sabato 29 maggio 2021

La Santissima Trinità


La Parola

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore.

Il Commento

Sapete contare fino a tre? Ok domanda stupida, certo che lo sapete fare. Tre è un numero molto importante oggi, perché festeggiamo la solennità della Santissima Trinità, e voi sapete benissimo che quando una parola inizia con TRI, significa che ha qualcosa a che fare con il numero tre.

Vi viene in mente qualche altra parola che inizia con TRI, così senza pensarci? A me viene in mente Triciclo, la prima bicicletta che mamma e papà vi hanno regalato quando eravate piccoli, una bici con tre ruote che aiuta il bambino ad imparare a pedalare mantenendo un equilibrio stabile.

Ma torniamo alla festa che stiamo celebrando oggi: la domenica della Santissima Trinità.

In questa domenica festeggiamo Dio che è unico, ma che si mostra a noi in TRE persone.

Si mostra come Padre, il Creatore, colui dal quale proviene ogni cosa: il mondo, la natura, gli animali, l’uomo.

Si mostra a noi come Figlio che, inviato dal Padre, si fa uomo e, come pastore buono, va a cercare gli uomini che hanno perduto la strada per mostrare loro le vie della bellezza, della bontà, della condivisione, della giustizia, della fraternità, della fiducia e della fede in Dio. Gesù, nostro fratello, uomo tra gli uomini, ci parla dell’amore di Dio e ce lo testimonia donando la sua vita per noi.

Si mostra a noi come Spirito Santo, la persona che abbiamo celebrato domenica scorsa nella festa di Pentecoste. Vi ricordate? Il brano degli Atti degli Apostoli ce lo ha presentato come il fragore di un tuono, come un vento pieno di energia, come un fuoco danzante, una forza che dà vita. È lo Spirito che fa nascere la chiesa e rende i discepoli prima e noi oggi, testimoni di Dio e del suo amore, capaci di vivere nella fraternità, nella giustizia, nell’amore, nel perdono, nella gioia e nella condivisione. Uomini che sanno lodare Dio e raccontare il suo amore a tutti.

Uno in tre, un mistero che è molto più grande di noi, qualcosa che la nostra mente non riesce a contenere, ad accogliere fino in fondo.

In effetti, facciamo molta fatica a capire quello che la teologia ci dice: se sono tre persone, non possono essere uno solo; ma Dio è unico. Lo so, lo so, sembra veramente tutto molto complicato… ma la Trinità non può spiegare come la definizione di un vocabolario o come il procedimento di un problema di matematica.

Proprio qui sta il punto: finché guardiamo alla Trinità usando la logica della matematica, non ne veniamo a capo, perché se è 3 non può essere 1 e se è 1 non può essere 3!

Però nella nostra vita ci sono moltissime cose che non seguono le regole matematiche, e che usano una logica diversa.

Prendiamo la gioia per esempio. Più la dividi, più aumenta: quando proviamo ad essere felici da soli, non riusciamo mai a provare la stessa immensa gioia di quando possiamo essere felici insieme agli altri.

Di solito, se divido qualcosa, per esempio una tavoletta di cioccolata, dovrò spezzarla e darne un pezzo ad ogni persona: un pezzo, appunto, cioè una parte molto più piccola della tavoletta intera. Con la gioia invece non è affatto così: più la condividi con gli altri, più ti senti invadere dalla gioia, la senti che ti aumenta dentro!

Anche l’amore segue questo stesso criterio: puoi darne di continuo e non resti mai senza! Se ti offro delle patatine dal mio sacchetto e tu ne prendi un po’, poi ancora un po’, poi ancora un po’ e ancora un altro pochettino, prima o poi il sacchetto si svuoterà e io resterò senza. Con l’amore le cose vanno diversamente: posso continuamente offrire amore e non mi troverò mai con un sacchetto vuoto in mano, non potrà mai succedere che l'amore finisca e io resti senza.

La logica che abita la Trinità è simile alla logica della gioia e dell’amore: non si spiega con i numeri o con le operazioni matematiche, ma si accoglie con fede, facendone l’esperienza, invece di cercare di misurarla.

Un giorno poi, quando ci troveremo in Paradiso e saremo faccia a faccia con il Signore, tutto sarà chiaro e diremo: “Ecco! Ora finalmente capisco questo mistero della Trinità!”

Per ora, ci fidiamo di Gesù, che ha spiegato ai suoi discepoli che Dio è il Padre che si prende cura di noi, Dio è Gesù, suo Figlio e nostro amico; e Dio è Spirito Santo che da la forza, la vita.

Dio è Uno, ma se pensiamo a Dio con queste tre immagini diventa più facile capire la Trinità, sarà un po' come andare in triciclo: mentre ognuna delle tre ruote, girando insieme ci trasportano in un viaggio emozionante, bellissimo attraverso la fede, noi siamo seduti su un solo triciclo.

 

L'Impegno

Il Vangelo di oggi termina con una espressione di Gesù che è una promessa certa: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

Queste parole ci riempiono il cuore di gioia, di certezza, di amore e di speranza. Se il Signore ci chiede di credere e di essere suoi strumenti nel mondo, ci sostiene e ci accompagna in questo impegno importante.

Allora coraggio! Ogni mattina mettiamo la nostra vita nelle mani del nostro Dio facendo un bel segno di croce, il segno con cui ci affidiamo alla Trinità e chiediamo a Dio di sostenere i nostri sforzi nel compiere il bene, il bello, il buono verso coloro che incontriamo nella giornata.

Buona Domenica e Buona Festa

 

 

 

sabato 22 maggio 2021

Pentecoste

La Parola

Dagli Atti degli Apostoli

At 2,1-11


Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.


Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».


Parola di Dio


Pentecoste

Il Commento


Vi ricordate cosa è successo domenica scorsa?

Il Signore poco prima della sua Ascensione, del suo ritorno definitivo al Padre, ci ha consegnato una missione impegnativa, ma affascinante: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.”

E il Maestro Risorto ci ha anche detto quali sono i segni prodigiosi che accompagnano coloro che credono in Lui: scacciare il male dal cuore, rendendo l’anima libera da ogni cattiveria; parlare lingue nuove, cioè saper dialogare con tutti, entrare in comunione con ogni persona che incontriamo; guarire i malati, non solo dalle malattie del corpo, ma anche da quelle del cuore: dalla solitudine, dalla tristezza, dalla sfiducia, dalla paura…


Bene, queste promesse stupende che Gesù ha pronunciato, cominciano a diventare realtà proprio nel giorno di Pentecoste.

Ma cosa significa Pentecoste? E’ una parola che deriva dalla lingua greca e significa “cinquantesimo giorno”, per noi cristiani oggi significa che sono trascorsi cinquanta giorni dalla Pasqua, ma la Pentecoste era già una festa del popolo d’Israele, una festa importante che si celebrava al tempo di Gesù per ricordare la consegna dei dieci comandamenti a Mosè da parte di Dio. Per questa festa, a Gerusalemme si radunava tanta folla, gente di ogni città e paese, persone che arrivavano anche da molto lontano.


La città in quei giorni era piena di guardie che controllavano tutti quelli che arrivavano e gli apostoli, che una settimana prima avevano salutato per l’ultima volta il loro Maestro Risorto, avevano paura di essere riconosciuti come amici del Rabbi di Nazareth e di essere arrestati.

Perciò i Dodici e gli altri discepoli, se ne stavano tutti insieme, al sicuro. Con loro c’era anche Maria, la madre di Gesù. Erano preoccupati, il Signore aveva detto loro di andare in tutto il mondo e annunciare il Vangelo a ogni creatura!... Sì, vero… ma la paura era più forte di ogni altra cosa.


Trascorsero il giorno di Pentecoste rinchiusi fra quattro mura con questi pensieri e questi timori, poi verso sera, tutto d’un tratto accaddero segni strani, prodigiosi, inaspettati.

Per prima cosa “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano.”

Tutto d'un tratto, un rumore forte, fragoroso, attraversò l’intera città di Gerusalemme: lo sentirono tutti e se ne stupirono, perché non c'era mica il temporale!

Sembrava ci fosse una tempesta di vento, le porte e le finestre del luogo dove erano radunati i discepoli si spalancarono all'improvviso: la forza del vento riempì ogni stanza, ogni angolo, la casa intera.

Erano ancora stupiti per il fragore del vento quando un nuovo prodigio li sconvolse: “Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro”

Lingue di fuoco, fiammelle, proprio come quelle delle candeline: solo che si muovevano nell’aria. Si dividevano, diventavano numerose e andavano a posarsi sopra la testa di tutti i presenti. Se ne restavano così, sospese nell’aria, senza bruciare nulla, senza scottare nessuno. Un segno luminoso e caldo, che cominciò a infondere ai discepoli una nuova forza ed un coraggio che mai avrebbero sognato di possedere.

Ma non è ancora finita: “cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.”

Si accorsero, cioè, che ciascuno di loro era diventato capace di parlare lingue straniere, lingue diverse dalla propria, lingue che non aveva mai studiato! Le parole sgorgavano facili, leggere, senza alcuno sforzo.


È un dono straordinario dello Spirito Santo, che rende visibile la promessa fatta da Gesù nel giorno dell’Ascensione: i discepoli, coloro che credono nella sua Risurrezione, sono in grado di parlare lingue nuove.

I discepoli, ora pieni di coraggio, escono dalla casa e tutta la gente arrivata a Gerusalemme da posti lontani per via della festa resta stupita perché li sente parlare la propria lingua!

Riescono a comprenderli perfettamente! I discepoli iniziano la loro missione e raccontano a tutti che Gesù, che è stato messo a morte, invece è vivo, risorto! Spiegano che e i profeti e la Scrittura Sacra, da sempre hanno parlato di lui, hanno annunciato che sarebbe giunto per salvare tutta l’umanità: questa promessa di Dio si è compiuta!


Il brano degli Atti degli Apostoli oggi ci ha presentato lo Spirito Santo come il fragore di un tuono, come un vento pieno di energia, come un fuoco danzante, una forza che dà vita.

Sembrerebbe difficile da capire, difficile da immaginare, ma per provare a rendere tutto un po’ più semplice vi proponiamo un esperimento, sì, un po’ come quelli che fate a scuola.


Prendiamo un palloncino. Ce ne sono di rotondi, di lunghi, di tante forme e colori diversi. Ci sono delle persone che con dei palloncini riescono a creare le forme di diversi animali, o di fiori. Ci avete mai provato?

Guardate questo palloncino: è carino, colorato, rotondo, sembra bello, ma sembra che gli manchi qualcosa. Avete ragione, ha bisogno di aria, dobbiamo gonfiarlo e riempirlo di aria. Questo palloncino bello e colorato, per poter diventare quello per cui è stato pensato ha bisogno che qualcuno soffi aria in lui, che in qualche modo gli dia vita.


Pentecoste


L'Impegno


Ecco gli apostoli prima della Pentecoste erano proprio come un palloncino sgonfio, erano impauriti, vuoti, e non stavano testimoniando e raccontando alla gente di Gesù. Poi in quel giorno Dio inviò il suo Spirito Santo, li riempì con il suo soffio di vita in modo che diventassero come Lui li aveva pensati: testimoni coraggiosi della sua Parola.


Oggi abbiamo imparato che proprio come il palloncino deve essere riempito per essere ciò che era destinato ad essere, voi ed io abbiamo bisogno dello Spirito Santo per riempirci in modo da poter essere tutto ciò che Dio vuole che noi siamo. 


Buona domenica


venerdì 21 maggio 2021

Apriamoci allo Spirito Santo


In questi giorni che ci accompagnano alla pentecoste, cercheremo di presentarvi lo Spirito Santo e suoi sette magnifici doni.

Siamo prossimi alla Pentecoste, alla solennità che ci ricorda il giorno in cui Dio, mantenendo la promessa fatta dal suo figlio unigenito Gesù, effonde sugli apostoli riuniti nel cenacolo lo Spirito Santo.
Siamo nel mese di Maggio, mese in cui tradizionalmente si celebrano le Cresime, quando il dono dello Spirito Santo ricevuto nel battesimo viene confermato con una nuova effusione. 


Il Gigante Invisibile


Ma chi è questo gigante invisibile? 

Innanzitutto dobbiamo sgombrare il campo da ogni malinteso: lo Spirito Santo non è una cosa; lo Spirito Santo è una persona, la terza persona della Santissima Trinità.

Non serve entrare in dissertazioni teologiche, ma solo ricordare le basi del nostro credo cristiano.

La santissima Trinità è formata dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. 

Il Padre è colui che genera proprio in quanto padre. Qualunque cosa il Padre fa con noi, ebbene lì Lui sta generando, perché ama ognuno di un amore immenso. 

Il Figlio è colui che è generato dal Padre, colui che risponde all'amore del Padre.

Lo Spirito, è la relazione d'amore che c'è fra il Padre e il Figlio, è il cuore di Dio, il cuore del Padre e il cuore del Figlio, ed essendo relazione è di conseguenza persona.


Se vogliamo definire, capire una persona, dobbiamo conoscere la sua storia, capire come si comporta, entrare in relazione con lui o con lei e sperimentare che quella persona è tale perché agisce, perché fa delle cose.

La prima volta che lo Spirito Santo appare in azione è all'origine della vita, nel momento della creazione, quando il Padre genera la vita per mezzo del Figlio.

"In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque". (Gen 1, 1-2)

Il termine “aleggiava” in ebraico indica "covava", lo Spirito Santo covava le acque, covava la vita. Ecco allora come lo Spirito Santo è Signore e da la vita, ma la vita che viene dallo Spirito, non è semplicemente la vita biologica, ma qualcosa di ben più grande. La vita che lo Spirito sa generare in noi è la vita di Dio che ci fa figli.

Infatti Gesù viene generato nel ventre della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, che la prepara perché Dio generi in lei suo Figlio, vero Dio e vero uomo.


Pentecoste 2021

Il Paraclito

Giovanni al capitolo 14 ci mostra Gesù, a tavola con gli apostoli, in quella che fu la sua lunga ultima notte, mentre presenta ai dodici lo Spirito Santo. “Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. (Gv. 14, 25-26)


Gesù chiama lo Spirito Santo, il Paraclito, una parola greca che ha il suo corrispondente in Latino in Advocatus e che significa “chiamato vicino”. Questa espressione richiama una situazione tipica della giurisprudenza ebraica del tempo quando, come successe a Gesù, durante i processi l’imputato era chiamato a difendersi da solo, a parlare in sua difesa. I più ricchi però avevano la possibilità di chiamare appunto un Advocatus, il quale però aveva un ruolo particolare: non poteva parlare per conto dell’imputato, ma solo suggerirgli all’orecchio le cose da dire a sua difesa.

Gesù ci dice che lo Spirito Santo è il Paraclito, colui che ti sta accanto, ti suggerisce cosa dire, cosa fare, ma non parla e non agisce al posto tuo, non ti spersonalizza, nel suo immenso amore ti lascia libero di decidere se accogliere o meno la sua parola, il suo suggerimento, ti lascia libero di sbagliare, libero di accogliere altri suggerimenti.

San Bernardo dice che in noi parlano il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, l’Angelo Custode, il mondo, la carne e il demonio, lo spirito di menzogna, colui che ci offre consigli sbagliati, che ci abbaglia con le sue suggestioni. Sta a noi riconoscerle, sta a noi aprirci alla forza e al linguaggio dello Spirito, pregandolo ed invocandolo, per accoglierlo e lasciarci guidare. 


Pentecoste 2021

L'Insegnante


Il Signore disse anche “lui vi insegnerà ogni cosa”.

Un buon padre non fa le cose al posto del figlio, ma gli insegna a farle, e a farle bene.

Sì, ma cosa ci insegna lo Spirito Santo? “Ogni cosa”.

Pensate per un attimo di tornare a scuola e di vedervi arrivare davanti un professore nuovo che si siede alla cattedra e si presenta.

“Buongiorno, sono il nuovo insegnante”. E voi: “Buongiorno, che materia insegna?” E lui: “Ogni cosa. Vi insegno a parlare, a contare, a mangiare a camminare, che direzione prendere, a che velocità andare, con chi camminare… vi insegno ogni cosa”.

Ma un insegnante ha bisogno di alunni, di discepoli, e per essere discepoli dobbiamo riconoscere di avere bisogno di imparare. Dobbiamo essere umili, pronti ad imparare. Chi crede di avere già capito tutto, di non avere bisogno di imparare, non riceve lo Spirito Santo.


La memoria


Gesù concluse poi dicendo agli apostoli, “lui vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

Lo Spirito Santo agisce anche sulla nostra memoria, ci aiuta a ricordare secondo Cristo e non secondo la nostra lettura del nostro passato.

La memoria ci disegna, ci da identità, noi siamo la nostra memoria, se domani mattina ci svegliassimo senza ricordare più nulla, non saremmo più noi. I nostri ricordi ci configurano, ci delimitano, ma troppo spesso diventano l’origine dei nostri problemi, ci limitano.

Noi abbiamo la possibilità di leggere la nostra storia attraverso due letture, una carnale, psicologica che a volte ci spinge al disprezzo di noi stessi, e una spirituale, che ci aiuta a rileggere gli eventi, i nostri errori, le tragedie, illuminandoli con la luce della misericordia e della tenerezza, nella consapevolezza che Dio ha fatto grandi cose nella nostra vita anche attraverso i nostri dolori.


Gesù risorto portava ancora nel suo corpo i segni della crocifissione, la memoria delle piaghe, il segno visibile del suo amore di Figlio donato al Padre perché attraverso quei dolori e quelle sofferenze potesse redimere e salvare l’umanità, che poi se ci pensiamo bene siamo noi, sei tu, sono io. 


Prepariamoci dunque con umiltà alla Pentecoste, preghiamo ed invochiamo lo Spirito Santo perché ci accompagni sempre, ci stia sempre accanto nei momenti in cui abbiamo bisogno di consiglio, di consolazione, di forza e perché purifichi la nostra memoria.


Nei prossimi giorni andremo a vedere insieme l’azione dello Spirito Santo sulla coppia e proveremo a conoscere un po’ di più i suoi magnifici doni.


Buona Pentecoste.



venerdì 14 maggio 2021

Ascensione del Signore

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 16,15-20


In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


Parola del Signore.


Stupefacente

Il Commento


Quale è stata la cosa più straordinaria che avete visto ultimamente? Vi viene in mente nulla? Un animale o un paesaggio...


Ora provate ad immaginare come sarebbe stato essere dei discepoli di Gesù. Lo avremmo ascoltato insegnare le cose del Padre, guarire gli ammalati, restituire la vista ai ciechi, persino far resuscitare i morti. 


Avremmo viaggiato con lui fino a Gerusalemme, magari aspettandoci anche noi di vederlo incoronato re dei Giudei. In fin dei conti Gesù aveva un sacco di followers. Ma tutto questo non accadde. Gesù fu arrestato, condannato e crocifisso. 

Probabilmente saremmo scappati anche noi, spaventati e confusi come lo erano i suoi discepoli.  Colui che avrebbe dovuto salvare il mondo era stato ucciso come un criminale e ora i farisei sarebbero venuti a  cercare anche noi per arrestarci ed ucciderci.


Ma poi, all’improvviso, è successo qualcosa di incredibile. Gesù è risorto dalla morte! È risorto per davvero perché lo abbiamo visto con i nostri occhi, abbiamo toccato le sue ferite. 


Questa è davvero la cosa più straordinaria che una persona possa mai aver visto. Ma Gesù non finisce mai di stupirci.


Oggi è la festa dell'Ascensione. “Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”.


Prima però Gesù da un compito ai suoi: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.”


Sembrerebbe una missione impossibile soprattutto per noi bambini… si ho detto noi… oggi mi sento piccolo anche io…

E invece non è affatto così, il Signore non guarda l'età, guarda il nostro cuore, e come l’albero si riconosce dai frutti, così anche la vostra testimonianza, la vostra missione si riconoscerà dai frutti, da quei segni di cui ci parla oggi Gesù nel Vangelo.


“Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.


Gesù oggi vi invia come suoi apostoli, per costruire un mondo nuovo, un mondo bello proprio secondo il progetto di Dio dove i "demoni" sono scacciati, dove si parleranno "lingue nuove", dove, anche se devi fare i conti con il male come serpenti e veleno, "questo male non ti recherà danno". Un mondo dove anche la "malattia" sarà guarita.


Ma noi come possiamo realizzare tutto questo, come possiamo portare a termine questa missione impossibile?


Proviamoci insieme.


Il primo segno dei credenti è che scacceranno i demoni. Detto così fa un po’ paura, ma cerchiamo di capire cosa ci sta dicendo Gesù.

Per un ragazzo, ad esempio, un "demone" può essere la pigrizia, non fare il proprio dovere, la disobbedienza, i capricci, il pretendere le cose... insomma mi capite vero? Questi sono "demoni" che possiamo davvero scacciare, sostenuti dalla fiducia nel Signore e con il nostro impegno.


L'altro segno è che i credenti in Gesù parleranno lingue nuove. Questo ci piace di più, finalmente porteremo a casa dei bei voti in inglese.

Gesù però non si riferisce alle lingue dei popoli, ma a un linguaggio che possono capire tutti: il linguaggio dell'amore, dell'accoglienza, del rispetto, della tolleranza. Per dirla con papa Francesco, il linguaggio della misericordia.

Questa lingua, vi assicuro, la possiamo parlare tutti, ma proprio tutti... basta solo esercitarsi un po'.

Le palestre per fare allenamento sono: a casa, con i fratelli e i genitori, a scuola, con i compagni con cui facciamo più fatica e in tutti quei luoghi dove saremo chiamati a parlare questa "lingua nuova dell'amore".


Inoltre nel vangelo, se vi ricordate, si parla di serpenti e di veleno, del male con cui veniamo a contatto. Come ad esempio l'egoismo e la scontentezza. Il male è anche non renderci conto di quanto siamo fortunati. Veleno è il non condividere con gli altri, ciò che abbiamo: giochi, vestiti, tempo, capacità. Basta davvero aprire gli occhi e ci si accorge di quante persone hanno meno di noi e hanno bisogno di noi.


L'ultimo segno di cui parla Gesù segno è quello di "guarire". Il Signore guariva gli ammalati e ha detto ai suoi discepoli che nel Suo nome anche loro avrebbero guarito i malati perché Lui avrebbe operato per mezzo loro. 

E noi cosa possiamo fare? Intanto possiamo pregare per le persone che conosciamo e che sono ammalate e poi, possiamo fare in modo di farli star bene, cioè di aiutarli nella loro malattia. Basta un gesto di affetto, un piccolo servizio, un po' di compagnia: tutto questo, per una persona sofferente, è un dono che la fa star bene.


Amare

L'Impegno


Insomma avete capito tutti: Gesù sale al cielo ma non ci abbandona, anzi ci lascia una missione importante: essere testimoni del suo amore. 


Allora impegniamoci fin da subito, perché se Gesù è al nostro fianco nessuna missione è impossibile e iniziamo nel modo in cui inizierebbe Lui, con una preghiera prendendo in prestito le bellissime parole di Santa Madre Teresa di Calcutta.


Signore, vuoi le mie mani per passare questa giornata aiutando i poveri e i malati che ne hanno bisogno? Signore, oggi ti do le mie mani.

Signore, vuoi i miei piedi per passare questa giornata visitando coloro che hanno bisogno di un amico? Signore, oggi ti do i miei piedi.

Signore, vuoi la mia voce per passare questa giornata parlando con quelli che hanno bisogno di parole d'amore? Signore, oggi ti do la mia voce.

Signore, vuoi il mio cuore per passare questa giornata amando ogni uomo solo perché è uomo? Signore, oggi ti do il mio cuore.


Buona domenica


venerdì 7 maggio 2021

Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi

La Parola

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,9-17


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.


Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.


Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Parola del Signore


L'amore del Padre

Il Commento


Ricordate l’invito che ci fece Gesù la settimana scorsa? “Rimanete in me”


Con le sue parole abbiamo capito quanto è importante restare connessi con il Signore e saper riconoscere la sua voce, e che da soli non possiamo fare nulla.


Nel Vangelo di oggi Gesù continua il discorso iniziato domenica scorsa ed aggiunge qualcosa in più, ci dice “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”.

Praticamente Gesù ci sta dicendo che ama ciascuno di noi dello stesso amore con cui Lui, che è il Figlio Unigenito, è amato da Dio Padre.


Pensate ai vostri papà e alle vostre mamme, pensate a quanto bene vi vogliono considerando tutto quello che ogni giorno fanno per voi, i loro sacrifici, le loro cure, le loro preoccupazioni. Tutto per darvi una vita la più serena possibile…

Gesù, proprio come i vostri papà e le vostre mamme non sta dicendo: “Vi voglio bene perché siete bravi, perché siete buoni, perché mi obbedite...” No, Lui ci ama comunque, ci ama in ogni caso! Ci ama di un amore immenso, un amore divino.


Noi non sempre ci rendiamo conto di questo amore perché il nostro cuore e la nostra mente sono spesso distratti dalle cose che danno la gioia che passa subito, non la gioia che dura per sempre, che è la gioia di Gesù!


"Rimanete nel mio amore".


Se davvero rimanessimo nell'amore, tutto funzionerebbe a meraviglia: non ci sarebbero più né forti né deboli, né ricchi né poveri, non ci sarebbero più né emarginati né prepotenti... il mondo sarebbe veramente come Dio lo ha pensato nel momento della Creazione. La pace regnerebbe ovunque, e la sofferenza non esisterebbe più. 


Il Signore ci chiede di impegnarci affinché il suo Regno di gioia sia realtà già da ora, in questa nostra terra, e lo chiede in modo particolare a voi bambini, perché siete voi la nuova giovane umanità che può cambiare il mondo, che può ri-costruirlo secondo il modello di Gesù!


Ora vi starete chiedendo “Come possiamo fare, come si fa a rimanere nell’amore di Gesù?”


Rimanere nell’amore di Gesù significa rimanere nell’amore dei nostri genitori, dei fratelli, degli amici, di tutti coloro che ci sono cari, di tutti coloro con cui condividiamo le nostre giornate.


Bastano due piccoli passi. Il primo è riconoscere di essere amati: troppo spesso quasi non ci accorgiamo di quanto siamo amati! Tutto quello che di bello e buono c’è nella nostra vita ci sembra giusto ed ovvio e quindi finiamo col dare poca importanza a cose che invece sono preziosissime! 


Quindi, per rimanere nell’amore, bisogna allenarsi a riconoscere i gesti, le situazioni e le parole, che ci fanno sentire circondati dall’amore, immersi nell’amore! 


I gesti come la carezza della mamma che ci sveglia al mattino... il sorriso di papà all’uscita di scuola, in mezzo alle facce di tutti gli altri genitori... il profumo della cena che arriva fino al divano... vestiti caldi, asciutti e puliti da indossare dopo una doccia... le lenzuola fresche per sogni bellissimi... il bacio della buonanotte… e tanti tanti altri ancora.


E le parole che fanno circolare l’amore: ti voglio bene... grazie... sono contento per te... ti chiedo scusa... facciamo pace... proviamo insieme... che bravo che sei...non ti scoraggiare... mi fido di te... sei prezioso...


Ecco, riconoscere quanto amore c’è nella nostra vita, quanta ricchezza di affetto, di doni, di gioia, abbiamo ogni giorno, è il primo passo per rimanere nell’amore di Gesù e ci prepara per il secondo passo: dire e dare l’amore. 


Gesù ci chiama a dire e a dare amore. E io come faccio a dire e dare amore?


Provate a dire l’amore con le parole gentili e affettuose. Non c’è da aver paura o vergogna a dire con sincerità “ti voglio bene” ai genitori, ai fratelli, alle sorelle, agli amici...


Provate a dire l’amore con le parole di incoraggiamento verso chi è sfiduciato, chi ha l’impressione di non riuscire, di non farcela.


Provate a dire l’amore con le parole di conforto per chi è solo, triste, ammalato, preoccupato.


Provate a dire l’amore con le parole di lode rivolte con semplicità a chiunque le merita: al compagno che è andato bene a un’interrogazione, all’amico che ha segnato un bel goal, all’amica per il suo saggio di danza, alla mamma per la buonissima pasta al forno, al papà per la bici che ha riparato così bene...


Ci sono tantissimi modi per dire l’amore e sono sicuro che ognuno di voi può trovarne di nuovi!


Ma non dimentichiamo che possiamo anche dare l’amore, con gesti semplici, come aiutare in casa, offrendo il perdono a chi ci ha fatto del male, portando pazienza verso chi ci sta un po’ antipatico, impegnandoci a fondo nei nostri doveri di scuola, obbedendo ai genitori, comportandoci con rispetto verso tutti, mettendo in comune una merenda, un gioco… 


Due bimbi e la macchina


L'Impegno


Se ci alleniamo a riconoscere l’amore presente nella nostra vita e se non ci stanchiamo di dire e dare l’amore ogni giorno, possiamo essere certi che sapremo rimanere nell’amore di Gesù e saremo testimoni di questo amore vero, profondo e in fin dei conti così semplice da realizzare, ma che ha la forza di cambiare il mondo.


Allora, siete pronti a diventare testimoni dell’amore di Gesù?


Vi dico un segreto che vi aiuterà a riuscirci. In ogni circostanza o situazione in cui dovete fare una scelta ponetevi questa domanda: "Come si comporterebbe ora Gesù?”.


Sono sicuro che troverete dentro di voi la risposta giusta e che sarete voi a portare luce e amore in questo mondo, proprio come vi chiede Gesù.


Buona domenica