venerdì 30 ottobre 2020

Beati voi

Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 5, 1-12a 1 Novembre 2020


La Parola

Mt. 5, 1-12a

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore


Il Commento

Una notte Marco giocava con i fiammiferi da solo nella sua stanza. Improvvisamente, un fiammifero acceso cadde sul letto e il copriletto inizio a prendere fuoco. Marco fu assalito dal panico e iniziò a correre per tutta la casa. Svegliato dal rumore, il padre di Marco si sveglio, entrò nella stanza e spense prontamente le fiamme aiutandosi con un'altra coperta.

Il fuoco brucia ogni cosa

Il fuoco aveva rovinato il letto e le coperte di Marco, ma il fumo nero aveva rovinato tutti i posters della sua squadra del cuore e alcuni dei suoi giochi della Play Station.

Il primo pensiero di Marco però quella notte non fu il pentimento per ciò che aveva fatto, ma la tristezza per i suoi poster e i suoi giochi rovinati.

Il giorno dopo, a scuola, il suo amico Daniele dopo aver ascoltato quanto accaduto, si avvicinò a Marco e gli disse: "Non preoccuparti, ti posso aiutare io. Ho tanti giochi della playstation a casa e posso prestartene alcuni se vuoi. Poi, io e te tifiamo la stessa squadra, quindi se vuoi posso darti qualcuno dei miei posters da attaccare alla parete."

Marco lo ringraziò, ma fu veramente sorpreso da quell’offerta. Non riusciva a capire perché Daniele si preoccupava degli altri.

Gesù, nelle beatitudini, chiede a tutti noi di fare un passo in più. Le persone sante, quelle che sono veramente benedette, veramente felici, sono quelle che rinunziano alle loro cose, come i giochi, a beneficio degli altri. Le persone veramente generose non hanno paura di essere povere, affamate e tristi per il bene degli altri. Le persone veramente egoiste invece pensano solo a sé stesse, ad essere sazie, ricche, grasse e felici, anche se altri soffrono.

Anche se saremo veramente generosi però, non è detto che tutti ci ameranno. Alcuni ci scanseranno anche per ragioni che non capiremo mai. Ma Dio, la persona più importante che conosciamo, ci amerà. E perché ci ama con generosità, senza chiederci nulla in cambio, Egli vuole che noi amiamo gli altri allo stesso modo. Quando lo facciamo, allora siamo santi.

I santi non sono solo quelle persone speciali indicate nel calendario, quelli che festeggiamo nei vari giorni dell’anno, ma anche quelli «della porta accanto», quelli che hanno vissuto straordinariamente bene la vita di tutti i giorni, riempiendola di piccoli gesti di solidarietà e di amore.

Dio ci vuole santi in tutto ciò che facciamo

L'Impegno

I santi sono persone che amano Gesù e condividono il suo amore con gli altri. Possiamo tutti vivere come i santi anche mentre siamo ancora sulla terra. Pensate ad un modo per vivere come un santo a casa, a scuola, nel quartiere. Dio chiama ciascuno di noi ad essere santo.

I santi erano persone come noi. Carlo Acutis, ad esempio era un ragazzo come voi. Anche loro si sentivano affamati, stanchi, arrabbiati e delusi a volte, proprio come noi. Ma i santi ebbero la forza di fare cose difficili anche quando non volevano perché amavano Dio. Pensate ad una cosa che farete oggi perché amate Dio.

Nel vostro cuore, promettete a Dio che lo farete anche se è difficile.

mercoledì 28 ottobre 2020

Halloween e Ognissanti in tempo di pandemia

La notte di Halloween e il giorno di Ognissanti

Fra Halloween ed Ognissanti, contrapporre la luce dei Santi al buio delle tenebre 

Quest’anno ci ha pensato la pandemia.

Quest’anno abbiamo un motivo in più per evitare che nostri figli e i nostri nipoti festeggino Halloween, e non ci troveremo di fronte alla porta di casa bambini e ragazzi vestiti come mostri, zombie e principesse del male a porci la fatidica domanda: dolcetto o scherzetto?

Ma poi perché? In fin dei conti è solo una festicciola innocua per bambini, un modo per farli divertire. 

Ma siamo davvero sicuri che tutto sia lecito per il divertimento?

La tv ha iniziato già da tempo a propinarci come ogni anno cartoni animati e pubblicità ricolmi di raffigurazioni fintamente innocue di cadaveri deturpati, pagliacci horror, persino teschi insanguinati, in una macabra esaltazione della civiltà della morte. Streghe, fantasmini e scheletrini iniziano a popolare le pagine dei libri di inglese dei bambini delle elementari, i negozi addobbano le vetrine con mostri e zucche vuote.

Nel breve video che vi proponiamo, Don Aldo Bonaiuto, sacerdote, esorcista, antropologo, demonologo, coordinatore del servizio anti sette della comunità Papa Giovanni XXIII fondata da Don Oreste Benzi e del numero verde di aiuto alle vittime dell'occultismo e del satanismo, spiega in poche parole con nitidezza e semplicità l’origine e gli effetti di questa “festa” sui bambini e sui ragazzi.

Bene vs Male

San Tommaso d’Acquino diceva che abbiamo bisogno che la nostra vita dia spazio al divertimento in modo giusto, perché la nostra vita è qualcosa di sacro, importante. Tanto più lo è la vita dei nostri figli, dei nostri nipoti.

Il demonio ha già lanciato la sua canna con le sue esche rivolte verso i più fragili, i più deboli, i più piccoli, mascherando da bene ciò che è male, mascherando da divertimento la droga, l’alcol, alcuni progetti musicale di cui abbiamo anche già parlato nell’articolo "Sai che musica ascoltano i tuoi figli". Se solo apriamo gli occhi, tanti sono gli esempi che abbiamo davanti a noi ogni giorno di qualcosa che ci viene offerto come bene e che invece nasconde il male. L’ultimo esempio: la pillola dei cinque giorni dopo alle minorenni senza ricetta.

La cultura della morte si sta lentamente ma inesorabilmente sostituendo alla cultura della vita, e noi genitori non facciamo davvero molto per dare luce e speranza ai nostri figli.

I nostri ragazzi stanno crescendo con le ali tarpate, la bocca coperta da una mascherina, sempre più isolati, sempre meno abituati al contatto fisico con gli altri, anche con i familiari. Tv e radio seminano solo immagini e parole di tragedie, di morte, di pandemia, di un futuro tenebro ed incerto.

Accendiamo la luce

In questa situazione, vogliamo veramente abituare i nostri figli al macabro? Vogliamo veramente che i nostri figli, vedendo una faccia dipinta da vampiro o dipinta da zombie, non provino paura o ribrezzo e che crescano abituandosi al peggio?

I nostri figli meritano più rispetto, meritano di vivere in una società che li aiuti a crescere sereni e fiduciosi nel futuro.

Allora quest’anno, visto che non ci saranno sfilate nelle strade, giornate a tema nei parchi o nelle scuole, festicciole a casa di qualche amichetto, approfittiamone per portare la luce invece che le tenebre nelle nostre case.

La notte del 31 ottobre invece che una zucca vuota, mettiamo una candela accesa fuori della finestra, raccontiamo ai nostri figli la vita del santo di cui portano il nome. In fin dei conti quel nome lo abbiamo scelto noi, quel nome identifica nostro figlio, nostra figlia ed ha un significato, una storia sacra. Scoprirete quanto è bello andare a scovare insieme ai vostri figli le storie luminose dei santi di cui portate il nome, e per una volta il 31 Ottobre, invece che andare a dormire con immagini di mostri e vampiri nella mente e con le tenebre nel cuore, i vostri figli si addormenteranno con il sorriso e la luce nell’anima.

venerdì 23 ottobre 2020

Qual è il grande comandamento?


Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 22,34-40 25 Ottobre 2020

La Parola

Mt. 22, 34-40

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore


Il Commento

Lo so che è un argomento che non vi piace ma… parliamo di regole…

Le regole sono molto importanti, no? Sia che siate a scuola, che giochiate o facciate sport, ci sono sempre delle regole che dobbiamo seguire. In alcune classi soprattutto nelle scuole primarie, c'è persino un cartellone affisso al muro con un elenco di regole che l'insegnante si aspetta che gli studenti seguano.

Più o meno uno come questo…

Il rispetto delle regole e i comandamenti commento al vangelo Mt. 22,34-40 per bambini 

Sembrano buone regole e semplici da seguire. Quale di queste regole ritieni sia la più importante? Quale regola pensi che l’insegnante penserebbe sia più importante?

Beh, se lo chiedessi a me, direi che la regola più importante è "sono gentile con tutti e aiuto chi ha bisogno”.

Anche ai tempi di Gesù la gente doveva seguire le regole. Un giorno un dottore della legge chiese a Gesù: "Maestro, qual è il comandamento più grande?"

Quanti comandamenti ci sono? Sono dieci, giusto? Sono i dieci che Dio stesso scrisse per Mosè sulle tavole di pietra e li chiamiamo i dieci Comandamenti, ma gli ebrei in realtà avevano 613 leggi. C'erano 248 cose da fare e 365 cose da non fare! Seicentotredici leggi sono davvero tante da ricordare! E fra queste, quale pensate che Gesù abbia detto sia la più importante?

Gesù gli rispose: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente, questo è il comandamento più grande. E il secondo è simile a questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti."

In altre parole, Gesù stava dicendo che, se potessimo osservare questi due comandamenti, non avremmo problemi a rispettare gli altri.

La lettura della Bibbia è un momento importante di incontro con la Parola di Dio

L'Impegno

Certo non è facile osservare i comandamenti, a volte sbagliamo. Abbiamo bisogno dell'aiuto di Dio ogni giorno. Per questo preghiamo e gli chiediamo di aiutarci ad amare come Lui ci ha comandato di fare.

Caro Padre, aiutaci ad amarti con tutto il nostro cuore e ad amare il nostro prossimo come amiamo noi stessi. Amen.

giovedì 22 ottobre 2020

Se ami dura

Quando il sacerdote ti ha detto: puoi baciare la sposa

C’è un video che gira in rete da qualche anno, un cortometraggio ricco di tenerezza che ritrae l’amore visto con gli occhi di un bambino.

Poco più di un minuto in cui questo bimbo, con la sincerità e la schiettezza di chi è ancora puro nei pensieri, e nelle intenzioni, ci presenta l’amore.

Il video si apre con una frase: “Ciao, mi piaci, te lo dico subito così non pensi che ti scrivo per altre cose… mi piaci da che ti ho visto, non prima che non ti conoscevo… e da che mi piaci, ti amo anche”.

Ve lo ricordate il momento in cui avete visto per la prima volta vostra moglie, vostro marito… il momento in cui i vostri occhi si sono posati sui suoi, e qualcosa dentro è cambiato…

Ciao, mi piaci

Da quel momento, vogliamo solo stare insieme tutto il tempo e non ci sono difetti, ma solo sentimenti positivi. É l’innamoramento, quella fase stupenda in cui tutto è meraviglioso. Si sogna il futuro. Si elaborano progetti di viaggio, di vita in comune. L’immaginazione e la fantasia trasformano l’innamorata o l’innamorato nel protagonista principale di qualsiasi sogno. Ma è una tappa che dobbiamo saper distinguere, perché poi a poco a poco la passione si spegne come la fiamma di una candela, e bisogna sforzarsi per tenerla accesa.

Mi piaci ora perché ti conosco…  e da che mi piaci, ti amo anche

Questa è forse l’affermazione più importante, perché non si ama chi non si conosce. Quando c’è amore invece vediamo l’altro in tutti i suoi aspetti, l’amore vero è quella forza che ci spinge ad aprire la porta e vedere cosa c’è dietro, ad accettare il passato, ad accompagnare i momenti negativi anche quando la passione si affievolirà.

Bimba sorridente con le lentiggini

Sei bella e hai le lentiggini

Col passare del tempo non vedremo più l’altro come un essere perfetto: appariranno i difetti e i momenti sgradevoli. È allora che dobbiamo decidere se andare avanti con quella persona, accettandola così com’è, amandola per quello che è, accettando anche i nostri difetti. L’amore implica il fatto di capire che a volte dovremo cedere, che dovremo essere in grado di superare il nostro io per costruire il noi. Se superiamo questa prova, che richiede umiltà e coraggio, inizieremo a entrare nella tappa dell’amore.

L’innamoramento è un sentimento, l’amore è una decisione.

Se ti piaccio anch’io poi ci sposiamo; non oggi, che ho il nuoto

E già, non ci si può mica sposare così all’improvviso. Per pensare al matrimonio come al passo definitivo bisogna aspettare il momento giusto, senza fretta, senza pressioni esterne da familiari e amici o pressioni proprie, perché il matrimonio non è sempre una luna di miele. D’altronde l’espressione stessa indica che l’amore dapprima è miele, ma poi può essere mutevole come la luna. La prima estasi non è la vera. L’ultima estasi viene solamente dopo le amare esperienze, la fedeltà dopo la tempesta, la vera estasi, in realtà, non è quella della prima giovinezza, ma quella della maturità.

Ogni tappa dell’amore va vissuta al momento giusto e in pienezza: innamorarsi dell’altro e conoscersi, decidere di amare l’altro e alla fine fare il grande passo di sposarsi.

Il bellissimo contrasto tra la coppia di anziani e il racconto del bambino ci aiuta a capire come all’interno del matrimonio l’impegno e la fedeltà debbano mantenersi presenti in ogni momento, anche di fronte a problemi e complicazioni. E a volte, anche se c’è l’impegno, serve un sostegno che va al di là di ciò che è umano, quella forza che possiamo trovare solo nel Signore. 

Scrivere alla persona che ami è bellissimo

Se lo scrivi dura

Quanto è vero. Oggi non si scrive più, tutto in digitale, tutto cancellabile con un click. Ma se lo scrivi, con inchiostro su carta, dura. Nella soffitta della casa dei miei genitori c’è ancora una scatola piena di tutte le lettere ricevute quando ero un ragazzo. Sono ancora là. In un cassetto a casa ci sono tutti bigliettini e le lettere che ci siamo scambiati con Diane. Sono lì, li posso ancora leggere e rileggere.

Per l’amore vale la stessa regola. Se ami dura.

venerdì 16 ottobre 2020

Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?


Commento al Vangelo per bambini e ragazzi Mt. 22,15-21 18 Ottobre 2020

La Parola

Mt. 22, 15-21

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Parola del Signore


Ragazzo che studia prima di andare a giocare a tennis

Il Commento

Tommaso amava giocare a tennis. Aveva un talento naturale e un entusiasmo tale da coinvolgere la sua famiglia, gli amici e gli allenatori. Sognava di diventare un tennista professionista e tutti tenevano d’occhio la sua crescita sportiva.

Tommaso era anche un ottimo studente a scuola. Lavorava sodo per mantenere i suoi voti alti. Amava leggere e scrivere, le parole crociate, i giochi matematici e i puzzle. Tommaso amava tutto ciò che sfidava la sua mente.

Crescendo però il suo amore per il tennis e le sue ambizioni scolastiche iniziarono ad essere in conflitto. Sua madre voleva che Tommaso studiasse. Suo padre voleva che praticasse il tennis. Tommaso si trovava in mezzo. Cercò di portare avanti entrambi, ma si rese conto che non poteva dedicarsi a entrambi per tutto il tempo.

Finché un giorno i genitori iniziarono a discutere.

"Tommaso ha bisogno di studiare", insisteva sua mamma.

"Il ragazzo ha bisogno di giocare", gli rispondeva suo padre.

"E quello lo chiami gioco?" esclamò sua madre. "Lavora più duramente sul campo che a scuola!"

La discussione si trasformò presto in lite e i genitori di Tommaso fecero qualcosa che i genitori non dovrebbero mai fare. "Domandiamo a Tommaso che cosa vuole fare", suggerì suo padre. Sua madre fu subito d'accordo.

Quando Tommaso entrò nella stanza, capì subito che c’era qualcosa che non andava, ma non immaginò mai che i suoi genitori gli avrebbero chiesto di scegliere tra le due attività che amava. "Cosa è più importante per te, Tommaso?" gli chiesero i suoi genitori. Tommaso sapeva che in qualunque modo avesse risposto si sarebbe trovato in difficoltà. Se avesse detto che il tennis era più importante, allora sua madre si sarebbe arrabbiata perché non dava il giusto peso agli studi. Se avesse detto invece che la scuola era più importante, suo padre gli avrebbe parlato dell'importanza dello sport. "Lo sport ti aiuta a crescere" gli ricordava sempre suo padre. Tommaso si sentì in trappola tra i suoi genitori.

Improvvisamente, Tommaso vide la foto dell’ultimo giorno delle elementari incorniciata sulla libreria. "Mamma, papà, guardate quella foto." Disse Tommaso. "Avete sempre detto che quella foto vi rende orgogliosi di me. Lì c’è la risposta alla vostra domanda."

Sua madre e suo padre si voltarono a guardare la foto. C’era Tommaso ben vestito con una palla da tennis in mano ed un sorriso immenso. Orgoglioso di passare alle scuole medie. Orgoglioso di praticare uno sport che amava. I genitori di Tommaso si alzarono in silenzio, si avvicinarono alla foto e si guardarono negli occhi. I loro visi si rilassarono e scossero entrambi la testa vergognandosi del loro comportamento. Entrambi volevano il meglio per Tommaso. Non sarebbe stato più facile unire le forze ed aiutarlo invece di litigare? Lo guardarono e contemporaneamente, entrambi dissero "mi dispiace Tommaso".

Il Signore ci mostra sempre la via giusta da seguire

L'Impegno

Tommaso si era sentito in difficoltà perché non voleva deludere nessuno dei due. E alla fine, i suoi genitori hanno capito che dovevano scendere a compromessi per offrire il meglio a Tommaso. Come i genitori di Tommaso, i farisei e i seguaci del sovrano Erode misero Gesù davanti a una scelta. I farisei volevano che Gesù dicesse "No" alle tasse imposte dai romani, mentre i seguaci di Erode volevano che Gesù dicesse "Sì" alle tasse. Ognuno voleva che Gesù facesse quello che volevano loro, che li compiacesse. Ma, come Tommaso, Gesù mostrò loro una via diversa. Disse loro di prendere la decisione migliore per il bene della gente, non secondo la loro volontà. Disse loro di fare la scelta migliore, non quella dettata dal loro egoismo.

Riflessione finale: Prega perché tu possa sempre fare la scelta migliore. Chiedi a Dio di mostrarti la via. E ricorda agli altri di fare lo stesso.