mercoledì 30 dicembre 2020

Gli fu messo nome Gesù


Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Lc. 2, 16-21 - Maria Santissima Madre di Dio 1 Gennaio 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 2,16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Parola del Signore

La stella cometa guida i pastori

La Riflessione 

Con un po’ d’immaginazione, proviamo a vivere questo racconto come se fossimo dei pastori.

Quella notte per il piccolo Giacobbe era una notte speciale. Camminava affianco al padre, in silenzio dopo aver trascorso tutta la giornata felicemente insieme. Il padre lo aveva portato con lui per la prima volta per insegnargli a prendersi cura del gregge. L'aria fredda della notte gli pungeva le guance. Decisero di fermarsi per un po’, si sedettero sull’erba e mentre il respiro che usciva loro dalle narici si addensava come fosse fumo, alzarono gli occhi verso il cielo limpido e senza nubi. Era una notte senza luna illuminata da migliaia di stelle piccole e grandi, più o meno luminose che si stagliavano nitide nel buio. Improvvisamente, il cielo si illuminò come a giorno. Giacobbe chiuse gli occhi per un istante e quando li riaprì, vide il cielo pieno di angeli. Pensava di sognare! Invece erano proprio lì davanti a lui e cantavano lodi a Dio per la nascita di un nuovo re. Uno di loro parlava direttamente ai pastori. "Mi ha parlato" pensò Giacobbe.

Con gli occhi spalancati, suo padre prese Giacobbe per mano. "Figlio vieni, dobbiamo andare a vedere di cosa parlava il messaggero di Dio". Si diressero fuori dalle colline e scesero a Betlemme. Giacobbe non riusciva a tenere il passo di suo padre e cominciò a correre.

"Abba, cosa pensi che vedremo?" Chiese Giacobbe.

"Non lo so" rispose il padre. "Ma, è qualcosa che ha a che fare con Dio, sarà qualcosa di speciale".

Camminarono per più di un'ora, arrivati in città, chiesero a chiunque incontravano notizie del bambino; raccontarono loro il messaggio dell'angelo. Gli amici erano sconcertati. Gli stranieri invece si allontanavano, pensando che fossero pazzi. Proprio mentre camminavano verso la periferia della città, Giacobbe vide una forte luce da una grotta. "Abba, forse dobbiamo andare là." Quando entrarono nella grotta, videro una famiglia: un uomo orgoglioso, sua moglie e un neonato indifeso. Giacobbe gridò: "Abba! Questo è il bambino di cui parlava l'angelo".

Giacobbe e suo padre erano così eccitati che quasi non riuscivano a raccontare a quella famiglia il messaggio che avevano ricevuto dall’angelo. Si interrompevano a vicenda, non riuscivano a terminare le frasi. La madre del bambino sorrise e annuì silenziosamente con la testa. Quando terminarono il loro racconto, il padre di Giacobbe si girò verso l'uomo e chiese: "Come si chiama il bambino?"

Gli rispose con una parola: "Gesù".

Giacobbe si girò verso il padre e sussurrò: "Significa Dio salva».

Suo padre sorrise e disse: "Lo so, Giacobbe, lo so."

Giacobbe e suo padre rimasero per tutta la notte ad adorare quel bambino, poi tornarono felici al loro gregge. Mentre camminavano il padre disse a Giacobbe: "Figlio, non vedrai mai più nulla di simile".

Giacobbe si fermò e lo guardò. "Ma potrò vedere di nuovo Gesù?".

"Penso di sì, Giacobbe" rispose il padre dopo un attimo di silenzio.

Pastori con gregge

L'Impegno

L’annuncio degli angeli a Maria prima e ai pastori poi, segnò l'inizio della buona Novella. I poveri come Giacobbe e suo padre udirono il messaggio di Dio e quelle parole diedero loro speranza.

Mentre ci auguriamo a vicenda che il messaggio di Dio ci infonda speranza per il nuovo anno chiediamo a noi stessi:

Che cosa mi aspetto da questo nuovo anno? Come può la preghiera aiutarmi e darmi speranza?

Mettiamoci anche noi all’ascolto della voce degli angeli che ci annunciano che qualcosa di nuovo e di stupendo sta per succedere. Corriamo verso Gesù, verso quel bambino che è venuto al mondo per portarci la salvezza e non smettiamo mai di pregare perché ci guidi e ci sostenga.

Buon anno

martedì 29 dicembre 2020

Un anno dedicato alla famiglia


La famiglia luogo dell'amore

“Le famiglie del mondo siano sempre più affascinate dall’ideale evangelico della Santa Famiglia e con l’aiuto della Vergine Maria divengano fermento di una nuova umanità e di una solidarietà concreta e universale”

Con queste bellissime parole, ieri Papa Francesco durante l’Angelus di una domenica speciale, la Festa della Santa Famiglia, ha indetto un Anno dedicato alla Famiglia Amoris laetitia. Un anno che inizierà il 19 marzo 2021 e si concluderà il 26 giugno 2022 e che sarà ispirato all’ideale dell’amore coniugale e familiare incarnato da Gesù, Maria e Giuseppe e sottolineato nell’Esortazione apostolica a cinque anni dalla promulgazione.

Un Anno dedicato a San Giuseppe

In precedenza, l’8 Dicembre con la Lettera apostolica “Patris corde”, Papa Francesco ha indetto l’Anno di San Giuseppe, che si concluderà l’8 dicembre 2021 in ricordo del 150mo anniversario della dichiarazione di San Giuseppe Patrono della Chiesa universale.

Due anni pressoché concomitanti dal punto di vista cronologico che hanno un significato profondo ed importante per la famiglia in un contesto storico e sociale in cui la figura dell’uomo come maschio, marito e padre è costantemente sotto attacco.

Cancellare il Padre

Dal ’68 ad oggi c’è stato un movimento culturale che ha mirato a demolire, destrutturare, svuotare la figura dell’uomo come padre e come marito. Si è iniziato inneggiando ad una società senza padri in un momento storico in cui forse la contestazione nei confronti del padre celava una sorta di richiesta di aiuto nei confronti del padre da parte di figli disorientati dalla mancanza di etica a cui però i padri di allora non hanno saputo rispondere.

Con l’insorgere del femminismo poi, va in crisi l’autorevolezza della figura maschile; il maschio viene messo sotto processo, attaccato, umiliato, ridicolizzato. Mentre in nome del desiderio femminile di “emancipazione” la società va via via femminilizzandosi, la figura del padre entra in crisi.

Un padre con i figli in un prato

Il padre non ha più autorità, perché non ha più autorevolezza; e non ha più autorevolezza, perché la sua credibilità è stata indebolita, minata, e infine distrutta.

Viviamo sotto l’influsso di una cultura che esalta il neutro e demolisce l’identità, che incoraggia il permissivismo e nega l’autorità, che promuove l’individualismo contro la famiglia.

Abbiamo cercato di distruggere la figura del Padre per non dover più fare i conti con Dio.

Incoraggiare la paternità

«Dobbiamo fare di più per incoraggiare la paternità. Ciò che fa di te un uomo non è la capacità di generare un figlio. È il coraggio di crescerlo. Famiglie forti creano comunità forti».

Queste parole non sono state pronunciate da un Papa da un conservatore impenitente, ma dal presidente degli Stati Uniti, Obama, nel primo discorso sullo “Stato dell’Unione” dopo la sua rielezione.

La figura del padre è essenziale per la crescita di un figlio e per la solidità della famiglia. E una famiglia solida è fondamentale per una società forte.

San Giuseppe

La tenerezza di San Giuseppe
In questo contesto la figura di San Giuseppe ci viene offerta come il modello da seguire. Un uomo che ha talmente amato la sua donna da accoglierla anche se incinta, fidandosi delle parole dell’angelo, affidandosi al progetto di Dio. Un marito che ha saputo proteggere e difendere la propria famiglia nel momento del pericolo, lasciando tutto, emigrando, accettando ricominciare da zero pur di salvare la moglie e il figlio. Un lavoratore che con il sudore della sua fronte ed il lavoro delle sue mani non ha mai fatto mancare il pane sulla tavola della sua famiglia. Un padre che ha saputo crescere in sapienza, età e grazia tenendolo per mano il Figlio di Dio, insegnandoli a camminare, a lavorare, ad essere un uomo.

Dio dà a Gesù, come unico equipaggiamento per venire al mondo, una famiglia. Maria e Giuseppe rappresentano l'unica cosa che Dio reputa necessaria per questo bambino. Non importa se avrà contro Erode, le circostanze avverse, le difficoltà, la povertà... L'unica cosa che conta è che Gesù sa di non essere solo. Sa che se avrà Maria e Giuseppe tutto sarà possibile.

Affidiamo allora quest’anno che abbiamo davanti alla "Santa Famiglia di Nazareth" eleggendola ad esempio per la costruzione delle nostre famiglie, impegnandoci a lavorare insieme per la famiglia, consapevoli che come successe per Gesù, se si ha una famiglia tutto è possibile.

mercoledì 23 dicembre 2020

Hanno rubato il Natale

 Adoriamo il Signore che nasce in una mangiatoia

Non sono la pandemia e le restrizioni a toglierci il Natale

Serata tipica di una famiglia in questo periodo natalizio, o almeno della nostra famiglia. Pizza e film natalizio seduti comodi sul divano. Ne abbiamo fatto una scorpacciata. Tutti bellissimi, tutti o quasi americani, tutti pieni di buoni sentimenti.

Dal film sulla base americana nel pacifico da cui partiva l’operazione “Christmas Drop” per paracadutare pacchi regalo sulle isole alle popolazioni bisognose, al film in cui Babbo natale è costretto a scendere sulla terra per trovare le medicine per i suoi elfi ammalati e salvare il Natale. Dal cartone animato candidato all’Oscar all’erede di Babbo Natale che non vuole calarsi nel ruolo e scappa sulla terra lasciando alla sorella il compito di salvare il Natale.

Una scelta difficile fra le tantissime proposte. Film che ci ricordano lo Spirito del Natale, che ci raccontano storie surreali e dolcissime su Babbo Natale, che ci parlano di desideri, doni, solidarietà, amore. Di festa.

Una festa di cui però sembrano aver dimenticato il festeggiato. Forse qualcuno l’ha dimenticato, o forse stanno cercando di farlo dimenticare a più persone possibile, ma il Natale è la festa che ricorda la nascita del Nostro Signore Gesù. Non è la festa dell’albero o di quell’uomo vestito di rosso. Festeggiamo il Natale perché festeggiamo la nascita di Gesù bambino, e chiunque cerchi di raccontarci una storia diversa ci sta dicendo bugie, ci inganna, ci vuole rubare il vero Spirito del Natale, che è il miracolo dell’Incarnazione ad opera dell’unico Spirito del Natale, lo Spirito Santo.

Film perfetto perché i più piccoli, ma anche grandi, comprendano il vero significato del Natale

In questo senso “Il Natale di Angela” è il film perfetto perché i più piccoli, ma anche noi grandi, comprendano il vero significato del Natale.

Lo dice la parola stessa. Natale, dal latino natalis, che riguarda la nascita. Noel, in francese, ha la stessa derivazione. La parola inglese Christmas è l’abbreviazione di “Cristes maessam”, la messa del Cristo ma con il senso allargato di "celebrazione", "festività liturgica", da cui, in senso letterale, "festività di Cristo".

Seduti sul divano davanti alla televisione, rinchiusi in casa per le restrizioni dovute alla pandemia, isolati con lo smartphone in mano, ci stiamo trasformando in spettatori passivi, mentre siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio per essere attori protagonisti della nostra vita, iniziando dalla nostra famiglia.

Il 25 Dicembre Dio ha deciso di venire a nascere in una famiglia. Dentro quella capanna che abbiamo posto nel Presepio a casa nostra è rappresentata una famiglia. Il Natale ci svela verso Chi dobbiamo guardare. Attorno a Gesù bambino c’è una Madre, Maria e c’è un padre, Giuseppe.

La nascita di Gesù è anche la nascita di una famiglia, della santa Famiglia di Nazareth. Fissiamo lo sguardo su quella famiglia, portiamola nei nostri cuori, svegliamoci dal torpore in cui stiamo cadendo. Recuperiamo la forza, la voglia e la meraviglia di essere madri, di essere padri, di essere figli. Allora ecco svelato il Natale.

Famiglia riunita per Natale

Da parte nostra vorremmo fare a tutti voi gli auguri di essere una famiglia, di diventarlo presto, di non perdere tempo in chiacchiere, di voler essere una mamma e un papà, di avere la forza e il desiderio (basta chiederlo a Lui) di essere famiglia.

Buon Natale.

venerdì 18 dicembre 2020

Rallègrati, piena di grazia

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Lc. 1, 26-38 IV Domenica d'Avvento 20 Dicembre 2020

La Parola

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 1,26-38

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore

L'arcangelo Gabriele annuncia alla Vergine Maria che diventerà la madre di Nostro Signore Gesù 

La Riflessione

Hunny, la cagnolina di Andrea era incinta e presto avrebbe avuto dei cuccioli. Hunny era una maltesina di piccola taglia, ma la gravidanza l’aveva deformata. La sua panciona toccava quasi terra e quando Andrea la portava a fare una passeggiata, spesso si rifiutava di camminare.

Verso la fine della gravidanza, Hunny cominciò a diventare nervosa. Affilava le unghie, sembrava si stesse preparando per qualcosa di terribile, mentre non capiva che stava per succedere qualcosa di meravigliosos.

Andrea non riusciva proprio a capire il comportamento della sua maltesina. "Che sta succedendo con Hunny?" Chiese al padre.

"Questa è la sua prima cucciolata, Andrea," rispose suo padre. "Hunny sa che sta succedendo qualcosa, ma non sa cosa aspettarsi. Questa sarà una grande sorpresa per lei."

"Sarà una grande sorpresa anche per me!" Rispose Andrea che non aveva mai visto nascere un animale prima d’ora. Si preoccupava per la sua cagnolina e per cosa le sarebbe capitato.

Più si avvicinava il giorno del parto e più alta diventava la tensione in casa. Finalmente arrivò il momento. Una notte, Andrea fu svegliato dal pianto di Hunny. Si alzò e vide i suoi genitori prendere degli asciugamani da un armadio. "Che sta succedendo?" Chiese assonnato. "Sta partorendo?" La mamma gli fece una carezza sui capelli ed annuì sorridendo.

La mattina seguente erano tutti stanchi ma felici, compresa Hunny che aveva dato alla luce 5 piccolissimi cuccioli. Andrea restò stupito a guardarla mentre allattava i cuccioli. L'attesa era finita. La sorpresa era stata rivelata. Tutti, compreso il cane, potevano rilassarsi.

Come per Andrea, così anche Maria avrà sicuramente provato emozioni diverse. Stupore, preoccupazione, agitazione. L'angelo era venuto a darle l’annuncio dell’avvenimento più bello che fosse mai accaduto al mondo. Maria non si sarà certamente chiesta cosa volesse quell’estraneo da lei, e rimase stupita nel sentire il suo messaggio. Ma alla fine, disse "sì".

E quello fu solo l’inizio. Maria poi dovette aspettare, senza sapere che cosa sarebbe accaduto dopo. Tutto era nuovo per lei. Stava facendo esperienza di una nuova vita che si formava dentro di lei. Ma presto, l’attesa sarebbe finita.

Una cucciolata di maltesi in una bella cesta

L'Impegno

Natale arriverà presto. Sarà un Natale diverso, speciale, che sicuramente ricorderemo per tutta la nostra vita. Saremo in pochi a casa, ma festeggeremo con buon cibo e riceveremo dei bei regali. Sarà un Natale che ci aiuterà a ricordarci e a concentrarci sul suo reale significato.

Allora mentre attendiamo Gesù, come fece sua madre dopo che disse "sì" a suo padre, a Dio Padre, poniamoci qualche domanda:

Come possiamo dire "sì" a Dio in questo Natale? Come possiamo rendere questo periodo di vacanza che ci aspetta migliore per gli altri, a cominciare dalla nostra famiglia?

Ciao nonna

La pandemia Covid-19 uccide i nostri nonni

Se ne vanno lentamente, uno ad uno, in silenzio, in solitudine

Il Covid-19 solo in Italia ha già portato via più di 36.000 ultra-ottantenni. Nonni e nonne che hanno vissuto una vita incredibile, attraversato epoche diverse, visto il mondo, la società, la cultura cambiare sotto il loro occhi.

Stiamo perdendo una generazione forte sia fisicamente che nei valori. Uomini e donne che hanno lottato per quello in cui credevano, che hanno difeso la loro famiglia e il loro matrimonio contro tutto e contro tutti. Gente che ha saputo soffrire, rimboccarsi le maniche, lavorare nelle condizioni più difficili, con caparbietà, con umiltà, con sacrificio. Persone che hanno costruito con il loro sudore una società che noi stiamo troppo velocemente distruggendo.

Se ne è andata anche nonna Maria, lunedì 14 dicembre. Nella solitudine di una stanza di un ospedale Covid, accompagnata dalla tenerezza di un’infermiera che le teneva la mano. Un angelo che ogni giorno accarezza la vita di questi anziani, soffre con loro, spera per loro. Una donna che riporta a casa ogni giorno la tristezza per troppe persone che non ce l’hanno fatta.

Se ne è andata una bis-nonna che aveva sempre un sorriso meraviglioso, lo smalto rosso, gli orecchini e una goccia di buon profumo. Una donna che a novantasei anni giocava ancora a burraco e… vinceva quasi sempre.

Era nata subito dopo la prima guerra mondiale, in quell’Italia che si apprestava a vivere il ventennio fascista, in un paesino della campagna marchigiana, in una famiglia di proprietari terrieri. Ha visto il mondo cambiare, ha attraversato una guerra, conosciuto la paura, l’incertezza del domani. Suo padre fu il primo nella zona ad acquistare un’automobile in un tempo in cui la domenica per andare alla messa si facevano chilometri e chilometri a piedi, e poi a settanta sei anni si è seduta su un aereo per venire a trascorrere il Natale con me in Pakistan, un paese dove ha conosciuto una cultura ed uno stile di vita che l’hanno meravigliata, sconcertata.

Mi raccontava delle serate passate sull’aia con i vicini davanti all’unico televisore a vedere canzonissima, delle feste che seguivano “la pista”, l’uccisione dei maiali e la preparazione di prosciutti, salami e tutto quello che si poteva fare con un animale di cui a quel tempo non si buttava via nemmeno il sangue che veniva fritto e mangiato sul pane.

Si alzava prestissimo la domenica mattina per preparare dei pranzi incredibili per tutta la famiglia. Lasagne o cappelletti in brodo, rigorosamente fatti a mano, pollo e agnello fritto, olive e crema ritta e l’immancabile ciambellone. A carnevale poi preparava la migliore cicerchiata che si potesse sognare.

Amava il suo terrazzo pieno di fiori, la sua casa sempre perfetta, ma parlava poco del suo passato. A differenza di nonno che l’ha preceduta in cielo ventisei anni fa, lei non amava troppo raccontare, viveva nel presente.

L’abbiamo salutata ieri con una bella messa celebrata nella sua parrocchia con canti e preghiere. C’erano i cinque pronipoti. La più grande, trent’anni, ha preparato e letto un elogio funebre che sembrava essere un dipinto per la sua dolcezza e tenerezza. Il più piccolo, dieci anni, aveva gli occhi lucidi ed ha riempito di baci quel legno che accoglieva il suo corpo. L’abbiamo consegnata al Signore “su ali d’aquila” con la certezza che da oggi tutti noi avremo un’anima che prega ed intercede per noi nella gloria di Dio perché:

Gesù le disse «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno». Gv. 11, 25-26

venerdì 11 dicembre 2020

Io sono voce di uno che grida nel deserto

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Gv. 1, 6-83.19-28 III Domenica d'Avvento 13 Dicembre 2020

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 1,6-8.19-28


Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo:

«Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».

Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei.

Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».

Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore

La Riflessione 

Cosa accadrebbe se i tuoi amici non si fidassero di te? Che cosa accadrebbe se non fossero d’accordo con qualcosa che hai fatto? Con i motivi per cui lo hai fatto?

Potrebbe accadere anche a te. Lascia che ti racconti la storia di Sara.

Sara è una bambina con un cuore grande ed ama fare di tutto per aiutare gli altri. Quest’anno per Natale ha proposto alla sua insegnante di organizzare una raccolta di abiti usati per i poveri. L’insegnante si dimostrò subito entusiasta e ne parlò con la direttrice, ma questa non fu d’accordo.

Sara era molto amareggiata e così i suoi genitori decisero di parlarne con l’insegnante e con la direttrice. Dopo un breve colloquio la direttrice diede il suo consenso e la raccolta ebbe inizio.

Fra i suoi compagni di classe molti accolsero con entusiasmo l'idea ed iniziarono subito ad aiutare Sara. Altri invece, come la direttrice, non capivano il motivo di questa iniziativa e la tormentavano con le loro critiche. "Perché stai sprecando il tuo tempo?" "Vuoi solo attirare l'attenzione." "Pensi di essere importante, vero?"

Sara rispondeva con calma a tutte le domande e a tutte le critiche con la stessa parola "No!" "No, la raccolta degli abiti non è stata una perdita di tempo. No, non voglio l’attenzione, voglio solo aiutare chi ha bisogno. No, non penso di essere importante, sono solo una ragazza come te."

Ma lo sguardo di quei suoi amici tradiva il loro pensiero e la loro disapprovazione.

Tutto questo però non fermò Sara dal portare avanti il suo progetto. Non le importava se alcuni dei suoi amici non la capivano. Voleva aiutare le persone meno fortunate di lei e questo non aveva nulla a che vedere con il volersi mettere in mostra.

Arrivò l’ultimo giorno della raccolta. Sara stava sistemando i vestiti nelle grandi buste mentre un uomo li caricava nel furgone per portarli alla Caritas. Improvvisamente, Sara si trovò davanti la direttrice della scuola con un’altra signora. "Sara", disse la direttrice, "vorrei presentarti, la signora Marini, la direttrice della Caritas".

"Grazie per i vestiti", disse la signora. "Il tuo impegno fatto la differenza quest'anno."

Questa frase riempì il cuore di Sara. Era tutto quello voleva sentirsi dire. Il suo impegno aveva fatto la differenza, qualunque cosa la direttrice e i suoi amici ne avessero pensato.

L'Impegno 

La storia che ci racconta il Vangelo oggi è un po’ come questa.
Anche Giovanni è stato interrogato ed accusato per quello che faceva. Chi pensava di essere Giovanni per battezzare le persone e predicare? Pensava forse di essere qualcuno di importante, magari il Messia? No, Giovanni con la sua umiltà, voleva preparare le persone all'arrivo del Signore. Come Sara, Giovanni era lì per servire e fare la differenza.

Mentre ci prepariamo in questo Avvento alla nascita di Gesù poniamoci allora qualche domanda.
Come posso fare la differenza per gli altri? Cosa posso fare migliorare la vita di chi mi sta accanto iniziando dei miei genitori? Dalla mia famiglia? Dai miei amici?

giovedì 10 dicembre 2020

La traslazione della Santa Casa

Le pareti della Santa di Nazareth dentro la Basilica di Loreto

La notte fra il 9 e il 10 dicembre è una notte speciale

Quando ero un ragazzino abitavo in un quartiere di Ancona chiamato Posatora. Una collina che gode di un panorama stupendo sul mare, sul porto e sulla Cattedrale, da cui nelle giornate limpide riesci anche a vedere le sagome delle montagne Croate sull’altra sponda dell’Adriatico.

La notte fra il 9 e il 10 dicembre, noi ragazzini correvamo nelle campagne ad accendere fuochi. Era la notte de “la venuta”. La memoria della notte in cui nel lontano 1294 la Santa Casa di Nazareth veniva trasportata proprio dalla Croazia, da Tersatto, sulla collina di Posatora. Una notte in cui al freddo, riscaldati dai fuochi, fra canti e preghiere immaginavamo la casa di Maria volare sopra le nostre teste trasportata dagli angeli.

Sembrava di vivere una favola, e invece ricordavamo un mistero, la traslazione della Santa Casa da Nazareth a Loreto.

La posizione della Santa casa nella grotta di Nazareth

Quella costruzione che si trova oggi al centro del Santuario di Loreto, altro non è che la Santa Casa di Maria: il luogo dove  è nata ed ha abitato Maria, la madre di Gesù, fino al viaggio a Betlemme. Il luogo dell’Annunciazione e dell’Incarnazione di Nostro Signore dove lo stesso Gesù ha vissuto gli anni della sua infanzia e giovinezza.

Una struttura composta da tre pareti in pietra con una porta ed una finestra, quella dell’Annunciazione, che a Nazareth erano addossate ad una grotta scavata nella roccia.

Cinque traslazioni

La storia inizia nel 1291, anno in cui cadde l’ultima roccaforte cristiana in Terra Santa, San Giovanni d’Acri, con la conseguente cacciata dei crociati. Proprio qualche giorno prima della loro definitiva sconfitta, ad opera dei musulmani, la Santa Casa di Nazaret fu staccata dalle sue fondamenta e portata in volo dagli angeli a Tersatto, oggi un quartiere della città di Fiume, in Croazia. Tutto avvenne all’improvviso, la notte tra il 9 e il 10 maggio 1291. La Santa Casa di Maria veniva così provvidenzialmente messa al sicuro dalla minaccia di distruzione per mano turca.

Tersatto

Le prime persone ad accorgersi di quella misteriosa abitazione a Tersatto furono dei boscaioli. Anche il parroco di Tersatto, don Alessandro Giorgevich, venne informato del fatto, ma essendo molto ammalato, non poté muoversi. Gli apparve allora la Madonna che gli confermò essere quella la sua Casa di Nazareth e a sigillo dell’Apparizione, don Alessandro venne improvvisamente guarito dalla sua infermità. Nicolò Frangipane, signore della città, volle accertarsi del fatto e mandò una delegazione in Palestina con l’incarico di constatare se realmente la Santa Casa non esistesse più in Nazareth. La delegazione, tra cui c’era anche don Alessandro, una volta a Nazareth, constatò effettivamente l’assenza della Santa Casa, ove erano rimaste solo le fondamenta, che combaciavano perfettamente con le misure della perimetrazione delle tre Sante Pareti giunte a Tersatto.

Posatora

La Santa Casa rimase a Tersatto tre anni e sette mesi. La notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294 attraversò in volo l’Adriatico e toccò per la prima volta il suolo italiano, in un territorio dell’allora Stato Pontificio. Fu lasciata appunto nei pressi di Ancona, in una località chiamata poi – come ancor oggi – “Posatora”, dal latino “posat et ora” (poggiati, fermati e prega).

Fino a Loreto

Circa nove mesi dopo avvenne la terza traslazione documentata, e la casa arrivò nella selva di una signora di nome Loreta, in una località poi detta “Banderuola”, perché i fedeli avevano piazzato una bandiera in cima a un alto pino per aiutare i pellegrini a orientarsi. In quel luogo, a Porto Recanati, sorge ora la bellissima Chiesetta della Banderuola.

La zona fu poi infestata dai briganti e avvenne una quarta traslazione, sul Monte Prodo, su un terreno dei fratelli Rinaldi, e infine nel 1296, fu miracolosamente traslata, per l’ultima volta, dove si trova oggi: gli angeli la posero sulla pubblica strada che da Recanati va al suo porto, costringendo i magistrati a ordinare una deviazione del percorso.

Il Giubileo

In questi giorni Loreto sta vivendo l’anno del GiubileoLauretano, il “dono” che Papa Francesco ha voluto fare a questa piccola città delle Marche che si affaccia sulla costa del Conero, in occasione dei cent’anni della proclamazione, da parte di Papa Benedetto XV, della Beata Vergine Maria di Loreto quale “patrona principale presso Dio di tutti gli aeronauti”. Il miracolo della traslazione della Santa Casa di Nazareth, trasportata in volo dagli angeli a Loreto, aveva infatti ispirato gli aviatori reduci della Prima guerra mondiale, che chiamavano familiarmente “casa volante” i loro velivoli.

Scorcio del lato nord della Santa Casa di Loreto e del rivestimento marmoreo del Sansovino

Nulla è impossibile a Dio

Dietro al mistero della traslazione della Santa Casa si intrecciano storia, archeologia, narrativa, tradizione, ma la nostra fede e i miracoli dichiarati e non che sono avvenuti nel corso dei secoli all’interno di quelle Sante Pareti ci donano una certezza: nella Santa Casa si è realizzato l’avvenimento più umanamente inimmaginabile della storia: l’Incarnazione del Verbo.

Ora, se Dio ha veramente scelto il grembo di una giovane vergine di Nazareth per farsi uomo, tutto diventa possibile; anche che degli angeli, per evitare che la Santa Casa venisse profanata dai musulmani, l’abbiano trasvolata in Italia.

venerdì 4 dicembre 2020

Egli vi battezzerà in Spirito Santo

 

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mc. 13, 33-37 II Domenica d'Avvento 6 Dicembre 2020

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 1,1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Parola del Signore

Lo shopping di Natale

Il Commento

I negozi erano già tutti addobbati e Alessia, a passeggio con la mamma li guardava estasiata. I giocattoli, le decorazioni, i brillantini. "WOW!" esclamò. "Fra poco sarà Natale!"

Una volta rientrata a casa, Alessia corse in camera sua, prese carta e penna e iniziò a preparare la sua lista per Natale. Anzi ne preparò due. Una per i regali che avrebbe voluto ricevere, ed una per i regali che avrebbe voluto comprare per i suoi familiari in previsione del giorno dedicato allo shopping con la sua famiglia.

Alessia viveva il periodo che precedeva il Natale con un mix di emozioni. Le luci sulle case e per le strade, gli alberi adornati, i sorrisi sul viso di tutti sembravano rendere quella stagione magica. Ma lo stress degli acquisti e poi la preparazione di tutti i pacchetti, l’ansia dell'attesa mista alla speranza di ricevere i regali desiderati, le sembrava troppo. Alessia e la sua famiglia arrivavano alla notte di Natale sempre esausti.

Quest’anno, però la mamma di Alessia aveva deciso di fare qualcosa di diverso. "Sono stanca della solita routine del periodo natalizio", disse sua mamma. "So che dobbiamo fare shopping. So che la pubblicità ci ricorderà costantemente di affrettarci a fare i nostri acquisti, ma quest'anno, vorrei che ci prendessimo il tempo per ricordare chi celebriamo a Natale." Quest’anno la madre di Alessia voleva che ogni giorno tutta la famiglia si riunisse attorno alla corona dell’Avvento per pregare insieme.

All'inizio, Alessia e suo fratello frignarono. "Mamma!" si lamentarono "Non abbiamo tempo. Lo sai quanto siamo impegnati, soprattutto in questo periodo dell'anno". Ma la mamma insistette.

Il tavolo era decorato con una corona circolare e quattro candele. Tre erano viola ed una rosa. La madre di Alessia accese la prima candela ed iniziò a pregare. "Effettivamente è durato poco", pensò Alessia alla fine della preghiera.

Dopo un paio di settimane, l’ispirazione della mamma divenne un’abitudine. La sera prima di cena tutta la famiglia si sedeva insieme attorno al tavolo, a turno accendevano una candela dell'Avvento e pregavano insieme. Quel breve tempo di preghiera cominciò a significare molto per Alessia. Per qualche minuto non pensava più a null’altro che alla preghiera, che alla sua famiglia. Si dedicava qualche momento per essere in pace con Dio. La preghiera stava rendendo il periodo natalizio completamente diverso. Alessia iniziò a pensare sempre di più a Gesù, e sempre un po' di meno a Babbo Natale.

La preghiera in famiglia in tempo d'Avvento

L'Impegno

Il Vangelo di oggi ci parla di Giovanni il Battista che prepara il popolo alla venuta di Gesù. Chiedeva alle persone che lo avvicinavano di convertirsi, di non peccare, di battezzarsi e prepararsi all’arrivo di Gesù.

L'Avvento è un tempo di attesa. Ora siamo noi ad attendere che Gesù venga a stare in mezzo a noi. Come ci prepariamo, come preghiamo? Questo farà la differenza nel modo in cui celebreremo il giorno di Natale.

Come si prepara la vostra famiglia alla nascita di Gesù? Avete una corona dell’Avvento? State dicendo dedicando momenti alla preghiera in famiglia? Cosa fate di speciale con i vostri familiari?