venerdì 26 febbraio 2021

La trasfigurazione di Gesù

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mc. 9,2-10 - II Domenica di Quaresima Anno B - 28 Febbraio 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 9,2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore

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Il Commento

Avete mai fatto una vacanza in montagna? A noi in realtà piace più il mare, ma facciamo spesso delle belle passeggiate in montagna. Ci piace camminare, ci piace la sensazione di fresco che la montagna regala soprattutto nei caldi mesi estivi. E poi ci sono i panorami.

Quando si è nella valle è difficile vedere ed apprezzare la bellezza che ci circonda, ma dalla cima della montagna si può godere la splendida vista del mondo là sotto. E già… a volte per apprezzare davvero la bellezza delle cose bisogna allontanarsi da loro, magari anche con fatica, come quando si affronta un percorso per salire su una montagna.

Nel Vecchio testamento, la montagna è il punto d’incontro tra Dio e l’uomo, ma anche per Gesù i monti sono un punto di riferimento importantissimo. È sui monti che tiene il discorso delle beatitudini, che insegna agli apostoli a pregare, ma soprattutto sui monti Egli si rifugia per riflettere, per pregare, per trovare nel silenzio della montagna la forza per portare avanti la sua missione.

Il Vangelo di oggi ci racconta che un giorno Gesù prese Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse con lui sul Monte Tabor, in modo che potessero restare soli. Mentre si trovava sulla cima della montagna, l'aspetto di Gesù cambiò. I suoi abiti divennero di un bianco abbagliante, un bianco che nessun detersivo potrebbe mai produrre.

Abbagliati dalla luce splendente che si sprigionò dal corpo trasfigurato di Gesù, i tre Apostoli socchiusero gli occhi. Quando li riaprirono, videro che il loro Maestro non era più da solo: erano apparsi altri due personaggi, il profeta Elia e il patriarca Mosè. Parlavano con Gesù; non sappiamo cosa si stessero dicendo, ma parlavano tranquillamente con lui, come se si conoscessero.

Immaginate per un attimo che reazione possono avere avuto Pietro, Giacomo e Giovanni. Stupore, paura, quasi non credevano ai loro occhi e non riuscivano a capire cosa mai stesse accadendo.

Secondo quanto racconta la Sacra Scrittura, sapevano che Mosè era morto da tempo, nel deserto, prima ancora di entrare nella Terra Promessa.

Del profeta Elia, poi, vissuto tanto tanto tempo prima di loro, non si sa neppure come sia morto. I suoi discepoli l'hanno visto lasciare la terra a bordo di un carro infuocato che è salito verso il cielo...

Come mai adesso li vedevano di fronte a loro?

Lo stupore e la meraviglia presero il sopravvento sulla paura e finalmente Pietro prese la parola: "Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia."

Pietro si trovava davanti ad una visione incredibile stava vivendo un’esperienza che non avrebbe dimenticato mai, e non se ne voleva più andare. Un po’ come succede a noi quando stanno per finire le vacanze…

Poi venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!».

Le stesse parole che Giovanni ascoltò insieme ad Andrea tre anni prima, al momento del Battesimo di Gesù, nel fiume Giordano.  Quell'annuncio solenne pronunciato da Dio Padre, diede inizio alla missione di Gesù, ma oggi quelle parole pronunciate sul monte Tabor hanno un altro sapore.

Dio Padre ha voluto regalare un momento speciale al suo unico Figlio prima che Egli vivesse i giorni del dolore e della croce.

È stata come una carezza, per confermargli il suo Amore, per sostenerlo nella sofferenza che lo aspettava. Gli ha voluto far vivere un momento speciale per prepararlo ad affrontare i giorni della Passione. Un gesto di tenerezza, per aiutarlo a riuscire ad amarci fino a dare la vita per noi.

Riconoscere l'amore

L'Impegno

Dio Padre è così: non ci lascia soli di fronte alle difficoltà e, nella vita di ogni giorno, ci permette di fare il pieno di dolcezza, di tenerezza, di forza, per riuscire ad affrontare i momenti bui.

In queste settimane di Quaresima, allora impegniamoci a vivere le nostre giornate con cuore ed occhi aperti, per accorgerci di tutte le volte in cui il Signore Dio riempie le nostre vite con il suo Amore, di tutte le volte in cui, magari usando le mani e la voce dei nostri genitori, ci fa una carezza, ci dà coraggio.

Resteremo sorpresi, meravigliati proprio come i tre apostoli davanti al Signore trasfigurato, e arriveremo a celebrare la Pasqua, pieni di gioia!

Buona domenica



martedì 23 febbraio 2021

La tentazione purifica il cuore

Vincere la tentazione 

La tentazione, come la liscivia, è necessaria per la purificazione del nostro rapporto di coppia

Commentando il Vangelo della domenica, durante l’Angelus, Papa Francesco ci ha invitati a non aspettare la Settimana Santa per iniziare a vivere in maniera fruttuosa questo tempo quaresimale, a non lasciarci sfuggire l’occasione offertaci da questi giorni di preparazione alla Pasqua del Signore.

Proviamo allora a viverli come il momento in cui possiamo fare il resoconto della nostra vita insieme e in cui possiamo iniziare a scrivere una nuova pagina della nostra storia.

Chissà quanti rimpianti abbiamo, quanti errori abbiamo commesso, quante cose non sono andate bene, quanti peccati che gravano ancora sulla nostra coscienza. Il Signore ci dice in questa quaresima che questo è il tempo che lui ha preparato, questo è il tempo della misericordia.

Rinnoviamo l’alleanza

«Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si "rispecchia" in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi.» (Papa Francesco – Udienza Generale 02/04/14)

Il Signore ci prende per mano e ci conduce insieme a quell’altare dove ci siamo scambiati le nostre promesse per rinnovare quell’alleanza che come sposi abbiamo stretto con Lui nel giorno delle nostre nozze. Ci propone di rinnovare l’alleanza d’amore che noi sposi abbiamo stipulato quel giorno fra noi e che Lui ha stipulato con ciascuno di noi nel giorno del nostro battesimo.

Un’alleanza sporcata tante volte con il peccato, con l’infedeltà.

Il Signore stringe un'alleanza con noi nel battesimoGli sposi stringono un'alleanza fra loro e con Dio nel matrimonio

Ma cos’è l’alleanza e come posso averla infranta?

«Questo Sacramento ci conduce nel cuore del disegno di Dio, che è un disegno di alleanza col suo popolo, con tutti noi, un disegno di comunione. All’inizio del libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, a coronamento del racconto della creazione si dice: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò … Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne» (Gen 1,27; 2,24). L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due. Questa è l’immagine di Dio: l’amore, l’alleanza di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna.» (Papa Francesco – Udienza Generale 02/04/14)

L’amore di una coppia di sposi rappresenta l’amore di Dio per l’umanità. Noi due, tu e tuo marito, tu e tua moglie, siamo l’immagine dell’alleanza di Dio con il suo popolo. Le promesse che ci siamo scambiati sull’altare nel giorno delle nozze sono le promesse che Dio ha fatto ad ognuno di noi nel giorno del battesimo: amarci fedelmente, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e sostenerci l’un l’altro tutti i giorni della nostra vita.

Ci siamo riusciti? Siamo stati fedeli a Dio e al nostro coniuge? Ci siamo rispettati? Siamo stati sostegno l’uno per l’altra? E ancora, siamo stati capaci di mantenere le nostre promesse battesimali rinnovate nel sacramento della Cresima e durante la Veglia Pasquale? Abbiamo rinunciato a Satana e alle sue opere? Abbiamo detto di credere e di convertirci al vangelo ma non sempre ci siamo riusciti. 

Il tempo opportuno

Questo è il tempo opportuno per recuperare quello che abbiamo perso. La Quaresima è il tempo dei buoni propositi, delle forme di penitenza che mettono ordine nella nostra vita spirituale, il momento giusto per tagliare con tutto quello che ci riempie di vuoto.

Per recuperare il tempo perso dobbiamo fare un percorso il cui fine è vivere in pienezza la nostra alleanza con Dio e con il nostro coniuge, diventare persone nuove capaci di dire di no al male, senza cadere nell’errore di dialogare con il maligno.

Vecchia foto lavandaia

La tentazione

«Nelle tentazioni Gesù mai dialoga con il diavolo, mai. Nella sua vita Gesù mai ha fatto un dialogo con il diavolo, mai. O lo scaccia via dagli indemoniati o lo condanna o fa vedere la sua malizia, ma mai un dialogo. E nel deserto sembra che ci sia un dialogo perché il diavolo gli fa tre proposte e Gesù risponde. Ma Gesù non risponde con le sue parole; risponde con la Parola di Dio, con tre passi della Scrittura.» (Papa Francesco – Angelus 21/02/21)

Se devi rinnovare l’alleanza, Dio permette a Satana di tentarti, perché con la forza dei sacramenti, del suo amore e della sua parola ti ha fornito l’armatura di cui hai bisogno per combattere: “attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio”. (Ef. 6, 14-17)

Padre Pio diceva “Se riuscite a vincere la tentazione, questa fa l'effetto che la liscivia fa sulla biancheria sudicia.

La liscivia dei lavandai era una soluzione detergente sbiancante ottenuta filtrando un miscuglio di cenere di legna in acqua bollente, usata un tempo per fare il bucato. Sembrava imbrattare la biancheria, ma dopo averla sciacquata, ne usciva “purificata”.  

Così è per la tentazione: sembra che ti imbratti, perché avere a che fare con il male non è bello, ma nel resistere, nella rinuncia al male, nella vittoria sul male, ti purifica, fa sì che tu possa rinnovare l’alleanza, riscattare te stesso dal passato.

Il deserto

E così anche il deserto che stai attraversando nel tuo matrimonio, diventa un tempo permesso dal Signore, perché vi possiate rincontrare, riavvicinare, ed insieme tornare ad abbracciare il Padre.

Se inizierete a dividere le grazie, a condividere la parola, a far scorrere l’amore come l’acqua… anche il deserto più buio può diventare un giardino fiorito e profumato.

Buon cammino

 

venerdì 19 febbraio 2021

Lo Spirito lo sospinse nel deserto

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mc. 1,12-15 - I Domenica di Quaresima Anno B - 21 Febbraio 2021 

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Parola del Signore

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Il Commento

Avete paura del buio? Io ad esempio conosco qualcuno a cui non piace proprio andare a letto con la luce spenta. Ha la lucina notturna, il letto pieno di peluche che gli fanno compagnia, ma quando dopo aver recitato le preghiere della sera, arriva il momento di spegnere la luce per mettersi a dormire, c’è sempre quella paura che affiora nel suo cuoricino.

I fratelli maggiori poi, con le loro prese in giro e i loro scherzi in questo caso non aiutano affatto.

Oggi però vorremmo insegnarvi una tecnica per provare a superare la paura del buio. Provate a chiudere gli occhi. Vedete tutto buio giusto? E avete paura? Certo che no!

Bene. Ora fingete che il buio vedete ad occhi chiusi sia un vostro amico, il vostro peluche preferito. In questo modo ogni volta che vi troverete al buio saprete che non siete davanti ad un nemico, a qualcosa di brutto, e così potrete affrontare questa paura che scomparirà.

Ma che c’entra tutto questo con il Vangelo di oggi?

Facciamo un passo indietro. Ricordate il battesimo di Gesù? Gesù fu battezzato da Giovanni nel Giordano e mentre usciva dall’acqua lo Spirito Santo discese su di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo che diceva: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Sapete cosa è successo dopo? Il Vangelo di oggi ci dice appunto che subito dopo che Gesù fu battezzato, lo Spirito lo condusse fuori, nel deserto.

Il deserto, lo sapete, è un’area in cui non ci sono città, persone, strade, alberi o piante e, in questo caso particolare, era una zona molto calda e secca. Certamente non era uno dei posti migliori dove recarsi, ma Gesù condotto dallo Spirito Santo, ci andò e vi rimase per quaranta giorni.

Perché pensate che Gesù sia andato nel deserto? Per sconfiggere la paura. Gesù però non ha dovuto affrontare la sua paura, ma le nostre paure. Quello che temiamo di più: il male. Gesù fu tentato da Satana e fu circondato da animali selvatici, ma attraverso il digiuno e la preghiera, vinse e si preparò a iniziare il suo ministero terreno.

Guardiamo a Gesù, e anche le nostre paure si allontaneranno. Gesù vinse nel deserto, anche noi con Lui vinciamo! Tutto ciò che dobbiamo fare è rivolgerci a Lui e credere.

Oggi è la prima domenica della Quaresima. Cos'è la Quaresima? La Quaresima è un periodo di quaranta giorni che iniziano con il Mercoledì delle Ceneri e conducono alla celebrazione della Pasqua. È un tempo in cui pensiamo a tutto ciò che Gesù ha fatto per noi, un periodo in cui prendiamo delle decisioni, facciamo qualche sacrificio e qualche buona azione per avvicinarci di più al Signore.

In quaresima

L'Impegno

Se non lo abbiamo ancora fatto, allora, facciamolo ora. Possiamo decidere che in questo tempo di quaresima non mangeremo caramelle o non giocheremo con i videogiochi, o magari che limiteremo il tempo dedicato alla TV o al cellulare. Ma soprattutto oggi fermiamoci a pensare a questo: Gesù ha avuto diverse tentazioni nel deserto ed ha vinto.

E tu che tentazione hai? Affidati a Gesù perché anche tu con il suo aiuto possa vincere contro Satana.

Buona domenica

 

mercoledì 17 febbraio 2021

Mercoledì delle Ceneri, inizio di un cammino di conversione in coppia

Un cammino di conversione in coppia

Cosa significa oggi vivere il mercoledì delle ceneri per me come persona, ma soprattutto per noi come coppia?

Eccoci arrivati alla Quaresima. Oggi, per noi cristiani, è il mercoledì delle ceneri, il primo giorno di quel cammino che ci porterà alla festa più importante, quella della Pasqua preceduta dalla Settimana Santa la quale racchiude in sé tutta la pienezza della vita cristiana.

La teologia biblica rivela un duplice significato dell'uso delle ceneri.
Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell'uomo, e quindi della fragilità di ogni coppia. Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore.

La semplice liturgia del mercoledì delle ceneri conserva questo duplice significato che si esplicita nelle formule di imposizione: "Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai" e "Convertitevi, e credete al Vangelo".

Siamo polvere

La formula "Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai" è sicuramente un modo un po’ brutale ma efficace per ricordarci che su questa terra siamo di passaggio, che il nostro corpo da cui ci lasciamo spesso comandare con i suoi appetiti e i suoi bisogni, è in realtà polvere che presto o tardi tornerà alla terra. Fare memoria di questa fragilità ci dovrebbe aiutare a vivere in modo diverso le nostre relazioni affettive, a partire dalla coppia, dalla famiglia. Evitare o indirizzare meglio tante discussioni; evitare ripicche, sensi di colpa, manipolazioni; smetterla scaricare sull’altro/a (coniuge, figli o genitori) l’origine dei nostri problemi.

Cammino di conversione

Pentirsi e convertirsi

Ma di che cosa dobbiamo pentirci e a che cosa dobbiamo convertirci?
Di tutte le volte che siamo stati Caino ed abbiamo lasciato che il male, che se ne sta sempre accovacciato fuori dalla porta, entrasse nella nostra vita, nella nostra casa, nella nostra coppia, nella nostra famiglia. Di tutte le volte che come Caino abbiamo “alzato la mano” contro le persone che amiamo, che abbiamo “ucciso” le nostre relazioni familiari. Di tutte le volte che abbiamo pensato e agito da scapoli sposati; di quando abbiamo parlato male del nostro coniuge con gli amici, con le amiche; di tutte le volte che abbiamo tradito la fiducia che l’altro aveva riposto in noi, delle frasi offensive, delle discussioni urlate davanti ai figli; di quelle volte che ci siamo insultati, perché anche le nostre parole possono diventare armi che lasciano cicatrici nell’anima che non si cancelleranno mai più. Pentirci di tutti quei comportamenti che “uccidono” il “noi”, di tutte le volte che ci siamo chiusi all’amore, arroccati in un mondo irreale dove esistiamo solo noi, per orgoglio, per egoismo, o forse solo per paura. Paura di essere feriti.

Allora questo è il momento giusto, il giorno scelto dal Signore perché tu ed io ci decidiamo a gettare tutto quanto proviene dal non-amore di cui abbiamo riempito la nostra vita, e ci convertiamo all’Amore. Un amore fecondo che è dono di sé, che ci restituisce noi stessi attraverso la persona amata. Un amore che non ha paura delle ferite che l’incontro inevitabilmente ci porta. Le ferite dell’incomprensione, dell’attesa dei tempi giusti, della fatica dell’ascolto, della costruzione di qualcosa di condiviso e non imposto. Imparando così ad amare come Dio ci ama.

Perché digiunare?

Ma allora, perché il digiuno?

Perché non si può amare senza digiunare. Amare davvero significa donarsi con gratuità, e quindi in qualche modo digiunare. Il digiuno è lo spazio dell’amore. Digiunare, significa essere capaci di privarsi di qualcosa, di dire a sé stesso “no”, di fare spazio in sé per l’altro.

Ecco allora che dopo aver deciso cosa gettare, il Signore oggi ci invita a prendere un’altra decisione.
A cosa sei disposto a rinunciare per fare più spazio nella tua vita alla coppia, alla famiglia?

Diamo inizio ad un digiuno che sia l’inizio della ricerca dell’altro. Digiuno dai miei vizi che troppo spesso diventano bisogni, dai miei pensieri impuri, dal tempo rubato al coniuge e ai figli per la tv e per i social, digiuno dal giudizio e dall’accusa.

Un digiuno che purifichi i miei pensieri, le mie parole, il mio modo di amare e di donarmi; che faccia riemergere dalle ceneri la gioia e la meraviglia del condividere, dello stare insieme, del dialogare, di fare progetti per un futuro insieme.

Facciamo digiunare il nostro “io” per nutrire il “noi”.

Sospinti dalla forza di questo impegno, iniziamo a camminare nel tempo di Quaresima, un tempo in cui l’Amore si mette alla prova, torna all’essenziale, per poi donarsi completamente nella morte e risurrezione di Cristo per tutti noi.

venerdì 12 febbraio 2021

Lo voglio, sii purificato!

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mc. 1,40-45 - VI Domenica del Tempo Ordinario Anno B - 14 Febbraio 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 1,40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore

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Il Commento

Avete mai avuto la varicella? Io sì e non mi è piaciuto affatto. La varicella, comincia come un’influenza, debolezza, naso che cola e febbre. Poi, all’improvviso, il corpo si riempie di punti rossi che prudono tantissimo. Il prurito ti fa quasi impazzire, ma non puoi grattarti, peggioreresti solo la situazione. È una sensazione molto spiacevole, ma non disperata. Applicando una lozione il prurito si allevia e in pochi giorni, le piaghe vanno via, e la vita torna normale.

La settimana scorsa avevamo lasciato Gesù che dopo aver guarito la suocera di Pietro, si allontana da Cafarnao dicendo ai suoi discepoli: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!»

Così, il Vangelo di oggi, ci racconta che cosa accade durante il viaggio: il Signore, insieme ai suoi discepoli, sta per raggiungere una nuova città, quando si avvicina a lui un lebbroso.

Ai tempi di Gesù, la lebbra era molto diffusa ed era una malattia temuta. Quando qualcuno aveva lebbra, aveva tutto il corpo ricoperto di piaghe. A differenza della varicella, queste piaghe non solo non se vanno via, ma causano un’infezione che colpisce la pelle e la fa cadere a pezzi, lentamente.

Questa malattia esiste ancora oggi, ma si può curare e guarire e quindi fa meno paura. Eppure, anche oggi, quando ci si trova davanti qualcuno colpito dalla lebbra, ci si spaventa, si rimane impressionati.

Gli effetti di questa malattia ed il fatto che non si conoscesse ancora una cura sono stati le ragioni per cui, fin dai tempi più antichi, gli ammalati di lebbra sono stati messi da parte, allontanati dalle altre persone, mandati fuori dalla città.

Ecco perché, come avete ascoltato anche nella prima lettura, la Legge di Mosè era precisa e dettagliata: chi veniva colpito da questo male, doveva andare ad abitare fuori dall’accampamento, fuori dalla città, lontano da tutti gli altri. Doveva indossare vesti strappate e stare con il capo coperto e il volto nascosto, perché tutti potessero capire subito dal suo aspetto che era un lebbroso. Non doveva avvicinarsi alle persone, ma anzi doveva gridare la sua malattia, così da evitare che qualcuno inavvertitamente potesse avvicinarsi a lui.

Regole molto severe che non servivano a curare, né ad aiutare chi era malato, ma solo a far sentire al sicuro quelli che la lebbra non l’avevano.

Inoltre come abbiamo spiegato domenica scorsa, nella "cultura" del tempo, chi era ammalato era sospettato di essere un peccatore, qualcuno che l'aveva fatta grossa e che si meritava una "punizione" da parte di Dio.

Potete ben capire allora come in quel tempo tutte le persone sane si guardavano bene dal farsi avvicinare da un lebbroso! Ma non Gesù.

Un giorno venne da Gesù un lebbroso. L'uomo si inginocchiò davanti a Lui e disse: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Gesù guardò quell’uomo e provò amore e compassione per lui. Lo toccò e disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra lo lasciò ed egli guarì.

Nessuno prima di lui aveva fatto una cosa simile! Gesù non solo non lo evita, ma lascia che il lebbroso si avvicini a lui e soprattutto lo tocca! Gesù trasgredisce le norme che affermavano che chi toccava un lebbroso diventava a sua volta impuro, supera tutte le regole antiche e vive il comandamento nuovo: "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi". Ci insegna, con l'esempio, come si fa ad amare.

Oggi nelle nostre città non ci capita di incontrare persone malate di lebbra, come invece succede in altre parti del mondo, ma tante volte continuiamo a trattare qualcuno proprio come un tempo venivano trattati i lebbrosi.

I lebbrosi erano quelli che venivano messi da parte, quelli con cui nessuno voleva avere a che fare, quelli che se ne dovevano stare da soli, in disparte, lontano da tutti gli altri, vero?

L'amicizia supera ogni ostacolo

L'Impegno

Pensateci un attimo, anche oggi ci sono tante persone che vivono così, anche in mezzo a noi, anche molto vicino a noi. Troppo spesso chi non ci piace, viene messo da parte; chi non è bravo a giocare a pallone, viene tenuto lontano; la compagna che non sa fare la spaccata non la vogliamo nel nostro gruppetto all’intervallo; quello prende sempre brutti voti, quindi lo possiamo prendere in giro; quella lì è così timida che non dice mai una parola: peggio per lei, resti pure da sola...

Quante sofferenze e quanta tristezza rinchiuse nel silenzio!

Oggi, proviamo a pensare alla nostra vita, alle persone che conosciamo... Di sicuro ci verrà in mente qualcuno che è sempre un po’ in disparte, qualcuno che nessuno invita a giocare.

Allora può essere questo il nostro impegno della settimana: provare ad essere come Gesù, andare incontro a questo amico, a questa amica, che si sente messo da parte, che si sente come il lebbroso. Andiamo incontro, invitiamo a stare insieme e questo sarà il nostro modo semplice, ma vero, di ripetere il miracolo di Gesù.

Buona domenica


giovedì 11 febbraio 2021

A San Valentino regaliamoci "NOI"

La storia di San Valentino

In tutto il mondo, o quasi, domenica 14 febbraio, si festeggerà San Valentino, patrono degli innamorati

Pochi sanno che la festa di San Valentino, tra le più popolari del mondo, venne istituita ufficialmente nel 496 d.c. da Papa Gelasio I per far "sparire" i Lupercalia, una festa pagana che diventava sempre più imbarazzante e poco aderente alla moralità cristiana celebrata proprio tra il 13 e il 15 febbraio.

Ma chi era San Valentino, e perché è il patrono degli innamorati?

La tradizione ci ha tramandato svariate versioni, ma non vi è alcun dato certo sui motivi e sulle ragioni di questa scelta. Secondo alcune fonti, San Valentino era un vescovo vissuto a nel terzo secolo e divenuto rapidamente famoso per i suoi miracoli: guarì epilettici e restituì la vista a una fanciulla pagana, portando alla conversione l’intera famiglia.

San Valentino fu il primo a celebrare l’unione tra una cristiana e un pagano, Sabino e Serapia. Lui era un centurione romano e pagano, lei una fervente cristiana. Quando i due riuscirono finalmente a vincere le resistenze dei genitori di lei grazie al battesimo di Sabino e alla fede della ragazza, questa si era già ammalata di tisi. Non volendo separarsi da lei, Sabino si rivolse a San Valentino il quale benedì le loro nozze e pregò per l’eternità del loro amore. I due morirono abbracciati e ancora oggi a Terni dove sono state ritrovate dieci anni fa, le loro ossa riposano in quella postura.

Il vescovo, però, pagò cara questa decisione tanto da essere martirizzato, diventando così simbolo dell’amore.

E tu saresti disposto a morire per amore?

O meglio, cosa sei disposto o disposta a far morire in te per far sopravvivere la tua coppia, il tuo matrimonio? A volte è più facile pensare al gesto eroico estremo piuttosto che fermarci a riflettere e chiamare per nome tutti quei nostri piccoli o grandi vizi, atteggiamenti, discorsi che uccidono la coppia.

Siete pronti a far morire l’orgoglio, l’egoismo, a modificare i tratti più esagerati del vostro essere?

Sei pronta a far morire quella parte di te che è sempre pronta a criticarlo, quella parte che non ha mai davvero tagliato il cordone ombelicale con la famiglia d’origine e che ora non vuole tagliare il cordone ombelicale con i figli?

Sei pronto a far morire quella parte di te che pensa che il matrimonio e la famiglia ti stiano bloccando la carriera, o quella parte che ha deciso che nulla è più importante del lavoro, dell’arrivare? Sei pronto a smettere di guardare le tue colleghe con occhi che non vorresti si posassero su tua moglie? Sei pronto a smettere di perderti nella pornografia?

Se ci fermiamo davvero un istante a riflettere, ognuno di noi saprà riconoscere e chiamare per nome i propri difetti, i propri vizi, quei comportamenti e quei peccati che feriscono il coniuge o che stanno lentamente spengendo la fiamma del nostro amore. Ogni giorno ci giochiamo il “noi”, che è molto più grande e prezioso di quello che ciascuno di noi è separatamente.

Amare richiede una decisione

Che bella l’immagine di Serapia e Sabino che muoiono abbracciati. Il poeta cristiano Paul Claudel ha riassunto bene la grandezza della vita di coppia: “Il vero amore è dono reciproco che due esseri felici fanno liberamente di sé, di tutto quello che sono e che hanno. A Dio è sembrata una cosa così grande che l’ha resa un sacramento”.

Ma l’amore non è un mero sentimento, perché amare richiede una decisione salda. Dobbiamo lavorare su noi stessi anziché cercare di cambiare l’altro, ma questo lavoro va fatto insieme, con la grazia di Dio e attraverso la preghiera.

Io penso spesso alle nozze di Cana. Il primo vino è bellissimo: è l’innamoramento. Ma non dura fino alla fine: deve venire un secondo vino, cioè deve fermentare e crescere, maturare. Un amore definitivo che diventi realmente «secondo vino» è più bello, migliore del primo vino. E questo dobbiamo cercare” – Papa Benedetto XVI

Buon San Valentino


venerdì 5 febbraio 2021

Gesù guarisce la suocera di Pietro

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mc. 1,29-39 - V Domenica del Tempo Ordinario Anno B - 7 Febbraio 2021

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore 

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La Riflessione

Quante volte vi siete svegliati la mattina dicendo “magari potessi avere un po’ di febbre così non devo andare a scuola”.

Che bello sarebbe, tutta la mattina a letto invece che in classe, con la mamma o la nonna che si prendono cura di noi. La colazione, la medicina, le coccole, il pranzo pronto. Non dover apparecchiare o sparecchiare la tavola, aiutare in casa, nessuno che ci dice cosa fare, niente compiti, nessuna responsabilità.

Certo però che a pensarci bene quando si è malati di solito, non si sta proprio bene. Mal di testa, mal di gola, febbre. E i giorni che passano senza vedere gli amici, senza lo sport, con i compiti che intanto si ammucchiano sulla scrivania, perché mentre noi ce ne stiamo a letto, il mondo là fuori va avanti.

Arriva il momento in cui proprio non ne possiamo più di stare male, non vediamo l’ora di alzarci dal letto, e ci rendiamo conto che tutto è meglio dell’influenza. Siamo pronti ad tornare a scuola, a fare i compiti, e anche ad aiutare in casa pur di tornare alla vita normale!

Domenica scorsa abbiamo visto Gesù che insegnava in una sinagoga. Mentre parlava gli si avvicinò un uomo che era posseduto da uno spirito malvagio e Gesù lo liberò lasciando tutti i presenti stupiti.

Il vangelo di oggi ci racconta che Gesù, dopo essere uscito dalla sinagoga si incamminò con i suoi apostoli per le strade di Cafarnao e venne a sapere che la suocera di Pietro aveva la febbre.

Sembrerebbe una cosa da poco, soprattutto in questo momento in cui stiamo vivendo questa strana pandemia. In fin dei conti si trattava solo di una febbre, magari un’influenza…

Invece, cari ragazzi, per capire la gravità di questa situazione dovete sapere che quella che per noi è una piccola alterazione o qualche linea passeggera di febbre, al tempo di Gesù poteva nascondere un'infezione o una malattia non semplice da curare. Si poteva rischiare di morire per una febbre.

Inoltre nella "cultura" del tempo, chi era ammalato era sospettato di essere un peccatore, qualcuno che l'aveva fatta grossa e che si meritava una "punizione" da parte di Dio.

Noi oggi sappiamo che Dio in realtà non punisce e tanto meno si diverte a mandare malattie. Ce l’ha insegnato proprio Gesù. Certo, delle volte ci facciamo delle domande sul perché delle sofferenze o delle malattie. Perché succede "proprio a lui, a lei, a me"...

Anche se non riusciamo a trovare risposte alla sofferenza e alla malattia, questo brano può aiutarci a mettere a fuoco cosa vuol dire il gesto di Gesù.

Se la malattia era considerata una punizione o un castigo al peccato quando Gesù guarisce la suocera di Pietro ci sta dicendo che l'Amore di Dio salva dal peccato e solleva dal dolore.

Gesù ci dice, e non si stanca mai di ripetercelo, che Lui c'è, che è pronto ad arrivare e a sollevarci proprio in nei momenti più difficili, quando siamo malati, o tristi e non sappiamo più cosa fare.

La suocera di Pietro era malata a letto. Si sentiva male, proprio come succede a te quando hai la febbre alta.

Quando Gesù la guarì, ella si alzò immediatamente, e piena di energia e felicità iniziò a servire un pasto a Gesù e ai suoi apostoli.

Ma la cosa ancora più bella in questo Vangelo, viene dal fatto che la suocera di Pietro non andò di persona da Gesù. Furono i suoi cari ad avvisare il Maestro.

Gesù va e l’aiuta, la salva, perché altri si sono mossi per lei, hanno interceduto per lei.

Il Signore ascolta le preghiere dei bambini

L'Impegno

Il Vangelo di oggi ci conforta e ci stimola.

Ci conforta perché ci dice che possiamo avere amici e persone care che si muovono per noi, magari con una preghiera, o con il loro aiuto proprio nel momento in cui noi ci sentiamo più piccoli e deboli, senza energie e ci stimola ad essere noi quelle persone pronte ad aiutare gli altri.

Possiamo aiutarli a sentirsi meglio quando sono malati, quando hanno problemi con la loro famiglia o con i loro amici. Aiutarli anche solo con una preghiera, perché ricordate, il Signore ascolta sempre le preghiere dei bambini.

Buona domenica


martedì 2 febbraio 2021

Il messaggio della Candelora

La festa della presentazione di Gesù al tempio

Insieme a Maria e Giuseppe affidiamo oggi i nostri figli al Signore

Oggi è la Candelora, la festa che commemora la presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme.

Nel Vangelo secondo Luca si legge che Maria e Giuseppe, in ottemperanza a quanto prescritto dalla legge giudaica, portarono il piccolo Gesù presso il tempio di Gerusalemme quaranta giorni dopo la sua nascita. Siccome ogni primogenito del popolo ebraico era considerato offerto a Dio, era necessario che i genitori lo riscattassero attraverso un'offerta. Fu in quel momento che il vecchio Simeone riconobbe il bambino come il Messia e affermò che sarebbe stato "luce per illuminare le genti".

Da qui la liturgia della Chiesa cattolica, prevede appunto in questa giornata la benedizione delle candele, simbolo appunto di colui che è luce “per tutte le genti”.

Il brano dell’evangelista Luca è ricco di spunti di riflessione, ma oggi vorremmo soffermarci su due punti che parlano direttamente a noi come coppia, come genitori.

La presentazione di Gesù al Tempio

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Lc. 2,22-24

Il primo messaggio lo ricaviamo dal motivo per cui Maria e Giuseppe portano il bambino al tempio. Per offrirlo al Signore.

Il figlio non è loro, è di Dio, non possono tenerlo per sé.

È la tentazione che abbiamo noi genitori, e che ha avuto anche la Santa Famiglia di Nazareth. Gesù ha affrontato il demonio e le sue tentazioni durante i quaranta giorni trascorsi nel deserto, Maria e Giuseppe, nella loro vita quotidiana.

Affidiamo i nostri figli a Dio

Ma qual è la tentazione che abbiamo noi genitori?

È quella di servirsi dei nostri figli per realizzare i nostri progetti, i nostri sogni.

Quanti genitori sognano un particolare futuro per i loro figli, quella professione, quello sport, quello strumento. Scarichiamo sui nostri figli i nostri progetti irrealizzati, i nostri sogni nel cassetto. Li teniamo stretti a noi cercando di farli camminare sul sentiero che nella nostra mente abbiamo già tracciato per la loro vita.

E finiamo per creare adulti che vivranno con progetti irrealizzati e con sogni chiusi nel cassetto.

La famiglia di Nazareth invece consegna il loro figlio al Signore, lo inseriscono nel progetto di Dio, nei disegni di Dio e questi disegni possono essere molto diversi da quelli che i genitori hanno in mente per loro.

Il figlio non appartiene ai genitori, è affidato ai genitori affinché lo facciano crescere e lo inseriscano nel progetto che il Padre del cielo ha su di lui.

Nessuno meglio di Maria e Giuseppe può aiutarci a capirlo e può guidarci ad essere dei genitori così come piace a Dio.

Lo Spirito Santo era su di lui

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Lc. 2,25-32

Il secondo messaggio lo ricaviamo dalla figura di Simeone. Il brano del Vangelo ci dice che “lo Spirito Santo era su di lui” e questa parola “Spirito” ritorna per tre volte.

Al numero tre nella Bibbia viene assegnato un valore di pienezza. Simeone è un uomo che si è sempre lasciato guidare dallo Spirito Santo, che è stato il suo confidente, è con lui che si è sempre consigliato per tutta la vita e lo Spirito Santo gli aveva fatto capire che non sarebbe morto prima di aver visto “il Cristo del Signore”.

È lo Spirito Santo che gli ha dato la forza e la sapienza di saper guardare avanti. L’immagine che il passo ci propone è di un vecchio che non guarda indietro, ma che guarda avanti. Quando si è vissuto illuminati e condotti dallo Spirito Santo, si guarda al passato senza rimpianti.

Simeone non vuole tornare giovane e vivere questa nuova avventura con Gesù perché ha portato a compimento la sua vita, che ha avuto un senso. Non si lamenta per il male che vede attorno a sé, non dà la colpa al mondo della sua vecchiaia.

Simeone ci insegna ad invecchiare con dignità, ad amare e rispettare ogni stagione della nostra vita, a saper capire quando è arrivato il momento di mettersi da parte e di lasciare spazio ai giovani.

Come genitori, come nonni, come educatori.

I giovani vadano pure avanti

I giovani vadano avanti, lui ha vissuto, è contento della sua vita e sa che gli acciacchi fanno parte della condizione umana quando la vita volge al tramonto.

Certo, se abbiamo trascorso la nostra vita avendo come unico obiettivo la giovinezza, la prestanza fisica, la forza, la salute, allora non ci rassegneremo mai a verle affievolire e scomparire. Simeone sa che la vita ha la sua parabola e poi si va verso l’autunno, verso il tramonto.  

Se saremo capaci di affidare veramente i nostri figli al Signore, perché sono suoi, e di vivere la nostra vita come l’ha vissuta Simeone, guidati dallo Spirito Santo, allora avremo sempre nel cuore questa serenità e questa libertà, la gioia di essere vissuti e nessun male, nessuna pandemia potrà mai spaventarci.