martedì 28 settembre 2021

Se il tuo occhio ti è motivo di scandalo

L'occhio dello scandalo

«Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue»

Nel vangelo di domenica Gesù ci ha parlato di scandalo, ce ne ha parlato con parole dure, con un paradosso che avrebbe dovuto farci quasi sussultare sulle panche della chiesa.

Se sarai di scandalo ad un piccolo, ad un bambino o ad una persona che si sta avvicinando alla fede, meglio per te essere gettato nel mare con una macina da mulino al collo.

Se la tua mano, il tuo piede ti sono motivo di scandalo, tagliali. Se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via.

Skandalon

Scandalo

Il termine scandalo deriva dal greco σκάνδαλον (skàndalon), che significa "ostacolo", "inciampo", e rinvia ad azioni o discorsi che danno cattivo esempio.

Letto sotto questa nuova luce il passo del Vangelo assume un valore ancora più grande, soprattutto se applicato alla coppia e alla famiglia.

Se sarai d'ostacolo, d'inciampo, di cattivo esempio ad uno solo di questi piccoli che credono in me, meglio che tu sia gettato in mare con una pietra al collo.

Una frase severa, che ci invita a cogliere una grazia, a ricordarci l'importanza del nostro ruolo di genitori, la responsabilità che abbiamo nell'accompagnare i nostri figli nel cammino della fede. Senza essere d'ostacolo, senza perderci in azioni e discorsi che diano il cattivo esempio. I figli che stiamo crescendo non sono nostri, sono un dono di Dio. Egli ce li ha affidati perché noi possiamo crescerli in grazia e sapienza, e ritornarli a Lui come uomini e donne di fede.

Se la tua mano o il tuo piede ti sarà d'ostacolo, tagliali. Se il tuo occhio si posa e si sofferma su immagini, oggetti, situazioni che ti sono d'inciampo, gettalo via.

Nel linguaggio biblico le mani simboleggiano l'attività, il fare. I piedi, le gambe, indicano il rapporto con il camminare, il comportamento. L'occhio invece sta a significare l'ambizione, i miei desideri.

Fino a che punto le mie ambizioni, le mie aspirazioni diventano un ostacolo alla nostra vita di coppia, alla nostra famiglia? Quali sono i miei comportamenti, i miei atteggiamenti, i miei modi di fare che ci allontanano dal cammino d'amore che il Signore ha in progetto per noi due, e per la nostra famiglia? 

Tagliare

Sono pronto a tagliare? 

Gesù usa delle espressioni forti per provocarci, per chiederci se siamo pronti a fermarci, a fare quei tagli necessari nella nostra vita per rimuovere quelle pietre d’inciampo che a volte ci impediscono di amare, che intralciano il cammino della nostra coppia, il nostro rapporto nuziale, la nostra famiglia.

In un mondo che ci porta ad essere sempre più ripiegati su noi stessi, in una società che ha perso la contrapposizione morale fra bene e male, dove si vive come se Dio non esistesse, dove tutto è lecito, tutto è permesso, tutto è possibile, in un tempo in cui il centro di tutto è l’individuo e il suo benessere egoistico, siamo chiamati a riconoscere gli scandali, a chiamarli per nome, a tagliarli fuori dalla nostra vita.

Caro sposo, se il tuo occhio ti dà scandalo, se non riesci a guardare una donna senza malizia, se il tuo sguardo è stato catturato dalla pornografia e non riesci a distoglierlo, se nei tuoi occhi non c’è più quell’intensità e quell’amore di una volta quando guardi tua moglie, allora è giunto il momento di gettarlo via. È giunta l’ora di rivolgerti al Signore e chiedere che la potenza dello Spirito Santo purifichi i tuoi occhi e ti dia la forza di rimuovere tutto ciò che si sta intromettendo fra te e la tua sposa, fra te e la tua famiglia.

Cara sposa, se la tua mano e il tuo piede ti danno scandalo, se il fare, il lavoro, la casa e la tua famiglia d’origine non ti permettono di dedicarti al tuo sposo e ai tuoi figli, se il mormorio e il giudizio stanno lentamente diventando il tuo pane quotidiano con le colleghe o con le amiche, se non riesci più ad avere parole di stima e apprezzamento per il tuo sposo, allora è giunto il momento di tagliarli. È giunta l’ora di rivolgerti a Gesù e chiedere una nuova effusione del suo Santo Spirito sulla vostra unione, sul vostro sacramento perché tutto ciò che sta ostacolando il progetto di Dio per voi, sia tagliato e gettato nel fuoco.

Buon cammino.


sabato 25 settembre 2021

Chi non è contro di noi è per noi


La Parola


Dal Vangelo secondo Marco

Mc 9,38-43.45.47-48

 

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.

Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».


Parola del Signore.


Il Commento

Sapete cos'è un club? Sono un gruppo di persone che hanno in comune un interesse e che si incontrano di tanto in tanto. Ci sono tantissimi club anche per ragazzi e ragazze. Quando ero piccolo, c'era il club delle giovani marmotte, ora ci sono i Boy Scouts e le Coccinelle, i club dei tifosi di una squadra di calcio, i fan club degli artisti famosi, i club di lettura. Sono sicuro che molti di voi sono iscritti ad un club o magari fanno parte di una squadra di calcio, di basket, o di ginnastica artistica. Una cosa che accomuna i club e le squadre, è che tutti hanno una divisa, o una t-shirt, o un cappellino, o un distintivo che li caratterizza, qualcosa da indossare che indica appunto che quella persona fa parte di quel club o di quella squadra, e chi la indossa ne va fiero. 

I primi seguaci di Gesù si sentivano proprio così. Pensavano di appartenere a un club davvero speciale. Erano solo in dodici ed erano così fieri di far parte della squadra di Gesù. Nel nome di Gesù guarivano gli ammalati e annunciavano il Vangelo parlando del Regno di Dio. Un giorno gli Apostoli videro qualcosa che proprio non riuscivano a digerire. Lì a Cafarnao, c'era un uomo che, pur non appartenendo al loro gruppo, pur non essendo uno che seguiva il Rabbi giorno dopo giorno, andava in giro ad annunciare il Vangelo e allontanava i demoni, il nemico, il diavolo, invocando il nome di Gesù. Verrebbe da pensare che gli Apostoli fossero contenti di vedere altre persone compiere del bene nel nome di Gesù, e invece no, quell'uomo non faceva parte del loro gruppo speciale, del loro club e secondo loro non avrebbe dovuto continuare. 


Mi sembra quasi di sentire in sottofondo tante altre voci che somigliano a quella dell'apostolo Giovanni: non è della nostra classe! non è del nostro gruppo! Non è della nostra parrocchia! Non è della nostra città e neppure della nostra Nazione!

Vi è mai capitato di sentire gente che ragiona così?


Quell'uomo non era un apostolo, eppure donava amore nel nome di Gesù, insegnava nel nome di Gesù, compiva dei miracoli nel nome di Gesù. 

Il Signore di fronte all’indignazione di Giovanni e degli altri Apostoli rispose: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi”.

Avete capito cosa significa questa frase? Gesù ha detto loro: “Ma no, ma no, non impedite a nessuno di annunciare il Vangelo, non impedite a nessuno di fare del bene nel mio nome. Non fissatevi con questa mania di distinguervi dagli altri, come se, a parte voi, il resto fossero tutti sbagliati, tutti nemici!... Pensateci un istante: come può essere possibile che qualcuno compia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me! Se ha ricevuto la forza dello Spirito Santo in risposta alle sue preghiere, fino al punto di compiere un miracolo, non può essere considerato un avversario!”


Chiaro, vero? Questo ragionamento lo comprendiamo perfettamente: uno che compie miracoli nel nome di Gesù, come potrebbe essere un suo nemico? Come potrebbe essere un nostro avversario?

Il miracolo è il segno che Dio è in mezzo a noi col suo amore, quell'amore che noi dobbiamo a nostra volta donare per capire che è attraverso di noi che passa il miracolo di Dio per gli altri. Il miracolo è fare la felicità degli altri. Quando è stata l'ultima volta che hai reso felice qualcuno donando amore? Ecco quel giorno anche tu hai fatto un piccolo miracolo. 


no al bullismo

L'Impegno

Le parole di Gesù oggi dovrebbero farci riflettere su una cosa: quelli che facilmente chiamiamo “quelli là” sono proprio dei nemici? Quelli che non sono “del nostro gruppo”, sono proprio così diversi da noi? Non è che magari ci assomigliano? Magari hanno la nostra stessa voglia di giocare, di divertirsi? Forse anche loro ascoltano ogni domenica il Vangelo a Messa, e si sforzano come noi di vivere secondo il cuore di Dio, e magari potrebbero diventare dei nuovi amici.

In questa settimana, proviamo a tenere il cuore aperto e il cervello acceso, per riconoscere le occasioni in cui ci verrebbe spontaneo dividere il mondo tra “noi” e “gli altri”.

In quelle situazioni, proviamo a pensare che siamo tutti amati, senza distinzioni, dall’unico Padre Buono e che potremmo essere amici, invece che avversari. 

Che ne dite, si può fare? Proviamoci, allora!


Buona domenica


martedì 21 settembre 2021

La Famiglia comunica il Cristo vivo

Bambini nella Santa Casa di Loreto

A Loreto il 14° Pellegrinaggio Nazionale delle Famiglie per la Famiglia


Sabato 11 Settembre il Santuario della Santa Casa di Loreto ha ospitato la quattordicesima edizione del Pellegrinaggio Nazionale delle Famiglie per la Famiglia promosso dal Rinnovamento nello Spirito Santo in collaborazione con l'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI e del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari. Un evento proposto in preparazione al X Incontro Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Roma dal 22 al 26 giugno del 2022 e che a causa delle normative in vigore contro la pandemia, anche quest’anno si è svolto con modalità diverse dal solito coinvolgendo 20 Santuari Mariani in 19 diverse regioni d'Italia. 

L'evento di Loreto si è svolto in due momenti distinti. Alle 17.45, all'interno del Santuario, le famiglie sono state accolte dai canti di lode della corale regionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, seguiti dai saluti di Don Bernardino Giordano, Vicario della Prelatura di Loreto, di Fra Marco Vianelli, Direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia, e di Francesca Piersimoni, Coordinatrice Regionale del Rinnovamento. Alle 19.00 è poi iniziata la celebrazione eucaristica presieduta dall'Arcivescovo Prelato di Loreto Mons. Fabio dal Cin a cui hanno fatto seguito l’atto di affidamento delle famiglie alla Santa Famiglia di Nazareth e l’atto di affidamento dei bambini e ragazzi a Maria alla vigilia del nuovo anno scolastico, proclamati in Santa Casa.

Alle 21.00 poi la consueta recita del santo Rosario in Piazza della Madonna con misteri e riflessioni dedicate alla famiglia, seguito da un momento di preghiera in musica animato in modo superbo dalla corale regionale del Rinnovamento nello Spirito Santo.

Papa Francesco nella Santa Casa di Loreto

Nella Comunione la Gioia

"Questo è il tema del pellegrinaggio, che esprime chiaramente una scelta di fondo: ricercare non la gioia «consumista e individualista», che «non fa che appesantire il cuore», ma «quella gioia che si vive in comunione, che si condivide e si partecipa, perché "si è più beati nel dare che nel ricevere" (At 20,35) e "Dio ama chi dona con gioia" (2 Cor 997)». Infatti, «l'amore fraterno moltiplica la nostra capacità di gioia, poiché ci rende capaci di gioire del bene degli altri» (cfr Esort ape Gaudete et exsultate, 128)". Queste le parole con cui Papa Francesco ha aperto il suo messaggio ai partecipanti al pellegrinaggio, esortando tutti i componenti della famiglia a riscoprire la gioia del condividere, superando la tentazione dell’individualismo per trovare sempre forme nuove per esprimere l’amore, la sincerità nelle relazioni, l’attenzione all'altro, fino al dono totale di sé stessi.

La Famiglia è viva

Il Santo Padre ha poi ricordato che "La famiglia è viva, se si ritrova unita nella preghiera. La famiglia è forte, se riscopre la Parola di Dio e il valore provvidenziale di tutte le sue promesse. La famiglia è generosa e costruisce la storia se rimane aperta alla vita, se non discrimina e serve i più fragili e bisognosi, se non smette di offrire al mondo il pane della carità e il vino della fraternità".
Parole su cui soffermarsi con attenzione, da cui lasciarsi interrogare profondamente.
La nostra famiglia è davvero viva se riusciamo a pregare insieme.
La nostra famiglia è davvero forte se riesce a riscoprire il valore della Parola di Dio.
Trascorriamo sempre meno tempo insieme nelle nostre famiglie. Il lavoro, la scuola, lo sport gli hobbies, i genitori anziani. Quanta frenesia, quanto tempo sottratto allo stare insieme, al condividere momenti di dialogo. E la preghiera insieme, la Parola di Dio, che posto hanno oggi nella nostra vita familiare? Perché solo se riusciamo a rimanere uniti nella preghiera e saldi nella Parola, allora la nostra famiglia sarà in grado di essere generosa, di aprirsi alla vita, al servizio e di vivere nella carità.

Fra Marco Vianelli al Pellegrinaggio delle Famiglie
 

Accolti in una Casa

Fra Marco Vianelli, invece ha voluto sottolineare il carattere familiare del Santuario di Loreto, un luogo dove si colgono i sapori delle relazioni familiari. “Tutti i pellegrinaggi finiscono in un Santuario”, ci ha ricordato, “ma l’unico che arriva a casa, che trova spazio in una casa è questo. E’ bello pensare che dopo un cammino, dopo la fatica, oggi Maria ci accoglie nella sua casa, apre non tanto la porta di un Santuario, ma apre la porta di una casa”. Una casa dove ha vissuto la Santa Famiglia e che tutt’oggi dà ristoro a tutti coloro che stanchi, affaticati o ammalati, varcano quella porta in cerca di consolazione, di acqua fresca.

Fabio Dal Cin al Pellegrinaggio delle Famiglie

Chi sono io per te?

Mons. Dal Cin, nella sua omelia, ha voluto invece sottolineare come famiglia e fede siano un binomio inscindibile. 
La domanda che Gesù pone ai suoi discepoli nel Vangelo del giorno, in realtà la pone ad ognuno di noi. “Il Signore cerca la relazione con ognuno di noi, perché Gesù è vivo e ci vuole vivi in ogni ambito della nostra vita. Vivi con lui, vivi per lui.”

La famiglia è il luogo delle relazioni e riesce a trasmettere la fede, se sperimenta una relazione viva con il Signore. “E allora trasmettere la fede in famiglia, trasmettere Cristo, trasmettere la gioia, significa vivere l’avventura più bella, farsi il regalo più bello”.
Ma se la fede è una relazione, ha continuato l’Arcivescovo, “il trasmettere la fede domanda delle cose molto concrete. Non si tratta di relegare la fede a eventi straordinari della vita, ma c’entra con tutta l’educazione che si trasmette ai figli e alle nuove generazioni. L’educazione alla fede in famiglia passa ad esempio attraverso il commento concreto dei fatti della vita, attraverso l’educazione agli acquisti da fare e da non fare, la programmazione delle vacanze, il modo di gestire il tempo libero, la domenica, al come ci si educa a rispondere a tutte le sollecitazioni che vengono dal mondo della scuola, del lavoro, della mentalità che ci circonda che non è più generalmente cristiana”

Sono questi i canali di comunicazione della verità, della giustizia e dell’amore che in famiglia diventano comunicazione del Cristo vivo.


venerdì 17 settembre 2021

Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.

Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Parola del Signore.

Il pesce più bello

Il Commento 

Conoscete la storia del "Pesce Arcobaleno"? era il pesce più bello di tutti i mari e di tutti gli oceani. Le sue scaglie colorate erano di tutte le sfumature possibili di blu, verde e viola, con scaglie argentate che brillavano qua e là. Era davvero bellissimo, ma era anche un po' egocentrico ed egoista ed era convinto di essere troppo bello per giocare con gli altri pesci.

Un giorno, un piccolo pesciolino blu gli si avvicinò e gli chiese se poteva avere una delle sue bellissime scaglie, ma il pesce arcobaleno rifiutò. Il suo egoismo lo rendeva antipatico a tutti. Non era solo il più bel pesce dell'oceano, era anche il più solo e il più triste.

Parlò del suo problema con la stella marina e questa gli consigliò di andare a parlare con il saggio polpo. Il polpo gli disse che se voleva essere felice, avrebbe dovuto donare una delle sue bellissime scaglie ad ogni pesce dell'oceano. Il pesce arcobaleno non poteva nemmeno immaginare di privarsi delle sue belle scaglie.

Dopo qualche giorno, il pesciolino blu andò di nuovo a chiedergli una delle sue scaglie. Il pesce arcobaleno esitò per qualche istante, ma poi si staccò una scaglia e la diede al pesciolino blu. Quando gli altri pesci si accorsero di quanto era accaduto, nuotarono tutti di corsa verso il pesce arcobaleno e lo circondarono chiedendo tutti una delle sue bellissime scaglie. In pochissimo tempo il pesce arcobaleno donò tutte le sue scaglie eccetto una e si rese conto che se anche non era più il più bel pesce dell'oceano, ora era più felice che mai.

Questa storia ci ricorda un po’ quello che abbiamo ascoltato nel racconto del Vangelo di oggi.

Gesù stava viaggiando con i Dodici. Lungo la strada ripeteva loro quello che aveva già detto la scorsa settimana: parlava della sua Passione, spiegava che cosa gli sarebbe successo tra poco tempo: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». 

Il Signore parlava delle sofferenze che avrebbe dovuto affrontare, si confidava con loro, ma gli Apostoli non capivano fino in fondo, intuirono che si trattava di un argomento triste, amaro, doloroso, ma avevano paura di chiedere spiegazioni o chiarimenti.

Così continuarono a camminare restando un po’ indietro rispetto a Gesù e a conversare fra loro; prima sottovoce, poi in maniera sempre più accesa, finché la conversazione non diventò una vera e propria discussione.

Chi vuole essere il primo

Il Signore dapprima li lasciò parlare, non intervenne, poi domandò loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?»

La risposta degli Apostoli fu il silenzio: non avevano il coraggio di parlare, si vergognavano di rispondere, tanto più che erano sicuri che il loro Maestro conoscesse perfettamente l’argomento dei loro discorsi: volevano stabilire delle graduatorie, decidere chi fosse il più bravo tra loro, il più importante, chi avesse più potere!

Gesù disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

Immaginate lo stupore degli Apostoli quando ascoltarono queste parole, proprio come successe al pesce arcobaleno dopo aver parlato con il polpo. 

Gesù inverte tutto quello che normalmente si pensa. Loro volevano sentirsi dire che avrebbero avuto una posizione molto importante nel suo regno e invece il Maestro disse loro di diventare servitori.

Cerchiamo di capire, Gesù dice che per essere felice, devi farti servo di tutti... questa poi.....servo? È bello essere servi? 

Pensateci bene... ascoltate la parola… servo… servo è colui che serve. Qual e’ il contrario? Colui che non serve, cioè colui che è inutile, che non è utile a nessuno. 

Ora si comincia a capire... Gesù si fa utile per tutti, si fa servo di tutti, servitore dell’umanità e dice a tutti di fare la stessa cosa.  

Ma io come posso “servire” oggi? Chiedetelo, fate domande a Gesù, non abbiate paura come ebbero gli apostoli quella volta. Voi bambini siete sempre fantastici a fare domande, chiedete ai grandi, e chiedete a Gesù... e Lui in un modo o nell’altro vi risponderà! Non abbiate timore!

Un’ultima cosa… vi ricordate come finisce questo Vangelo, cosa fa Gesù? Fa un gesto di tenerezza… preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Gesù prende un bimbo e lo abbraccia! Avrebbe ottenuto la stessa attenzione dagli apostoli anche solo indicando il bambino, invece no… lo abbraccia…


Preghiamo

L'Impegno

Bambini, ragazzi, adulti tutti, oggi questo vangelo ci dice di smettere di fare i confronti, dal voler sempre superare gli altri, la vita con Gesù non è fatta di competizione, per capire Gesù non occorre essere i più bravi, i più belli, i più’…

Bisogna invece servire gli altri, occorre lasciarsi abbracciare da Gesù, dalla sua tenerezza… e questo lo possono fare tutti… anche un bambino.

Pensate a quanti musi lunghi, sbuffamenti, parole scocciate, porte sbattute ed altro ancora, sappiamo tirare fuori quando qualcuno ci chiede qualcosa che non abbiamo voglia di fare! Pensate a come, tante volte, pretendiamo che mamma e papà siano a nostro servizio, senza mai collaborare, neppure tenendo in ordine il nostro zaino, i nostri giochi, i nostri libri…

Ecco, queste sono tutte occasioni preziose per essere “servi” secondo il cuore di Dio.

Allora fermiamoci un istante a riflettere, a pensare alla nostra vita, per scegliere, in questa settimana, cosa vogliamo fare per allenarci ad essere “gli ultimi di tutti e i servi di tutti”, così da essere primi nel Regno di Dio.

Caro Gesù, aiutaci a ricordare che per essere i primi, dobbiamo essere pronti a servire.

Caro Gesù, ti ringraziamo per il tuo amore per noi bambini. Mentre cresciamo, aiutaci a ricordare che per essere grandi ai tuoi occhi, dobbiamo sempre venire a te come bambini.

Dio Padre, donaci un cuore da servitore, un cuore come quello di Gesù.

Amen!

Buona domenica