggia con i suoi due figli

Ed ecco quindi il primo richiamo come figlio, come figlia, come persona, a cogliere questo tempo come un momento in cui il Padre ci chiama a tornare alla sua casa, a tornare alla nostra casa. Un periodo in cui ci sta chiedendo di abbandonare tutto quello che ci sta allontanando dal nostro coniuge, tutte le distrazioni, tutte le tentazioni. È questo il momento di dire basta, e di ritornare a casa. Basta con l’ossessione per il lavoro e la carriera, basta le ore trascorse davanti allo smartphone fra chat, social, e shopping online, basta con la TV accesa a tavola che toglie spazio al dialogo, basta con la pornografia.

Testimoni dell’amore di Cristo

“La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!”

Nella seconda lettura, San Paolo ci ricorda invece che nel sacramento del matrimonio abbiamo ricevuto il dono dei doni, lo Spirito Santo, che effuso sulla nostra unione ha ricolmato la nostra coppia di carismi rendendoci testimoni dell’amore di Cristo. L’effusione dello Spirito Santo è ciò che deve rendere salda fino alla fine la promessa che ci siamo scambiati davanti al Signore nel giorno delle nostre nozze, perché ci dona la forza di essere irreprensibili nei nostri comportamenti, nella nostra vita.

Come non riconoscere tutti i carismi che il Signore ha donato alla nostra coppia? Forse li abbiamo sotterrati in qualche angolo recondito della nostra anima, in un momento in cui ci siamo sentiti feriti, traditi, scartati. Abbiamo lasciato che il dolore, il rancore e forse anche l’indifferenza prendessero il sopravvento sull’entusiasmo, sulla fiducia, sull’amore.

Ecco, l’Avvento deve essere quel periodo in cui riscopriamo i doni del nostro sacramento, le qualità del nostro coniuge, e ci impegniamo a mettere a frutto i nostri carismi così da poter diventare insieme veri testimoni dell’amore di Cristo. Un percorso che può sembrare difficile, tortuoso e pieno di ombre, ma su cui la Parola getta luce.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino

Vegliate

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Come faccio a dire basta a tutto quello che mi sta allontanando da casa, dal mio coniuge? Come faccio a riscoprire la bellezza del mio matrimonio, a dargli nuova linfa, a tornare a vivere con mia moglie, con mio marito la complicità, la fiducia reciproca, l’amore pieno e travolgente che ha caratterizzato i momenti più belli della nostra vita insieme?

Ce lo ha spiegato il vangelo della prima domenica d'Avvento. Vegliate. Svegliatevi. Ma svegliatevi davvero!

Tante coppie si sono a ridotte a vivere la loro vita matrimoniale come quelle persone che hanno bisogno di tempo la mattina prima cominciare a connettere. Ci sono, hanno gli occhi aperti, magari parlano anche, ma non sono svegli. Si trovano in quello stato semicomatoso in cui sentono ma non ascoltano, mugugnano ma non parlano, si lavano e si vestono, ma non si prendono cura di sé stessi, la vita intorno a loro accade senza che se ne interessino affatto.

Svegliamoci! Facciamo in modo che quando il Signore passa non ci trovi addormentati! 
Ma quando passa il Signore nella mia vita di coppia? Sempre! Perché nel momento in cui vi siete sposati Lui è uscito dalla chiesa con voi ed è venuto a vivere a casa vostra.

E allora ogni momento che abbiamo sprecato è un’occasione che abbiamo perso per accoglierlo nella nostra coppia. Ogni volta che abbiamo fatto vincere l’orgoglio, l’egoismo, la violenza, lo abbiamo buttato fuori di casa. Ogni volta che non ci siamo stati quando accadevano cose importanti, quando l’altro aveva bisogno di noi, quando ci siamo chiusi nei nostri silenzi, abbiamo rifiutato la sua presenza.

La prima lettura ci diceva che “Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.”

Ma il Signore sta alla porta e bussa. Vuole entrare, vuole che lo facciamo tornare a vivere nella nostra coppia, e lo vuole fare nel più dolce e delicato dei modi, nascendo come un bambino.

Viviamo questo periodo d'Avvento in coppia, rubiamo alla vita frenetica il tempo per guardarci negli occhi, per parlarci, per pregare insieme e per prepararci ad accogliere Gesù Bambino che viene ancora una volta a vivere in mezzo a noi.

Camminiamo insieme. Il matrimonio è la strada che Dio ci ha preparato per arrivare al Cielo.

Buon Avvento

giovedì 26 novembre 2020

Vegliate, perché non sapete quando è il momento

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mc. 13, 33-37 I Domenica d'Avvento 29 Novembre 2020

La Parola

Mc 13,33-37

Dal Vangelo secondo Marco 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati.

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore

Pigiama party con sorpresa

Il Commento 

Sofia quella sera era veramente entusiasta. Laura l’aveva invitata per un pigiama party con le sue amiche. Le attendeva una serata di giochi, film e popcorn e poi avrebbero dormito tutte insieme.

Le ragazze sistemarono i loro sacchi a pelo davanti alla grande TV scelsero il film da guardare. Sul tavolino erano pronti popcorn, pizza e bibite.

Tutto era perfetto, fino a quando la madre di Laura entrò nella stanza e disse: "Più tardi stasera, qualcuno vi farà una sorpresa". Le ragazze non stavano più nella pelle e volevano a tutti i costi saperne di più. Ma la mamma di Laura non disse niente di più. "Dovrete stare sveglie e lo scoprirete".

Fra un film, uno spuntino e un gioco, le ragazze passarono la serata a cercare di capire quale fosse la sorpresa annunciata dalla mamma di Laura. Più passava il tempo e più le ragazze erano eccitate all’idea.

La notte però era lunga, e loro non erano abituate a stare sveglie fino a tardi. Cominciarono così ad addormentarsi, una dopo l’altra.

"Mamma!" Sofia sussurrò. "Mi hai messo paura! Cosa stai facendo qui?"

"Io e le altre mamme siamo rimaste tutte qui e volevamo vedere chi fra voi poteva rimanere sveglia più a lungo", le disse la mamma. "Hai vinto tu!"

"Quindi sei tu la sorpresa?" Sussurrò Sofia delusa.

"No!" sussurrò la mamma facendo un passo indietro. "La sorpresa è questa." A quel punto Sofia vide entrare suo padre con pacco enorme. Le luci della stanza si accesero e molte delle ragazze si svegliarono. Sofia iniziò ad aprire il pacco sorpresa, e si rese conto che dentro c’era la bambola che voleva da tanto tempo. Prima ancora di finire di scartare il regalo, corse al piano di sopra da sua mamma e suo papà e li abbracciò forte.

"Grazie!" disse Sofia ai suoi genitori. "Vi voglio bene."

Gesù dono per la nostra vita

L'impegno 

Sofia restò sveglia, in attesa, voleva scoprire che cosa fosse la sorpresa.

Gesù disse ai suoi seguaci di vegliare. Loro hanno aspettato che Gesù tornasse, ma non sapevano come o quando sarebbe venuto. Oggi, aspettiamo ancora che Gesù venga, che si fermi con noi, che ci chiami a Lui.

Come Sofia si fece trovare pronta, Egli vuole che anche noi ci facciamo trovare pronti, per essere preparati alla sorpresa.

E se Gesù si presentasse oggi, qui davanti a voi, cosa gli direste? Che cosa sareste pronti a fare per lui?

lunedì 23 novembre 2020

La famiglia e il tempo di Avvento


Mancano pochi giorni all'inizio dell'Avvento

L'Avvento inizierà tra pochi giorni. Iniziamo a pensare già da ora a come vivere al meglio nelle nostre famiglie i giorni che ci condurranno al Natale.

“Papà quando porti giù gli addobbi di Natale dalla soffitta?” Con le tante regioni arancioni o rosse e l’impossibilità di uscire dal proprio comune, quest’anno in molte case la preparazione di alberi di Natale, presepi ed addobbi vari è sicuramente iniziata prima del solito.

Ne parlavamo ieri a tavola con i ragazzi. Se da un lato l’incertezza su cosa ci sarà concesso o meno in tempo di pandemia, potrebbe renderci inquieti, tristi per l’impossibilità di viaggiare e passare le feste come siamo soliti fare con almeno un pezzettino della nostra famiglia sparsa per il mondo; d’altra parte questo Natale dal sapore insolito presenta a chi come noi ha dei bambini in casa, un’occasione da non perdere.

Riscoprire insieme ai figli la bellezza delle tradizioni legate al Natale, i significati, i riti, e preparare in modo concreto i loro cuori alla venuta di Gesù Bambino.

Un percorso da fare insieme, passo dopo passo, dalla prima domenica d’Avvento fino al 24 dicembre con piccoli gesti.

Il Calendario dell’Avvento

Non so nelle vostre case, ma da noi, soprattutto da quando siamo rientrati in Italia, il calendario dell’Avvento non può mancare. Ne abbiamo avuti di tutti i tipi. Costruiti in casa con rotoli di carta igienica e fatti delle forme più disparate da riempire con dolcetti e brevi riflessioni sulla venuta del Signore. Comprati al supermercato con finestrelle e cioccolatino incluso, di carta, di stoffa e chissà cos’atro ci inventeremo.

Calendario dell'avvento da riempire con dolci e cioccolatini

Ma come nasce questa tradizione? Come quasi sempre un po’ per caso, e questa volta grazie ad un bambino. La storia del Calendario dell’Avvento inizia alla fine dell’800 in Germania, dove il piccolo Gherard Lang, impaziente di festeggiare il Natale chiedeva ogni giorno alla sua mamma: “Quando arriva Natale? Quanti giorni mancano ancora alla festa?”

La mamma, stanca di sentire ogni giorno la stessa domanda, un anno decise di cucinare dei biscotti speziati, tipici del periodo natalizio e li divise in 24 piccoli sacchettini. Il piccolo Gherard iniziò quindi ad aprire un sacchetto al giorno, a partire dal 1° dicembre fino alla vigilia, potendo così sapere dal loro numero, quanti giorni mancavano al Natale. L’idea piacque tanto al bambino che fu ripetuta ogni anno per tutta la sua infanzia.

Divenuto grande, nei primi anni del 1900, Gherard sviluppò l’idea della sua mamma e realizzò il primo Calendario dell’Avvento, stampando un cartellone con 24 finestrelle che le mamme avrebbero potuto riempire di biscotti, dolci e cioccolata per aiutare i bambini a tenere il tempo fino a Natale.

La Corona dell’Avvento

Un altro oggetto ricco di significati che guida il cammino verso il Natale è la corona dell’Avvento. La corona è un oggetto circolare rivestito di rami verdi e senza fiori su cui vengono posizionate quattro candele colorate, ciascuna legata a una tappa che ci avvicina alla nascita di Gesù. La sua origine è molto antica, a partire dal 1600 cattolici e protestanti tedeschi iniziarono ad utilizzare la corona per rappresentare Gesù, che è la luce venuta nel mondo.

Ogni candela ha un significato preciso

Ogni elemento della corona dell’Avvento si riferisce a un aspetto ben preciso e ricco di significato.

Il cerchio è la forma che non ha principio né fine, una forma perfetta segno di eternità e di unità. La corona inoltre, è anche simbolo di regalità e di vittoria e ci ricorda che sta per nascere Gesù, il Re che vince le tenebre con la sua luce.

I rami verdi simboleggiano la speranza e la vita, sta per venire al mondo il messia, il Signore, che sconfigge le tenebre e la morte.

Le quattro candele vengono accese una alla volta, durante le quattro domeniche di avvento. Tre sono di colore viola e una di colore rosa e riflettono i colori liturgici del periodo natalizio. Secondo la liturgia, il colore viola si riferisce alla penitenza, alla conversione, alla speranza e viene usato nei tempi d’Avvento e di Quaresima. La candela rosa della corona invece viene accesa la terza domenica di Avvento, chiamata Gaudete, quando il sacerdote indossa paramenti rosa. Questa domenica è la domenica della gioia perché essendo già a metà dell’Avvento, il Natale è ormai alle porte.

Ognuna di esse rappresenta quindi la luce in mezzo alle tenebre ed ogni candela ha un significato preciso.

La prima candela viene chiamata del Profeta” poiché ricorda il profeta Michea che aveva predetto che il Messia sarebbe nato a Betlemme e simboleggia la speranza.

La seconda candela viene chiamata “di Betlemme” per ricordare e onorare la città in cui è nato il Messia. Inoltre simboleggia la chiamata universale alla salvezza.

La terza candela viene chiamata “dei Pastori”, ovvero i primi uomini che videro Gesù Bambino e si prostrarono ad adorarlo. Questa come detto prima è la domenica della gioia ed ecco perché anche la candela è di colore rosa.

Infine, la quarta candela viene chiamata “degli Angeli”, i primi che annunciarono al mondo intero la nascita del Messia e che vegliarono sulla capanna fin dai primi istanti della sua nascita. Questa candela simboleggia l’amore.

L’accensione di ciascuna candela, domenica dopo domenica, indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre. Ogni candela accesa serve a ricordare la salvezza portata da Gesù Cristo nella vita di ogni cristiano.

I colori della ghirlanda, decorata con tessuti e stoffe, sono in genere il rosso e il viola. Il rosso simboleggia l’amore di Gesù per i suoi fedeli, il viola indica conversione e penitenza.

Il Presepe

Natale significa nascita e la più preziosa nella storia dell’umanità è proprio quella che celebriamo il 25 Dicembre, l’incarnazione del nostro Salvatore! Un miracolo che si è compiuto fra le mura della Santa Casa custodita all’interno del Santuario di Loreto, dove l’Arcangelo Gabriele apparve alla giovanissima Maria che con il suo sì cambio la storia dell’umanità.

Il primo presepe fu inscenato da San Francesco a Greccio

Le prime testimonianze storiche del presepe risalgono al III-IV secolo, quando i cristiani raffiguravano nelle catacombe, le immagini di Maria con il piccolo Gesù in grembo. 

Il primo presepe così come lo conosciamo noi, però, si fa comunemente risalire a quello inscenato da San Francesco d’Assisi durante il giorno di Natale del 1223, nel piccolo paese di Greccio (vicino Rieti). Nel 1220 San Francesco aveva compiuto un pellegrinaggio in Terra Santa per visitare i luoghi della nascita di Gesù Cristo, e fu talmente colpito da Betlemme che una volta tornato in Italia, decise di inscenare la rappresentazione della natività.

Così, nei pressi del bosco vicino al paese, Francesco portò in una grotta la mangiatoia con la paglia e vi condusse il bue e l’asino (non c’erano la Vergine Maria, Giuseppe e il bambinello). La popolazione accorse numerosa e così il santo poté raccontare a tutti i presenti la storia della nascita di Gesù.

Quest’anno un’idea per marcare il tempo di preparazione alla nascita di Gesù, potrebbe essere quella di non collocare subito Giuseppe e Maria nella stalla, ma di metteteli lontani e di condurli lentamente giorno dopo giorno lungo i 150 chilometri che separano Nazareth da Betlemme.

Troppo spesso noi genitori, presi dai ritmi serrati del lavoro e della vita, ci limitiamo a vivere la preparazione al Natale ripetendo gesti quasi meccanicamente, senza fermarci a gustare il tempo che trascorriamo con i nostri figli.

Quest’anno, lasciamoci aiutare dalla pandemia, utilizziamo questo tempo per prendere per mano i nostri figli ed incamminarci con loro su questo meraviglioso sentiero che ci porterà a riscoprire il mistero di un Dio che si fa uomo. Di un Messia che nasce nel mondo povero fra i poveri, ultimo fra gli ultimi, straniero, abbandonato. Di un Signore che fin dall’inizio della sua esperienza terrena ci indica la via per la salvezza: l’umiltà.

Buon avvento.

giovedì 19 novembre 2020

Egli separerà gli uni dagli altri

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 25, 31-46 22 Novembre 2020

La Parola

Mt 25,31-46

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria.

Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?.

E il re risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?. Allora egli risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me.

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Parola del Signore

La disperazione nei bambini 

Il Commento

Il papà di Roberta tornò a casa con delle brutte notizie quella sera. Il ristorante dove lavorava non poteva stare più aperto, la loro regione era diventata rossa, e il proprietario aveva deciso di chiudere definitivamente perché non riusciva più a pagare i suoi dipendenti. Roberta sentì il mondo crollarle addosso. Ora senza soldi come sarebbero andati avanti?

Da quando sua madre morì, la vita era stata dura per Roberta e suo padre. Vivevano insieme in un piccolo appartamento con pochi mobili. Vivevano con poco, senza permettersi vacanze o vestiti alla moda. A volte i soldi non bastavano neppure per comprare un gelato.

"Cosa ci succederà?" Chiese Roberta al padre.

"Non lo so" rispose suo padre. "Ma so che ci sono persone che hanno molto meno di noi".

"Cosa vuoi dire, papà?" chiese Roberta.

"Pensa alla signora Teresa qui accanto", le disse suo padre. "Hai visto quanto poche cose ha. Sai quanto è sola."

Roberta pensò alla donna anziana che viveva nell’appartamento accanto al loro. Una volta alla settimana, le portava del pane e un po’ di frutta. Restava con lei per un’oretta a discutere di tutto. Del tempo, delle altre persone che vivevano nel condominio, delle passeggiate giornaliere che faceva la signora, della scuola, e di molte altre cose. Roberta passava quel tempo con la signora Teresa molto volentieri, pensava a lei come a una nonna.

"Roberta, se Dio si prende cura della signora Teresa," le disse suo padre, "si prenderà certamente cura di noi".

Quella frase rassicurò Roberta. Abbracciò suo padre e gli sussurrò: "Ti voglio bene. Ce la faremo."

Chi pratica il dono non si impoverisce mai

L'Impegno

Dio ci chiede di condividere anche il poco che abbiamo con gli altri, proprio come Roberta. Se lo faremo, saremo come le pecore del vangelo. Il Signore ci chiamerà a stare alla sua destra. E vivremo il paradiso con lui per sempre.

In questo periodo di pandemia, con tante persone che stanno male, che hanno perso il lavoro, con le festività in arrivo, cosa possiamo condividere con chi ha bisogno? Come possiamo dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, accogliere chi è straniero, vestire chi è nudo, visitare chi è malato o chi è in carcere? Basta un piccolo gesto verso chi ha bisogno, una rinuncia, una parola di conforto. Ogni volta che lo faremo sarà come averlo fatto a Gesù.

Chi pratica il dono non si impoverisce mai.

lunedì 16 novembre 2020

Una donna perfetta chi potrà trovarla?

 

La donna perfetta è quella che il Signore ha messo al tuo fianco

Nella domenica dedicata alla parabola dei talenti, la prima lettura ci ha regalato una bellissima lode alla donna

Non so quanti mariti abbiano ascoltato con attenzione la lettura tratta dal libro dei proverbi e quanti sacerdoti abbiano messo in risalto questo brano. Quelle parole dedicate alla donna e scandite dal pulpito mi hanno profondamente colpito e questa mattina sono andato a rileggermi tutto il passo dal versetto 10 al versetto 31. Ed è ancora più bello e profondo dello stralcio proposto dalla liturgia.

Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. E' intraprendente e laboriosa. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. È simile alle navi di un mercante, fa venire da lontano le provviste. Si alza quando è ancora notte, distribuisce il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue domestiche. Pensa a un campo e lo acquista e con il frutto delle sue mani pianta una vigna. Si cinge forte i fianchi e rafforza le sue braccia. È soddisfatta, perché i suoi affari vanno bene; neppure di notte si spegne la sua lampada. Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso. Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi familiari hanno doppio vestito. Si è procurata delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti. Suo marito è stimato alle porte della città, quando siede in giudizio con gli anziani del luogo. Confeziona tuniche e le vende e fornisce cinture al mercante. Forza e decoro sono il suo vestito e fiduciosa va incontro all'avvenire. Apre la bocca con saggezza e la sua lingua ha solo insegnamenti di bontà. Sorveglia l'andamento della sua casa e non mangia il pane della pigrizia. Sorgono i suoi figli e ne esaltano le doti, suo marito ne tesse l'elogio: «Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte!». Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città.

Proverbi 31, 10-31

Sono anche altri i testi biblici che elogiano le donne in un modo diverso da quello tradizionale, ovvero non solo per l’obbedienza al marito o la dedizione ai figli e alla famiglia. Il Cantico dei Cantici poi, porta a nuove vette l’elogio della sessualità e della relazione amorosa della coppia.

Eppure il poema finale di Proverbi presenta la donna in modo ancora più sorprendente. Siamo di fronte a un componimento alfabetico: la prima parola di ogni versetto comincia con una diversa lettera, rispettando l’ordine dell’alfabeto ebraico. Si tratta di un espediente poetico dell’antichità per descrivere qualche cosa nella sua totalità: “dalla A alla Z”.

Ne ho sottolineato alcune frasi, alcuni passi, quelli che mi hanno colpito, in cui ho ritrovato la nostra vita, la nostra esperienza di coppia.

La donna perfetta

La traduzione precedente recitava “Una donna perfetta chi potrà trovarla?”. Nel nuovo testo si è preferito sostituire la parola perfetta con forte perché la perfezione è solo di Dio. Ma se mi fermo a guardare la donna meravigliosa che il Signore ha messo al mio fianco, se rileggo questo passo alla luce dell’esperienza unica ed irripetibile della vita trascorsa insieme alla mia sposa, allora capisco che la frase giusta è proprio quella più antica. La mia sposa non sarà forse perfetta agli occhi del mondo, ma è la donna perfetta per me, per condividere questo cammino di santità a cui siamo chiamati.

Nulla di materiale è più prezioso di lei

Ben superiore alle perle è il suo valore

Nulla di materiale al mondo può avere più valore, nulla più dell’amore che ci doniamo. 
Tutto invece sono pronto a perdere per lei perché tutto è in lei, anche la forza di ricominciare da zero.

In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto

Di lei mi posso fidare. È il mio vincastro nei momenti di fatica e di sconforto, mi capisce ed anche se a volte mi sento giudicato, ora so che ciò che vuole è solo che mi accorga dei miei errori, che mi migliori.

Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita

Ci sono stati e ci saranno momenti difficili, parole pesanti, scontri e giornate in cui cadremo nel buio dei nostri egoismi e delle nostre debolezze. Non sarà perfetta ogni giorno, ma sarà sempre la metà che completa il mio essere. Nell’anima e nel corpo.

E' intraprendente e laboriosa. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani… Si alza quando è ancora notte, distribuisce il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue domestiche

Figlia, moglie, madre, lavoratrice. La donna forte riesce a tenere tutto insieme. Con un equilibrio a volte precario, ma con un impegno costante, da cui non ci sono pause, non ci sono ferie. Una mamma, una moglie non può andare in ferie, è mamma sempre, è moglie sempre. Certo questo vale anche per noi uomini, ma la donna ha un compito in più. Come Dio, che è il tessitore per eccellenza, ella deve tessere le trame della vita famigliare, deve prendere i fili delle varie relazioni e legarli, intrecciarli insieme perché formino quello stupendo tappeto che è la famiglia. Ognuno con i suoi colori, con la sua durezza o fragilità, la sua opacità o lucidità.

Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero

Il misero e il povero spesso sono più vicini a noi di quanto possiamo pensare. Quel misero e quel povero siamo noi quando nella nostra relazione di coppia quando diventiamo aridi, chiusi su noi stessi, quando non riusciamo più a dare. La moglie perfetta è capace di accogliere il marito proprio in questi momenti, proprio quando lo merita di meno. Per me è stato così.

Forza e decoro sono il suo vestito e fiduciosa va incontro all'avvenire

La donna perfetta è forte ed ha rispetto per se stessa. È consapevole che ci saranno cadute, difficoltà, momenti bui, ma trova forza e sostegno nel Signore, non si lascia rubare la speranza perché sa che abbandonandosi a Lui potrà sempre camminare con fiducia sul sentiero della vita.

Apre la bocca con saggezza e la sua lingua ha solo insegnamenti di bontà

Tante volte sono rimasto sorpreso dalla saggezza di mia moglie. Mi ha aiutato a vedere la realtà come io non riuscivo. Mi ha aiutato a leggere determinate situazioni con una chiarezza che io non avevo. Trasmette ai figli l’amore per il prossimo e per il Signore con forza e delicatezza. Ha parole di conforto per chi soffre, di speranza per chi è nello sconforto.

I figli non sono nostri ci vengono affidati dal Signore per restituirli a Lui

Sorgono i suoi figli e ne esaltano le doti

Nascono, crescono, lasciano la casa, diventano adulti. I figli non sono nostri. Ci vengono affidati da Dio perché li cresciamo nel suo amore, perché ne facciamo degli uomini e delle donne santi che testimoniano il Vangelo con la loro vita. La donna forte guarda a Maria ed accompagna il marito in questo compito con amore, con dedizione, infondendo nella famiglia quella spiritualità e quella fede che solo una mamma può trasmettere.

Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città.

Quanto era bella la prima volta che la vidi. Quanto è bella oggi. Sarà certo fugace la bellezza fisica, gli anni della gioventù ci scivolano velocemente fra le dita come granelli di sabbia. Ma la bellezza vera, la bellezza dell’anima non ha paura del tempo, anzi il tempo ne è complice perché ci aiuta a scoprire ed apprezzare sempre di più i talenti del nostro coniuge.

Non sei chiamato a vivere il tuo talento, ma ad essere collaboratore del talento del tuo coniuge perché possa utilizzarlo sempre di più per dare risposta alla sua chiamata. E sarai sorpreso di come quando il tuo coniuge utilizza, mette in atto quel talento, anche tu ne ricevi.

Spostiamo il baricentro: non su di me ma su di te, e l’orizzonte della nostra vita coniugale cambierà.

giovedì 12 novembre 2020

Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra


 Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 25, 14-30 15 Novembre 2020


La Parola

Mt. 25, 14-30

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.

Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo.

Il padrone gli rispose: Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».

Parola del Signore

Ragazzo che gioca al calcio in una squadra

Il Commento

Quando Marco seppe che il signor Rossi sarebbe stato il suo nuovo allenatore di calcio non fu affatto contento. L’anno precedente la squadra allenata da Rossi vinse il campionato, ma nessuno dei suoi giocatori lo voleva di nuovo come allenatore. Rossi faceva giocare sempre e solo i migliori senza curarsi del resto della squadra.

La situazione fu chiara fin dal primo allenamento. "Io alleno per vincere", gridò a gran voce Rossi. "Farò quello che serve per vincere. Vi urlerò, vi metterò in imbarazzo e vi terrò sempre sulle corde. Se volete, lamentatevi pure con i vostri genitori. Non vi ascolteranno quando vedranno che iniziamo a vincere le partite. Se siete troppo deboli per vincere, troppo sensibili per il mio metodo, abbandonate subito! Io ho tempo solo per i vincitori!"

Marco pensò che ce la poteva fare. Gli allenamenti erano duri, l’allenatore era duro, ma Marco voleva vincere. Quale giocatore non vuole vincere? Marco però amava anche stare con i suoi compagni di squadra.

Dopo due settimane di allenamenti, Marco era molto scoraggiato. L'allenatore non faceva altro che gridare sia a lui che ai suoi compagni. Li chiamava uno ad uno, dicendo loro che non sapevano giocare, che erano la squadra peggiore che avesse mai allenato. Uno dei suoi compagni un giorno era corso a casa piangendo dopo che il sig. Rossi gli aveva gridato, "Ti lascio in panchina per tutto il campionato! Non sei abbastanza forte per giocare nella mia squadra!" Giocare a calcio non era più divertente.

Marco continuava a lavorare e a fare del suo meglio. Nella prima partita, alla fine del primo tempo stavano già vincendo 6-0 con una doppietta di Marco, ma l’allenatore non era ancora soddisfatto. "Siete solo stati fortunati. State giocando male. Dovreste perdere! Non voglio semplicemente che facciate del vostro meglio, voglio vincere. Vincere alla grande! Le mie squadre vincono sempre alla grande!"

Il punteggio finale fu 14-0. L'allenatore sorrise a due giocatori che avevano segnato il maggior numero di gol, poi si voltò verso Marco e disse: "Avresti dovuto segnare di più, ragazzino. Cerca di fare meglio la prossima volta."

Durante quella stagione, Marco migliorò molto e diventò un ottimo giocatore. La squadra vinse il campionato con una stagione perfetta, e per celebrare la società organizzò una bella cena. Durante la cena l’allenatore elogiò tutti i ragazzi, ma non fu gentile con quei pochi che non si erano impegnati abbastanza.

Marco imparò una dura lezione durante quella stagione. Non doveva accontentarsi del meglio che poteva fare, doveva sempre impegnarsi senza paura di non essere all’altezza, senza paura di sbagliare, per valorizzare al massimo il suo talento.

Il signor Rossi non aveva certamente i metodi migliori per stimolare i ragazzi, ma era uno di quelle persone che pretende sempre di più.

Invito a tutti i giovani a non sprecare il loro talento

L'impegno

Il Vangelo di oggi ci parla di un uomo che voleva di più. Il servo che ha avuto paura, che ha pensato di non essere all’altezza del suo padrone, pensando di fare del suo meglio, di fatto non si è impegnato, non ha fatto nulla.

La pigrizia, la paura frenano le nostre possibilità, assopiscono i nostri talenti. Come Marco, dobbiamo lavorare per migliorarci, per migliorare quello che facciamo. Dio è lì per aiutarci.

Hai mai incontrato qualcuno che ha rinunciato a fare qualcosa perché pensava di non esserne all’altezza?
Come puoi incoraggiarlo a riprovare?

Questa settimana mi impegno a valorizzare i miei talenti, a non dire mai "non ce la posso fare" e ad aiutare quel mio amico, quella mia amica, mio fratello o mia sorella, a superare quell'ostacolo che per loro sembra insormontabile.

mercoledì 11 novembre 2020

Le indulgenze per i defunti in tempo di pandemia


La pioggia, la nebbia, i defunti e l'indulgenza a novembre
 

A causa della pandemia, l’indulgenza plenaria per i defunti si potrà lucrare in tutto il mese di novembre


Ho vissuto in paesi tropicali fra Asia ed Africa per più di vent’anni ed ogni volta che il calendario segnava novembre ringraziavo il Signore per essere lontano dall’Europa. 

Novembre, il mese dei morti

Questo assioma interiorizzato nella sua accezione più negativa mi ha accompagnato per lungo tempo, e forse accompagna anche tanti di voi. Novembre si associa alla morte, a quelle giornate grigie in cui non vedi mai il sole, caratterizzate da una pioggerellina fitta e continua, con le luci dei lampioni che cominciano ad accendersi sempre più presto. La sensazione melanconica di una natura che lentamente si racchiude su sé stessa.

Eppure, in quest’anno surreale dove nulla più sembra essere uguale a prima, anche il mese di novembre ci sta sorprendendo. Giornate calde, sole e il contrasto assordante fra una natura che non vuole cedere, che vuole restare viva e sorridente ed il susseguirsi dei contagi da Covid-19, le lunghe, fredde ed interminabili litanie di numeri e statistiche che ogni giorno sembrano volerci far sprofondare nella tristezza.

È come se dal cielo ci stessero dicendo: “Alza la testa, respira, lasciati avvolgere dal dono della vita.”

Mai come ora abbiamo bisogno di vita e di speranza, mai come ora anche novembre può e deve diventare il mese della vita. Una vita terrena da vivere con fede e speranza ed una vita eterna da donare ad uno dei nostri cari defunti in paradiso.

Quest'anno, infatti, a causa delle attuali contingenze dovute alla pandemia da “covid-19”, Papa Francesco ha stabilito che le Indulgenze plenarie per i fedeli defunti vengano prorogate per tutto il mese di novembre.

Visita un cimitero a novembre per lucrare un'indulgenza plenaria

Ma cosa è l’indulgenza plenaria per i defunti?

Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Gv 8,7

Chi può dirsi senza peccato? I peccati non solo distruggono o feriscono la nostra comunione con Dio, il rapporto di fiducia fra noi e Dio e ci escludono dalla vita eterna, ma compromettono anche il nostro equilibrio interiore e il nostro rapporto con le altre creature.

Per un risanamento totale, non basta il pentimento, non basta la remissione della colpa mediante il sacramento della Confessione, occorre riparare il disordine provocato, pertanto il peccato deve essere espiato o sulla terra con preghiere, penitenze e opere di pietà volontarie o in Purgatorio.

L’indulgenza plenaria è uno dei mezzi per ottenere la remissione di tutta la pena, l'abbraccio di Dio. Cancellano la pena generata dal peccato e sono il segno tangibile di misericordia e amore.

Non essere troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato. Sir 5,5

La via per il Paradiso

Questo significa che seguendo la consuetudine codificata che di solito si applica dal 1 all’8 novembre, possiamo richiedere e lucrare l’indulgenza plenaria, per l’anima di un nostro caro defunto.

Perché indugiare allora? C’è un’anima che sta aspettando le tue preghiere.

Visita un cimitero e prega, anche solo mentalmente, per i defunti. Visita una chiesa o un oratorio e recita un Padre nostro e un Credo. Accostati al Sacramento della Riconciliazione. Ricevi la comunione eucaristica. Prega secondo le intenzioni del Santo Padre, pregando un Padre nostro e un’Ave Maria.

Come può ottenerla chi non può uscire di casa?

Gli anziani, i malati e tutti coloro che per gravi motivi non possono uscire di casa, ad esempio a causa di restrizioni imposte dall’autorità competente per il tempo di pandemia, potrà conseguire l'indulgenza pregando davanti ad un'immagine di nostro Signore o della Beata Vergine, pregando ad esempio Lodi e i Vespri dell’Ufficio dei Defunti, il Rosario Mariano, la Coroncina della Divina Misericordia, altre preghiere per i defunti più care ai fedeli, o si intrattengano nella lettura meditata di uno dei brani evangelici proposti dalla liturgia dei defunti, o compiano un’opera di misericordia offrendo a Dio i dolori e i disagi della propria vita.

In questo periodo di difficoltà, non possiamo abbandonarci allo sconforto, ma siamo chiamati a ravvivare la nostra certezza nella gloria e nella beatitudine eterna. Chiediamo con umiltà e fiducia il perdono per quanti ci hanno lasciati, per le loro piccole o grandi mancanze, e rinnoviamo il nostro impegno di fede.

Un papà ateo che perse sua figlia quando era ancora adolescente disse: “Se esiste il Paradiso lei ora è là. Ed io voglio andare con lei.” Divenne un servo fedele del Signore e visse il resto della sua vita nella certezza di quell’incontro.

In fondo il Paradiso è la casa dei servi fedeli e tutti un giorno potremmo vivere felici nella luce di Dio a condizione di aver creduto non solo a parole, ma anche nelle opere.

venerdì 6 novembre 2020

Ecco lo sposo, andategli incontro!

 Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 25, 1-13 8 Novembre 2020


La Parola

Mt. 25, 1-13

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: "Ecco lo sposo, andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: "Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono".

Ma le sagge risposero: "No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".

Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità vi dico: non vi conosco".

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora".

Parola del Signore

Le fedi nuziali sigillano la promessa d'amore degli sposi

Il Commento

Quando Giada ricevette l’invito fu felicissima. Non era mai stata ad un matrimonio prima di questo, e inoltre questo matrimonio sarebbe stato davvero speciale, poiché la sposa era sua cugina Nadia.

Nadia era molto più grande di Giada e per diversi anni si occupò di lei, come una babysitter, ed ogni volta che passava del tempo con lei la intratteneva in tanti modi diversi. Le leggeva delle storie, inventava dei giochi, le preparava squisite merende. Nadia la faceva sentire davvero speciale!

Un giorno Nadia telefonò e chiese di parlare con lei. "Giada," disse Nadia, "ti piacerebbe portare il cuscino con le fedi all’altare?" Giada urlò di gioia. "SÌ!" le rispose.

Giada si immaginava già bellissima con quel cuscinetto di raso in mano camminando verso l’altare dove l’aspettava Nadia con il suo sposo, ma non si sarebbe mai aspettata tutto il lavoro che serviva per poter essere così bella.

In primo luogo il vestito. Giada odiava indossare abiti, e per l’occasione invece dovette misurare e ri-misurare un lungo abito bianco che in realtà non le piaceva nemmeno tanto. Poi i capelli, le scarpe e tutti gli accessori. La mamma poi non faceva altro che ripeterle che non si trattava di un gioco, ma che aveva un ruolo molto importante e che l’avrebbe dovuto svolgere con serietà. Insomma non era affatto divertente.

Il giorno del matrimonio sembravano essere tutti impazziti. Sbrigati, sbrigati! Preparati! Quando Giada provò a chiedere aiuto per vestirsi, tutti erano nervosi ed occupati. Improvvisamente, il papà le gridò: "Perché non sei pronta?"

"Perché nessuno mi sta aiutando né con il vestito né con i capelli!" rispose Giada.

Suo padre provò ad allacciarle il vestito, ma poi rinunciò. "Amore!" gridò verso sua madre: "Vieni qui e prenditi cura di Giada!"

"Per favore pensaci tu" gridò sua madre. "Non riesco a trovare la mia collana!"

"OH, no!" esclamò suo padre. "Siamo in ritardo! Entra in macchina, Giada. Ti ripareremo per strada".

Arrivati davanti alla chiesa, la scena non era certo migliore. Tutti erano confusi, frustrati, e nervosi, e lì, all’ultimo minuto, la madre di Giada la aiutò finalmente con il vestito e mise in ordine i suoi capelli.

Ma c’era ancora un problema… Dov'era Nadia?

I secondi passavano lenti come ore e poi improvvisamente, arrivò la macchina della sposa, si fermò e Nadia scese dall’auto, bellissima come mai.

Lo sposo era già sull’altare, le prime note della marcia nuziale si udivano già e come d’incanto tutto lo stress sembrò sparire dai volti degli invitati.

Tutto era perfetto. "Il matrimonio è perfetto!" pensò Giada mentre camminava fiera verso l’altare con il cuscino delle fedi fra le sue mani. "Tutto perfetto."

La damigella d'onore o flowergirl si riposa in attesa della sposa

L'Impegno

Cosa sarebbe successo se Giada non fosse stata pronta per il matrimonio? Avrebbe potuto portare le fedi? Nadia e gli invitati ci sarebbero rimasti male?

Il regno di Dio è come prepararsi per un matrimonio. Ci vuole molto lavoro, proprio come per la preparazione di Giada. A volte è frustrante, soprattutto perché non sappiamo quando verrà. Ma, cosa accadrebbe se al momento giusto non fossimo pronti. Dio ci lascerebbe entrare?

Cosa accadrebbe se Gesù venisse a trovarvi oggi? Come vi preparereste per quest’incontro?

mercoledì 4 novembre 2020

Camminare in coppia verso il Paradiso

 

Gli sposi cristiani sono chiamati a santificare la loro vita nel matrimonio

Siamo chiamati a vivere una vita ordinaria in modo straordinario tra le gioie e le preoccupazioni di una famiglia normale

Anche quest’anno sabato 31 Ottobre presso il Santuario della Santa Casa di Loreto, Mons. Fabio Dal Cin ha presieduto “Holywin” la veglia di preghiera in onore di tutti i santi.

Nell’anno giubilare donato da Papa Francesco a Loreto in occasione del centenario della proclamazione, da parte di Papa Benedetto XV, della Beata Vergine Maria di Loreto quale “patrona principale presso Dio di tutti gli aeronauti” questa veglia ha avuto un valore ancora più speciale.

Mons. Fabio Dal Cin inaugurando il Giubileo Lauretano ha detto che questo “è una chiamata a volare alto, accogliendo Cristo come il ‘pilota’ della nostra vita, facendo cose ordinarie in modo straordinario e mettendoci fede e amore come ha fatto Maria”.

Una chiamata alla santità

Una chiamata che riguarda tutti, che riguarda anche me e te. Ognuno di noi è chiamato alla santità attraverso la propria storia e la propria vita. Don Fabio Rosini dice che la santità, è proprio il non opporsi al progetto di Dio su di noi, lasciare che Dio operi attraverso di noi, perché Lui è l’unico e vero santo. Sono chiamato a santificare la mia vita là dove mi trovo, nel lavoro che faccio, nel luogo in cui vivo, con i genitori che ho, con i figli che ho, con il coniuge che il Signore ha messo al mio fianco. I santi non sono super eroi dai super poteri, ma persone come te e come me che hanno vissuto la loro vita mettendo Dio al primo posto.

Matrimonio via di santità

Noi sposi cristiani siamo chiamati a santificarci nel matrimonio, sei chiamato alla santità con quella donna che hai accanto, a diventare santa con quell’uomo che hai accanto. Qualcuno potrebbe dire, “io santo o santa lo sono già con questo o questa qui accanto”, ma attenzione che come dice Don Bernardino Giordano, accanto ai santi spesso ci sono i martiri.

Il matrimonio cristiano come via di santità

La nostra chiamata alla santità parte dal nostro battesimo. Dio ti chiama a stare con Lui, l’esperienza della santità è proprio questa, vivere con Lui. Nessuno di noi ha chiesto di venire al mondo, siamo nati in una famiglia specifica, in una nazione specifica, in una situazione specifica. Il Signore ci ha chiamati a vivere e a santificarci in questa nostra vita che ci è stata data in dono. Unica ed irripetibile.

L’esperienza del battesimo è per i coniugi cristiani fondamentale per il cammino di santità perché ci riporta alle origini. Il nostro matrimonio, la nostra vita coniugale sono il fusto, i rami, ma il battesimo è la radice. Perché ancora prima di conoscere il tuo coniuge, ancora prima della storia d’amore che vi unisce, c’è una storia d’amore che vi precede, la storia d’amore del Signore con te. Una storia personale che ha sicuramente visto alti e bassi, allontanamenti, forse anche buio e tradimenti da parte nostra, ma che non si esaurisce mai, perché il Signore è fedele al suo amore per te. Un amore che si dona completamente, senza se e senza ma, fino alla morte. 

Una storia d’amore

Quanto questo amore si rispecchia nell’amore fra noi coniugi. Quanto questa storia d’amore del Signore con noi richiama la nostra storia d’amore come coppia, una storia che ha bisogno di nutrirsi e di rinnovarsi ogni giorno.

Una storia che è nata in un momento preciso, il momento in cui abbiamo deciso che valeva la pena dare la vita per quella persona. Il momento in cui mi sono deciso per lei, in cui ho deciso che vale la pena che io mi sacrifichi per lei, che vale la pena fare di tutto pe renderla felice, perché voglio renderla sempre più bella.

Una storia che ha visto momenti di luce e momenti di buio, ma che nel momento in cui insieme abbiamo deciso coscientemente di mettere Dio al centro della nostra vita di coppia, di guardare verso la stessa direzione, ha cambiato prospettiva. Abbiamo capito che il Signore ci chiama insieme a vivere la qualità del suo amore. E così tutti i gesti concreti che ci scambiamo nell’arco della giornata hanno a che fare con l’eternità, diamo più amore di quello che consumiamo, diventiamo un dono per il nostro amato, per la nostra amata.

E allo stesso tempo diventiamo dono per gli altri. Portiamo quell’esperienza d’amore nei luoghi dove lavoriamo, dove viviamo la nostra vita sociale, sia da soli che come coppia. L’esperienza d’amore e comunione che viviamo nella nostra relazione matrimoniale coinvolge tantissima altra gente iniziando dai figli che sono carta assorbente che si impregna del modo in cui diamo concretezza a quell’amore.

Tanti giovani là fuori ci guardano. Hanno bisogno di punti di riferimento, di qualcuno che li aiuti a credere che l’amore come lo sognano, come lo immaginano è possibile. Che il “per sempre” è possibile.

I coniugi Beltrame Quattrocchi 

La sera del 31 Ottobre, nel santuario di Loreto, affianco a san Giovanni Paolo II, al beato Carlo Acutis, santa madre Teresa di Calcutta, e san Giuseppe Moscati, a completare le figure di santi e beati le cui vite hanno ispirato le meditazioni sui misteri del santo rosario c’erano i beati coniugi Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, due sposi, vissuti a Roma nella prima metà del secolo ventesimo, un secolo in cui la fede in Cristo è stata messa a dura prova, beatificati da San Giovanni Paolo II il 21 Ottobre 2001.

Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini dichiarati beati da San Giovanni Paolo II

Durante la cerimonia di beatificazione il Papa della famiglia indicava che “il cammino di santità compiuto insieme, come coppia, è possibile, è bello, è straordinariamente fecondo ed è fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società”.

In tempi in cui i media ci parlano troppo spesso solo di famiglie sfasciate, distrutte dall’odio e scarsamente feconde, è importante portare alla luce le tante, tantissime famiglie che sanno dare al matrimonio il suo giusto valore, vivendolo nella gioia, nonostante i sacrifici e le croci inevitabili, alla scuola del Vangelo.

Auguriamo a noi stessi, alla nostra coppia, e a tutte le coppie, che il nostro matrimonio possa essere sempre guidato dallo Spirito Santo e un giorno essere ricordato con parole simili a quelle usate da Maria Beltrame in questa sintesi della sua vita con Luigi: “Vita serena, intellettuale, interessante, intima e riposante. Mai fatua, mai triste o pessimista. Vita vissuta nel senso pieno della parola. Non sorvolata, ma animata sempre dalla gioia della conquista che portava con sé ogni minuto – con la gioia di stare insieme, sempre nuova”.