lunedì 23 novembre 2020

La famiglia e il tempo di Avvento


Mancano pochi giorni all'inizio dell'Avvento

L'Avvento inizierà tra pochi giorni. Iniziamo a pensare già da ora a come vivere al meglio nelle nostre famiglie i giorni che ci condurranno al Natale.

“Papà quando porti giù gli addobbi di Natale dalla soffitta?” Con le tante regioni arancioni o rosse e l’impossibilità di uscire dal proprio comune, quest’anno in molte case la preparazione di alberi di Natale, presepi ed addobbi vari è sicuramente iniziata prima del solito.

Ne parlavamo ieri a tavola con i ragazzi. Se da un lato l’incertezza su cosa ci sarà concesso o meno in tempo di pandemia, potrebbe renderci inquieti, tristi per l’impossibilità di viaggiare e passare le feste come siamo soliti fare con almeno un pezzettino della nostra famiglia sparsa per il mondo; d’altra parte questo Natale dal sapore insolito presenta a chi come noi ha dei bambini in casa, un’occasione da non perdere.

Riscoprire insieme ai figli la bellezza delle tradizioni legate al Natale, i significati, i riti, e preparare in modo concreto i loro cuori alla venuta di Gesù Bambino.

Un percorso da fare insieme, passo dopo passo, dalla prima domenica d’Avvento fino al 24 dicembre con piccoli gesti.

Il Calendario dell’Avvento

Non so nelle vostre case, ma da noi, soprattutto da quando siamo rientrati in Italia, il calendario dell’Avvento non può mancare. Ne abbiamo avuti di tutti i tipi. Costruiti in casa con rotoli di carta igienica e fatti delle forme più disparate da riempire con dolcetti e brevi riflessioni sulla venuta del Signore. Comprati al supermercato con finestrelle e cioccolatino incluso, di carta, di stoffa e chissà cos’atro ci inventeremo.

Calendario dell'avvento da riempire con dolci e cioccolatini

Ma come nasce questa tradizione? Come quasi sempre un po’ per caso, e questa volta grazie ad un bambino. La storia del Calendario dell’Avvento inizia alla fine dell’800 in Germania, dove il piccolo Gherard Lang, impaziente di festeggiare il Natale chiedeva ogni giorno alla sua mamma: “Quando arriva Natale? Quanti giorni mancano ancora alla festa?”

La mamma, stanca di sentire ogni giorno la stessa domanda, un anno decise di cucinare dei biscotti speziati, tipici del periodo natalizio e li divise in 24 piccoli sacchettini. Il piccolo Gherard iniziò quindi ad aprire un sacchetto al giorno, a partire dal 1° dicembre fino alla vigilia, potendo così sapere dal loro numero, quanti giorni mancavano al Natale. L’idea piacque tanto al bambino che fu ripetuta ogni anno per tutta la sua infanzia.

Divenuto grande, nei primi anni del 1900, Gherard sviluppò l’idea della sua mamma e realizzò il primo Calendario dell’Avvento, stampando un cartellone con 24 finestrelle che le mamme avrebbero potuto riempire di biscotti, dolci e cioccolata per aiutare i bambini a tenere il tempo fino a Natale.

La Corona dell’Avvento

Un altro oggetto ricco di significati che guida il cammino verso il Natale è la corona dell’Avvento. La corona è un oggetto circolare rivestito di rami verdi e senza fiori su cui vengono posizionate quattro candele colorate, ciascuna legata a una tappa che ci avvicina alla nascita di Gesù. La sua origine è molto antica, a partire dal 1600 cattolici e protestanti tedeschi iniziarono ad utilizzare la corona per rappresentare Gesù, che è la luce venuta nel mondo.

Ogni candela ha un significato preciso

Ogni elemento della corona dell’Avvento si riferisce a un aspetto ben preciso e ricco di significato.

Il cerchio è la forma che non ha principio né fine, una forma perfetta segno di eternità e di unità. La corona inoltre, è anche simbolo di regalità e di vittoria e ci ricorda che sta per nascere Gesù, il Re che vince le tenebre con la sua luce.

I rami verdi simboleggiano la speranza e la vita, sta per venire al mondo il messia, il Signore, che sconfigge le tenebre e la morte.

Le quattro candele vengono accese una alla volta, durante le quattro domeniche di avvento. Tre sono di colore viola e una di colore rosa e riflettono i colori liturgici del periodo natalizio. Secondo la liturgia, il colore viola si riferisce alla penitenza, alla conversione, alla speranza e viene usato nei tempi d’Avvento e di Quaresima. La candela rosa della corona invece viene accesa la terza domenica di Avvento, chiamata Gaudete, quando il sacerdote indossa paramenti rosa. Questa domenica è la domenica della gioia perché essendo già a metà dell’Avvento, il Natale è ormai alle porte.

Ognuna di esse rappresenta quindi la luce in mezzo alle tenebre ed ogni candela ha un significato preciso.

La prima candela viene chiamata del Profeta” poiché ricorda il profeta Michea che aveva predetto che il Messia sarebbe nato a Betlemme e simboleggia la speranza.

La seconda candela viene chiamata “di Betlemme” per ricordare e onorare la città in cui è nato il Messia. Inoltre simboleggia la chiamata universale alla salvezza.

La terza candela viene chiamata “dei Pastori”, ovvero i primi uomini che videro Gesù Bambino e si prostrarono ad adorarlo. Questa come detto prima è la domenica della gioia ed ecco perché anche la candela è di colore rosa.

Infine, la quarta candela viene chiamata “degli Angeli”, i primi che annunciarono al mondo intero la nascita del Messia e che vegliarono sulla capanna fin dai primi istanti della sua nascita. Questa candela simboleggia l’amore.

L’accensione di ciascuna candela, domenica dopo domenica, indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre. Ogni candela accesa serve a ricordare la salvezza portata da Gesù Cristo nella vita di ogni cristiano.

I colori della ghirlanda, decorata con tessuti e stoffe, sono in genere il rosso e il viola. Il rosso simboleggia l’amore di Gesù per i suoi fedeli, il viola indica conversione e penitenza.

Il Presepe

Natale significa nascita e la più preziosa nella storia dell’umanità è proprio quella che celebriamo il 25 Dicembre, l’incarnazione del nostro Salvatore! Un miracolo che si è compiuto fra le mura della Santa Casa custodita all’interno del Santuario di Loreto, dove l’Arcangelo Gabriele apparve alla giovanissima Maria che con il suo sì cambio la storia dell’umanità.

Il primo presepe fu inscenato da San Francesco a Greccio

Le prime testimonianze storiche del presepe risalgono al III-IV secolo, quando i cristiani raffiguravano nelle catacombe, le immagini di Maria con il piccolo Gesù in grembo. 

Il primo presepe così come lo conosciamo noi, però, si fa comunemente risalire a quello inscenato da San Francesco d’Assisi durante il giorno di Natale del 1223, nel piccolo paese di Greccio (vicino Rieti). Nel 1220 San Francesco aveva compiuto un pellegrinaggio in Terra Santa per visitare i luoghi della nascita di Gesù Cristo, e fu talmente colpito da Betlemme che una volta tornato in Italia, decise di inscenare la rappresentazione della natività.

Così, nei pressi del bosco vicino al paese, Francesco portò in una grotta la mangiatoia con la paglia e vi condusse il bue e l’asino (non c’erano la Vergine Maria, Giuseppe e il bambinello). La popolazione accorse numerosa e così il santo poté raccontare a tutti i presenti la storia della nascita di Gesù.

Quest’anno un’idea per marcare il tempo di preparazione alla nascita di Gesù, potrebbe essere quella di non collocare subito Giuseppe e Maria nella stalla, ma di metteteli lontani e di condurli lentamente giorno dopo giorno lungo i 150 chilometri che separano Nazareth da Betlemme.

Troppo spesso noi genitori, presi dai ritmi serrati del lavoro e della vita, ci limitiamo a vivere la preparazione al Natale ripetendo gesti quasi meccanicamente, senza fermarci a gustare il tempo che trascorriamo con i nostri figli.

Quest’anno, lasciamoci aiutare dalla pandemia, utilizziamo questo tempo per prendere per mano i nostri figli ed incamminarci con loro su questo meraviglioso sentiero che ci porterà a riscoprire il mistero di un Dio che si fa uomo. Di un Messia che nasce nel mondo povero fra i poveri, ultimo fra gli ultimi, straniero, abbandonato. Di un Signore che fin dall’inizio della sua esperienza terrena ci indica la via per la salvezza: l’umiltà.

Buon avvento.

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